CAMPIONATI ITALIANI 2009 – APPUNTI DI VIAGGIO DI NANI PRAMPOLINI

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alto-cattolicaParto il giovedì pomeriggio per prendermi tre giorni di vacanza e relax per questi Campionati Master. La stagione all’aperto è stata già impegnativa, come squadra, MasterAtletica, abbiamo organizzato bene i Campionati regionali individuali, e ci siamo ben comportati nei regionali di società, qualificandoci per la finale nazionale.

Abbiamo prenotato l’albergo insieme alle colleghe dell’Asi Veneto, per stare insieme anche nei momenti liberi dalle gare. L’albergo scelto è un classico della riviera romagnola, in questa stagione nonni e bambini, oppure stranieri. Arriviamo un po’ stanchi alle 8.10 di sera giusto in tempo per la cena compresa nel prezzo. Piccola delusione, il livello del cibo non è adeguato. Poco male, ci organizzeremo diversamente. A cena subito facciamo gruppo e ritroviamo vecchie amiche. Poi andiamo a fare due passi, mentre arrivano i ritardatari. Ci fermiamo a chiacchierare con i due amici decatleti, soprannominati l’Omone e Stachanov. Non farò la loro gara, che è bellissima, non riuscirei a finirla. La cittadina è il classico complesso di negozi di basso prezzo, con la spiaggia con le file di ombrelloni. Si balla con canzoni degli anni sessanta sulle terrazze degli alberghi. A chi piace…

Al mattino colazione abbondante, e poi ci organizziamo. Cosa non bisogna mai fare la mattina prima di una gara? Prendere il sole, andare in bicicletta e fare il bagno: non ce ne facciamo scappare una. Con le bici dell’albergo andiamo in campo, confermiamo le 3 gare e torniamo in albergo. Andiamo in piscina, le ragazze serie stanno sdraiate all’ombra con la tuta, noi prendiamo il sole e facciamo il bagno. Mangiamo frutta, molto più sana del cibo dell’albergo. Vado in campo per la gara di lungo, anticipata di mezz’ora: hanno fatto due gruppi, eravamo troppi concorrenti.

Pista buona, fa molto caldo per il sole che splende, ma la presenza di una bava di vento, a favore, aiuta. Oggi prendo una rincorsa lunga, 30 metri, 16 appoggi, per cercare di lanciarmi. Cerco di utilizzare tutta l’esperienza degli anni di gare, in partenza frequenza e testa bassa, poi alto e aperto. Nonostante tutto i miei salti sono modesti, anche se in crescita. Con i primi tre salti riesco ad arrivare nei primi sei e qualificarmi per la finale, ma la benzina è già finita. Comunque sono quinto. Mi do come voto 6,5. Torno in albergo e me la godo in piscina, l’acqua fresca fa bene ai tendini e un bell’aperitivo aiuta. Cerchiamo di rilassarci nella parte con l’idromassaggio, ma qualche bambino è un po’ troppo esuberante e i genitori sembrano non controllarli. Oggi siamo tolleranti e ci spostiamo noi, per evitare storie.

Arrivano altri amici, compagni di squadra per trent’anni, e organizziamo una cena in trattoria tipica, con menù di pesce. Avevamo avuto la segnalazione da un altro amico, che se ne intende, ma la gestione è cambiata. Come sarà? Proviamo e facciamo bene. Si mangia bene, senza spendere una fortuna e beviamo pure, senza esagerare. Siamo stati veramente bene, abbiamo parlato di tutto, l’atletica è solo un pretesto per stare insieme, la vita è tante cose, e ci dovrebbe essere spazio per quasi tutte. A letto non troppo tardi, per le gare del sabato.

Vado in campo per la gara di alto, piove e ci ripariamo sotto il telone mobile che protegge i sacconi. E’ alto poco più di un metro, ci sdraiamo sotto e poi quando tocca a noi saltare usciamo a turno, da animali orizzontali cerchiamo di trasformarci in verticali. Da bruchi a farfalle e viceversa. Ma non siamo maghi. La gara è veramente difficile, otteniamo tutti risultati inferiori di parecchi centimetri ai nostri migliori. Io sbaglio più degli altri e arrivo terzo. Voto 5, non per il risultato, ma per non aver lottato come avrei potuto.

Corriamo in albergo per un piatto di pasta, che non è troppo malvagio e poi torno in campo per i 400 ostacoli. E’ una gara impegnativa, e infatti ci sono pochissimi iscritti. Avevo parlato con il mio avversario e mi conferma che ci sarà: sono 35 anni che facciamo gare insieme, è un po’ più giovane di me e oggi nettamente più forte. Ma comunque un piacere andare insieme ai blocchi, per fare ancora una volta un giro della morte con gli ostacoli. Andiamo tranquilli, io in particolare. Voto 6,5. Poi in albergo a riposarci, il tempo è brutto, niente piscina.

A cena andiamo all’interno, dove ci sono le trattorie per i locali, non le pizzerie al neon per i turisti. E’ sabato sera, non abbiamo prenotato e sembrano tutte piene. Al secondo locale troviamo posto, è carino, si mangia bene, la pioggia ci risparmia per questa sera. Tutto benissimo.

Domenica mattina ci alziamo con calma, la gara è stata spostata alle 3. Sarà un problema il ritorno, tutta la riviera che va a casa. Adesso piove, andiamo in tribuna a vedere le gare degli altri. Il presidente vince facile la terza gara, quando è a posto non ci sono dubbi, vince.

Mangio di nuovo frutta, e comincio a prepararmi per la gara di staffetta 4×400. Sono arrivati i compagni di squadra, organizziamo due staffette, una M40 e una M60. Abbiamo ambizioni di vittoria e ci prepariamo. E’ bello il nostro spirito di squadra, siamo in pochi di una piccola città di provincia, ma comunque uniti: i risultati possono arrivare. Scopriamo la squadra dei nostri avversari, non conosciamo il loro valore, vedremo. In partenza il nostro frazionista, il più debole forse, è opposto al loro più forte. Arriva un po’ distanziato, ma niente paura, siamo decisi. Il nostro secondo recupera metà dello svantaggio e il terzo il resto. Io sono in ultima frazione, come se fossi il più veloce. Questa scelta mi responsabilizza, non sono in grande forma. Prendo il testimone un paio di metri dietro al mio avversario, lo raggiungo subito e per qualche metro lo seguo. Poi decido, è ora che lo passi. Allungo un po’, mi giro per vedere se mi segue e insisto. Ai duecento mi giro di nuovo e vedo che è abbastanza distante. Continuo deciso e faccio un bel rettilineo finale. E’ fatta, si vince. Mi do 8, non per il tempo, ma per la decisione e l’impegno. Anche la staffetta M40 vince, con un bel risultato. Premiazioni, magliette, medaglie, foto e abbracci. Poi via verso casa. E’ andato tutto benissimo, sono stati tre giorni bellissimi, intensi e rigeneranti.

Qualche commento sui campionati: è evidente che organizzare tre giorni di gara per 1000 atleti è impegnativo, e non tutto è stato perfetto. Ho sentito commenti estremamente negativi. Io sarò stato fortunato, e forse sono anche più flessibile di altri, ma sinceramente sono riuscito a fare quello per cui ero venuto con estrema facilità. Gli orari erano cervellotici, ma lo sapevamo già. Più che lamentarsi penso si dovrebbe a turno organizzare le gare, magari riunendo più di una squadra master, in modo da essere più vicini alle esigenze degli atleti.

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