FORZA GIBI!

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Dopo un anno infernale Giuseppe Gibilisco riparte da un’altra finale olimpica, ultima quella del bronzo di Atene 2004. Domani il campione siciliano darà tutto per conquistare un podio difficile ma non impossibile.

Un grande campione con la voglia di dimostrare a tutti il suo valore. Prima additato dai nostri organismi sportivi come appestato da doping senza mai esser stato colto positivo, poi lasciato a se stesso come se non fosse stato mai primatista italiano-campione del mondo-bronzo olimpico, quindi assolto da sospetti che rischiavano di tenerlo fuori per un biennio, alla pari di atleti effettivamente positivi o di chi non si è presentato per tre volte ai controlli antidoping come la britannica Christine Ohurougu, fresca campionessa olimpica sui 400.

Una pena che l’astista azzurro riteneva ingiusta e contro la quale ha combattuto sino alla sentenza liberatoria del Tribunale sportivo di Losanna.

Giuseppe Gibilisco alla fine non solo è tornato in pista ma è addirittura in corsa per una medaglia olimpica, agguantando la finale di salto con l’asta con i 5,65 saltati in un turno di qualificazione spietato che a visto uscire niente meno che il primatista mondiale stagionale e campione del mondo Brad Walker.

Assieme all’americano altri grandi come Burgess, Mesnil, Hartwig, Lobinger sono caduti nella trappola qualificazione, così per Beppe ora non resta che tentare quello che alla vigilia sembrava impensabile: provare a finire sul podio.

Lo sguardo determinato, un’azione decisa, la dedica al babbo, tutti segnali che Gibi è tornato quello di sempre, uno che ama la sua specialità ed i suoi tifosi, la gente che per tutti questi lunghi mesi ha creduto in lui. Siamo sicuri che proprio per gli italiani che non hanno voluto gettar fango sul suo nome semplicemente per un’accusa fondata su un sospetto, Gibilisco proverà in tutti i modi a fare lo “scherzetto” sulla pedana di Pechino.

Lo scherzetto a chi gli riserva tuttora una gelida indifferenza, a chi avrebbe preferito non vederlo più sulle piste, a chi gli ha voltato le spalle nei momenti difficili.

Per una medaglia servirà migliorare nettamente lo stagionale di 5,65, servirà sfidare la gravità come ci aveva abituato qualche anno fa, servirà il consiglio di colui che rimarrà sempre il suo mentore Vitaly Petrov, servirà anche un po’ di fortuna in una disciplina tra le più complesse dell’atletica leggera.

Chissà se questa coincidenza di fattori basterà, di sicuro Beppe un mezzo miracolo già lo ha fatto, raggiungendo la finale olimpica con allenamenti striminziti sulle gambe e con una sola competizione disputata.

A noi lasciateci immaginare che si avveri il sogno del campione, rivelato qualche mese fa sulle pagine di Atleticanet: “voglio vincere l’oro e poi stampare la medaglia in faccia a chi so io…”. Se son rose fioriranno. In bocca al lupo!

fonte: Redazione
fonte foto: Simone Proietti

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