38° MEETING DI RIETI: POWELL ANCORA VELOCE MA SENZA RECORD

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Domenica 7 settembre, il lungo programma del 38° meeting di Rieti incomincia a metà pomeriggio in una calda giornata di inizio mese, ottima per la velocità, meno per il mezzofondo. Ore 16.00. La prima gara del programma d'elite è il martello, nella quale alla cubana Ypsi Moreno basta il la terza prova dopo due nulli per imporsi con ampio margine con un 74,71m di buon livello. Le nostre Silvia Salis e Clarissa Claretti finiscono staccate di un solo centimetro, con miglior misura per la ligure Salis il cui attrezzo atterra a 69,59m.Ore 16.50. Decisamente modesta e poco partecipata la gara di asta maschile, con soli 5 atleti, di cui due usciti con 3 nulli alla misura d'entrata. Per la cronaca, la vittoria va al russo Sergey Kucheryanu con 5,60m. Ore 16.55 La serie”B” degli 800, con Lukas Rifeser, viene vinta dal keniano Justus Koech in 1'45″02 mentre l'altoatesino finisce ultimo del lotto in 1'46″94, a 8 decimi di secondo dal suo personale.

Ore 17.03 Per pubblico, accorso in massa allo stadio Raul Guidobaldi, è finalmente il momento di vedere all'opera l'artefice principale, probabilmente, di un'affluenza da vecchi tempi per un meeting di atletica. Asafa Powell è alla partenza della prima batteria dei 100m. Forse è l'ultima reale occasione dell'anno per provare a riprendersi il mondiale distrutto da Bolt a Pechino. Il giamaicano si distende bene ai 60m e corre una prova impeccabile, senza mollare fino al traguardo. Il tempo è una sentenza confermativa del suo valore attuale: 9″77, ovvero velocissimo ma non il più veloce del mondo. Difficile poter vedere di meglio in finale.
Nelle due batterie Simone Collio e Roberto Donati corrono rispettivamente in 10″29 e 10″50 nella prima; daniele Greco e Massimiliano Donati in 10″55 e 10″68 nella seconda.
Una considerazione, a margine della mera cronaca, merita di essere fatta. Fino ad un paio di anni fa, ovvero prima dell'avvento prima di Powell e in rapida successione di Bolt, in tutto il mondo USA compresi, fermare il cronometro prima dello scadere dei 10″ nei 100m faceva molto più rumore di quanto non lo faccia ora, dal momento che nessuno aveva la continuità impressionante che dimostrano i due giamaicani nel mantenersi, nelle peggiori uscite, al pari dei vecchi record mondiali.
Superata questa digressione, rieccoci alla cronaca. La finale dei 100, corsa alle ore 18, si gioca trra 8 uomini capaci di meno di 10″20 un'ora prima. Asafa Powell, non è a Rieti per fare una fugace comparsa e ci prova fino alla fine ad essere protagonista, lo si vede dal fatto che è lui a commettere una falsa partenza. Al secondo avvio, l'uscita dai blocchi non è brillante (0.195 la reazione) ma le spinte sono efficaci. Asafa tira fino alla fine e ottiene 9″82, con il connazionale Frater secondo in 9″98. Lo rivedremo ancora nella finale della Golden League in Germania. Il record, probabilmente, può attendere.

Riprendendo l'ordine cronologico delle gare, alle ore 17.15 tocca ai 400hs maschili, dove il sudafricano Van Zyl vince in 48″52, precedendo il giamaicano Isa Phillips (48″92). Fino all'ultimo ostacolo è stato della partita anche l'altro sudafricano, Myburgh, che ha inciampato però sull'ultima barriera finendo sdraiato a terra. Ore 17.20 alto e triplo femminile scendono in pedana. Nella prima, la graziosa statunitense Chaunte Howard, è l'unica a superare i 2,00m che le permettono di vincere, lasciando Aitova a 1,97, Styopina, Slesarenko e Palamar a 1,94. Nel triplo si assiste ad una gara con soli 4 salti ad atleta che nonstante ciò regala grandi misure ed emozioni. Tatyana Lebedeva, alla seconda prova stabilisce il record del meeting con 14,94, insidiata fino alla fine dalla connazionale Anna Pyatykh, capace di 14,91 all'ultima prova. La camerunense Francoise Mbango Etone, sale sul podio ma si deve accontentare del terzo gradino per 1 solo cm (14,90). Quarta Marija Sestak a 14,59 e quinta con un solo salto valido la Udmurtova con la stessa misura. Ore 17.30 Ennesima doppietta giamaicana in questo fine stagione sulle piste di atletica, ad aopera di Shelly Ann Fraser e Kerron Stewart 1^ e 2^ nei 100m con 11″06 e 11″11.

Ore 17.38 E' il momento di Claudio Licciardello. Il catanese delle Fiamme Gialle ha l'occasione di provare l'assalto al record italiano. Sembra una gara su ritmi adatti a questo scopo fino a metà rettilineo finale, quando Licciardello,, fin li in lizza coi migliori, si spegne lasciando il largo a Kikaya, Rooney e Wissman, finendo 4° in 45″90. Sicuramente il talento siciliano ha posto buone basi quest'anno per provare a migliorarsi nella prossima stagione, vista anche una certa continuità under 46″. Alle 17.44 inizia la “seconda fase” del meeting, quella con prevalenza di gare di mezzofondo. La serie “A” degli 800 maschili è ancora un affare keniano, col minuto Alfred Yego (1'44″69) che sorpassa il fresco campione olimpico Wilfried Bungei a metà retta d'arrivo.

Ore 18.50, si prova l'assalto al mondiale del miglio femminile. il “lepraggio” non è di quelli da manuale ma il ritmo impostato è comunque elevato e permette alla vincitrice, l'etiope Gelete Burka, di fare almeno la miglior prestazione mondiale dell'anno, valdia anche come record africano. Il suo 4'18″23 è ben lontano dal 4'12″56 della grande Svetlana Masterkova. Si deve accontentare del secondo posto in 4'19″50 Maryam Yusuf Jamal, la quale attentava al record appena ricordato. Dopo la finale dei 100m maschili descritta in apertura, è ora dei 3000 siepi femminili, nei queli no si vedono cose mirabolanti ma è comunque degna di nota la prestazione della vincitrice keniana Ruth Bisibori (9'21″30), che ha la particolarità, rarissima fra le donne, di superare la riviera senza appoggiare come tradizione il piede.

Alle 18.20 ha inizio un altro moento molto atteso, il salto in lungo col beniamino di casa Andrew Howe. Il reatino di adozione appare concentrato ma troppo contratto e infila tre nulli quasi in fotocopia, che gli sarebbero costati l'eliminazione se non si fosse gareggiato sui 4 salti, senza finale. all'ultima prova, lasciando un buon margine di circa 15cm sull'asse di battuta Andrew atterra a 8,01, finendo 4° in una gara decollata solo alla fine e vinta dall'americano Pate con 8,21 sul senegalese Kaba Badji in 8,13, lo spagnolo Meliz in 8,12 e su Howe appunto ad 8,01. Per lui è l'ora di ricaricare le pile per ripartire al meglio l'anno prossimo. Poco dopo, alle 18.22 è l'ora dei 1500 uomini, lanciati da Philmon Kimutai e vinti con un bell'assolo da Bernard lagat in 3'32″75.

Prima della chiusura ancora a base di mezzofondo, i 200m regalano forse l'unica nota lieta della giornata ai nostri colori. Alla partenza della prova femminile c'è Vincenza Calì in 2^ corsia che dopo una bella curva prosegue l'azione sul rettilineo non perdendo troppo dalle prime (vittoria di Shericka Williams in 22″50 sulla Jeter, 22″52, che aveva corso anche i 100). Per Vincenza, stranamente ignorata in un primo momento dalla telecronaca, si tratta del primo under 23″ della carriera: 5° posto in 22″98 per la precisione. Il risultato la dice lunga sulle qualità dell'atleta, che ha condotto una stagione in crescendo al rientro da tanti guai fisici. Nella omonima prova, versione maschile, al via alle 18.58 successo per Brian Dzingai in 20″34 su Stephane Buckland in 20″40.

Tra le due gare di velocità si è inserita la gara dei 5000 femminili alle 18.40, nella quale c'è stato praticamente un “one woman show” con la Dibaba che dopo aver sfruttato, per meno di metà gara il lavoro delle lepri russe, ha preso il largo per chiudere indisturbata in un significativo 14'23″46 (la seconda a più di 40″ secondi).
Veloce poi in chiusura di meeting, alle 19.05 il 3000m maschile, con Edwin Soi che stabilisce il mondiale stagionale con un grande 7″31″83, seguito dall'altro keniano Levy Matebo in 7'33″01; i passaggi ai 1000m son ostati di 2'28″ e ai 2000 di 5'01″.

fonte: Redazione AtleticaNet
fonte foto: Simone Proietti per Atleticanet

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