LE VOCI DI RIETI

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Il meeting di Rieti ha regalato anche quest’anno uno spettacolo indimenticabile, nella splendida cornice di uno stadio gremito e festante, che forse comincia a diventare davvero troppo piccolo per la grandezza dell’evento.
Per l’occasione, Andrew Howe è tornato a saltare sulla pedana di casa e non si è certo risparmiato. Ci ha messo così tanta foga che, come dice lui, ”sul primo tentativo mi sono praticamente cappottato”, procurandosi una piccola ferita al ginocchio destro. ”I tre nulli erano piuttosto lunghi, peccato che sia venuto solo un salto buono, ma si riparte da qui con fiducia. Certo, sappiamo tutti che l’infortunio in Coppa Europa mi ha penalizzato, però anche se non avessi corso lì avrei probabilmente provato a correre un 200 da qualche altra parte. Per saltare lontano, ho bisogno anche della velocità e di fare prove agonistiche sulla velocità, non posso curare soltanto la tecnica… Intanto con questa gara mi dovrei essere qualificato per le finali mondiali di Stoccarda, vedremo se sarà il caso di andarci”. La prossima stagione offrirà subito una pronta opportunità di riscatto: ”Eh sì, gli Europei indoor di Torino sono molto importanti, li preparerò nel miglior modo possibile, per tornare a primeggiare”.

In un dolce pomeriggio di fine estate, in cui non si sono concretizzati i timori di pioggia e maltempo della vigilia, Asafa Powell è stato autore di due prestazioni eccellenti sui 100 metri, che non si possono certo definire deludenti. Tempi come il 9.77 della batteria e il 9.82 rimangono comunque di assoluto valore mondiale, nonostante i risultati stratosferici osservati in questa stagione, e giungono a conclusione di una settimana in cui aveva già realizzato 9.87 a Gateshead, 9.72 a Losanna e 9.83 a Bruxelles.
”La falsa partenza mi ha un po’ condizionato, così come si è fatta sentire la stanchezza”, ha detto il ragazzone giamaicano. ”Ma a Rieti mi trovo sempre a meraviglia”. Come non credergli?
Anche dai più grandi campioni non si può certo pretendere un primato mondiale ad ogni uscita in pista: è con questa ottica che va visto l’ottimo 14:23 dell’etiope Tirunesh Dibaba sui 5000, sospinta per tutta la gara e poi festeggiata da un folto gruppo di calorosissimi connazionali residenti in Italia.

Tatyana Lebedeva si è sottoposta ad un piccolo “tour de force”, presentandosi a Rieti dopo aver gareggiato il giorno prima al Russian Challenge di Mosca, dove ha vinto il lungo con 6.85. Eppure nel capoluogo sabino è stata capace nel triplo di un 14.94, buono per sconfiggere la bicampionessa olimpica Mbango.
”Non potevo dire di no a Sandro Giovannelli, l’anima di questo meeting. Ho voluto onorare l’impegno, dando il massimo come sempre”, con indiscutibile professionalità. Ai recenti Giochi Olimpici è stata una delle poche a vincere due medaglie individuali, ma entrambe d’argento, che le hanno inevitabilmente lasciato un sapore agrodolce: ”Non ho molto da recriminare per il triplo di Pechino, ho saltato bene, mentre nel lungo ho perso per un solo centimetro e potevo in effetti ottenere qualcosa di più. Accetto però il risultato, una medaglia olimpica ha sempre grande valore. E la stagione non è ancora finita: dopo Rovereto e Stoccarda, sarò impegnata nella tournée asiatica”.

Tra gli azzurri presenti allo stadio “Raul Guidobaldi” c’era Clarissa Claretti, autrice ai Giochi del miglior risultato per la nostra atletica, marcia esclusa, con il suo settimo posto in finale: ”Ci poteva anche stare”, dice la fermana, ”solo che contavo di ottenere una misura decisamente migliore, come anche qui a Rieti”, che ha ospitato per la prima volta il martello femminile: ”Bellissimo poter gareggiare in Italia in un meeting del Grand Prix”. Clarissa è stata preceduta di un solo centimetro da Silvia Salis, tornata a lanciare sui buoni livelli di quest’anno, dopo la parentesi olimpica.

Anche Christian Obrist è uno di quelli che a Pechino si è comportato bene e non si può certo rimproverargli un calo di condizione: quando contava andar forte, è stato capace di farlo.
A Rieti si è ritirato nei 1500, come a Losanna: ”La stanchezza si fa sentire, dopo tanti mesi di impegno per cercare il minimo e preparare le Olimpiadi, dove ho ottenuto ciò che non osavo neppure sognare. Quelle sono gare particolari, richiedono abilità tattiche e anche un pizzico di fortuna”, afferma il carabiniere con l’umiltà che lo contraddistingue.

Claudio Licciardello ci aveva confessato a Cagliari che sentiva di valere un tempo intorno ai 45.3 sui 400 e i Giochi Olimpici gli hanno dato ragione: ”Là con 45.25 ho fatto ancor meglio, è il frutto del lungo lavoro intrapreso con il professor Di Mulo. Qui invece negli ultimi metri ero veramente esausto, comunque sono sceso lo stesso sotto i 46 secondi. Sto già progettando la preparazione per la prossima stagione, potrei fare uno stage insieme a Rooney e Gillick”.
Nei 200 è stata una bravissima Vincenza Calì a mettersi in luce, scendendo per la prima volta in carriera sotto i 23 secondi, nel finale di un’annata che l’ha vista crescere molto, sotto l’attenta guida di Giorgio Frinolli. Nell’immediato dopogara, il felice binomio esprimeva la soddisfazione di chi ha conseguito tutti gli obiettivi prefissati ad inizio stagione.

Si è rivista sui 400 ostacoli anche Benedetta Ceccarelli, che ha corso in un discreto 56.49: ”Ho preso un ostacolo in curva che mi ha fatto perdere un po’ la ritmica. Ormai mi manca l’abitudine a gareggiare, dopo gli Assoluti ho trovato solo un 400 a Cles, ma niente sugli ostacoli. Non capisco perché chi non va alle Olimpiadi non possa fare nemmeno qualche meeting”.
La sua mancata convocazione per Pechino è parsa poco chiara ai più. L’umbra ha anche scritto una lettera a Petrucci e ad Arese, in cui con toni molto civili ne chiedeva i motivi, ”ma purtroppo non ho ricevuto alcuna risposta. In questi Giochi potevo ben figurare, per i prossimi ci sarà da aspettare un sacco di tempo… Adesso prima dei Societari di Lodi, in cui doppierò 400 piani e ostacoli, andrò mercoledì 17 al meeting di Stettino, in Polonia”. Stettino fa rima con Berlino, sede dei Mondiali del 2009… ”Lì spero proprio di esserci, questo è sicuro”.

L’altro escluso dell’ultim’ora era stato Lukas Rifesser, che comunque è ancora molto giovane e avrà modo di rifarsi. ”Ho sfogato negli allenamenti quel poco di rabbia che avevo, per correre forte nelle ultime gare” e infatti è venuto un bel successo a Zurigo nei 1500 promesse. A Rieti ha giustamente provato il tutto per tutto, finendo sfiatato in 1:46.94, pur sempre il secondo miglior risultato stagionale in Italia sugli 800.

Simone Collio ammette con onestà che ”qualcosa non è andato per il verso giusto nella preparazione, fisicamente sto bene però non rendo come dovrei. Anch’io ora punterò a far bene agli Euroindoor” e i presupposti ci sono tutti, se si considera che quest’inverno il finanziere ha eguagliato sui 60 il record italiano di Pavoni.
Da quasi un anno Simone convive proprio a Rieti con la velocista inglese Emma Ania, che dopo tanti buoni risultati è stata sfortunata nelle competizioni più importanti: ”Ai Trials di Birmingham ho avuto un crampo a causa del freddo e sono caduta sul traguardo, giungendo quarta e quindi esclusa dalla prova individuale, mentre nella finale della 4×100 di Pechino il testimone non mi è neanche arrivato, la staffetta britannica si era già fermata prima. Le gare di fine stagione mi servono per poter finalmente tornare a divertirmi”.

Il meeting di Rieti non è soltanto una macchina organizzativa ben rodata e ormai in grado di curare tutti i minimi dettagli, sia dentro il campo che fuori: infatti agli atleti ha offerto anche una gradevole appendice in un suggestivo casale in pietra, dove la cena si è poi spontaneamente trasformata in una festa da ballo assai animata.
Con un’accoglienza così, non c’è da stupirsi che i migliori al mondo non vedano l’ora di tornare a Rieti, per l’edizione del prossimo anno.

fonte: Redazione
fonte foto: Atleticanet – Simone Proietti

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