SECONDA TAPPA DEL GRAND PRIX DI MARCIA

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La seconda tappa del Grand Prix di Marcia, svoltasi a Pescara domenica 19 aprile, merita più d’una riflessione di carattere tecnico. La distanza ‘atipica’ (almeno per gli atleti olimpionici) dei 10 km può dire poco o nulla della condizione di un cinquantista, ma offre comunque elementi di interesse circa lo stato di forma dei ventisti (ventiste comprese) in vista dei prossimi impegni internazionali.
Pescara ha offerto lo spettacolo di una partenza unificata e quindi ‘affollata’ (Allievi/e, Junior m/f, Promesse m/f, Senior m/f e Masters, per un totale di 78 partenti), unitamente alla performance notevole di Elisa Rigaudo, seguita a meno di un minuto dalla ritrovata Rossella Giordano. Molta ‘carne al fuoco’ quindi.
 

Le condizioni meteorologiche: temperatura 16°, vento 4 nodi da nord, cielo coperto e umidità al 76%.

Il percorso: piatto con due lunghi rettilinei di 400 e 800 metri circa ognuno, due curve a gomito in prossimità di incroci stradali e due giri di boa. Ho provato a rimisurarlo con la mia rotella metrica ed ho scoperto che… mancavano 29m ai 2000m dichiarati! Quindi non 10 ma 9,855 Km. Come dire, tempi più leggeri di circa 36-38” per i primi, Rigaudo compresa. Dovete però fidarvi: pur avendo dimestichezza in affari del genere, non sono un omologatore di percorsi.

Il giudizio (azione dei giudici): ‘tranquillo’, ‘soltanto’ quattro squalificati. Ma questo è un commento che potrebbe suonare sarcastico per gli atleti sanzionati nel modo più pesante (gli squalificati, appunto), oltreché affatto oggettivo e quindi irriguardoso nei confronti della giuria stessa. Non essendo in possesso del Summary della gara (per i non addetti ai lavori è il documento riepilogativo dove vengono annotati richiami ed ammonizioni) e non ricordando i ‘rossi’ (coi relativi ‘proprietari’) sul tabellone delle ammonizioni, poco, se non nulla, posso dire di quanto è accaduto sul fronte ‘spalettamento’ (richiami-ammonizioni, per i non addetti al lessico famigliare del taccopunta). Due cose però le voglio dire ugualmente: due dei quattro squalificati, Alberto Contu (Cus Sassari) e Andrea Previtali (U.S. Scanzorosciate) – quest’ultimo junior primo anno – non mi sembravano così ‘malvagi’ tecnicamente. Contu forse ha beccato una giornata storta; esprimeva una marcia un po’ troppo ‘agile’ (frequenze frequenze frequenze) agli occhi di chi giudicava e forse anche ai miei. Io però non lo avrei tirato fuori dalla competizione. Ma io non sono un giudice.
Andrea Previtali è un atleta acerbo, con una marcia su cui c’è da lavorare abbastanza (in certe fasi della gara mi sembrava in anticipo nel completamento della fase di spinta, le anche che ‘entravano’ poco, con conseguente tendenza allo sbloccaggio), ma che non avrei sanzionato con l’’esiziale’ terzo rosso. Ma io non sono un giudice.

Prestazioni dei “top walkers”: se dovesse far fede la mia misurazione i tempi di alcuni tra i migliori andrebbero così ritoccati: Schwazer e Rubino, primo e secondo a braccetto, 41:36 e rotti (anziché 41:00 e 41:01); Elisa Rigaudo, prima tra le donne, 43:09 (anziché 42:32); Rossella Giordano, seconda, 44:06 (anziché 43:28); Orsini, terza, 46:49 (anziché 46:09); Macchia (il primo junior) 44:47 (anziché 44:08); Antonella Palmisano (la prima junior) 48:21 (anziché 47:39).
Una sorta di passeggiata a ritmo controllato per i primi due classificati, quindi. Ma va bene così. La stagione è lunga assai. Notevole invece la prestazione della Rigaudo, anche quella ‘appesantita’ di 37 secondi; costituirebbe comunque il suo personale (il precedente era 43:26). Lo stesso discorso vale per Rossella Giordano che, a 37 anni, ha ritrovato lo smalto dei tempi migliori.
Gisella Orsini gestisce una gara dignitosissima e intelligente: sabato prossimo difenderà i colori azzurri nell’incontro internazionale di marcia a Podebrady (Rep. Ceca). Anche Riccardo Macchia gestisce in modo prudente la sua gara; anche lui sabato sarà a Podebrady.
Antonella Palmisano, primo anno tra le junior, ha offerto nuovamente un esempio di classe limpidissima, attraverso l’espressione di un gesto tecnico netto ed efficace. Sarà a Podebrady pure lei.

I Masters, il sale della marcia: Se non ci fossero bisognerebbe inventarli, e non è il solito luogo comune. I Masters della marcia a Pescara hanno portato il loro consueto contributo di simpatica energia, di volontà, tenacia, di agonismo composto e intelligente e, soprattutto, di grande temperanza (anche quando veniva impedito loro il cammino, per effetto della disattenzione di certo pubblico, impegnato ad applaudire i primi all’arrivo). Forse più di Alex Schwazer ed Elisa Rigaudo rappresentano un esempio, possibile, per quanti volessero avvicinarsi ad uno stile di vita salutare, semplice, a misura d’Uomo, agonismo compreso.

 

 

fonte: Mario De Benedictis
fonte foto: Mario De Benedictis

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