IL GIAMAICANO USAIN BOLT RISCRIVE LA STORIA DEI 200 METRI

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La vittoria nella finale dei 200 metri olimpici di Usain Bolt, fenomeno giamaicano giunto quest’anno alla sua consacrazione nell’olimpo dell’atletica e dello sport mondiale, non era assolutamente in discussione. Se il suo fosse stato un titolo quotato in borsa, la sua quotazione odierna sarebbe stata sospesa per eccesso di rialzo.
L’unica incertezza verteva sull’impegno che Usain avrebbe posto in gara per conseguire oltre alla vittoria anche il primato del mondo della specialità, sottraendolo ad un altro monumento dell’atletica, quel Michael Johnson che il 1° agosto del 1996 aveva vinto il titolo olimpico con il tempo di 19.32 (vento + 0.4 m/s). Quel giorno, la gara di corse alle 20.00 di una calda giornata Johnson, partito in 3° corsia, reagì allo sparo in 0.161 e il suo tempo al millesimo fu di 19.313. le frazioni di gara furono cronometrate in 10.12 e 9.20; il secondo classificato, Frank Fredericks corse in 19.68.
Pochi giorni prima, 23 giugno 1996, Johnson durante gli U.S. Olympic Trias, disputati nello stesso Stadio Olimpico di Atlanta, aveva tolto il titolo mondiale al nostro Pietro Mennea (19.72 – Città del Messico: 12.9.1979), portando il nuovo limite a 19.66 (10.26/9.40 – tempo di reazione: 01.83 – vento: + 0.4 m/s – tempo al millesimo: 19.658).
Dall’impresa del nostro campione erano trascorsi 17 anni, durante i quali molti campioni che hanno fatto la storia del nostro sport si erano cimentati nell’assalto di quel primato che anche i 2.248 metri di altitudine della capitale messicana e un benevolo vento di + 1.8 m/s, oltre che lo straordinario talento del barlettano, avevano contribuito a realizzare.
Il limite di 19.32 sembrò costituire uno di quei muri difficilmente valicabili.
Il giorno del record di Johnson, Usain Bolt non aveva ancora compiuto i dieci anni. Il giamaicano è infatti nato a Trelawny il 21 agosto 1986 e quindi festeggerà il suo ventiduesimo compleanno con due ori al collo (con spazio ancora per un terzo) e con il titolo di re incontrastato della velocità.
I timori circa un impegno contenuto di Bolt nella finale olimpica dei 200 metri, sono stati fugati dopo pochi metri di gara.
A metà della curva Usain (partito in quinta corsia) aveva già ripreso Brian Dzingai, portacolori dello Zimbawe, che gli correva davanti. Si è liberato della morsa della forza centrifuga che lo spingeva al largo e ha imboccato come una freccia il rettilineo di arrivo, scaricando la velocità conservata in curva e creando il vuoto fra lui e gli avversari. Velocità massima raggiunta: 43.900 km/orari, velocità media: 37.300, ottenuta correndo la distanza in 80 passi con una falcata di oltre 2 metri e 60.
Il crono in TV ha segnato uno straordinario 19.31, subito rettificato dal fotofinish in 19.30, nuovo primato del mondo! Erano le 22 e 21. Il suo tempo di reazione era stato di 0.182, il vento si era opposto al suo incedere nella misura di 0.9 m/s; si è gareggiato praticamente a livello del mare. Questi i suoi parziali: 10.05/9.25! Bolt è andato più veloce di Johnson nei primi 100 metri (10.05 contro 10.12), mentre l'americano era stato più veloce nel secondo tratto di gara (9.25 contro 9.20).
Il secondo classificato, lo statunitense Shawn Crawford, campione olimpionico in carica, ha corso in 19.86, tempo sempre interessante, ma lontano dal personale di 19.79 che risale al 2004.
Fra i due atleti si è scavato un abisso. Uno dei più vistosi di sempre. All’arrivo però erano giunti prima dell’americano, il sorprendente antillano Martina e l’altro statunitense Spearmon, entrambi subito squalificati per invasione di corsia.
Ad Atlanta Johnson distanziò Fredericks di 36/100. A Pechino Bolt ha posto fra lui e il secondo quasi sette metri (66/100). Mai nessuno ha fatto altrettanto nella storia dei Giochi in questa specialità.
Bolt entra così nella storia dello sprint con un fragore superiore a quello che, in epoche diverse e con mezzi di diffusione ai primi vagiti, accompagnarono la comparsa sulla scena della sport mondiale di altri fenomeni.
Lasciamo ad altri l’esame fisiologico del fenomeno che abbiamo avuto la fortuna di vedere in azione e diamo uno sguardo indietro per ricostruire la storia della specialità dei 200 metri che vide la sua prima apparizione olimpica ai Giochi di Parigi del 1900 dove vinse lo statunitense Walter Tewksbury in 22.2.
Per molti anni ancora gli statistici distinsero i primati su questa distanza fra quelli ottenuti in rettilineo (furlong) e quelli ottenuti con gara disputata in curva, con raggio più o meno accentuato rispetto all’attuale. La I.A.A.F. abolì la distinzione solo nel 1951.
Prima del record stabilito da Bolt a Pechino solo altre cinque volte il primato del mondo dei 200 metri è stato migliorato durante l’Olimpiade: Jesse Owens (Berlino, 1936) in 20.7, Bobby Joe Morrow (Melbourne, 1956) in 20.6, Livio Berruti (Roma, 1960) in 20.5, Tommie Smith (Città del Messico, 1968) in 19.8/19.83 e Michael Johnson (Atlanta, 1996) nel ricordato 19.32.
Di poco superiore il numero dei velocisti che si sono laureati campioni olimpionici in entrambe le specialità della velocità: Archibald “Archie” Hann (Usa) (Saint Louis, 1904) 11.0/21.6, Ralph Craig (Usa) (Stoccolma, 1912) 10.8/21.7, Percy Williams (Can) (Amsterdam, 1928) 10.8/21.8, Edward “Eddy” Tolan (Usa) (Los Angeles, 1932) 10.3/21.2, Jesse Owens (Usa) (Berlino, 1936) 10.2/20.7, Bobby Morrow(Usa) (Melbourne, 1956) 10.5/20.6, Valerij Borzov (Urss) (Monaco di Baviera, 1972) 10.14/20.00 e Carl Lewis (Usa) (Los Angeles, 1984) 9.99/19.80.
Bolt è il nono di questa serie eccellente, ma è l’unico ad aver doppiato l’oro della velocità con due primati del mondo andando ad aprire una nuova era della velocità: quella stellare!
Attendo con ansia la staffetta veloce. Una terza perla non sfigurerebbe di certo in un gioiello già così prezioso.
E come ha cantato ieri lo stadio: Happy Birthday, Usain……e grazie ancora!

fonte: Redazione Atleticanet
fonte foto: LYNN ZINSER – www.nytimes.com

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