ASSEMBLA F.I.D.A.L.: GLI INTERVENTI

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Quattro anni fa riferimmo dell’Assemblea elettiva tenuta a Chianciano e titolammo “L’Assemblea bollita”, intendendo in questo modo che la successione a Gianni GOLA era avvenuta di fronte ad una platea che s’era dimostrata amorfa e afona. Senza le reazioni e le contrapposizioni che sono tipiche di un momento di cambiamento epocale come fu quello. Neanche la presenza di due candidati (ARESE e DI GIORGIO) aveva contribuito ad alzare il livello del pathos assembleare. Domenica scorsa a Torino, nella 40° Assemblea F.I.D.A.L., quella della rielezione scontata di ARESE, ci sono stati interventi di tutt’altro tono e spessore. Riportiamo in ordine cronologico quanto ascoltato.

Franco ARESE ha dato inizio agli interventi relazionando sul quadriennio trascorso e quindi tracciando un bilancio della sua prima Presidenza. Per togliere subito i dubbi sul senso della sua autovalutazione ha voluto fare un primo elenco dei punti da ascrivere senza dubbio in positivo: l’istituzione del Progetto Talento; la riforma del calendario e dei campionati; i maggiori sostegni agli atleti e alle società; lo sviluppo dell’attività indoor; l’applicazione del sistema informatico Sigma. Ha poi sottolineato in particolare un merito che può vantare alla sua F.I.D.A.L., quello di avere chiuso tutti i bilanci economici con residui attivi; quando nello sport ormai è la regola lasciare bilanci con pesanti indebitamenti.
Ad un certo punto ha ammesso che ci sono state anche “ombre” sfiorando il discorso su Pechino; ma si è subito ripreso sostenendo che alle ultime Olimpiadi tutti gli atleti italiani presenti hanno fatto il loro dovere, a differenza di Atene 2004. Anzi ha rincarato la dose confrontando il nostro bilancio con quello di nazioni come Francia e Spagna. E sullo slancio di questo orgoglio nazionale è tornato a contabilizzare altri punti di merito del suo bilancio consuntivo: gli otto incarichi di nostri tesserati nelle organizzazioni internazionali; la rivista che finalmente arriva con poco ritardo dai fatti contenuti; i contratti con la R.A.I. …anche se ha ammesso che la direzione della TV di Stato lo ha avvertito che i contratti nel 2009 potranno solo peggiorare.
Il Past-President (di lì a poco riconfermato) ha concluso con un rammarico, “Purtroppo non riesco a fare ancora il Presidente a tempo pieno…”, e con una autoesortazione estesa a tutta la Federazione, “Speriamo di fare meglio…”. Dalla platea è arrivato un tiepido applauso.

Adolfo ROTTA (Pro Sesto e Presidente dell’Associazione Tecnici) per primo è intervenuto sui temi programmatici. Ha premesso che nutre stima e fiducia in Franco ARESE e nel 2004 anche lui si attendeva un grande cambiamento. A distanza di quattro anni però deve affermare che qualcosa non ha funzionato ed è passato ad elencare cosa:
– s’è ridotta la visibiltà dell’atletica leggera in televisione e sui giornali; non è stato fatto abbastanza per conquistare spazi nel sistema della comunicazione;
– la macchina FIDAL non funziona, perchè non vengono coinvolte le società;
– i regolamenti dei C.D.S. sono da rivedere, troppo confusi e inadeguati;
– la Federazione non definisce patti chiari con gli atleti di vertice, da rispettare reciprocamente;
– va bene riconoscere i meriti del settore master, ma al C.O.N.I. interessano solo i risultati olimpici e di altre rassegne mondiali, che invece sono stati scarsi;
– i tecnici sono allo sbando, mentre invece servirebbe una struttura tecnica professionale preparata e pagata, pronta a muoversi nel territorio, anche per divulgare cultura tecnica;
– sul tema doping non si fa abbastanza anche nell’atletica; i controlli sono scarsi e inefficaci; quando invece non si deve abbasare la guardia.
Per limiti di tempo interrompe qui la sua disamina, anche se ne avrebbe ancora da riportare dalla sua lista di punti in sofferenza. Per concludere afferma che la situazione potrebbe essere ribaltata solo con un colpo d’ala, un grande cambiamento. Però pessimisticamente ricorda che il Programma 2005-2008 allora gli era sembrato veramente bello; accorgendosi ora che quello del 2009-2012 è quasi uguale…

E’ la volta di un altro lombardo di grande reputazione Pietro PASTORINI, uno dei leader di quel mondo apparentemente dorato che è il settore della marcia. Lo sviluppo del suo pensiero avviene per quesiti che si è posto e che pone all’Assemblea, principalmente questi:
– perchè siamo sempre noi a queste assemblee (quindi non c’è ricambio) ?
– perchè i tecnici preparati emigrano in altri sport (quindi c’è emorragia di un patrimonio importante) ?
– perchè non si trovano nuovi dirigenti nelle società (quindi non cresce una nuova generazione di dirigenti) ?
– perchè non si riescono a reclutare giudici giovani (quindi nuove capacità di gestione delle manifestazioni agonistiche)?
PASTORINI non propone soluzioni, ma semplicemente ritiene che la strada maestra sia quella di rinnovare il mondo dell’atletica e la Federazione generando + MOTIVAZIONI. La sua imagine finale è geometrica: “allargando la base si alza il vertice”. Sottointendendo che ora con una base ristretta il vertice non può essere che basso…

In sequenza arriva l’intervento del terzo lombardo, quasi a dimostrare che le idee nuove covino proprio in questa regione. Dante ACERBIS (Atletica Bergamo, il miglior vivavio d’Italia) si definisce “un dirigente giovane”, dimostrando in parte autoironia e in parte mostrandosi provocatorio rispetto all’età media dei partecipanti all’Assemblea. Dice di non voler perdere tempo a cercare colpevoli per quello che non ha funzionato, ma preferisce individuare alcuni problemi, trattandoli non in ordine di priorità e non tutti dati i limiti di tempo:
– I RAPPORTI SANITARI: così definisce un sistema informativo ora inesistente, ovvero la documentazione in una sorta di banca dati della casistica degli infortuni e del loro trattamento; patiti e superati dagli atleti; un patrimonio d’informazioni che aiuterebbe tanti a non sbagliare; specie sapendo che tutti gli atleti primo o poi incorrono in infortuni.
– LA PROMOZIONE: chi si muove nelle scuole o in altri ambienti per fare promozione ora si avvale di strumenti primordiali, come i poster affissi alla meno peggio; mancano materiali di supporto evoluti (e ormai normali) come cd o dvd accattivanti, che abbiano un impatto più sintonizzato con i destinatari (bambini, adolescenti, genitori, insegnati…); cose che altre federazioni hanno già concepito e utilizzano da tempo.
– L’ATLETICA E LA TV: il fatto che nelle trasmissioni di manifestazioni in tv si finisca sistematicamente con l’interruzione della programmazione a gare ancora in corso è sintomo di scarsa considerazione; che va conquistata.
-PROGETTO IMPIANTO INDOOR: a Bergamo la sua società ha commissionato il progetto esecutivo di un impianto indoor che alla fine è stato finanziato e realizzato dagli enti locali; il progetto è a disposizione gratuita di chiunque; anzi la Federazione lo dovrebbe far circolare; come allo stesso modo dovrebbe far circolare i progetti di successo su base locale.
– LA RIVISTA FEDERALE: è diventata più puntuale e tuttavia arriva ancora quando i contenuti sono già stati masticati; meglio allora dedicarla in misura maggiore a dare visibilità all’attività di base; meglio gratificare dippiù le società minori, che forse così sarebbero aiutate a trovare sponsor.
– I REGOLAMENTI C.D.S.: la strada maestra e quella della semplificazione; ora ha un senso coerente alla competizione di squadra solo il campionato top challange; mentre è astruso e antiagonistico quello con meccanismi complessi, che costringono a combinare troppe categorie o basati su programmi-gare in cui le società ricorrono ai tappabuchi, con il risultato di abbassare il livello della manifestazione.
– I TECNICI: da un lato I tecnici delle società devono subire ostracismi o accettare condizioni assurde alle manifestzioni internazionali dove gareggiano loro atleti; almeno va garantito il pass per lo stadio; dall’altro lato i tecnici federali si dimostrano restii a muoversi, a verificare gli atleti nelle loro sedi abituali di allenamento; comportamenti che vanno cambiati.

Vincenzo PARRINELLO (Presidente della società Fiamme Gialle) esordisce chiarendo che non pensa siano da cercare dei colpevoli o si debba sospettare che vi sia la malafede di qualcuno. Parte dal presupposto che tutti i presenti siano profondamente innamorati dell’atletica e vogliano il bene di questo sport. Tuttavia è importante interrogarsi se qualcosa è stato sbagliato.
– Il primo tema caldo che sviluppa è attorno alla presenza delle società militari. Porta ad esempio la sua società che segue 50-60 atleti di vertice, coltiva un settore giovanile, fa promozione nelle scuole su base locale. Quindi chiede in tono accusatorio perchè le società militari siano viste così in negativo da una parte del mondo dell’atletica italiana. Per quanto lo riguarda è favorevole e disponibile a rivedere la presenza delle società militari nel sistema. Dice in sintesi: “Sediamoci e spieghiamoci…”, intendendo che finora non lo si è fatto.
– Il secondo tema caldo lo definisce l’assemblea prestabilita. Confessa di essere perplesso, perchè non ha visto fermento, c’è troppa acqua piatta e questo lo considera come un sintomo di malattia. Quello che invece ha percepito bene sono i ricatti perpetrati nei corridoi, la pratica del veto. Parla apertamente di uso dei “pizzini” con i nomi prestabiliti, che sono causa di cattive conseguenze e nello specifico di non fare emergere le persone migliori. Quindi si appella prima all’Assemblea chiedendo a tutti di fare un passo indietro per tornare ad una collaborazione schietta e leale. Poi si rivolge direttamente ad ARESE: “…usa la tua semplicità …per trovare le risorse migliori”, forse intendendo le persone migliori.

Fabrizio ANSELMO (altro tecnico della Lombardia) entra nello specifico dell’attività tecnica chiedendo una serie di adeguamenti a situazioni che ritiene al momento critiche:
– dare un ruolo migliore ai tecnici sociali, con più responsabilità ed assistenza;
– meno raduni e più tecnici federali in loco;
– riformare il brevetto per il settore giovanile, perchè ora troppi non hanno basi di scienze motorie;
– per gli assistenti puntare più su conoscenze di psicopedagogia e di psicomototricità e meno su metodologie dall’allenamento;
– ridefinire le categorie giovanili; con gli esordienti il pericolo è la precoce sollecitazione all’agonismo, mentre è meglio tornare al gioco-atletica;
– lo stesso per i cadetti, vanno ridotti gli stimoli di eccessivo agonismo, abolendo il criterium nazionale e limitarsi a dimensioni interregionali.

Anche Carmelo RICCI (tecnico della Puglia) ha insistito sul tema dell’attività promozionale di reclutamento, convinto che tutto si giochi all’interno della scuola, con uno sforzo concentrato negli anni delle scuole medie inferiori e nel primo biennio delle superiori. In questo momento per l’atletica c’è una tragica caduta di attenzione, anche in conseguenza dei tagli che hanno ridotto le ore dedicate alle attività integrative sportive.
Due sono a suo modo di vedere le soluzioni: a) valorizzare gli insegnanti-tecnici; b) dai comitati provinciali designare (e sostenere) i tecnici che dovranno attuare azioni di promozione nelle scuole.

Bartolo VULTAGGIO (ex consigliere nazionale non ricandidatosi) ha proposto la visione cosmica dei cicli, che ha proiettato anche nel mondo dell’atletica, deve si assiste ad in una fase di riflusso e depressione. Tuttavia è rinfrancato dagli interventi che lo hanno preceduto, perchè sono la dimostrazione almeno di una voglia di confronto. Proprio per questo non si deve aver paura o impedire idee diverse.
Ciò detto ha focalizzato la sua riflessione sul deficit di presenza e d’immagine che l’atletica ha in questo momento. Invita a non trovare alibi nella società, ma di capire dove non si è efficaci. Ritiene che la maglia azzura sia un grande veicolo d’immagine, ma vada sfruttato meglio dall’atletica. Non si è prestato in passato abbastanza attenzione a come dare rilievo televisivo alla presenza degli azzurri nelle manifestazioni di campionato internazionale. Primo meccanismo è quello di avvisare l’opinione pubblica, ovvero di creare l’attesa con professionalità specifiche. Vultaggio ha esemplificato ricordando i 5 milioni di spettatri di cui ha goduto la diretta tv nel 2002 di Maria Guida vincitrice della maratona ai Campionati Europei; più di quanti non ne abbia avuti per il quasi contemporaneo titolo il più celebrato Andrew Howe.
Per concludere s’è detto convinto che il prossimo quadriennio sarà migliore di questo passato e che ARESE saprà dare un maggiore impulso.

Esauriti questi interventi ha ripreso il microfono Franco ARESE per replicare e per illustrare la Relazione 2009-2012. Rispetto a questo documento ha tagliato corto, rimanando la lettura individuale, quasi sottointendendo “…se ne avrete voglia”. Il Presidente ha preferito invece andare a braccio e soffermarsi sulle questioni che sente personalmente più calde. Innanzitutto il suo messaggio forte per i prossimi quattro anni è sintetizzabile con: CAMBIAMENTO DI MENTALITA’. Lui personalmente ha dichiarato di aver trascorso i quattro anni passati imparando a fare il Presidente ed ora si sente pronto per farlo nella maniera migliore. E qui più che proporre ricette ha fatto una elencazione di esortazioni, purtroppo bisogna riconoscere, fin troppo superficiali e ovvie:
– bisogna adeguarsi alla nuova situazione del Paese;
– i tecnici federali non debbono più subire le troppe pressioni particolari;
– va fatto uno sforzo per adeguarci alle esigenze dei giovani d’oggi;
– vanno cambiate le regole dei raduni;
– ma anche stabilite regole più ferree e controllo per gli atleti di vertice;
– le società militari hanno una valenza importante e quindi si deve collaborare;
– i regolamenti dei campionati vanno migliorati;
– i tecnici federali devono muoversi dippiù e verificare nelle sedi abituali d’allenamento gli atleti di vertice e le promesse;
– vanno intensificati i corsi di aggiornamento per i tecnici di base;
– bisogna puntare sul rilancio dei campionati studenteschi e se ne dovono fare carico le società locali;
– il movimento delle gare su strada va maggiormente regolamentato e controllato; e qui tocca ai comitati regionali e provinciali.

Più chiaro è stato il Presidente rispetto ai criteri da aplicare agli atleti di vertice. Verranno individuati 20-30 atleti di elite, verso i quali si farà il massimo dello sforzo per assiterli e sostenerli al meglio. Questo però significherà accettare da parte loro regole precise e il fatto di essere diretti e controllati nei piani allenamento e in quelli agonistici. A questi saranno aggiunti con un programma analogo 20-30 atleti delle categorie giovanili considerati talenti e futuri atleti top. In sostanza, ARESE ha affermato che si darà a chi merita, sottointendendo che sarà tolto a chi non si farà inquadrare. Anche in questo caso tiepido applauso dalla platea.

Riassumendo, Franco ARESE ha dichiarato di voler cambiare registro, di imporre un cambio di mentalità alla Federazione, con il piglio da capo di un’azienda che deve portare risultati e arrivare a un bilancio annuale attivo. Non tollererrà più vecchi vizi, come la concessione di favori particolari. Come lo farà? L’impressione è di un comandante del vascello con una rotta in testa, orientato più che da un percorso prestabilito (il Programma) impegnato invece a prendere decisioni giorno per giorno, scegliendo quella di volta in volta che sembra la cosa giusta da fare. Insomma ci chiede di avere grande fiducia in lui, che è già stato un campione e un imprenditore privato capace. Si resta quanto meno perplessi, quando che lo stesso tipico di credibilità era stata richiesta quattro anni fa.

Dall’altro lato gli interventi, definiamoli non istituzionali, hanno messo in luce un insieme di situazioni critiche macro e micro che scardinano la convinzione che questa Federazione abbia finora operato bene. Una sintesi estrema potrebbe essere questa: la gestione federale deve imparare ad ascoltare la base e solo così ci sarà collaborazione per superare la crisi.

fonte: Redazione
fonte foto: Atleticanet

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