BEIJING 2008 – 2° GIORNATA: GALATTICO BOLT!

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Usain Bolt devastante sulla pista di Pechino: conquista l’oro e frantuma il record mondiale sui 100 in 9”69. E’ lui il più veloce di tutti i tempi!

100 metri
Uno spettacolo indescrivibile, il giamaicano ha stradominato i 100 metri, lanciandosi in una volata imperiosa, elegante, esplosiva. Partenza efficace, accelerazione impeccabile poi una fase lanciata disumana: gli avversari si fanno sempre più piccoli, metro dopo metro, lui se ne va con una scioltezza quasi imbarazzante. L’ultima parte di gara la conclude addirittura con le braccia alzate, guardandosi dietro a cercare gli inseguitori. Mancano ancora 30 metri, ma Bolt vuole manifestare al pubblico la gioia per il suo oro, il primo olimpico sui 100 metri per la Giamaica. Poi il traguardo e lo sguardo al tabellone: 9”69, Bolt diviene il primo uomo a scendere sotto i 9”70 con vento nella norma, anzi senza vento alcuno. Un’esultanza spontanea ed incontenibile che non ha impedito l’ottenimento di un prestazione sensazionale. Bolt si concede al pubblico, ai suoi connazionali, tutti esultano con lui, sinceramente contenti per il successo di uno che corre ai limiti umani già da quando era ragazzino. Ed in molti si chiedono: se non avesse esultato che crono fantascientifico sarebbe maturato?
Ma la prestazione ora conta poco, ciò che conta per il ragazzone giamaicano è il suo oro olimpico in una gara quasi improvvisata ad inizio di stagione, ma che oggi lo incorona miglior sprinter d’ogni epoca. Un fisico perfetto, uno stile formidabile, Bolt festeggerà il 21 agosto i suoi 22 anni. Ancora giovane, il giamaicano è destinato a dominare lo sprint nei prossimi anni. Almeno questo possiamo affermare considerando il distacco siderale inflitto ai pur buoni avversari in pista: 9”89 per Richard Thompson, velocista di Trinidad e pupillo di Ato Boldon, fuori di sé per un argento insperato ed il record personale. Poi al terzo posto finisce Walter Dix, il giovane talento statunitense con le treccine, anch’egli al personale con 9”91. Dix tampona l’assenza dalla finale di un Tyson Gay irriconoscibile in semifinale. Se non fosse per lui gli States sarebbero rimasti a guardare. Ma il vero deluso è l’altro giamaicano Asafa Powell, solo quinto, preceduto anche dal caraibico Churandy Martina, al record nazionale con 9”93. E’ l’ennesima conferma qualora ve ne fosse stato bisogno della fragilità emotiva di un campione allergico alla tensione delle grandi finali.
Un ultimo pensiero per Bolt: oggi ha aperto una nuova frontiera sui 100 metri, cosa accadrà nei 200 metri, la sua gara preferita? Michael Johnson è avvertito…

Andrew Howe
Le emozioni emanate dall’impresa di Bolt fanno un po’ dimenticare l’amarezza negli sportivi italiani per l’eliminazione anzi tempo di Andrew Howe dalla finale di salto in lungo. Vedere il vice campione del mondo faticare per raggiungere misure da 7,80 fa male parecchio, e fa ancora più male ricordare la causa di tali contro prestazioni. La mente va a quel maledetto 200 di Coppa Europa, il commento televisivo sottolinea le scelte dissennate di quei tecnici che gli diedero il via libera per coprire una gara insulsa quando ancora non era uscito completamente dal precedente infortunio alla spalla. L’intervista della Caporale a fine gara mette il dito nella piaga, Andrew non puoi bruciare un’Olimpiade per il desiderio di correre un 200. Tecnici Fidal siete voi a dover amministrare al meglio gli atleti, in quel caso a tutti apparve un grosso errore far correre il ragazzo, che qualcuno paghi per cortesia. Per quanto riguarda Andrew Howe che si curi con calma e tranquillità, in fin dei conti lui rimane sempre un fenomeno ed il prossimo anno potrà già rifarsi con i Mondiali.

Peso donne ed Eptathlon
Nel peso femminile anche Chiara Rosa aveva un posto in finale. Il tutto grazie al bel lancio mattutino che la portava al miglior risultato stagionale con 18,74. A completare l’impresa sarebbe stato bello vederla nelle prime otto, ma la simpaticissima azzurra in serata non è andata oltre i 18,22, misura che le è valsa il tredicesimo posto. A vincere la gara c’ha pensato Valerie Vili, la neozelandese dominatrice delle ultime stagioni, capace del nuovo record d’Oceania con 20,56. Altra prestazione d’eccezione la centra la bielorussa Mikhnevich, per un argento che fa il paio con la medaglia di bronzo conquistata dal consorte nella prova maschile. Terza l’altra bielorussa Ostapchuk con 19.86, a precedere di quel che basta la cubana Gonzales.
Nell’eptathlon,in assenza di Carolina Kluft, festa grande per l’Ucraina con due atlete ai primi due posti: Natalya Dobrynska e Lyudmila Blonska conquistano oro e argento, mentre terza arriva l’americana Hyleas Fountain. Per la Bodrynska nuovo personale con 6733 punti, appena 33 punti meglio della connazionale. Ai piedi del podio la forte russa Tatyana Chernova e l’inglese Kelly Sotherton.

Gli altri azzurri nei turni eliminatori
Detto dei marciatori impegnati nella sessione mattutina, di Chiara Rosa nel peso e di Andrew Howe uscito malamente da queste Olimpiadi, prove contrastanti sono arrivate dagli altri azzurri impegnati in pista nel “nido” di Pechino. Cominciamo dalle buone notizie partendo dall’italo-cubana Libania Grenot che corre la sua batteria di 400 in maniera regale, elegante e senza forzare più di tanto, il nuovo talento dell’atletica italiana fa segnare un 50”87 che vale il nuovo record italiano sulla distanza. La sensazione è che possa migliorare ancora nel prossimo turno con il sogno neanche tanto lontano di acciuffare una corsia nella finale.
Bella azione in batteria anche per Anita Sebastian Pistone sui 100, conclusi al secondo posto in batteria in 11”46. Poi nei quarti la ragazza dell’Esercito è apparsa un po’ stanca, chiudendo in 11”56 per un sesto posto che non le consente il passaggio alle semifinali.
Il peso in mattinata vede uscire malamente Assunta Legnante non meglio di 17,76. Per lei parole amare al termine della gara con una dichiarazione un po’ forte di ritiro anticipato dal mondo dell’atletica.
Assolutamente inguardabile Hannes Kirchler nel disco, che non riesce a lanciare meglio di 56,44. Sfortunato Matteo Villani sui 3000 siepi: un contatto poco prima della barriera gli fa perdere il passo finendo per farlo impattare in pieno con l’ostacolo. Alla fine niente di grave ma il ragazzo è costretto al ritiro dicendo addio ad una possibile qualificazione. Elisa Cusma infine prova a farsi rispettare in semifinale degli 800, ma per entrare in finale servirebbe una prestazione da personale: la modenese onora la gara combattendo fino all’ultimo,chiudendo in 1’59”52, tempo che non le vale la qualificazione.

Le altre eliminatorie
Nei 400 hs maschili pronostici rispettati per tutti i big, con gli americani a dominare la scena. Angelo Taylor è apparso in gran condizione, un po’ meno Kerron Clement. Sui 100 femmnili la giamaicana Kerron Stewart è sembrata un gradino più in alto delle altre, seguita dalle tre americane, Muna Lee, Torri Edwards e Lauryn Williams e dalle connazionali Fraser e Simpson. Da questo gruppetto uscirà la campionessa olimpica.
Nell’asta femminile tutto facile per Yelena Isinbayeva. Sicuro che la russa stia già pensando ad un record del mondo da confezionare per la finale.
Nel disco maschile non falliscono la qualificazione Kanter, Alekna, Hadadi e Pestano: i migliori ci sono tutti. Gli 800 femminili regalano ancora la solita Jelimo dominatrice, poi buone prove di Krevsun, Jepkosgei, Mutola e Klyuka. Fuori nomi celebri come Calatayud e Petlyuk.
Ultima citazione per i tanti big eliminati nel lungo: non è solo il nostro Andrew a far le spese del turno di qualificazione. Da Pate a Al Khuwailidi, da Tomlinson a Johnson, con lo stesso Saladino a rischiare con due nulli. L’Olimpiade è una cosa seria.

fonte: Redazione
fonte foto: CIO

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