CAMPIONATI NCAA A FAYETTEVILLE

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Gale_RuppSi sono disputati nello stadio dell’Università di Arkansas, dedicato a John McDonnell, l’allenatore più blasonato della storia nell’atletica americana, i Campionati NCAA, atto finale della stagione universitaria USA e massima manifestazione planetaria per atleti non (ancora) professionisti. Come da tradizione i risultati tecnicamente più interessanti sono arrivati da velocità ed ostacoli, ma il protagonista numero uno è stato il ventitreenne Gale Rupp, mezzofondista di Oregon U che si propone come l’erede di Steve Prefontaine nel cuore degli americani.
Già ragazzo prodigio nella high school, pupillo del coach Vin Lananna a Eugene, noto a livello internazionale da un paio d’anni (27:33.48 il pb sui 10K, tredicesimo ai GO di Pechino), Rupp centra la doppietta 5/10k ed entra nella storia come l’unico mezzofondista ad aver vinto 5 titoli individuali NCAA in una stagione (già in bacheca cross, 3/5K indoor), impresa a suo tempo non riuscita neppure al leggendario Henry Rono! Due gare con storie diverse ma ugualmente interessanti: nei 10.000m (giovedì) il kenyano Sam Chelanga (quest’anno sceso a 27:28.48 CR collegiate record) e l’australiano Shawn Forrest (alfiere di Arkansas U, beniamino di casa) la mettono giù dura (2:43 il primo mille) e Rupp corre ad elastico, perde qualche secondo e poi recupera. Da metà gara (14:00) è corsa a tre, il ritmo cala per il caldo, e l’atleta di OU domina in volata (28:21.45, ultimo giro in 58). Nei 5.000m (venerdì) il ritmo è talmente blando che il nostro eroe si permette uno stop per aggiustarsi una scarpa (sic!) per un finale senza storia, 14:04.12 il tempo finale. Il suo compagno Andrew Wheating si aggiudica gli 800m dopo uno splendido duello col texano Tevan Everett (1:46.21 a 1:46.27); quest’ultimo, in testa fin dal primo metro (insano il suo passaggio ai 200 in 23.7!), cede solo nel finale ma dimostra un grande talento che, affinata la tattica di gara, potrebbe portarlo lontano. Il dominio di Oregon nel mezzofondo non si completa per la deludente prova nei 1500m del favorito Matthew Centrowitz, dicianovenne figlio d’arte, già sotto i 3:37.0 quest’anno, ma solo ultimo nella sua batteria. Qui in finale esplode la classe del giovanissimo German Fernandez (classe ’90) che domina lo sprint finale dopo aver sempre comandato la gara con grande personalità (3:39.00 il suo tempo).

La velocità, si diceva. Mercoledì i 100m partono subito col botto, complice il vento favorevole entro i 2 m/s, con 6 atleti sotto i 10.20, capeggiati da Trindon Holliday (10.00 +1.4), Jacoby Ford (10.01 +0.19), D’Angelo Cherry (un 10.04 +1.7 che lo porta al 3° posto della lista all-time) e Jeremy Hall (10.19 +0.9), vincitori delle rispettive batterie. Nelle semifinali il vento gira e i tempi si appesantiscono: vincono Ford (10.26 -0.3) e Holliday (10.14 -0.1). Venerdì la finale, attesa rivincita tra il compatto Ford (1.75×79), già vincitore dei 60m indoor, ed il “piccolo” Holliday (1.65×72), eterno piazzato (2° quest’inverno, 2°/3° sui 100 nel 2007/8). Condividono una particolarità: pur essendo i migliori sprinter del momento a livello di college, il loro interesse primario nello sport è il football americano dove sono tra i leader dei loro team universitari (rispettivamente Clemson e LSU). La partenza migliore è di Ford che però a metà gara si rialza per un infortunio (concluderà comunque la gara in 14:34), lasciando via libera al rimontante Holliday che centra così in 10.00 (+0.3) il suo agognato titolo NCAA. La barriera dei 10 sec. sembra per lui stregata: già con un pb di 10.02, quest’anno ha corso 2 volte in 10.00 e un’altra in 10:01… La velocità prolungata è nel segno di Florida State: nei 200m Charles Clark succede al celebre compagno di squadra Walter Dix (20.55 con v. -1.6), nei 400 dominio di Jonathan Borlée con un pregevole 44.78 (quarto il gemello Kevin). E’ un successo storico di un europeo in questa specialità da sempre dominio americano con qualche inserimento giamaicano; certo, gli Usa hanno perso per infortunio in semifinale il loro miglior rappresentante (Gil Roberts 44.86 quest’anno), ma il giovane belga, già autore di un notevole 43.6 in finale di staffetta a Pechino, ha strameritato il successo. E la “rivoluzione” si completa nella 4×4 dove i due Borlée trascinano Florida State ad uno storico successo (2:59.59), fantastico il 43.78 di Jonathan in ultima frazione.
E poi gli ostacoli, la gara sul giro di pista era fra le più attese per il confronto fra Jeshua Anderson, Johnny Dutch (oro e argento ai mondiali junior del 2008) e Justin Gaymon (lo scorso anno 4° ai trials col personale di 48:46) e non ha deluso. I primi due, ventenni, hanno lottato fianco a fianco per l’intera gara, con Anderson (campione in carica) che la spunta alla fine in 48.47 contro 48.62, malgrado un’incertezza sul penultimo ostacolo. Lontano terzo Gaymon (49.02), mai in lizza per la vittoria. Nell’intervista post gara Anderson lamenta il tempo perso per l’infortunio patito a Walnut a metà aprile, quando cadde nelle Mt SAC Relays. In vista dei trials mondiali, con Kerron Clement già qualificato come defender, la lotta per la terza piazza si prospetta molto interessante (assunto che B.Jackson e A.Taylor paiono intoccabili). Nei 110H notevole successo del ventenne Ronnie Ash, fisico massiccio che ricorda Mark Crear, dominatore della prova in 13.27 con 2 metri di vento contrario! Staccatissimo il favorito Mark Richardson, campione uscente (13.49).
Nei concorsi su tutti una gran gara di triplo vinta dal giovanissimo, classe ’91, Will Clay (17.25 ventoso, 17.20 reg.) davanti al sorprendente Julian Reid (17.10w) ed al campione mondiale junior in carica Christian Taylor (16.91w).
Ma non bastano i successi di Makusha nel lungo (8.11w) per Florida State né quello di Eaton nel decathlon per Oregon (un ragguardevole 8241), per il titolo la spunta Texas A&M con un team privo di stelle ma molto solido, malgrado il flop della 4×100.
Discorso simile in capo femminile, buoni risultati nello sprint ma l’atleta di maggior spessore tecnico in assoluto è una mezzofondista, Jennifer Barringer. La rappresentante di Colorado U., 23 anni da compiere ad agosto, già nota come siepista a livello mondiale (9.a a Pechino col primato americano di 9:22.26), quest’anno è maturata con grandi miglioramenti su tutte le distanze (8:42.03 sui 3K indoor, 15:07.64 sui 5K) fino ad un sorprendente 3:59.90 sui 1500m, giungendo seconda al Pre Classic ad un centesimo da Burka e nettamente davanti ad Alminova. Partita decisa all’attacco del suo primato nazionale, si è dovuta accontentare del record dei Campionati (9:25.54) con le altre staccatissime. All’arrivo non ha saputo trattenere un’espressione di disappunto, ma i recenti impegni (da ultimo la gara di Eugene) si son fatti sentire nel finale. Ma il talento e la grinta ci sono, non mancheranno presto altre occasioni. Come lei stessa ha recentemente dichiarato: “Le siepi sono ancora una specialità giovane per le donne, penso di poter correre in 9 minuti, ma so anche che prima devo fare 9:21.0…” Brava Jenny!
La velocità femminile ha proposto il talento di Alexandria Anderson, 22enne texana scesa sui 100m a 11.02 (v+1.4) in batteria e poi vincitrice in finale con un normale 11.20 (-0.5) di misura su Jessica Joung (11.22). Nella staffetta 4×100 le ragazze di Texas A&M (K.Carter, P.Lucas, D.Duncan, G.Mayo) migliorano con 42.36 il CR detenuto dal lontano 1989 da LSU, allora trascinata da Dawn Sowell, i cui primati su 100 (10.78) e 200 (22.04), stabiliti nella stessa manifestazione, sono tuttora intoccabili. Questo risultato conferma l’eccellente lavoro di Pat Henry, sicuramente uno dei coach più bravi negli States. E non è quindi un caso che il suo team si sia aggiudicato la prova a squadre, grazie anche alla prova della Lucas, vincitrice dei 200m in 22.81 controvento (ma 22.38 in semifinale).
Ottima la prova dei 400m con tre altete sotto i 51: vince a sorpresa Joanna Atkins (50.39, secondo tempo al mondo quest’anno) davanti alle favorite Beard (50.54) e McCorory (50.56).
Molte altre gare meriterebbero un commento, ma per ragioni di spazio vi invitiamo a consultare i risultati completi della manifestazione:
Per finire due annotazioni:
  • spesso viene chiesto (per ragioni meteo) lo svolgimento dei campionati sulla costa ovest, ma è qui, nel midest che l’atletica trova grande spazio e pubblico entusiasta: e pazienza se arriva qualche temporale…
  • la CBS ha fatto un grande lavoro permettendo di seguire i campionati in live streaming con immagini di ottima qualità ed un commento competente: grazie davvero!

fonte: Redazione – ncaa.com
fonte foto: blog.oregonlive.com

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