ATLETICA “ON THE ROAD”

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A seguito del fragore generato dall'articolo “una Fidal piccola piccola”, sono stati in diversi a voler fornire il proprio punto di vista e la loro opinione. Una di queste opinioni, direi autorevole, ci è stata inviata da Carlo Vittori per mano di Roberto Bonomi. I due tecnici della velocità hanno voluto evidenziare come dato ulteriormente preoccupante la scomparsa dell'attività in pista a scapito di quella su strada. Insomma poche medaglie con l'aggravante della provenienza extra-pista. Ecco cosa è stato osservato

L’Atletica Italiana “ON THE ROAD”
È fuor di dubbio che, in questa Olimpiade cinese, l’Atletica Italiana “ON THE ROAD”, ha surclassato quella “Track and Field”.
Le uniche due medaglie, infatti, sono venute dalle specialità della marcia; una d’oro sulla 50 km conquistata dall’atleta Schwazer, l’altra di bronzo, sulla 20 km, conseguita da Elisa Rigaudo alle quali va aggiunto il dignitoso 5° posto di Brugnetti.
Il settore “Track and Field” è rimasto, purtroppo, a bocca asciutta. Si sottolinea da sola l’eclatanza di questo esito, se si pensa all’alta percentuale degli allori (2), rispetto al numero (5) di specialità della strada (3 della marcia, 2 della maratona).
Risultato che dev’essere riconosciuto ad un solo uomo: Sandro Damilano, tecnico responsabile del settore, uomo saggio, equilibrato, umile e preparato che sta rinverdendo da tempo i fasti antichi della specialità.

Ma nelle dichiarazioni pre olimpiche della dirigenza dell’atletica italiana, sulle aspettative, oltre alle medaglie era anche compreso un buon numero di atleti finalisti.
A questo punto però è necessaria una precisazione, per non incorrere nell’errore, troppo spesso ripetuto, per non essere voluto, commesso dai giornalisti e commentatori televisivi.
Questi hanno sempre considerato finalisti tutti quegli atleti/e che superavano le qualificazioni. Ciò, ovviamente non corrisponde alla verità. La “Qualificazione” è una prova che consente, a chi la supera, di accedere alla competizione vera e propria, cioè alla “ Eliminatoria”. A conclusione di quest’ultima, soltanto i primi otto competitori accederanno alla finale.
Precisazione questa doverosa per spiegare come avviene la compilazione della classifica a punti che si stila oltre quella del medagliere.
La prima, infatti (quella a punti), offre al lettore una informazione più reale e concreta della consistenza del movimento atletico del Paese, ché pur sempre di elevata qualificazione se di esso fanno parte atleti fra i primi otto al mondo.

La classifica a punti si stila prendendo in considerazione soltanto i primi otto di ogni competizione, perché otto sono le corsie disponibili nella pista, e così tutte le altre specialità che non si corrono in corsia debbono essere a quelle adeguate. Ai primi otto, che vengono, quindi, definiti finalisti si attribuisce un punteggio, di otto al primo e scendendo fino ad un punto per l’ottavo.
Questa formula può senz’altro avvilire quegli atleti che, pur avendo ottenuto di partecipare alla competizione finale (ad esempio del mezzofondo e fondo) con comportamenti onorevoli ed encomiabili, ottenendo anche dei record, non si vedono accreditato nessun punteggio.
Facendo seguito al calcolo, purtroppo, piuttosto facile, all’Italia del “ Track and Field”, vengono attribuiti soltanto due punti conquistati dalla bravissima e tenace martellista Claretti, con il suo “settimo” posto, nella finale del Martello.
Dopo l’operazione da contabile mi permetto di significare il mio scoramento e la mia forte delusione per l’andamento avuto dalle due staffette veloci, squalificate già nella prima prova e con tempi che ci hanno riportato alla fine degli anni 60 , i cui motivi sono stati ben specificati dallo sprinter Collio nella intervista concessa subito dopo l’arrivo.

Mi sia permesso, però, dopo un’attività trentennale per tenere alto il livello della qualificazione dello sprinterismo italiano, fare una domanda: ma con tanti tecnici scelti dalla oculata ed avveduta dirigenza federale che hanno potuto godere, oltretutto, di un valido supporto di una Commissione Scientifica diretta dal Prof. Locatelli, tecnico tanto apprezzato dalla IIAF, come mai si è assistito ad una così dura disfatta dell’Atletica “Track and Field”?
Carlo Vittori


Ultim'ora ricevuta dal prof. Bonomi:

A seguito di quanto dichiarato dal DT Silvaggi a proposito di una possibile ristrutturazione del Settore Tecnico, vorremmo evidenziare quanto da me e dal Prof Vittori proposto al presidente Arese nell'ormai lontano 2005 e che ora sembra, con assunzione di paternità, voglia essere riproposto dalla dirigenza FIDAL. Ecco di seguito la proposta consegnata al presidente Arese in occasione del meeting di Rieti il 28/08/2005:

|CONSIGLIERE ADDETTO AL SETTORE TECNICO
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|— Programmatore Velocità/Ostacoli + 4 Collaboratori
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|— Programmatore Mezzofondo/Fondo + 3 Collaboratori
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|— Programmatore Salti + 3 Collaboratori
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|— Programmatore Lanci + 2/3 Collaboratori
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|— Programmatore Attività su strada + 2 Collaboratori
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|— Programmatore Prove Multiple + 2 Collaboratori

Il consigliere addetto al settore tecnico deve raccogliere vagliare e coagulare le proposte dei programmatori per riportarne la sintesi in consiglio. Deve anche accogliere dai programmatori le proposte dei nominativi degli atleti che formeranno le rappresentative nazionali. Deve indire, nell'anno, con tutti i programmatori, tre riunioni di programmazione: una di tipo strategico e le altre a sfondo essenzialmente tattico, quindi, con programma più limitato. La prima della durata di tre o quattro giorni, serve per analizzare le soluzioni ai vari problemi e colmare le carenze dell'atletica italiana, che verranno riportate, poi, nella discussione del consiglio. Le altre due, una prima dell'attività indoor e l'altra prima dell'attività outdoor, serviranno a studiare gli interventi per raggiungere gli obiettivi dell'anno. Ciò non esclude che, ove occorra, il consigliere tecnico possa riunirsi con uno o più programmatori per soffermarsi su eventuali particolari problemi. Questa forma di organigramma snellirebbe e faciliterebbe i rapporti tra parte dirigenziale e parte tecnica, non prevedendo nella discussione del consiglio nessun rappresentante tecnico se non il solo consigliere, per far rimanere, come logico che sia la discussione tra livelli omogenei di responsabilità. Inoltre, i desideri e le richieste della componente dirigenziale, raggiungerebbero rapidamente senza lunghe discussioni e convincimenti i tecnici programmatori. Così si faciliterebbero gli eventuali confronti e scambi di idee tra pochi operatori: i soli programmatori. Costoro debbono essere di comprovate e indubbie capacità culturali, teorico pratiche relative alle specialità da gestire, persone che conoscono il passato per costruire un futuro che risponda, in maniera più efficace, alle necessità dell'atletica.

Proff.ri Vittori e Bonomi

fonte: Proff.ri Carlo Vittori e Roberto Bonomi
fonte foto: noivelocisti.it

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