SQUADRA CHE VINCE NON SI CAMBIA

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Anche se questa squadra ha vinto poco, questo potrebe essere lo slogan dell'atletica nazionale per il prossimo quadriennio. Se le previsioni per il futuro consiglio federale nazionale sembrano essere di cambiamento relativo, nelle regioni la lettura delle dinamiche politiche è molto più semplice. Vi spiego il perchè.

Abbiamo 21 regioni considerando le due Provincie autonome di Bolzano e Trento. Di queste, in 11 di esse abbiamo un unico candidato presidente che è anche il presidente uscente. Quindi tutto uguale per oltre il 50% del territorio. In altre 5 regioni le candidature sono molto simili. Ecco il dettaglio:
Friuli Venezia Giulia, esce il presidente Romano Isler ed è stato eletto (loro hanno già fatto) l'unico candidato presidente Guido Germano Pettarin che era il vice presidente vicario del quadriennio precedente.
Lombardia: unico candidato Enzo Campi che siederà al posto di Castelli per il quale è già pronta la carica di consigliere federale nazionale.
Nelle Marche il presidente uscente è Luigi Serresi il quale è candidato anche per il prossimo quadriennio in contrapposizione alla candidatura di Andrea Marani. Marani è una candidatura debolissima sia per il numero di voti a disposizione sia per la scarsissima presenza del candidato nella vita atletica della regione degli ultimi dieci anni. La riconferma di Serresi è più che sicura.
Per il Molise abbiamo invece una mossa quasi contraria: il presidente uscente Bartolomeo Terzano fa un passo indietro per ridare il posto al consigliere federale uscente Mario Ialenti che non si ricandiderà in ambito federale a scapito di un probabile incarico nazionale di natura non elettiva.
Arriviamo infine alla Toscana dove l'uscente Marcello Bindi, futuro consigliere nazionale, lascia il posto al suo vice Sergio Martinelli.

Bene, se avete tenuto i conti con attenzione dobbiamo quindi sommare alle 11 regioni immobili altre 5 regioni che nella forma cambiano ma nella sostanza rimangono con la stessa guida. Siamo così a 16 su 21 e cioè, detto in termini percentuali, abbiamo la riconferma del 76% della linea politica appena passata.

Chi è il restante 24% che compete più o meno realmente? Allora, per la Campania, Bruno Benedetti non si ricandida lasciando campo aperto a tre candidati che sono: Del Naia, De Nicola e Saccone che è anche uno dei vicepresidenti in carica. Il Lazio, dopo un quadriennio a dir poco travagliato vede come candiati l'uscente D'Arcangelo, Giorgio Lo Giudice e Marco Pietrogiacomi. Per il Lazio inserisco una nota di merito particolare per il candidato Lo Giudice il quale risulta essere l'unico candidato presidente -compreso il nazionale- che abbia avuto la sensibilità di presentare e rendere pubblico un programma politico.

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Ad integrazione di quanto detto sopra, si evidenzia la presenza del programma elettorale del Presidente Fidal Veneto Paolo Valente disponibile sul sito federale regionale.
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Ma finiamo con le regioni che rinnovano o tentano di rinnovare. Abbiamo l'Abruzzo. Qui il cambiamento è riconoscibile. Esce di scena Imbastaro ed entra Narcisi che è ben deciso a dare un segnale di discontinuità dalla precedente gestione.
Per l'Umbria, alla candidatura del presidente uscente Enzo Moretti si aggiungono quella di Vito Medi, già consigliere federale in passato e quella di Sauro Mencaroni attuale consigliere regionale.
Chiude la Sicilia che presenta ben cinque candidati. I nomi sono quelli di Paolo Gozzo (presidente uscente), di Salvatore Di Noto, di Salvatore Liga, di Marco Mannisi (già segretario nazionale GGG degli anni '80) e di Bartolomeo Vultaggio (consigliere federale uscente).

Possiamo quindi concludere che circa ¼ della linea politica regionale potrebbe cambiare. E' tanto? E' poco? Potrebbe essere qualsiasi cosa. Non bisogna per forza cambiare nome per cambiare l'atletica ma di certo i nuovi presidenti devono tenere bene a mente una cosa: la vita dell'atletica di base dipende dalla loro forza propulsiva, dalle loro competenze, dal loro impegno e dalla loro bravura nel lasciare spazio senza paure ne invidie a chi ha volontà e buone idee. Il nostro mondo non ha bisogno di piccoli imperatori bensì di governanti illuminati che abbiano la serentià di gestire collegialmente persone e mezzi per il bene dello sport.

fonte: Redazione

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