BEIJING 2008 – 8`GIORNATA: ORO AZZURRO ED ENNESIMO RECORD GIAMAICANO

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Oro doveva essere ed oro è stato. Alex Schwazer, nato il 29 dicembre 1984 a Vipiteno (Sterzing), residente dalla nascita a Calice di Racines, paesino di 31 anime dell’Alto Adige, ha portato a casa l’unico oro della spedizione olimpica azzurra nell’atletica (Stefano Baldini permettendo), ancora una volta dalla marcia, autentica miniera d’oro per l’Italia con 17 medaglie nella storia olimpica, e terzo trionfatore azzurro nella 50 km di marcia dopo Pino Dordoni a Helsinki 1952 ed Abdon Pamich a Tokyo ‘64 .
Nella 50 km disputata nella torrida mattina di Pechino Alex è arrivato all’oro con 3h37’09”, nuovo record olimpico, staccando negli ultimi 7 km i compagni di fuga Jared Tallent, australiano 21enne già bronzo nella 20 km , al personale con 3h39’27” e Denis Nizhegorodov, argento olimpico ad Atene e recordman del mondo vincendo a Ceboksarij la Coppa del Mondo a maggio, qua terzo e staccato di 3’18”. Seguono il 39enne spagnolo Jesùs Angel Garcia, già oro mondiale a Stoccarda nel ’93, qua mai veramente in gara per le medaglie, e il norvegese Erik Tysse, marito dell’argento di 24 ore prima nella 20 km femminile Kerstj Plaetzer. Fino al 37° km era stato attaccato al gruppo di testa anche uno sconosciuto cinese dalla marcia improbabile, Jianbo Li, che poi in 13 km accumulerà un distacco di oltre un quarto d’ora, chiudendo solo 14. Ancora dopo, al 19. posto, troviamo Marco De Luca, giunto al traguardo in 3h54’47”, mentro Diego Cafagna è stato squalificato poco dopo la metà gara. Sulla notizia più bella per l’atletica italiana ai Giochi trovate giustamente un articolo dedicato a parte.

Ma l’ottava giornata di gare dell’atletica ha regalato anche molto altro. C’erano speranze sul nostro Giuseppe Gibilisco nell’asta maschile, che aveva strappato coi denti una sofferta qualificazione alla finale con 5,65, riuscendo dove il campione del mondo Walzer, l’argento mondiale Mesnil ed i ragazzi terribili dell’asta Lobinger (36 anni) e Jeff Hartwig (41 anni) non erano riusciti. Niente da fare oggi per Gibilisco. Con tre tentativi inguardabili alla misura d’entrata di 5,45 è uscito senza segnare misura. Certo, il ragazzo siciliano ha sofferto parecchio negli ultimi anni, e probabilmente gli sono mancate le energie nervose necessarie per la gara di oggi, dove con 5,70 alla prima prova si è arrivati al bronzo. Però il lavoro tecnico è da riprendere, sperando che la tormentata vicenda con le Fiamme Gialle arrivi ad un lieto fine.
Oro in chiusura di serata, dopo una gara lunga ed emozionante, al rosso e nerboruto canguro Steve Hooker, capace di issarsi a 5,90 al terzo tentativo quando il rivale russo Yevgeni Luk’janenko si era già dato per vinto, e poi di migliorare ancora a 5,96. Terzo, appunto, l’ucraino Denis Yurcenko, che col salto valido per il bronzo a 5,70 si è infortunato e non è potuto andare oltre. Quarto a 5,70 l’americano Miles, quinto e sesto alla stessa misura il russo Starodubtsev ed il tedesco Danny Ecker, figlio di Heide Rosendahl, olimpionica nel lungo a Monaco ’72.

Era una grande serata di staffette, e tale si è dimostrata. La Giamaica si è presentata al via della 4×100 femminile con Shelly-Ann Fraser, campionessa olimpica dei 100, in prima, Sherone Simpson, argento dei 100, in seconda, Kerron Stewart, argento ex-aequo dei 100 e bronzo dei 200, in terza, la campionessa olimpica dei 200 Veronica Campbell-Brown in quarta. Chi poteva batterle, vista l’assenza degli Stati Uniti per uno sciocco errore in semifinale, se non la loro stessa disattenzione? Che puntualmente si è verificata al secondo cambio quando la Stewart è partita a razzo lasciando la Simpson a rincorrerla inutilmente fino al termine della zona di cambio, mentre le russe Yevgenija Pol’jakova, Aleksandra Fedoriva, Yulija Gushchina e Yulija Cermoshanskaja regalavano il primo oro olimpico della storia al proprio Paese nella specialità con un buon tempo di 42”31, e le incredibili ragazze belghe (Olivia Borlée-Marien-Ouèdraogo e la formidabile Kim Gevaert, al commiato dalle grandi manifestazioni) andavano a cogliere, dopo il bronzo dei Mondiali di Osaka, un eccezionale argento olimpico col nuovo record nazionale di 42”54, davanti ad un’altra squadra medaglista a sorpresa, la Nigeria con 43”04 (Idoko-Kemasuode-Ismaila-Olayomi). Quarto il Brasile con 43”14, quinte le pin-up tedesche con 43”28. Squalificate, oltre alle giamaicane, anche britanniche e polacche.

Toccava quindi agli uomini giamaicani della 4×100, dopo il disastro delle connazionali, ed è venuto fuori il capolavoro della serata. Noncuranti dei pasticci delle ragazze ed anche di quelli in semifinale dei rivali statunitensi, Nesta Carter, Michael Frater, il divino Usain Bolt ed Asafa Powell hanno saputo non solo stravincere, cambiando sempre in sicurezza e senza rischiare troppo, ma anche stabilire un nuovo strepitoso record del mondo con 37”10, 3/10 giusti meglio di quello che due diverse formazioni statunitensi, i vincitori di Barcellona ’92 (Mike Marsh-Leroy Burrell-Dennis Mitchell-Carl Lewis) e quelli dei mondiali di Stoccarda ’93 (Jonathan Drummond-Andrè Cason-Dennis Mitchell-Leroy Burrell) avevano saputo fare. Primo oro olimpico nella storia per la staffetta giamaicana (in precedenza sul podio solo con l’argento di Los Angeles ’84) ed il “figlio del vento” Carl Lewis definitivamente cancellato dall’albo dei record. Che dire di più? Che il secondo posto è andato ad un altro bel quartetto caraibico, Trindad & Tobago (Bledman-Burns-Callender-Richard Thompson) con 38”06, ed un Giappone quadrato ma privo di grandi nomi (Tsukahara-Suetsugu-Takahira-Asahara) è arrivato al bronzo con 38”15. Quarto ancora il Brasile con 38”24, quinta la Germania con 38”58 e sesto il Canada con 38”66. Olanda e Cina non pervenute. Che dire ancora? Che un’Italia in grado di fare dei cambi decenti non avrebbe sfigurato in finale.

La giornata ha visto anche il completamento del trionfo di Bryan Clay, già argento ad Atene 2004 e campione del mondo a Helsinki 2005, in testa nel decathlon di quasi 100 punti dopo la prima giornata. Il bielorusso Andrei Krauchanka (o Kravcenko secondo la grafia russa) non ha potuto recuperare nulla nella seconda giornata, accontentandosi di vincere la serie dei migliori nei 1500 finali, salvando così l’argento con 8551 punti davanti allo scatenato cubano Leonel Suàrez, al record nazionale con 8527 punti. Clay si è imposto con 8791 (prestazioni 10”44-7,78-16,27-1,99-48”92, poi 13”93-53,79-5,00-70,97-5’06”59, ultimo dei 1500 finali…). Dal quarto al nono posto altri nomi importanti delle prove multiple, il russo Pogorelov (8328), il francese Barras (8253), il campione olimpico in carica 34enne Roman Sberle (al probabile canto del cigno con 8241), il nuovo ucraino Oleksij Kas’janov, al personale con 8238, il tedesco Niklaus (8220) e l’argento mondiale in carica, il giamaicano Maurice Smith (8205).

Il primo oro della serata si era assegnato a sorpresa, ma non poi troppo. Nel lungo femminile, dopo l’uscita della portoghese Naide Gomes nelle qualificazioni (assieme all’eterna sconfitta Tat’jana Kotova, esclusa per 2 cm dal …13. posto utile), grande favorita era la campionessa olimpica in carica Tat’jana Lebedeva, che nel frattempo aveva già aggiunto domenica un argento olimpico nel triplo al bronzo di Atene e ad un altro argento a Sidney. Tat’jana ha iniziato in modo sicuro con 6,97 al primo salto. Tutto fatto? Per niente: con 7,04 sempre al primo salto la brasiliana coetanea 32enne Maurren Higa Maggi, 7,28 in altura nel 2002 ma poi squalificata per 2 anni per doping, sempre regolare nella stagione a cavallo dei 7 m, ha saputo replicare prontamente. Una bella replica è arrivata, sempre al primo salto, anche dalla sorprendente nigeriana Blessing Okagbare, al personale a 6,91 dopo essere stata ripescata in finale dopo la 13. misura nelle qualificazioni (6,59) per la squalifica per doping dell’argento dell’eptathlon Lyudmila Blonska.
La gara è proseguita con le prime due a tentare di superarsi ma con salti nulli per entrambe fino al quinto salto, quando la Maggi ha fatto segnare 6,73. Al sesto però la leonessa russa ha tirato fuori gli artigli ed è piombata sulla plastilina con 5 cm di anticipo, ripiombando poi nella sabbia oltre i 7 m. Vittoria? No: 7,03 ed argento per un cm! Ad Atene del resto aveva vinto con 2 soli cm sulle connazionali Simagina e Kotova, quindi non può troppo lamentarsi. Dietro la sorprendente Okagbare, brava la giamaicana ( e dai…) Chelsea Hammond al personale con 6,79, discreta l’americana Brittany Reese con 6,76, quindi l’altra russa Udmurtova (da quest’anno anche triplista) con 6,70. Carolina Klueft ha completato il flop olimpico non facendo meglio di 6,49 (nona), mancando quindi gli ultimi tre salti di finale.

Poco dopo Tirunesh Dibaba ha completato la doppietta da lei già realizzata nei mondiali di Helsinki 2005 ed Osaka 2007, vincendo i 5000 m femminili dopo una gara tattica in 15’41”40 davanti all’argento dei 10.000, l’etiope naturalizzata turca Elvan Abeylegesse in 15’42”74, ed alla rivale di casa, Meseret Defar, accontentatasi del bronzo con 15’44”12 dopo essere stata superata nella curva finale dalla turca, di poco avanti alla rimonta della keniana sylvia Kibet, quarta con 15’44”96. Seguono Vivian Cheruiyot (15’46”32), la russa ex-primatista indoor Lilija Shobukova (15’46”62), un’altra etiope naturalizzata turca (Alemitu Bekele), la terza etiope di bandiera Melkamu e le due statunitensi bianche Kara Goucher e Shalane Flanagan, bronzo sui 10.000 rispettivamente ad Osaka e qui a Pechino.

Da segnalare infine che nelle semifinali della staffetta 4×400 tra le donne Russia e Stati Uniti hanno dominato le rispettive batterie e si sfideranno domani per l’oro (con l’incognita di giamaicane, bielorusse e britanniche), mentre tra gli uomini ha destato un’impressione migliore la Gran Bretagna (Steele-Tobin-Bingham-Rooney) con 2’59”33 in scioltezza nella seconda rispetto agli Stati Uniti (2’59”98 a fatica davanti a Russia con 3’00”14 e – manco a dirlo – Belgio con 3’00”67, entrambe al record nazionale). Vedremo quindi se l’ultima giornata della pista, con anche la nostra Di Martino in gara nell’alto femminile a sfidare l’inarrivabile croata Blanka Vlasic, saprà chiudere col botto o meno.

fonte: Redazione
fonte foto: www.marcotogni.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *