PARLA L’ALLENATORE DI VIZZONI

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A tutti i Lettori di Atleticanet

Gentili Lettori,
Scrivo per portare alla Vostra cortese attenzione quanto accaduto all’atleta Nicola Vizzoni ed a me, suo tecnico di fiducia, in occasione delle ultime Olimpiadi.

A tal proposito, è necessaria una breve premessa.
Durante le stagioni 2003/2004 e 2004/2005 Nicola stava attraversando un periodo di forte involuzione delle prestazioni, dovuto sia ai frequenti infortuni sia a carenze motivazionali; ciò lo portò a concludere la stagione 2005 con il primato stagionale di 74,80 metri.
Nel febbraio del 2006 io e Nicola ci incontrammo casualmente: ravvisando la possibilità di riportare le prestazioni di Nicola a livelli di alta qualificazione internazionale, decidemmo di iniziare un percorso di preparazione per la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino del 2008. Dal giugno 2006 ho quindi iniziato a ricoprire ufficialmente la carica di allenatore di Nicola.
Le stagioni successive si sono concluse con primati stagionali sempre migliori, visto che il 2006 si è concluso con la prestazione di metri 76,89, la stagione 2007 col primato stagionale di metri 78,21 mentre nell’anno in corso Nicola ha per il momento raggiunto la misura di metri 78,89.

Alla luce dei risultati sopra evidenziati, la possibilità di partecipare alle Olimpiadi di Pechino appariva ogni giorno più concreta. Per tale motivo, nell’ottobre 2007 ci incontrammo a Pietrasanta col C.T. Prof. Nicola Silvaggi, il quale ci garantì che qualora Nicola avesse ottenuto il minimo per la qualificazione olimpica, io avrei partecipato alle Olimpiadi a titolo di suo tecnico personale.
Com’è noto, il 10 giugno di quest’anno Nicola ha raggiunto il minimo per la partecipazione alle Olimpiadi; tuttavia durante i Campionati Italiani svoltisi a Cagliari alla metà di luglio, il Prof. Silvaggi non sapeva ancora darmi indicazioni concrete in merito al mio viaggio a Pechino.

Vista la situazione, ho dovuto provvedere personalmente ad organizzare il viaggio ed il soggiorno a Pechino, in modo da poter comunque seguire Nicola durante l’ultimo periodo della preparazione olimpica: ciò mi ha costretto a farmi carico di un onere organizzativo ed economico non indifferente.
Inoltre, una volta giunto nella capitale cinese ho dovuto constatare come nessun punto dell’accordo preso col C.T. era stato rispettato.
Innanzi tutto, accedere all’Università dello Sport, dove dovevo recarmi a mie spese per seguire la preparazione di Nicola, mi era quasi impossibile per il semplice motivo che la FIDAL non aveva provveduto a fornirmi alcun accredito: ciò ha causato disagi e contrattempi che ben si possono immaginare. Inoltre, nonostante la FIDAL avesse effettuato in precedenza un sopralluogo a seguito del quale ci era stata garantita la perfetta funzionalità delle strutture e degli attrezzi per l’allenamento, questi ultimi si sono rivelati fatiscenti ed inadeguati ai fini della preparazione olimpica. E’ evidente che tale situazione mi ha impedito di seguire adeguatamente Nicola nel periodo finale e quindi più delicato della preparazione, contribuendo ad influenzare negativamente la prestazione dell’atleta azzurro.

Il giorno della gara di qualificazione, si sono verificati gli eventi più gravi.
Innanzi tutto, la FIDAL mi ha fornito soltanto un biglietto del valore commerciale di cinque euro per accedere allo stadio. Tale biglietto mi consentiva di assistere alla competizione da un posto situato all’altezza dell’ultimo anello dello stadio, dalla parte opposta rispetto alla pedana di lancio; ovviamente mi era assolutamente impossibile dare consigli a Nicola o quantomeno supportarlo emotivamente.
Come ben saprete, Nicola non è riuscito ad ottenere la qualificazione, ma sarete altresì al corrente del fatto che il secondo lancio, giudicato nullo, sarebbe stato sufficiente per l’ingresso nella finale a dodici: le immagini televisive, che a norma di regolamento possono essere valutate dai giudici in fase di presentazione di ricorso, hanno evidenziato come il suddetto lancio fosse invece valido.
Si è detto che la registrazione non fornisce la certezza che il lancio fosse nullo; in ogni caso, un dirigente FIDAL avrebbe potuto chiedere di visionare le immagini riprese dalle altre telecamere situate in posizioni diverse.
In quel momento Nicola non ha forse avuto la lucidità di chiedere ai giudici l’immediata misurazione del lancio, poiché, pur essendo un atleta esperto, la tensione emotiva in una gara del genere è comunque altissima. In ogni caso, a norma del regolamento, la misurazione del lancio non è determinante ai fini dell’ammissione alla finale a seguito di ricorso.
E’ stato inoltre detto che l’atleta non avrebbe protestato sufficientemente contro il verdetto dei giudici: dalle immagini appare invece evidente come Nicola abbia dimostrato il suo dissenso, pur facendolo in maniera estremamente pacata ed appropriata alla correttezza che da sempre caratterizza il nostro sport. Ma forse ormai gli atteggiamenti irrispettosi quando non addirittura violenti sempre più spesso assunti da alcuni sportivi nei confronti delle decisioni arbitrali ha reso il comportamento di Nicola un’eccezione immeritevole di essere presa in considerazione ai fini del reclamo: ciò non può comunque diventare un alibi per chi aveva il dovere di intervenire.
E’ vero infatti che a nessuno dei tecnici presenti, Prof. Di Molfetta, Sig. Brichese, Prof. Tubini ed il C.T. Prof. Silvaggi, che assistevano alla gara a pochi metri dalla pedana, è venuto in mente di presentare un ricorso, che da regolamento deve essere inoltrato entro trenta minuti dalla fine della gara, riguardo al lancio contestato; quanto a me, ho già spiegato che poiché la FIDAL mi aveva fornito solo un biglietto per l’ultimo anello, mi è stato impossibile fare alcunché.
Mi pare evidente che un ricorso presentato in tale situazione sarebbe stato, indipendentemente dall’accoglimento o dal rigetto dello stesso, tutt’altro che pretestuoso. Peraltro, si sono già verificati casi di finali a tredici concorrenti per motivi analoghi. Ad esempio, durante i Giochi Olimpici di Sydney del 2000, la finale del lancio del disco femminile venne disputata, oltre che dalle dodici atlete qualificate, anche dalla portoghese Machado. L’atleta fu ammessa alla finale dopo che la Giuria d’Appello riconobbe come valido un lancio che in qualificazione era stato giudicato nullo: è importante notare che l’atleta portoghese fu ammessa senza che fosse stata effettuata alcuna misurazione del lancio.

Poiché mi sento certo di escludere sia l’incompetenza dei tecnici della FIDAL, sia (e ciò sarebbe addirittura aberrante!) una qualche loro convenienza a vedere Nicola escluso dalla finale, mi domando come tutto ciò sia potuto accadere.
Spero vivamente che vorrete capire come questa lettera non sia dettata da rancori o risentimenti personali, bensì dalla viva amarezza di un tecnico che lavora duramente per nient’altro che la propria soddisfazione personale e che ha visto gettati al vento due anni di sforzi e fatiche.
Ringraziando la Redazione di Atleticanet per lo spazio gentilmente concessomi, colgo l’occasione per porgere a tutti i Lettori

Cordiali Saluti
Prof. Riccardo Ceccarini

fonte: Prof. Riccardo Ceccarini
fonte foto: www.teamhammerthrow.it

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