TALOTTI TROVA IL SUCCESSO A DAKAR: 2.25

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Arriva dal saltatore in alto Alessandro Talotti la migliore prestazione della piccola colonia azzurra impegnata in Senegal per la tappa africana del World Athletics Tour. Si esalta nel lungo l’eroe di casa Ndiss Kaba Badji, poi il solito grande Cantwell nel peso.

Una buona notizia ed una speranza che riprende vigore dopo i periodi bui delle ultime stagioni. Alessandro Talotti sembra aver imboccato la strada giusta in questo 2009, già partito con il secondo posto agli Italiani indoor e che prosegue ora con il primo posto nel debutto all’aperto a Dakar. Un salto a 2,25 per concretizzare la prima vittoria italiana nel circuito dei grandi meeting mondiali, e per mettere la prima pietra di una escalation che dovrà toccare l’apice ai Campionati Mondiali di Berlino. Per ora la soddisfazione è di aver battuto un bel gruppetto di avversari impegnativi: tra questi la promessa del Botswana, Kabelo Kgosiemang, secondo con 2,20, l’ucraino Bondarenko, terzo con 2,15, stessa misura dell’altro azzurro Giulio Ciotti e cinque centimetri meglio del fratello Nicola. Fa ancora un certo effetto poi ritrovare il bahamense Donald Thomas, campione mondiale in carica, all’ultimo posto con un mediocre 2,10, un altro buon motivo per tornare a sorridere.

Altre presenze azzurre a Dakar erano quelle di Luca Verdecchia sui 100, di Nicola Trentin nel lungo e di Magdelin Martinez nel triplo. L’italo-cubana non è andata oltre il terzo posto con un regolare 14.09, in una gara caratterizzata da un forte vento oltre i limiti e dominata da Yamile Aldama, che si è imposta con 14.32 sulla slovena Sestak non meglio di 14.19.
Nello sprint Verdecchia ha chiuso al quinto posto con un modesto 10.61, nettamente dietro allo statunitense Mark Jelks, primo in 10.27, crono tutt’altro che irresistibile se si tiene conto delle generose folate alle spalle. Proprio Jelks ha poi ripetuto il primo posto nei 200, con 20.87 sul connazionale Joshua Norman.

Chi ha saputo ottimizzare la brezza a favore ed il tifo della sua gente è stato il saltatore Ndiss Kaba Badji, finalista nelle scorse Olimpiadi di Pechino, capace di far sua la gara con un atterraggio a 8,29, misura di tutto rispetto sia pur con un vento oltre i limiti di +2,3 m/s. Nettamente staccati tutti gli altri, con il marocchino Yahya Berrabah, secondo con 8,01, a seguire Garenamotse con 7,89 ed il nostro Nicola Trentin sesto con un anonimo 7.36.

Dagli Stati Uniti quei pochi che si sono presentati hanno fatto man bassa. A cominciare da chi ha ottenuto la migliore prestazione del meeting, il gigante del peso Christian Cantwell, protagonista in pedana con un lancio da 21.53, oltre un metro e mezzo meglio del rivale Reese Hoffa, ancora lontano dalla forma migliore. Tra le donne bel duello si è verificato fra le tedesche Hinrichs e Kleinert, con quest’ultima battuta 19.19 a 18.82. Per la Hinrichs si tratta del suo nuovo primato personale.

Un trionfo tutto americano è poi arrivato dallo sprint femminile, con Stephanie Durst a precedere nei 100 la connazionale Angela Williams, 11.10 a 11.22, e poco più tardi nei 200 con Brianna Glenn, 23,13 sulla britannica Joyce Maduaka. Tempi discreti ma viziati da un vento a favore che ha toccato punte di quasi sei metri al secondo.

Sul giro di pista il Botswana ha fatto doppietta con Isaac Makwala e la forte Amantle Montsho, quest’ultima capace tra l’altro di mettere in riga con un discreto 52.30 l’americana Monica Hargrove. Solo quinta l’altra statunitense Dominique Darden, vittoriosa però sui 400 ostacoli.

Da segnalare infine i primi posti dell’etiope Deresse Mekonnen sui 3000 metri, vinti in 7:44.68 sul keniano Thomas Longosiwa, e di Geoffrey Kipkoech Rono sugli 800 con 1:49.72, entrambi i risultati appesantiti dal forte vento contrario nel rettilineo opposto all’arrivo.

Nella foto: il senegalese Badji impegnato nel meeting di Rieti 2008

fonte: IAAF
fonte foto: Simone Proietti per Atleticanet

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