COMMENTI E PROPOSTE

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

Le osservazioni e le proposte di Pier Paolo Montalto
Mi permetto di entrare nella discussione avviata dall’articolo “UNA FIDAL PICCOLA PICCOLA”. Concordo in pieno sulle analisi in esso contenute e sui motivi, più o meno evidenti, della disfatta della nostra squadra di atletica. L’importante però è non tralasciare il fatto che le questioni organizzative sono decisive, fondamentali direi, ma il problema è anche di mancanza degli attori principali (atleti e tecnici): il contenitore purtroppo, e non a ragione, si è adeguato alla scarno contenuto. Oggi, ma ormai questo avviene da diversi anni, sui campi di atletica ci sono sempre meno persone (giudici compresi) e se non si ferma tale emorragia tra un po’ il calendario delle gare dovrà essere conformato alle sole esigenze dei Master (l’unica categoria invece che tende a crescere di numero senza purtroppo portare valore aggiunto al movimento generale). In relazione a questi problema, per non allargare troppo la discussione e renderla non efficace, mi preme sottolineare i due seguenti punti:

Marketing interno
Nessuno, tra le menti federali, si è mai preoccupato di creare una rete e un interscambio con Società, tecnici e atleti. Non si è mai capito che essi sono i veri “clienti” della Federazione (scusate la deformazione professionale) e come tali vanno capiti, coccolati e soddisfatti. E’ importante, per un dirigente o un tecnico di società, che spesso e volentieri tolgono tempo al lavoro e alla famiglia, sentirsi importanti, essere coinvolti in un progetto, vedersi assegnato un premio, un riconoscimento, una stretta di mano, un ringraziamento. Nessuna società (e non parlo di quelle più importanti) ha mai ricevuto una lettera dalla Federazione che la invita a presentare la propria attività, evidenziare i risultati raggiunti, segnalare gli atleti promettenti e i “tecnici rampanti” (positivamente parlando s’intende); nessuno ha mai chiesto di formulare idee, proposte e progetti da poter finanziare (un esempio sono le gare in piazza); nessuno ha mai pensato a far “girare” i nostri campioni più rappresentativi nei campi di allenamento (per un ragazzino che fa salto in lungo allenarsi per un giorno insieme a Howe avrebbe un enorme significato e probabilmente una”fidelizzazione” alla disciplina dell’atletica); nessuno ha mai pensato di condividere e rendere noti gli allenamenti degli atleti più rappresentativi, i tempi e le misure che fanno in allenamento, come, dove e quante volte si allenano. Potrei continuare parlando delle difficoltà di avere un calendario che comprenda tutte le gare (sarebbe già un successo arrivare ad averne uno unico regionale), di riuscire a gareggiare sempre con un cronometraggio elettrico e con l’anemometro, di poter fare una seria attività indoor nella propria regione, ma mi dilungherei eccessivamente.

Marketing esterno
Oggi, in tanti casi, non scelgono i ragazzi lo sport da fare ma ci pensano i genitori. Sono finiti i tempi in cui si andava da soli al campo, si prendeva tranquillamente freddo e si trovavano decine di coetanei con i quali allenarsi (e giocare). Oggi il ragazzo è spesso accompagnato dal genitore che normalmente aspetta che il figlio finisca l’allenamento per tornare insieme a casa. Tra aspettare in una palestra riscaldata e un campo all’aperto esposto alle intemperie non c’è proprio confronto (e vi assicuro che sono tante le mamme che per questo motivo portano i propri figli a fare nuoto, basket o pallavolo). Se non viene rivista la politica degli impianti si andrà sempre peggio: perché invece di continuare a costruire piste all’aperto inutili (e ritengo che la Federazione non abbia idea di quante siano le piste di atletica in Italia) non se ne costruiscono di indoor (per fare un esempio, nella zona dei castelli romani, in un raggio di una ventina di chilometri, ci sono 7 piste di atletica all’aperto, alcune delle quali fatiscenti, e nessuno spazio al chiuso)? Perché la FIDAL, in proprio, non organizza gare importanti in periodi e località di vacanza e villeggiatura (obbligando a partecipare tutti gli atleti militari che, per non dimenticarlo, sono pagati dai contribuenti italiani per fare sport e gareggiare)? Perché non vengono organizzate quelle iniziative che in altre discipline vengono individuate come CAMPUS, aperte a tutti, anche a semplici appassionati, in cui, pagando una quota di iscrizione, si fanno allenamenti collettivi, si parla di tecnica e metodologia di allenamento, si visionano filmati, si organizzano gare? Perché nella promozione dell’atletica non vengono coinvolte fattivamente le società militari che hanno dirigenti, allenatori e impianti?

Credo che, in relazione a quanto detto, non servano investimenti particolari in “cervelli pensanti” Basterebbe essere dei semplici “imprenditori sportivi” il cui “utile di bilancio” è dato dal numero di iscritti in più rispetto all’anno precedente. Ma forse in Federazione la gestione non segue queste linee……ad altri l’ardua risposta.

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La proposta di Daniele Andreani

Nell'ottica di fornire un contributo costruttivo al già presente progetto talento, vorrei focalizzare l'attenzione sulla figura del tecnico. Incentivare un tecnico è forse più importante che incentivare un atleta, soprattutto in considerazione del fatto che un tecnico nell'arco della sua attività professionale riesce, almeno in teoria, ad allenare diversi “talenti”. A questa considerazione, peraltro piuttosto ovvia, se ne dovrebbero aggiungere almeno altre due. La prima riguarda la consistenza e la ripartizione della cifra disponibile. Indirizzare il denaro verso il tecnico piuttosto che verso l'atleta genera, da una parte, un giusto riconoscimento al tecnico per il suo apporto e dall'altra (il minor denaro all'atleta), la possibilità di non alimentare distorsioni ed esasperazioni dell'attività del giovane che, trovandosi in condizioni di “poter guadagnare” si logora senza pensare al suo futuro professionale.
La seconda considerazione è invece legata al binomio tecnico-atleta nel tempo. In parole povere, a volte capita che un atleta cambi allenatore con la conseguenza che l'allenatore che lo allena da adulto avrà tutti i meriti (anche economici) e quello che lo ha allenato da giovane, nessuno.

A partire da questi dati io credo opportuno che la gestione del talento negli allenatori possa essere gestita tramite un archivio dei tecnici. Ogni anno le società, al momento del tesseramento associano ad ogni atleta il relativo tecnico (o relativo staff tecnico). In questo modo la federazione avrà a disposizione per ogni atleta, l'elenco dei tecnici che lo hanno seguito nel corso della sua carriera. Al partecipare dell'atleta ad un grande evento internazionale che preveda un'elargizione in denaro, automaticamente si definirà la somma da ripartire tra i tecnici presenti e passati dell'atleta in funzione proporzionale al numero di anni in cui l'atleta è stato seguito da questo o quel tecnico.
Potrebbe sembrare un meccanismo particolarmente articolato e poco gestibile ma in realtà con l'aiuto dell'informatica tale gestione è non solo semplicissima ma anche funzionale a tutta un'altra serie di funzioni statistiche e storiche di notevole importanza.

Per concludere, con questa proposta si riconosce, concretamente ed equamente, una gratificazione anche ai tecnici del settore giovanile che hanno un ruolo fondamentale nella preparazione del futuro campione, spesso molto di più quanto non lo abbia il tecnico del futuro atleta di vertice.
Tra l'altro con il metodo sopra proposto, si modera e si stempera la ricerca, spesso spasmodica, di molti tecnici del settore giovanile di ritagliarsi uno spazio di visibilità utilizzando il tramite di un atleta giovane allenandolo ben oltre il limite del buon senso. La certezza di un riconoscimento economico e non, anche a distanza di anni, consentirà una gestione più saggia e lungimirante.

fonte: Pier Paolo Montalto – Daniele Andreani

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