PAROLA DI… PIETRO MENNEA

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Il più grande campione dell’atletica italiana intervistato da Simone Proietti, in esclusiva per Atleticanet. Le Olimpiadi, i fenomeni giamaicani, la celebrazione dei 30 anni dal suo 19”72, e la situazione della nostra atletica a meno di un mese dalle elezioni federali. Un’ intervista da leggere tutta d’un fiato.

[SP]: Dott. Mennea si sta per concludere un anno di atletica ricco di avvenimenti, cosa rimane negli occhi e nella mente di un grande campione dello sport quale lei è stato?
[Mennea]: Sicuramente sarà un anno da ricordare per le Olimpiadi di Pechino, che hanno regalato i record mondiali di due grandi campioni come il giamaicano Usain Bolt, dominatore della velocità, e lo statunitense Michael Phelps, il più grande nuotatore di sempre. Poi ricordo con particolare piacere anche l’oro nella 50 km di marcia di Alex Schwazer ed il successo con record mondiale nel salto con l’asta della russa Yelena Isinbayeva, una grande fuoriclasse. Fuori dalle Olimpiadi vorrei ricordare anche l’ottavo titolo per Valentino Rossi in sella alla sua Yamaha, un ragazzo che stimo e di cui sono tifoso.

[SP]: Il giamaicano Usain Bolt è entrato prepotentemente nella storia grazie alle sue imprese fantascientifiche su 100 e 200: è il più forte di sempre?
[Mennea]: Bolt ha fatto cose che mai nessuno è riuscito a fare in precedenza. E’ un campione vero. Per essere il migliore di sempre dovrà ripetere certe imprese, di sicuro è destinato a divenirlo. Londra 2012 è ampiamente alla sua portata, più difficile pensare ad un tris nel 2016. La storia saprà dirci se siamo di fronte al più forte velocista di tutti i tempi.

[SP]: L’atletica giamaicana è salita alla ribalta internazionale con risultati eclatanti, sollevando molte voci: da una parte ne è stata elogiata l’organizzazione, il valore di tecnici ed atleti fenomenali, dall’altra sono state avanzate perplessità sul rigore dei controlli antidoping in patria. Qual è la sua opinione?
[Mennea]
: La Giamaica è stata sempre una nazione culla di grandi velocisti. Io stesso correvo contro giamaicani del calibro di Don Quarrie, atleta fenomenale. Oggi la Giamaica è divenuta la nazione guida dello sprint e mentre in passato i migliori suoi atleti finivano all’estero, oggi si pone molta attenzione a far crescere i talenti in casa propria, a cominciare dall’età scolare. E’ sicuramente merito di una migliore organizzazione interna. Relativamente ai sospetti di doping posso solo dire che se c’è qualcuno che bara prima o poi verrà al pettine. Di sicuro organismi come la WADA dovrebbero preoccuparsi di aumentare i numeri dei controlli a sorpresa prima delle competizioni e non durante. I circa 4470 controlli a Pechino durante le Olimpiadi praticamente sono stati quasi tutti negativi, a fronte di almeno 50 casi di atleti dopati scoperti con controlli a sorpresa nei mesi precedenti alle Olimpiadi. Chi si dopa va beccato a sorpresa negli allenamenti.

[SP]: L’atletica di oggi è più pulita di quella dei suoi tempi?
[Mennea]: Quella dei miei tempi era un’atletica diversa. Non esistevano organismi come la WADA e le agenzie antidoping erano solo ai primordi. Oggi c’è più attenzione al doping ed allo stesso tempo maggiore diffusione del fenomeno. Il commercio delle sostanze dopanti è affidato alla criminalità organizzata ed il più delle volte gli organismi sportivi di controllo sono impotenti dinanzi a gruppi criminali che neanche i governi riescono a sconfiggere. E’ comunque un bene che ci siano strutture come la WADA che operano per difendere le regole, principio fondamentale dello sport, anche se la lotta al doping dovrà per forza di cose combattersi in altre sedi.

[SP]: Torniamo alle Olimpiadi: Come giudica la spedizione azzurra in Cina?
[Mennea]: Tutta l’atletica azzurra non ha fatto bene. Una piccola nazione come il Belgio ci ha battuto, ormai l’atletica italiana rappresenta poca cosa nel palcoscenico internazionale.

[SP]: La velocità azzurra non sta vivendo un periodo esaltante, cosa c’è che non va? La scuola Vittori è ancora un modello a cui tendere?
[Mennea]: Vittori rimane la base per migliorarsi, rimane la “stella guida”. Ai miei tempi quella scuola fu un vero laboratorio a cielo aperto, si sperimentava di continuo ed alle volte siamo arrivati prima della scienza. I fatti lo dimostrano. Sarà necessario dunque ripartire da quelle esperienze.

[SP]: Nell’ultimo suo libro “19.72 il record di un altro tempo” usa parole forti contro gli organismi sportivi nazionali ed internazionali. Cosa funziona e cosa no nell’atletica italiana?
[Mennea]: L’organizzazione e la struttura piramidale dello sport italiano hanno sfruttato per anni gli elementi buoni dello sport per i propri fini. La gestione dell’atletica quando correvo io è stata fortunata a trovare grandi individualità ed a costruire su queste un movimento. Poi però le individualità sono state abbandonate a loro stesse ed è rimasta una struttura incapace di portare avanti il movimento, segno evidente che quella classe dirigente era poca cosa. Ovviamente di questo stato di cose anche la base ha grandi responsabilità. Il mondo va avanti e si trasforma in continuazione, nello sport italiano sono 40 anni che ci sono sempre gli stessi gruppi di persone al comando.

[SP]: E’ tempo di elezioni federali, qualche tempo fa ritirò la sua candidatura a Presidente Fidal, le piacerebbe riprovare un giorno?
[Mennea]
: No, non mi dà alcuna motivazione ricandidarmi. L’ambiente dell’atletica italiana non è maturo, se lo fosse stato mai avrebbe ignorato individualità come la mia.

[SP]: Atleticanet ha sollevato assieme ad altri soggetti il problema dell’attuale sistema di voto che non sembra rispecchiare la volontà dei tesserati. Lei cosa pensa a riguardo?
[Mennea]: La struttura piramidale dello sport italiano si accomuna per la mancanza di democrazia interna, favorendo la permanenza di gestioni ventennali che continuano a danneggiare tutta l’organizzazione dello sport. Solo in Italia si verifica questo. I nostri presidenti dovrebbero abituarsi all’idea che la vita non è solo governare un organismo sportivo fino alla vecchiaia.
Lo sport italiano è inoltre sempre di più lo sport militare. L’80% delle medaglie olimpiche proviene da atleti militari e l’Italia dello sport è sempre più paragonata nella sua impostazione ai vecchi Paesi dell’Est. Chi rimane allora in ambienti così ostili ed immobili? Solo gli ostinati ed i disperati, perché chi ha qualcos’altro da fare nella vita si dedica a quello. Probabilmente un sistema meno falso avrebbe consentito la crescita e lo sviluppo di idee positive per lo sport italiano.

[SP]: Cosa si dovrà fare per migliorare la situazione dell’atletica in Italia? Che consiglio darebbe al Presidente FIDAL?
[Mennea]
: Il Presidente Arese ha fatto scorrere questi 4 anni senza apportare novità alcuna, anzi forse si è anche peggiorato. Non ha mostrato alcuna differenza rispetto ai suoi predecessori. All’inizio si sperava che potesse portare un qualcosa in più essendo stato anche lui atleta, invece ha fatto ben poco ed è rimasto impigliato nella rete di questi gruppi dirigenziali che governano da decenni. Negli organismi sportivi ormai c’è bisogno di esponenti che si dedichino a tempo pieno, che sappiano svolgere un lavoro micidiale, come se fosse la conduzione di un’impresa privata. L’obiettivo di una federazione sportiva è quello di portare in alto il proprio sport sia in patria che fuori, non credo che per l’atletica questo obiettivo sia stato raggiunto. E non bisogna neanche nascondersi dietro i malfunzionamenti della scuola, che sempre ha avuto problemi con lo sport, anche ai miei tempi.

[SP]: Il prossimo anno cadrà il trentesimo anniversario del suo storico record mondiale dei 200 metri di Città del Messico. Come lo festeggerà?
[Mennea]
: Sinceramente non lo so. Ho scritto il libro su quell’impresa ed attualmente sto girando l’Italia per parlare del libro e ricordare quei giorni. Non so se farò qualcosa di particolare per l’anniversario, forse una mostra fotografica, qualcosa mi inventerò. Di sicuro comunque mi dedicherò a scrivere altri libri.

[SP]: Ultima domanda: cosa direbbe Mennea ad un bambino che per la prima volta si avvicina all’atletica?
[Mennea]
: Ricevo tutt’oggi lettere di centinaia di bambini che vorrebbero incontrarmi. L’altro giorno me ne è arrivata una di un bambino di Cremona di 7 anni che dice sarebbe un sogno correre con me. Ecco, la mia forza come quella di tanti campioni dello sport è questa: riesco ancora a catalizzare l’attenzione su un bambino di 7 anni… ad alcuni signori che governano il nostro sport queste lettere non arriveranno mai. Quando incontrerò quel bambino gli dirò di fare sport ed impegnarsi sempre, nello sport come nella vita. Se riuscirà a diventare un campione ben venga, altrimenti non importa, la cosa più importante rimane comunque l’impegno nella vita quotidiana.

P.S. Per chi volesse approfondire il pensiero di Pietro Mennea e conoscere i retroscena della sua storica impresa, si ricorda che il libro “19.72 il record di un altro tempo”, edito da Delta 3 Edizioni, è disponibile in libreria al costo di 20 Euro.

fonte: Redazione
fonte foto: Simone Proietti

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