SCUSATE, MA SI PUÒ SAPERE…

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Dopo qualche settimana di silenzi carichi di significati iniziano ad arrivare notizie dai vertici federali i quali hanno appena prodotto un comunicato che fa luce sugli avvenimenti di Pechino e un po’ su tutto il movimento atletico di questo quadriennio che sta volgendo al termine. 


Mi permetto di fare un breve sunto/traduzione del comunicato ufficiale (qui la versione integrale) perchè per i nostri lettori forse è un po’ troppo politichese. Ecco quanto prodotto in -cito testualmente- due giorni di lavoro e di riflessione. Guardandosi negli occhi…

Punto primo: la marcia va forte ma il movimento in generale va male, parecchio. Punto secondo: larga parte della responsabilità è dei tecnici degli atleti che se la tirano e fanno in modo che i loro atleti se la tirino ancora di più. Terzo elemento: dopo che il vice presidente vicario Morini aveva rimesso le deleghe al Presidente Arese, la stessa cosa l’ha fatta il consigliere Mauro Nasciuti il quale era il referente politico del settore tecnico. Quarta cosa: Di Molfetta, tra larghi segni di assenso, evidenzia che un grande problema è il ricambio dei tecnici.

Bene, prima di tutto vediamo di fissare alcuni punti. Nasciuti e Silvaggi, rispettivamente braccio politico e operativo del settore tecnico, si sono costituiti alla “giustizia statistica”. Ognuno a suo modo si è accollato la propria parte di responsabilità sull’agonia in cui versa il movimento dell’atletica leggera. Tanto di cappello. Il loro futuro? Sembra che Silvaggi rimarrà all’interno del settore tecnico per quanto riguarda i lanci. Un generale che si degrada e rientra a far parte della truppa. Lo interpretiamo come un esempio di umiltà e di attaccamento al bene dell’atletica. Nasciuti, non ha dato ancora indicazioni sulla presenza nel futuro assetto federale. Vedremo se ci sarà altrettanto attaccamento e umiltà.

Morini merita un discorso a parte. Non ha responsabilità dirette se non quelle formali in quanto vice presidente vicario. Il suo non era un atto dovuto e va quindi apprezzato per coraggio e coerenza. Non so quanto sarà capito ma ne esce bene.

Non ne escono bene i tecnici invece che sembrerebbero coccolare i propri atleti mettendo in scacco la federazione e costringendola a chissà quali compromessi pur di soddisfare un – cito testualmente dalla news fidal – desiderio di rivalsa; dalla prosopopea di campioni superstar solo nel cortile di casa, alla scarsa personalità di atleti psicologicamente inadeguati rispetto al carico emozionale di una manifestazione come l’Olimpiade.
Insomma questi tecnici crescono piccoli, ma che dico, piccolissimi campioni per poi pomparli come dei superman che però, alla prima occasione, non riescono nemmeno ad arrivare in bagno e la fanno li dove si trovano. Ora sappiamo esattamente cosa ha fatto marcire il movimento atletico italiano.

Chiudiamo con l’analisi di Di Molfetta che ha riscosso largo apprezzamento e consensi. Si dice che esiste, cito sempre testualmente, il problema del ricambio nei tecnici, oggi sempre meno giovani e sempre meno dotati di una cultura specifica di base. Bene, altro problema messo a fuoco.

Poi alla fine è uscito uno che ha detto: “..Scusate, si pò sapere cù minchia era cà faceva ‘u tacchino..?” ed è così che terminava un divertentissimo film comico.

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