JELIMO CHIUDE IN BELLEZZA, LA VLASIC VINCE E RIFLETTE

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Si conclude con questa seconda giornata della IAAF/VTB Bank World Athletics Final la stagione mondiale che conta.
In molte specialità si è fatta sentire pesantemente l'assenza dei big (tanto per fare un esempio sui 200 metri maschili non c'era praticamente nessuno e non si è scesi nemmeno sotto i 20.50) ma d'altro canto la cosa è comprensibile alla fine di una stagione olimpica.
Fortunatamente non abbiamo avuto a che fare solo con assenze ma anche con rivincite, sorrisi (a volte venati di amarezza) e conferme.

Pamela Jelimo, insieme ad un Usain Bolt, è sicuramente l'atleta dell'anno. La keniana, ancora junior, quest'anno ha vinto tutto quello che si poteva vincere, compreso il grande assegno della Golden League.
A Stoccarda ha corso davanti a tutte come sempre in 1:56.23, nuovo record della manifestazione; e pensare che questa è stata una delle sue gare più lente dell'anno (solo tre volte ha corso più lentamente di oggi)!
Ha cercato di tenere il passo la connazionale Jepkosgei in 1:58.41 davanti alla britannica Marilyn Okoro in 1:58.64 e Kenia Sinclair in 1:58.85.
Fa parte di un altro gruppo di inseguimento Elisa Cusma che chiude al sesto posto in 2:00.12.

L'ennesima vittoria con l'ennesima misura sopra i 2 metri (2.01 oggi) alimenterà ancora di più l'amarezza della croata Vlasic: ha vinto tutte le gare del 2008 (minacciando più volte il record del mondo) tranne le Olimpiadi e la gara che le avrebbe permesso di vincere il jackpot della Golden League.
L'argento è andato alla russa Chicherova con 1.99 davanti alle guastafeste (della Vlasic) Hellebaut e Friedrich..

I 110 ostacoli sono stati orfani del mattatore cubano Dayron Robles, capace dopo le Olimpiadi di tempi strabilianti anche contro vento.
Il valore del 13.22 di David Oliver, alla luce dei 1.3 metri al secondo di vento contrario, è comunque ottimo. E' piaciuto anche il ceco Petr Svoboda che chiude secondo in 13.33, non lontanissimo dal 13.29 di record personale: con un vento meno ostile avrebbe ampiamente migliorato quel record.

I 1500 uomini sono stati una gara molto tattica e ad avere la meglio è stato il keniano Haron Keitany in 3:37.92; quest'anno abbiamo imparato a conoscerlo nei meeting di Zurigo, Losanna e Oslo: lo aspettiamo ormai a grandi livelli anche nelle manifestazioni che contano. Il talentuoso junior, medaglia di argento a Pechino, Kiprop è stato battuto per un solo centesimo sulla linea del traguardo.
Infila la quarta medaglia d'oro di fila alle finali mondiali il keniano Paul Kipsiele Koech staccando tutti con l'ottimo tempo di 8:05.35. Ben 10 secondi dietro seguono gli altri due keniani Kemboi e Kipkemboi Mateelong; finisce nelle retrovie il campione olimpico Kipruto.
Da segnalare sui 5000 la vittoria della medaglia di bronzo olimpica Edwin Cheruiyot Soi in 13:22.81 davanti all'ugandese Kipsiro e al keniano Kogo.

Vince la gara del salto con l'asta l'americano Derek Miles con il suo record stagionale di 5.80, davanti al connazionale Brad Walker 5.70 e all'ucraino Maksym Mazuryk a 5.60 che sbaglia meno di Alexander Straub e dell'argento olimpico Evgeniy Lukyanenko.

Il livello del salto in lungo uomini è stato in linea con quello offertoci durante tutta la stagione a livello mondiale (a parte il fantastico 8.73 di Saladino in maggio e qualche tentativo di innalzare la media da parte di Camejo e Tsatoumas). L'australiano Fabrice Lapierre ha sfruttato le molte assenze per fare lo stagionale di 8.14 e vincere davanti ai sauditi Al-Sabee e Al Khuwalidi (8.13 e 8.04).

Dopo l'oro olimpico, Primož Kozmus si conferma ancora una volta il migliore al mondo vincendo a un centimetro dalla barriera degli 80 metri nella specialità ancora sotto shock per i casi di doping di Devyatovskiy e Tikhon. Rispettivamente dietro di lui Krisztián Pars e Koji Murofushi a 79.37 e 78.99: praticamente il podio di Pechino senza i due bielorussi. Peccato per la controprestazione del nostro Marco Lingua relegato al sesto posto con un misero 73.59: durante questa stagione ha lanciato sempre lontano, tranne nelle due occasioni che contano (Olimpiadi e finali mondiali).
Sconvolte le gerarchie nel giavellotto uomini. La vittoria è andata al lettone Vadims Vasilevskis con lo stagionale di 86.65 lasciando staccati i più quotati Thorkildsen (83.77) e Pitkämäki (81.64).

Ha fatto la voce grossa sui 100 metri la campionessa olimpica Shelly-Ann Fraser (10.94) lasciando l'argento di Pechino Kerron Stewart (11.06) a più di un decimo; chiude il podio Marshevet Hooker con lo stesso tempo (11.06), mentre il resto delle atlete non scende sotto gli 11.20.
Dopo il suicidio di Pechino, Sanya Richards si prende un'amara rivincita sulla britannica Christine Ohuruogu, vincendo con 50.41 (per la rivale inglese 50.83), in una gara che, tenendo conto delle atlete al via, non ha esaltato affatto.
Da notare che quest'anno la Richards è stata l'unica atleta a fare doppietta (200-400 per lei) a queste finali mondiali.

La giamaicana Melaine Walker, senza dover ricorrere alle fenomenali gesta tecniche di Pechino, è andata a vincere i 400 ostacoli con il tempo di 54.06 davanti a Anastasiya Rabchenyuk (54.92) e Tiffany Williams (55.16).

Dopo aver perso in qualche mese il trono olimpico e il record del mondo sui 5000, si cimenta sui 3000 l'etiope Meseret Defar vincendo con lo stagionale di 8:43.60 (battute le keniane Cheruiyot e Kiptoo).

Batterie un po' scariche anche nel triplo femminile.
Se con 14.73 a Pechino non era potuta andare oltre un ottavo posto, qua a Stoccarda con 14.78 la russa Anna Pyatykh riesce a vincere. Battute l'altra russa Lebedeva con 14.63, la slovena Marija Šestak con la stessa misura e la campionessa olimpica Mbango Etone con 14.50.

A dar filo da torcere alla campionessa olimpica Valerie Vili nella gara di getto del peso non c'erano le solite bielorusse Ostapchuk e Mikhnevich ma la tedesca Nadine Kleinert; la simpatica atleta neozelandese alla fine ha avuto la meglio con 19.69 contro il 19.42 della Kleinert.

Link ai risultati:
http://www.iaaf.org/WAF08/results/eventCode=3741/index.html

fonte: Redazione
fonte foto: Gino Esposito

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