Super Bolt vola a Parigi, bene le italiane

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Richards_by_SProiettiIl giamaicano non tradisce il pubblico dello Stade de France e regala un’altra prestazione delle sue sui 100 metri in una giornata di pioggia e vento. Ancora ottima Cusma sugli 800, Di Martino terza nell’alto.

Peccato che ancora una volta Giove Pluvio abbia deciso di guastare la festa al gigante di Trelawny. Dopo Losanna anche Parigi, Usain Bolt è seguito dalla pioggia e se in Svizzera i suoi 200 metri in 19.59 erano stati zavorrati da acqua sotto e sopra, freddo e vento contrario, a Parigi per la quarta tappa di Golden League non è andata molto meglio dal punto di vista climatico. Benissimo è andata invece in termini di prestazione, con un 9.79 che maschera neanche tanto le potenzialità del giamaicano di questi tempi. Non sarà la forma di Pechino, ma poco ci manca. Di sicuro è una bella risposta al 9.77 di Tyson Gay di una settimana fa, anche se paragonare i due crono è praticamente impossibile. Unico punto di contatto potremmo trovarlo in Daniel Bailey e Yohan Blake, secondo e terzo dietro Bolt, rispettivamente in 9.91 e 9.93, entrambi a limare ancora centesimi preziosi al personale, loro che già a Roma avevano fatto salti di gioia per essere scesi a 9.96. Se a Parigi si sono migliorati potrebbe anche significare che le condizioni non erano poi così negative allo Stade de France e che quindi il 9.79 di Bolt non si discosti molto dalle reali possibilità attuali del superman giamaicano. Ciò che è sicuro è che Bolt non si è risparmiato, ha tirato fino alla fine sia pur condizionato da una partenza tutt’altro che esaltante. In questo momento assume dunque ancora più valore l’intuizione e la convinzione di Gigi D’Onofrio di lanciare Tyson Gay come antagonista di Bolt, i due ora sono molto vicini e probabilmente si giocheranno tutto tra 29 giorni, nella finale mondiale di Berlino.
In chiave italiana buone conferme sono arrivate dalle due punte di diamante della squadra azzurra, Elisa Cusma e Antonietta Di Martino. La modenese ha chiuso i suoi 800 al secondo posto come una settimana fa al Golden Gala, ancora una volta preceduta da un’americana. Stavolta è Anna Willard a privarla della gioia di un successo che a questo punto sarebbe meritato. La Willard si è imposta con 1:58.80, nuovo personale, una manciata di centesimi meglio della Cusma, al terzo tempo in carriera con 1:58.99.
Nell’alto la Di Martino dimostra di aver imboccato quella condizione e quella sicurezza che due anni fa la portarono all’argento mondiale. Nonostante la pedana bagnata arriva comunque a 1,97, stessa misura di Anna Chicherova, seconda per un errore in meno, ed a soli due centimetri da Blanka Vlasic, incapace anche lei di innalzarsi a quote più elevate. Insomma Antonietta è lì, tra le migliori al mondo e con le carte in regola per dar battaglia a chiunque.
La serata di Golden League parigina ha confermato tutti i quattro inseguitori del Jackpot: Kenenisa Bekele, Kerron Stewart, Sanya Richards (in foto) e Yelena Isinbayeva hanno dato dimostrazione di netta superiorità nelle rispettive gare.
Bekele sui 3000 ha stordito gli avversari con ritmi attorno ai 2:30 e gli è bastato un ultimo giro in 59 e spiccioli per tenere a debita distanza Bernard Lagat, inseguitore in solitaria. Bekele ha fermato i cronometri in 7:28.64, seconda prestazione mondiale dell’anno, con Lagat staccato a 7:33.15, nuovo personale sulla distanza.
La Stewart non ha ripetuto l’exploit fantastico di Roma, accontentadosi di un più normale 10.99, inarrivabile per chiunque. Seconda l’immarcescibile Chandra Sturrup in 11.15, con una Allyson Felix ancora in netta difficoltà, ottava in 11.49.
Per Sanya Richards la quarta vittoria di Golden League è stata una formalità, a precedere di oltre un secondo Novlene Williams, la diretta inseguitrice. La Richards ha tagliato il traguardo in 49.34, 37esima prestazione in carriera sotto i 50 secondi ed ennesima dimostrazione stagionale di esser tornata quella imbattibile di qualche anno fa. Sempre in tema di 400 chi continua a non convincere è invece Jeremy Wariner. Il texano si è imposto nella gara maschile con un modesto 45.28, lui che gli anni passati di questi tempi ci aveva abituato a progressioni al limite dei 44 netti. E’ il secondo over 45 secondi in pochi giorni (assieme a quello di Lignano di domenica scorsa), e a meno di carichi particolarmente intensi ancora da smaltire, la cosa un po’ preoccupa.
Il quarto “contender” per il Jackpot ha linee sinuose e completino in rosa, stiamo parlando di Yelena Isinbayeva, stavolta particolarmente disturbata dal maltempo. La russa ha così applicato la legge del minimo sforzo con il massimo del risultato, ossia un solo salto a 4.65 per vincere la gara ed andare sotto la doccia.
Ad infiammare il pubblico parigino ci hanno poi pensato i due idoli di casa, Lavillenie primo nell’asta con 5.70 e Mekhissi Benhabbad sui 3000 siepi. Quest’ultimo in particolare ha fatto saltare tutti in piedi con una volata poderosa agli ultimi 200 metri sul campione olimpico Ezekiel Kemboi. Il rettilineo è stata una marcia trionfale, saluti al pubblico e vittoria in 8:13.23.
Una possente spallata da 88.08 di Andreas Thorkildsen al quarto lancio dopo Roma fa cadere ancora una volta Tero Pitkamaki, primo fino a quel momento con un buon 86.68. Nel triplo a Phillips Idowu è stato sufficiente un 17.17 per aggiudicarsi la gara, mentre sui 110 ostacoli in assenza del malato Dayron Robles ci ha pensato lo statunitense Dexter Faulk ad andar forte con un pregevole 13.14. Tra le donne bissano i successi del Golden Gala sia Dawn Harper sui 100 ostacoli, con 12.68 sulle connazionali Perry e Powell, che Anna Jesien nei 400 ostacoli, con 54.37 su Melaine Walker. Negli 800 maschili infine si segnala ancora il sudanese Ismail primo in un modesto 1:45.85. Prossimi appuntamenti di Golden League a fine agosto, dopo i Mondiali di Berlino, con le tappe di Zurigo e Bruxelles.

fonte: iaaf.org
fonte foto: Simone Proietti per Atleticanet

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