MARCO LINGUA, “L’UOMO CHE VINSE DUE VOLTE”

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Le prime imprese da circo, gli ottanta metri nel lancio del martello, le tentazioni del doping, i metodi di allenamento originali. L’estroso atleta delle Fiamme Gialle con l’aiuto dell’amico Gian Mario Castaldi, si racconta in un libro tutto suo. In esclusiva per Atleticanet l’intervista di Simone Proietti agli autori.

Due vittorie che valgono una vita spesa per lo sport: Marco Lingua c’è riuscito, ha raggiunto un posto d’elite tra i migliori martellisti del pianeta ed ha sconfitto le tentazioni del doping, senza mai piegarsi ad alcun aiuto illecito. Due traguardi che il “pazzo” lanciatore piemontese voleva coronare con un libro, un’opera che raccontasse la sua vita e le caratteristiche della disciplina amata. Grazie all’impegno di Gian Mario Castaldi, amico e consulente durante gli allenamenti, il libro è divenuto realtà. Un’opera divertente e mai banale, che raccoglie in sé sfumature biografiche, pensieri e nozioni tecniche sul lancio del martello. Di seguito l’intervista doppia alla scoperta di un personaggio unico nell’atletica italiana:

[SP]: “L’uomo che vinse due volte”, un titolo impegnativo. Perché questo libro e a chi è rivolto?
[Lingua]: Il libro è nato per celebrare la mia vittoria nello sport. Nonostante la mia struttura non fosse proprio ideale per lanciare, grazie alla passione per il martello che mi sostiene dal 1999, ho trovato una preparazione valida, sono l’unico che si allena con questi metodi e sono riuscito a lanciare al limite degli 80 metri, senza nessun aiuto illecito. Il libro è rivolto a tutti quelli che non sono caduti nel vortice del doping, a chi ha tenuto duro come me.

[Castaldi]: Il libro ha due anime, una parte è biografica e una parte è tecnica. Non è un caso: Marco ha sempre sognato di raccontare la sua storia di atleta ed io ho sempre desiderato scrivere una sorta di manuale del lancio del martello. Alla fine ne è venuto fuori un prodotto vario, dai cento volti, che si rivolge ad un pubblico molto eterogeneo, anche per la scelta di usare un linguaggio semplice e accessibile a tutti.

[SP]: Nel testo si dice che sia il primo libro in Italia e forse nel mondo dedicato esclusivamente al lancio del martello e, aggiungo io, alla figura di un grande martellista. Un bel traguardo per tutti e due che va a suggellare un qualcosa di più di una semplice collaborazione. Qual è la qualità migliore che vi riconoscete reciprocamente?
[Lingua]: Riconosco la sua semplicità nel ragionare, un modo di fare positivo e semplice che mi hanno assecondato nelle mie scelte.

[Castaldi]: Io e Marco abbiamo una convinzione in comune, che è alla base del nostro affiatamento e che speriamo di aver trasmesso ai lettori: nella vita le cose più semplici quasi sempre sono le più belle e le migliori, ed il nostro metodo di allenamento si ispira a questa idea. Entrambi siamo personaggi complessi, intendiamoci, ma quando si tratta di “fare atletica” cambiamo pelle e cerchiamo di recuperare quella semplicità e quella genuinità che nello sport moderno sono un po’ andate perse.

[SP]: Marco Lingua è famoso anche per allenarsi da solo a casa sua. Ma non vi è mai balenata in testa l’idea di formalizzare la vostra amicizia in un rapporto tradizionale allenatore-atleta?
[Lingua]: No perché si rovinerebbe il giocattolo. Io mi concentro da solo, quando lancio devo essere istintivo anche in allenamento. E poi sono arrivato a 80 metri, cosa dovrei cambiare nella mia preparazione?

[Castaldi]: Innanzitutto mi pare più giusto, ed anche più bello, che la responsabilità tecnica rimanga alle Fiamme Gialle, e soprattutto al suo allenatore Valter Rizzi, che hanno dato a Marco la possibilità di diventare un campione e l’hanno aiutato a crescere negli anni scorsi, quelli più difficili. Tra l’altro, al di là della gratitudine, sento che si è creato un clima positivo e di fiducia nei confronti del nostro tipo di lavoro e quindi direi che conviene proseguire per la strada intrapresa.
Inoltre il rapporto tradizionale allenatore-atleta presupporrebbe, immagino, che ci vedessimo quotidianamente o quasi per gli allenamenti. Beh, io penso che sarebbe la cosa peggiore per entrambi. Per me addirittura impossibile visto che il mio lavoro mi impegna molto e Marco si allena nelle ore centrali della giornata (senza contare i 200 km di strada tra andata e ritorno). E poi per lui, che quando lancia ha bisogno di trovare feeling solo con l’attrezzo e col movimento: qualunque presenza, anche quella del sottoscritto, è bene che sia saltuaria perché lui riesca a dare il meglio di sé.
Marco più che di un allenatore vero e proprio ha bisogno di una persona con cui confidarsi e con cui confrontarsi, dopodiché le linee dell’allenamento vengono fuori da sole. Credimi, un’ora al giorno di telefono non solo è sufficiente, ma è proprio la cosa migliore!

[SP]: Il libro è strutturato in cinque parti, rievocando il gesto atletico che Marco Lingua ha portato in pedana con buoni risultati. In futuro anche gli avversari prenderanno a modello la rotazione “Lingua”?
[ Lingua]: Secondo me sì. Ho inserito un doppio passaggio sull’avampiede per fare un giro in più. In tal modo prendo più equilibrio e con il quinto giro un atleta basso come me riesce ad entrare in coppia.

[Castaldi]: Credo che la tecnica a cinque giri possa essere veramente conveniente per pochissimi lanciatori. Marco con questo tipo di lancio guadagna quasi un metro rispetto alla tecnica classica, che non è poco, ma nel suo caso concorrono due cause:
1) è un martellista di appena 1,76 metri con un piede taglia 42, quindi non ha problemi a “stare in pedana” (addirittura in allenamento a volte ha lanciato con sei giri…)
2) è un atleta molto coordinato e soprattutto molto rapido. Secondo me ha addirittura rapidità in esubero rispetto alle richieste specifiche del lancio. Insomma, è un centometrista travestito da martellista…
Oggi tutti i principali interpreti internazionali girano attorno al metro e novanta e nessuno di loro ha i dinamismi di Marco. Lingua, insomma, è l’apripista di una pista che non si preannuncia battutissima, diciamo così.

[SP]: Marco Lingua e le sue imprese, tante e forse troppe per essere ricordate tutte. Ma qual è quella più bella che rimane più impressa?
[Lingua]: Mah… ce ne sono tanti. Se dovessi scegliere ti direi lavori estremi come quello di sollevare oltre 200 kg di stacco per 60 volte in mezz’ora. E’ qualcosa di terribile! Poi ovviamente gli 80 metri nel martello (record personale di 79,97 ottenuto nel 2008)

[Castaldi]: L’undicesima impresa più bella è stata la vittoria di Spalato ai Campionati Europei di Lanci Invernali lo scorso marzo, perché è quella che lo ha rivelato al grande pubblico. Le prime dieci invece te le dico tra qualche anno, perché sono convinto che il bello debba ancora venire. Spero che una di queste sia ambientata a Londra…

[SP]: E la più pazza?
[Lingua]: Tirare pullmann con i denti roba da lasciarci le mandibole. Ma anche il salto mortale non è male, del resto se vivi nel terrore di far qualcosa non concluderai mai niente.

[Castaldi]: A parte le sue “goliardate”, mi fa impazzire quando c’è una gara, magari di sollevamento pesi, a cui i suoi superiori non vogliono che partecipi, e lui la va a fare lo stesso di nascosto, salvo poi essere scoperto subito (visto che di norma le vince tutte e la Gazzetta pubblica i risultati). Lì c’è tutto Marco Lingua, il campione incontenibile e il bambino ancora più incontenibile e incorreggibile. Prima o poi si farà un mese in caserma a sbucciare le patate. Ben gli sta.

[SP]: Che ruolo hanno avuto Fiamme Gialle e Fidal nella crescita professionale di un campione come Marco Lingua?
[Lingua]: Le Fiamme Gialle hanno significato tanto, grazie a loro riesco ad allenarmi da professionista, a tempo pieno. La Fidal poco, loro non mi pagano e raduni non ne faccio

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[Castaldi]: Delle Fiamme Gialle ho già detto, e la sua gratitudine nei loro confronti è anche la mia. Con la Fidal il discorso è più delicato. In passato il rapporto è stato piuttosto burrascoso perché la struttura tecnica non concepiva e non credeva che per lui allenarsi da solo fosse la cosa migliore. Adesso però credo che i risultati parlino da sé e si spera che dall’anno prossimo la sua proverbiale allergia per i raduni venga accettata ed assecondata. Comunque se ci sono da fare delle gare Marco Lingua corre, ci mancherebbe: la maglia azzurra è sacra.

[SP]: Le Olimpiadi di Pechino sono finite nel modo peggiore, con tre nulli in qualificazione. Quali i pensieri di quei momenti? Ci sarà modo e tempo di riprovarci?
[Lingua]: Purtroppo lo sapevo già alla vigilia di andare a fare una brutta figura. Ho avuto un problema fisico alla schiena nei 15 giorni precedenti alla gara, a causa di un massaggio fatto male durante il raduno preolimpico. Ero bloccato dal dolore. Sono stati momenti terribili, la muscolatura aveva perso di elasticità, ero lento e l’emozione olimpica ha fatto il resto. Insomma non c’era il vero Marco Lingua in pedana. Comunque la lezione è che non devo farmi vedere da nessuno. Secondo me nel 2012 la partecipazione olimpica è possibile, tutto starà proseguire con determinazione e con la volontà di affrontare enormi sacrifici. Ma già ai Mondiali del prossimo anno potrò farmi valere…

[Castaldi]: Agosto è stato un mese bruttissimo: non riuscivamo a credere che gli eventi fossero precipitati in una maniera così incredibile. Dopo una stagione esaltante è stata una vera e propria secchiata d’acqua gelida. Abbiamo pensato di tutto, ma ne siamo venuti fuori più forti di prima. Più forti e più consapevoli che davanti ci sono almeno altri quattro anni di grande atletica.

[SP]: Discorso doping… il lancio del martello quest’anno ha fatto presumibilmente altre due vittime illustri, l’argento e il bronzo di Pechino, Vadim Devyatovsky e Ivan Tsikhan. Quali i pensieri al riguardo?
[Lingua]: E’ chiaro che se non hai un giusto dinamismo ed un sistema ormonale naturale di un certo tipo, per lanciare lontano devi ricorrere al doping. Le sostanze dopanti ti consentono di diventare più veloce e più forte di circa il 20-30% rispetto a prima. Ciò significa che un atleta che lancia 72 metri può arrivare a lanciare 80 metri e più. A me dà enorme fastidio vedere certa gente che sta davanti, sapere che non potrò mai vincere un Mondiale e magari passare anche per un atleta mediocre che non ha mai vinto nulla.

[Castaldi]: I dopati ci sono e ci saranno sempre. Quando uno ti batte non puoi sapere se lo ha fatto lealmente. Per presumere che un atleta che supera i test antidoping sia pulito bisognerebbe presumere che i test siano infallibili, ma non mi sembra il caso. Vadim Devyatovsky e Ivan Tsikhan erano due clienti scomodi e l’anno prossimo ai Campionati Mondiali di Berlino non ci saranno. Tutto qui.

[SP]: Praticamente voi due insieme avete plasmato una vera e propria metodologia di allenamento, simpaticamente chiamata “metodo Castaldi-Lingua”. Ci dobbiamo aspettare ulteriori esperimenti?
[Lingua]: Sì sicuramente. Io ascolto sempre il mio fisico e modulo gli allenamenti in funzione dei risultati che ottengo

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[Castaldi]: Il Programma Castaldi-Lingua non sarà certo una realtà statica nel tempo, anche se le linee guida ormai sono tracciate. L’anno scorso abbiamo deciso quali sono i mezzi e i metodi allenanti, quest’anno lavoreremo più sulla “calibratura”: carichi, scarichi, recuperi eccetera. Credo che l’unica novità sostanziale sarà una maggior attenzione al lavoro sulla tecnica

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[SP]: Quali sono i modelli che avete seguito in questi anni, e perché siete arrivati ai famosi cinque movimenti?
[Lingua]: I cinque giri sono stati una mia invenzione che ho provato per la prima volta in allenamento lo scorso mese di maggio. In realtà già li avevo provati in passato ma non mi trovavo bene perché avevo poca forza, adesso la situazione è molto differente.

[Castaldi]: Ai cinque giri, come ho detto prima, ci siamo arrivati per ovviare alla statura (bassa) di Marco e per sfruttare la sua dinamicità (alta). Veri modelli tecnici non ne seguiamo: nel lancio si cerca soprattutto un idea di “centratura”, vale a dire stare molto raccolti attorno all’asse di rotazione, senza curarsi troppo di angoli e caricamenti. Il lanciatore che più ha incarnato tutto ciò e a cui un po’ ci ispiriamo è stato lo statunitense Lance Deal. Anche lui forte fisicamente, basso e con le leve corte effettuava un lancio “olio e limone”, molto centrato, pochi fronzoli e via andare.

[SP]: Qual è il prossimo sogno che vorreste veder realizzato?
[Lingua]: Come primo obiettivo vorrei centrare un record italiano per rimanere nella storia nel lancio del martello, poi ovviamente mi piacerebbe vincere qualche medaglia.

[Castaldi]:Un record italiano con la maglia azzurra addosso. Se suonano anche l’inno di Mameli buon segno.

[SP]: Ultima domanda: i giovani che leggeranno il libro quale messaggio in particolare dovranno esser capaci di cogliere?
[Lingua]: Vorrei che arrivassero loro due messaggi: il primo è che devono imparare ad entrare in sintonia con il proprio corpo, comprenderne i bisogni per impostare una preparazione il più possibile equilibrata. Il secondo di non cadere nella rete del doping, riuscire ad ottenere risultati buoni senza doping ti fa star bene, anche se non arriva la medaglia. E vincere con il doping non ti farà mai sentire un vero campione.

[Castaldi]: Se hai un talento le cose da fare sono due: la prima è farlo diventare un sogno e la seconda far diventare il sogno una realtà. Quest’ ultimo passaggio spesso implica un sacco di rinunce e di sacrifici ma ne vale davvero la pena.

p.s. Il libro, 248 pagine con foto all’interno, è edito dalla casa Edizioni Acar (www.edizioniacar.net), e sarà in vendita in tutte le librerie entro il 20 dicembre.

fonte: Redazione
fonte foto: Redazione

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