BEIJING 2008 – 7`GIORNATA – LA RIGAUDO È DI BRONZO!!!

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Sotto una pioggia torrenziale e, come ormai da tradizione, dalla specialità tesoro dell'atletica italiana spunta dal Nido d'Uccello la prima medaglia, di bronzo.

La marciatrice di Cuneo Elisa Rigaudo ha disputato la gara più importante della sua carriera con intelligenza gestendo le energie, senza affannarsi dietro a diverse atlete suicide dei primi chilometri; l'umidità di Pechino non permette colpi di mano, atti eroici, quelle fughe solitarie che certe atlete in altri ambienti avrebbero avuto le capacità di tentare.

La 23enne russa Olga Kaniskina è stata perfetta, è partita davanti, ha cercato di aggiungere la medaglia più pregiata all'oro di Osaka dello scorso anno ed è riuscita nell'impresa abbassando il record olimpico di due minuti e mezzo (1:26:31).
Dietro di lei la norvegese Kjersti Platzer, 36 anni, ha conquistato l'argento con il nuovo record nazionale (1:27:07) e diventa così la più vecchia atleta medagliata olimpica nella specialità.

La nostra Elisa ha cercato per un po' di tenere il passo delle prime, ha lasciato andare le temerarie cinesi che seguivano la russa, non si è fatta ingannare dalla bielorussa Turava a guidare le inseguitrici; al crollo della Turava e della spagnola Vasco la Rigaudo ha capito che era arrivato il momento da cogliere, così si è lanciata e ha chiuso con il nuovo personale di 1:27:12.

Non solo alla Cina, ma a tutti gli appassionati di sfide sportive, è dispiaciuto non poter assistere a uno dei duelli più sognati e attesi: quello tra il simbolo nazionale cinese Xiang Liu e il 21enne cubano Dayron Robles.
Robles ha corso senza rivali scivolando via tra gli ostacoli con una tecnica sopraffina e tagliando il traguardo con un magnifico 12.93 (+0.1 di vento).
Nonostante il tempo strabiliante, Robles non è sembrato del tutto soddisfatto: un po’ perché è mancato il record del mondo che già gli appartiene (le condizioni ambientali non erano certo delle migliori), un po’ perché gli sarebbe piaciuto misurarsi con il pupillo di casa.
Dietro di lui l’americano Payne al personale stagionale di 13.17, il connazionale coetaneo David Oliver in 13.18 e il francese Ladji Doucouré in 13.24.

Si è invece disputata la sfida tra il campione olimpico di Atene Jeremy Wariner e quel LaShawn Merritt che per tutta la stagione ha dato filo da torcere a Wariner, costringendolo più di una volta alla sconfitta (noi italiani abbiamo iniziato ad ammirarlo in quel di Grosseto ai mondiali junior del 2004 quando vinse in 45.25).
Chi si aspettava un testa a testa fino al traguardo come al Golden Gala è rimasto ampiamente deluso perché oggi Wariner non era riconoscibile: la sua elegantissima corsa è andata avanti fino a 100 metri dal traguardo come ci ha abituati da qualche anno; poi nel rettilineo finale, dove solitamente riesce a fare la differenza, è sembrato sofferente in volto e ha così lasciato andare il talentuoso rivale Merritt.
Merritt ha seminato tutti diventando il quinto 400metrista di tutti i tempi con l’ambizioso tempo di 43.75. A 22 anni arriva il suo primo titolo importante, dopo l’argento di Osaka dello scorso anno, quando per la prima volta scese sotto i 44 secondi.
Wariner ha stretto i denti per difendere il secondo posto dagli attacchi del bahamense Brown e del connazionale David Neville, chiudendo in un modesto 44.74.
Bronzo con tuffo per David Neville (rischiando notevoli escoriazioni) che supera Brown sul traguardo con un buon 44.80. Molti erano scettici sulle sue possibilità, era la prima volta che riusciva a entrare fra i primi tre dei Trials e quest’anno aveva raggiunto l’impresa dopo tanti anni a livelli medio-alti, costringendo al quarto posto il pluricampione olimpico Angelo Taylor.

Dopo l’esclusione dai 100 nei Trials giamaicani, Veronica Campbell ha potuto concentrare tutte le sue energie fisiche sul mezzo giro di pista, laureandosi campionessa olimpica, diventando la terza giamaicana di tutti i tempi e l’ottava al mondo di sempre nella specialità: il crono è di 21.74 (+0.6 il vento).
Anche Allyson Felix si è così arresa allo strapotere giamaicano con un più che dignitoso 21.93 (primato stagionale).
Completa il podio un’altra giamaicana (tanto per cambiare): Kerron Stewart, dopo l’argento sui 100, si prende il bronzo in 22 netti superando di un centesimo la statunitense Muna Lee (personale per lei) finora all’asciutto in questa Olimpiade.

La pedana del giavellotto era completamente bagnata dalla pioggia ma lo spettacolo non è mancato.
Il primo turno di lanci ha messo subito in chiaro il livello delle prime due: la 22enne russa Abakumova ha aperto la gara con il personale di 69.32 mentre la ceca Špotáková (da junior buona heptathleta) ha dato un assaggio di 69.22 (personale anche per lei).
Al quarto turno il primo botto: la Abakumova scaglia l’attrezzo al momentaneo record europeo di 70.78 (per il momento seconda atleta di sempre e quarta prestazione di tutti i tempi).
Ma il colpo a sensazione arriva all’ultimo lancio. La ceca Špotáková non resta a guardare e fa il lancio decisivo: il suo 71.42 scansa la russa dalla prima posizione, da tutte le statistiche precedentemente citate e va ad aggiungere nel suo palmarès un altro titolo dopo quello mondiale dello scorso anno in terra nipponica.
Completa il podio la tedesca Obergföll con 66.13 davanti all’inglese Goldie Sayers con 65.75 (record nazionale).

Un’altra conferma a livello mondiale arriva dal portoghese Nelson Evora nel salto triplo. Dopo una stagione di alti e bassi il campione del mondo si è fatto trovare prontissimo e in forma strabiliante nel momento più importante dell’anno: ha conquistato l’oro con il primato stagionale di 17.67 (se non fosse stato per le spalle cadute un po’ avanti nel jump, l’ultimo balzo, magari avrebbe potuto superare il suo personale di 17.74).
Primato stagionale anche per il favorito della vigilia Phillips Idowu, anche lui in forma straordinaria, a 17.62: il suo salto straripante sta trovando sempre più continuità ma oggi non è bastato per battere la perfetta condotta di gara del portoghese.
Il record nazionale bahamense (17.59, frutto di una altissima velocità di esecuzione del salto) e la medaglia di bronzo olimpica sono i regali che si è concesso Leevan Sands per voltare definitivamente pagina dopo la sospensione per doping del 2006.
Dietro di loro da segnalare il record personale del cubano David Girat (campione del mondo junior a Kingston nel 2002) con 17.52, il quinto posto del rumeno Oprea con 17.22 (dopo essersi nascosto durante tutta la stagione con un esordio recentissimo) e il brasiliano Gregorio con 17.22.

Nella mattina di Pechino scendeva in pedana anche l'azzurra Antonietta Di Martino per le qualificazioni del salto in alto.
La simpatica atleta della Fiamme Gialle ha portato a casa una delicatissima qualificazione, senza farsi condizionare dall'errore in entrata a 1.80.
Il brivido c'è stato ma l'atleta salernitana sa come gestire certe situazioni difficili e non ha più commesso errori: 1.85, 1.89 e 1.93 sono stati superati senza sbavature. Sabato la finale.

Deludente la nostra staffetta 4×100 maschile che commette tanti errori, chiude in un modesto 39.12 (che dopo alcune squalifiche sarebbe bastato per qualificarsi) e poi viene squalificata per un cambio fuori settore.
Fuori dalla finale anche USA, Francia e Gran Bretagna.
Gli errori tecnici sono stati notevoli, soprattutto il cambio finito fuori settore tra Collio e Di Gregorio.
Le squadre italiane cambiano e gli errori rimangono: magari la causa sarebbe da ricercare un po’ più a monte.
Nell’intervista a bordo pista Simone Collio dice che i responsabili avrebbero dovuto dare più fiducia a una formazione, a prescindere dalla leggera differenza cronometrica dimostrata dagli atleti durante la stagione.
Dare fiducia a una squadra lasciando atleti meritevoli fuori o cercare di mettere insieme i migliori atleti del momento? La scelta andrà fatta in modo intelligente e trasparente, senza mezze misure.

Stessa sorte della squalifica anche per la staffetta femminile.
Anche qua gli USA escono dalla finale per la caduta del testimone dalle mani di Lauryn Williams: lo sprint non è più terra statunitense.

Le due semifinali degli 800 uomini hanno riservato sorprese eclatanti.
Nella prima batteria rimane fuori il campione olimpico Yuriy Borzakovskiy, nella seconda la vittima è il vicecampione olimpico Mbulaeni Mulaudzi, mentre nella terza si assiste al crollo del campione del mondo junior sudanese, leader mondiale stagionale e campione del mondo indoor Abubaker Kaki che chiude ultimo in 1:49.19; crollo anche per l’altro giovanissimo ugandese Abraham Chepkirwok.

Le condizioni atmosferiche hanno messo in difficoltà gli atleti del giavellotto alle prese con la qualificazione e non sono mancate le vittime illustri. Fuori il sudafricano campione del mondo junior 2006 (proprio qui a Pechino) Oosthuizen, l'americano Breaux Greer, i russi Makarov e Ivanov.

Guida la prima giornata del decathlon lo statunitense Brian Clay (4521 punti) seguito dal fenomeno bielorusso Andrei Krauchanka (4433) e dall’altro americano Trey Hardee, di solito molto bravo nella prima giornata poi calante nella seconda.
Da tenere d’occhio nelle retrovie il sempre verde Roman Sberle in risalita e solito a importanti recuperi nella seconda giornata (per ora quinto a 200 punti circa da Clay).

fonte: Redazione
fonte foto: Simone Proietti

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