TOP CLUB CHALLENGE, PARLANO LE SOCIETA’

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Testo introduttivo provvisorio relativo alla migrazione del sito Atleticanet verso il nuovo server. Riempimento ad hoc per risoluzione a video a 1024

 

Dubbi e domande sulla formula del Top Club Challenge c'erano state prima e durante lo svolgimento della manifestazione con diverse defezioni di cui abbiamo già parlato in precedenza. Tuttavia, a margine di quelle che possono essere le impressioni "da fuori", abbiamo reputato opportuno ascoltare direttamente le società interessate, per fornire ai nostri lettori maggiori indicazioni sulla gara e su come questa viene considerata dalle società direttamente interessate.
 
Fissiamo subito alcuni punti: l'approfondimento che proponiamo non fornisce dati statistici oggettivi perché non tutte le società sono state interpellate. Abbiamo raccolto i pareri delle due società vincitrici, più altri club a campione. La nostra indagine ha il solo scopo di fornire elementi di riflessione sul Top Club Challenge e sulle attività di squadra delle società di atletica leggera.
 
Le risposte che abbiamo ricevuto sulla manifestazione sono tutte abbastanza negative ma non mancano pareri difformi, a testimonianza che non tutto è da buttare e che i pareri non sono così unanimi come si potrebbe pensare. Ci auguriamo che quanto segue qui sotto possa essere un utile contributo ai futuri progetti che la Fidal vorrà attuare a favore delle società.
 
FIAMME GIALLE (Squadra vincitrice per il settore maschile)
Gabriele Di Paolo, comandante I° nucleo atleti Fiamme Gialle:
Il Top Club Challenge è una manifestazione nata per rappresentare l’eccellenza dell’atletica italiana. Purtroppo è stata un po’ svilita per situazioni contingenti, legate ad aspetti che sono comprensibili: alcune società civili hanno voluto risparmiare risorse economiche, rinunciando ad una costosa trasferta che servirebbe solo per fare da “comparse”.
Il problema comunque rimane e il livello tecnico non è degno di assegnare una partecipazione internazionale. Ci hanno chiesto se eravamo disponibili ad uscire dai Campionati di Società e l’abbiamo fatto, ma ci hanno offerto una vetrina che l’atletica non merita e che oltretutto va a discapito degli atleti. Non si può continuare così, a meno di trovare una data più felice, con diversa programmazione e promozione.
 
FIAMME AZZURRE (Squadra vincitrice per il settore femminile)
Marcello Tolu, responsabile del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre:
Questo Top Club Challenge è inutile, prima di tutto per un motivo prettamente tecnico. Infatti ci confrontiamo con alcune società di livello amatoriale, senza nulla togliere a loro, ma ciò è avvilente sia per loro che per noi e contraddice il nome stesso della manifestazione. Il fatto di dividere così nettamente il mondo “militare” e “civile” è oltremodo penalizzante per lo sport, non possiamo fare distinzioni di questo tipo. Inoltre non è ben chiaro cosa si vinca qui, infatti la qualificazione alla Coppa dei Campioni non è un grosso premio, ma ci piacerebbe conquistarla misurandoci con tutti: è questa la nostra massima aspirazione. Ma il confronto non sarà mai alla pari, perché non possiamo tesserare chi vogliamo, per via dei regolamenti. Il primo grande spartiacque è la scelta della squadra maschile o femminile, poi il limite di tesseramento globale tra uomini e donne.
La scelta politica fatta dalle Fiamme Azzurre è stata di investire sui giovani: è nostro dovere farli crescere e sostenerli nel miglior modo possibile ai massimi livelli. Siamo molto soddisfatti e vorremmo continuare, abbiamo una squadra con tante atlete brave e giovani. La nostra non è una gestione centralista, ma interveniamo solo quando se ne manifesta l’esigenza. Da parte nostra c’è la disponibilità a creare settori giovanili e abbiamo dato un grande ventaglio di possibilità alla Fidal. Non facciamo polemica, chiediamo solo di discuterne, perché così non si può andare avanti, lo dico con estrema chiarezza.
 
ATLETICA VOMANO BRUNI PUBBLICITA'
Gabriele Di Giuseppe, dirigente e direttore tecnico:
La Bruni atletica Vomano, pur risultando per due anni consecutivi la prima società non militare d'Italia nutre forti dubbi sull’efficacia della formula del Top Club Challenge. Se è pur vero che non è particolarmente elegante da parte delle società qualificate disertare la manifestazione è altrettanto vero che un “campionato” così strutturato aggiunge ulteriori spese per le Società civili. In definitiva, che il futuro regolamento sia questo o un altro, un punto deve essere comunque rispettato: l'incentivazione economica delle società a partecipare. E' irragionevole chiedere alle società di sostenere costi elevati a fronte di un limitato ritorno di immagine, perché giustamente la maggiore attenzione si pone ai campioni dei Club Militari.
Sul fronte propositivo la nostra società ha anche espresso un’idea di progetto che potrebbe dare un senso alla manifestazione. Si potrebbe pensare ad una gara a 8 squadre di cui 4 militari (a contendersi di fatto i posti per la coppa europa per clubs) e 4 team di rappresentative atleti civili (Nord Est, Nord Ovest, Centro e Sud). Queste quattro aggregazioni andrebbero a competere alla pari con le militari nelle diverse gare del programma. Così facendo si avrebbe uno scontro stimolante, ritorno di immagine per gli atleti, ma soprattutto per l’atletica leggera tutta e di conseguenza minori spese per le squadre civili che si potrebbero concentrare con maggior incisività sui Campionati Italiani di Società che di contro piacciono nella loro attuale strutturazione.
Per chiudere, una preoccupazione che proviene dalla lettura sul sito Fidal delle diverse news. Sembra sempre più trasparire la tendenza a tenere le Società in un ruolo secondario in relazione agli atleti, tirando sempre in ballo il concetto che l'atletica è uno sport individuale. Dal nostro modesto punto di vista, come credo anche dal punto di vista di tutte le società civili, l'atletica esiste solo se esistono le società. L'Italia ha mutuato dal calcio il concetto di squadra e i partner commerciali sono disposti ad investire denari solo se c'è una squadra di riferimento. Il solo atleta non è quasi mai una leva commerciale significativa. Questo, alla fine dei conti significa che se non si ristabilisce la centralità delle società nel sistema atletica, questa collasserà perchè l'assenza di società significa assenza di vivaio giovanile e di relativa individuazione del futuro campione. Ci auguriamo che la Fidal sia di aiuto in questa delicata operazione culturale da realizzare verso tutta la società civile.
 
ATHLETIC CLUB 96
Bruno Telchini, presidente della società:
La nostra società considera fondamentale ogni manifestazione che consente ai clubs di avere un corretto ritorno d'immagine. Immagine che ogni società deve saper costruire col tempo, con il lavoro sugli atleti e con particolare attenzione alla buona comunicazione. Nella realtà in cui operiamo siamo riusciti nell'intento e i nostri partner commerciali rispondono adeguatamente.
Il Top Club Challenge si inserisce perfettamente in questo ragionamento, per cui la nostra società valuta senz'altro positivamente l'esistenza di questa manifestazione di cui apprezza peraltro l'immediatezza e la semplicità dei punteggi e relativa classifica. Per noi concorrere nel Top Club Challenge è un'opportunità agonistica stimolante e una passerella di sicuro impatto per i nostri sponsor e per il nostro territorio. Da aggiungere poi che la presenza dei gruppi militari è una grande vetrina per i nostri migliori atleti che hanno così la possibilità di mettersi in evidenza ai massimi livelli nazionali (come quest'anno è successo per l'astista Manfred Menz o per il lunghista Putzu).
Il discorso cambia un po' nel Campionato di Società i cui regolamenti di questi ultimi anni hanno reso troppo complicato il calcolo delle classifiche con relativa difficoltà per le società di pensare una strategia adeguata per competere al meglio. Tanto bene fa la Fidal a coordinare il campionato con un'attività informatica di prim'ordine quanto poco bene fa la stessa Fidal a complicare senza alcuna necessità un regolamento che per sua natura dovrebbe essere semplice, immediato e di rapida comprensione.
Per concludere, se qualcosa deve essere cambiato, noi guardiamo di più verso una riforma regolamentare dei CdS che non alla soppressione o modifica del Top Club Challenge, che nella sua strutturazione reputiamo più che adeguato agli obiettivi che si prefissa.
 
ACSI PALATINO CAMPIDOGLIO
Giovanni Lo Giudice: presidente della società:
Dopo la seconda edizione del Top Challenge s’impone una riflessione su tutto il comparto dei Campionati di Società. Le formule in sé possono essere numerose, tutte discutibili e nessuno crediamo al momento ha la verità in tasca. Si possono proporre nuove formule, ma la parte più tecnicistica la lasciamo ai dirigenti ed ai funzionari della Federazione che debbono tradurre nel pratico le esigenze societarie.
Il discorso sarebbe lungo e dovrebbe innanzitutto partire dal ruolo dei tecnici societari, categoria ormai benemerita e che se la crisi perdurerà si avvierà verso la santificazione. In poche righe alcune linee guida.
Ad ogni Finale Nazionale dei Campionati di Società dovrebbe corrispondere un adeguato premio in denaro, oltre al rimborso chilometrico (già molto basso) che è proporzionato per tutti in base al numero degli atleti e dei chilometri percorsi. Facciamo un esempio per farci comprendere. A cosa serve la classifica combinata del CdS di Cross se poi a questa non viene abbinato neanche il rimborso? Si portano 3 o 4 squadre, si riesce ad arrivare nelle prime 8 e poi non si viene rimborsati neanche di un centesimo. O la si abolisce oppure deve essere almeno equiparata alle altre classifiche. Non siamo molto appassionati sulla disputa civili/militari. Sono due mondi complementari e non in contrapposizione. Dobbiamo porci una domanda: il nostro sport ha la forza, il dinamismo, le capacità per attirare risorse economiche che possano remunerare tecnici ed atleti in modo adeguato? La prospettiva per un futuro campione olimpico, è quello di guadagnare tra i 1000 ed i 1200 euro al mese che ti può dare un club militare? Oppure dobbiamo reinventare un sistema atletica che permetta ai nostri tecnici di avere almeno dei rimborsi pari ad un tecnico di serie C di pallavolo o pallacanestro?
La struttura del CdS in questo è fondamentale, perché, al momento attuale è l’unica (o una delle poche) vetrina televisiva per una società di atletica. Quando rientreranno nel nostro sistema marchi come FIAT, IVECO, SNIA, ecc? Se non ripartirà il volano, visibilità, appeal, risorse, l’unica prospettiva, per i nostri atleti, sarà quella dei GS Militari. Sia ben chiaro, gruppi benemeriti, che hanno sopperito ad anni di crisi dello sport italiano tutto, non solo quello relativo al nostro sport.
Non abbiamo la soluzione in tasca ma vediamo quello che hanno fatto nel nuoto (sport con altre caratteristiche, dove il business privato è certamente di altro livello): doppio tesseramento e CdS solo delle società “civili”. Se poi al Top Challenge non partecipano, per motivi diversi, una società militare come la Forestale, o la società campione d’Italia donne con 7 titoli consecutivi, vuol dire proprio che ci si deve inventare un’altra cosa.
Ultima nota, è quella relativa ai regolamenti maschili e femminili. La differenza del numero dei tesserati imporrebbe anche una differenziazione dei regolamenti. Imporre nel CdS la presenza di 2 allievi, 2 junior e 2 promesse in campo maschile non fa cambiare quasi nulla, in quello femminile crea numerosi problemi.
 
LA FRATELLANZA 1874 MODENA
Serafino Ansaloni, presidente della società:
Sapere tre giorni prima di dover affrontare un impegno del genere, non è molto sensato. La società è andata incontro a varie difficoltà sia nel costituire una squadra sia nella logistica e sia nel sostenere l'alto costo della trasferta. La dimostrazione che queste difficoltà sono state sentite da molti sta nel fatto che molte società hanno rinunciato a parteciparvi. Come squadra non potevamo esimerci nel partecipare anche perchè eravamo felici di essere entrati nella rosa dei team che ne potevano prendere parte, il nostro obiettivo è stato quello di aderire con una squadra formata da giovani, sia per dare loro l'opportunità di confrontarsi con il meglio dell'atletica italiana e sia per fargli fare esperienza, cercando al contempo di non sfigurare. E' in questo credo che come società abbiamo raggiunto quanto prefissatoci.

 

fonte: Redazione

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