BEIJING 2008 – 4° GIORNATA: ISINBAEVA RECORD, 5.05

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Per la terza volta cade un record mondiale ai Giochi di Pechino: stavolta il merito è di Yelena Isinbaeva, con 5.05 nel salto con l'asta.
La zarina conquista quindi il suo secondo oro olimpico, impreziosito da un ennesimo primato, come già avvenuto ad Atene quattro anni fa.
“Volevo farlo a tutti i costi, per il pubblico e per il mio allenatore Vitaly Petrov che crede molto in me”.
Per lei è il terzo primato all'aperto nella stagione 2008 e in totale il ventiquattresimo della sua carriera.
A Yelena sono bastati due salti per vincere: entrata in gara a 4.70, ha poi saltato 4.85 per attendere i tre errori a 4.90 della statunitense Jennifer Stuczynski, che ha sfiorato la misura alla prima prova. Argento quindi per l'americana e bronzo per Svetlana Feofanova con 4.75, stessa misura della quarta classificata, cioè l'altra russa Golubchikova che si conferma in piena crescita stabilendo il personale. La brasiliana Murer, una delle favorite per il podio, era stata precocemente eliminata a 4.65: non ha trovato la sua asta più dura tra quelle portate in campo, forse per un disguido organizzativo.
La Isinbaeva, dopo l'uscita di scena delle avversarie, non ha chiesto subito il record ma si è cimentata a 4.95, ottenuto dopo due errori nella fase discendente. Stesso copione a 5.05: la “Bubka in gonnella” si avvolge in un piumone bianco per trovare la concentrazione e ottiene il primato al terzo tentativo, sotto gli occhi di tutto il pubblico quando ormai le altre gare si erano già concluse.

In una serata priva di azzurri, c'è stata la tripletta statunitense nei 400 ostacoli maschili, stravinti da Angelo Taylor in un notevolissimo 47.25, ponendosi all'ottavo posto delle liste alltime. Per buona parte della gara era in lizza per il successo anche il campione del mondo Kerron Clement, che però ha pasticciato sull'ultima barriera come troppo spesso gli capita, lasciando via libera al connazionale che ha bissato il titolo di Sydney a otto anni di distanza. Terzo Bershawn Jackson a completare il trionfo a stelle e strisce.

Pamela Jelimo diventa la prima donna keniana a vincere un oro olimpico, dominando gli 800 in 1:54.87. La gara è stata lanciata da Janeth Jepkosgei, che ha provato a mettere in difficoltà la numero uno dell'anno con un rapidissimo primo giro in 55.41, poi però la Jelimo ha preso il largo con la speranza di poter avvicinare il più possibile il proibitivo record mondiale, che è rimasto piuttosto distante a causa di un inevitabile calo nel finale. L'altissimo livello tecnico della competizione è testimoniato anche dai tempi delle avversarie: 1:56.07 per la Jepkosgei, terza la Benhassi con 1:56.73, mentre alla russa Klyuka non basta scendere sotto 1:57 per il bronzo.

Kenya sul gradino più alto del podio anche nei 3000 siepi grazie a Brimin Kipruto, che si conferma dopo l'oro mondiale di Osaka. La gara, condotta a lungo dallo svedese Mohamed, si è accesa soltanto all'ultimo giro con il sorprendente francese Mahiedine Mekhissi-Benabbad che è stato in lotta con gli africani fino all'ultimo, cogliendo un insperato argento. Il ventitreenne transalpino ha passato male l'ultima siepe: “Sono stato leggermente disturbato da Matelong, potevo anche vincere. Nessuno credeva in me, ma è un argento che vale oro”.

Irving Saladino ottiene nel salto in lungo la prima medaglia d'oro per Panama nella storia dei Giochi Olimpici, rispondendo al quarto turno con 8.34 al sudafricano Mokoena, che aveva appena saltato dieci centimetri in meno della misura poi rivelatasi vincente.
“Entro nella storia del mio Paese. Non sono molto contento per il risultato, ma contava vincere, fosse stato anche di un solo centimetro”, ha detto il centramericano.
All'ultimo tentativo il cubano Camejo sfila il bronzo dal collo del ventunenne Makusha dello Zimbabwe: 8.20 contro 8.19. Gara quindi dai contenuti tecnici non eccelsi, che accresce il rammarico per l'assenza di Andrew Howe. Male anche alcuni degli altri favoriti: tre nulli per il greco Tsatoumas, mentre il saudita Al-Sabee non entra nei primi otto.

Nel disco femminile si assiste a un esito imprevedibile: l'oro va a una ragazzona statunitense di 29 anni che risponde al nome di Stephanie Brown-Trafton, con un 64.74 al primo lancio, rimasto inavvicinabile per le avversarie. La misura non sarebbe valsa neanche il bronzo nelle cinque passate edizioni dei Giochi; inoltre dopo un decennio viene interrotta l'egemonia europea nella specialità: l'ultima manifestazione globale vinta da un'atleta non appartenente al Vecchio Continente fu il Mondiale di Atene '97, appannaggio della neozelandese Faumuina.
La neocampionessa olimpica, alta 193 centimetri per cento chili, fino al 2007 aveva soltanto 61.90 di personale ed è sprovvista di esperienza internazionale: non ha mai gareggiato in alcun meeting europeo, l'unica uscita fuori dall'America fu per lei la qualificazione non superata ai Giochi di Atene. Quest'anno ha effettuato molte gare casalinghe, con una media sui 63 metri, ma era pur sempre un'outsider.
Seconda la ben più nota cubana Yarelis Barrios, che fu terza a Osaka, mentre per il bronzo l'ucraina Antonova beffa la cinese Aimin Song. Sesto posto per la quasi quarantottenne Zvereva, fuori dai tre turni di finale le altre veterane Yatchenko e Grasu.

Nelle semifinali dei 100 ostacoli strabilia Lolo Jones: con 12.43 è nettamente la favorita per il titolo. Finisce invece il sogno olimpico di Susanna Kallur che si schianta sulla prima barriera e lascia la pista in lacrime: “Per la prima volta in questa stagione mi sentivo bene, ho spinto troppo e mi sono trovata sotto l'ostacolo, prendendolo in pieno”.

Usain Bolt tira il freno a mano nel suo quarto di finale dei 200, passeggiando in 20.29. Il miglior tempo è di Brian Dzingai dello Zimbabwe che supera Dix con 20.23, ottima impressione anche per l'irlandese Paul Hession.

Nei 400 ostacoli Melaine Walker è la candidata per l'oro, nonostante una tecnica approssimativa; il miglior tempo in semifinale lo ha comunque registrato la statunitense Sheena Johnson-Tosta, assai più convincente rispetto alla batteria. La specialità è piuttosto depressa e priva delle grandi protagoniste degli ultimi anni, in questo contesto poteva ben figurare anche un'agonista come Benedetta Ceccarelli, lasciata a casa poco saggiamente dal Coni.

Domani saranno da seguire con attenzione due azzurri finalisti: Filippo Campioli nell'alto e Christian Obrist sui 1500.

fonte: Redazione
fonte foto: Atleticanet – Gino Esposito

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