CAMPIONATI DEL MONDO: I PROTAGONISTI DEL PASSATO – PARTE 2 DAL 1995 AL 1999

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Continua il racconto di Gustavo Pallicca sui protagonisti dei mondiali di atletica delle passate edizioni, questa seconda parte abbraccia i mondiali di Gotebor 95, Atene 97 e Siviglia 99.


Göteborg 1995

I primati del mondo migliorati furono quattro (di cui due nella stessa gara e ad opera dello stesso atleta). Fu infatti l’ inglese Jonathan Edwards a migliorare nel corso della sua eccezionale gara per ben due volte il mondiale del salto triplo, superando, primo uomo nella storia, la barriera dei 18 metri. Per la verità già nel 1988 a Indianapolis Willie Banks (Usa) aveva superato due volte i 18 metri, ma in entrambe le occasioni i suoi salti erano stati “aiutati” da un vento più che generoso (18.06/+4.9w e 18.20/+5.2w). Anche Edwards nel giugno del 1995 a Villeneuve d’Asq durante la finale di Coppa Europa aveva raggiunto m. 18.43 al secondo tentativo, ma anche in questa occasione il vento fu superiore alla norma (+2.4 m/s).
A Göteborg alle 17.30 del 7 agosto il primo salto del “gabbiano” Jonathan Edwards superò i 18 metri (18.16 con il vento a + 1.3 m/s). Un quarto d’ora dopo, con vento sempre a + 1.3 m/s, l’inglese raggiunse i m. 18.29 ed entrò nella storia non solo della specialità ma di quella della atletica tutta.
Gli altri due primati vennero dal settore femminile. L’americana Kim Batten corse i 400 ostacoli in 52.61, mentre l’ucraina Inessa Kravets frantumò il primato del triplo della Biryukova (15.09) portando il nuovo limite a 15.50, tutto questo prima di essere coinvolta in una brutta storia di doping.
Ci furono grandi risultati tecnici nel contesto del programma maschile. Li citiamo velocemente.

Michael Johnson fece le prove generali di quello che sarà, l’anno dopo, il suo capolavoro ai Giochi di Atlanta. Vinse infatti i 200 (19.79) e i 400 metri (43.39), doppietta mai riuscita a nessun altro in passato, avvicinando paurosamente i primati mondiali della specialità (Mennea, 19.72 e Butch Reynolds, 43.29).
Sergey Bubka, ma la notizia ormai non faceva più scalpore, vinse il suo quinto titolo mondiale con la misura di m. 5.92, mentre il cubano Ivan Pedroso con un balzo a m. 8.70, vinse una gara di lungo che vide il primatista del mondo Powell relegato al terzo posto. Terzo oro mondiale anche per decathleta statunitense Dan O’Brien (punti 8.695).
Fra le donne ci piace ricordare il primo oro mondiale di Merlene Ottey sui 200 metri (22.12) davanti alla russa Irina Privalova.
Ma veniamo agli azzurri grandi protagonisti in terra di Svezia.
Il 6 agosto Michele Didoni, un altro prodotto dell’inesauribile vivaio della marcia azzurra, sorprese tutti e andò a vincere ll titolo della 20 km di marcia (1:19.59) battendo il favoritissimo spagnolo Massana.

Argento invece per un altro marciatore azzurro: Giovanni Perricelli (3:45.11) autore di una straordinaria gara sui 50 km, vinta dall’outsider finlandese Valentin Kononen. Settimo un ottimo Arturo Di Mezza in 3:49.46.
Ma la marcia non aveva finito di stupirci. Betty Perrone marciò la gara della sua vita ed ottenne una straordinaria medaglia d’argento sulla 10 km (42:16) dietro alla russa di turno, questa volta Irina Stankina. Sesta giunse la giovane Rossella Giordano.
Ma l’oro più commovente venne dalla pedana del salto in lungo, dove Fiona May con un salto che sfiorò i 7 metri (6.98 con vento a + 4.3 m/s) regolò la cubana Montalvo (6.86) e la russa Mushailova (6.83); Fiona avrebbe vinto la gara anche col suo miglior salto “non ventoso” a m. 6.93.

La nostra campionessa si era qualificata alla finale vincendo il suo gruppo (A) con la misura di m. 6.76. In finale impose la sua classe fin dal primo salto chiuso a m. 6.93 con vento nella norma (+ 0.8 m/s), visura che le avrebbe consentito di laurearsi subito campionessa del mondo. A questo salto eccellente, dopo un nullo, seguì un secondo balzo altrettanto efficace (m. 6.87/1.9). Dopo un altro nulla Fiona si esibì in un 6.64/1.5 m/s e al sesto tentativo si lasciò trasportare da una robusta brezza (+ 4.3 m/s) a m. 6.98 ribadendo la sua superiorità in una gara che l’aveva vista assoluta protagonista. E’ dell’11 giugno 2009 la notizia che Anastasia è andata a fare compagnia alla primogenita Larissa. Le mie più vive felicitazioni, e quelle della famiglia di Atletica Week, a Fiona e Gianni (Iapichino) per il lieto evento.

La staffetta veloce maschile (Puggioni, Madonia, Cipolloni, Floris) colse un insperato terzo posto dietro Canada e Australia (gli Stati Uniti si erano ritirati in batteria). Con il tempo di 39.07 gli azzurri andarono a sfiorare il primato italiano del 1983.
Bronzo per Ornella Ferrara nella gara di maratona vinta dalla portoghese Manuela Machado e sorprendente quarto posto per Maria Guida sui 10.000 metri corsi a ritmo del nuovo primato italiano (31:27.82).

Atene 1997

Maurice Greene, vincitore dei 100 metri, corse a 2/100 dal primato del mondo di Donovan Bailey (9.84, Atlanta 1996), mentre Ato Boldon si impose in 20.04 sui 200 davanti al grande Fredericks (campione del 1993).
Una wild-card della IAAF consentì a Michael Johnson di difendere il suo titolo dei 400. Cosa che l’americano fece egregiamente in 44.12, riscattando così una stagione poco fortunata nella quale aveva perso l’imbattibilità sulla distanza dopo 58 vittorie.
Wilson Kipketer, che gareggiava ancora con la maglia del Kenia, dominò gli 800 metri, bissando il titolo di Göteborg.
L’impresa non riuscì a Morceli nei 1500 che dovette cedere il titolo all’astro nascente Hicham El Guerroui. Tripletta invece anche per l’etiope Haile Gebrselassie vittorioso sui 10.000 a danno del suo rivale storico: b>Paul Tergat.
Sui 110 ostacoli si scontrarono, quasi per designare il re della specialità, il campione del mondo di Göteborg ’95 ed olimpionico di Atlanta ’96 Allen Johnson e il primatista del mondo Colin Jackson. La pista dette il suo responso e consacrò lo statunitense miglior interprete delle barriere alte. Vinse infatti Johnson in 12.93 davanti a Jackson (13.05) e Kovac (13.18).
L’anno delle olimpiadi era stato da dimenticare per il francese Stephane Diafana, vittima di una frattura da stress al piede destro. Ad Atene il francese tornò, come si dice, a riveder le stelle, vincendo la gara dei 400 ostacoli nel tempo di 47.70 davanti al sudafricano Herbert e all’americano Bronson. Quarto, più veloce di tutti nel rettilineo finale, il nostro Fabrizio Mori, già sesto ad Atlanta, che portò il suo limite a 48.05, nuovo primato italiano, che migliorava quello ottenuto il giorno prima in semifinale (48.17).
I canadesi (Esmie, Gilbert, Surin e Bailey) , approfittando dell’uscita degli Stati Uniti in batteria, vincono la finale della 4×100 in 37.86, miglior tempo dell’anno, davanti alla Nigeria e alla Gran Bretagna.
In batteria gli Stati Uniti schierano l’ostacolista Allen Johnson, ma in finale si presentarono con Young, Pettigrew, Jones e Washington per andare a vincere la 4×400 in 2:56.47 davanti alla Gran Bretagna (2:56.65) e alla Giamaica (2:56.75); lo stesso ordine di arrivo di un anno prima ad Atlanta.
Dominio spagnolo nella gara di maratona con Anton e Fiz ai primi due posti. L’Italia ottenne un quarto posto con Danilo Goffi ed il settimo con Giacomo Leone.
Poca gloria per i marciatori italiani. I due titoli in palio andarono allo spagnolo Daniel Garcia (20 km) e a Robert Korzeniowski (50 km). Michele Didoni non seppe ripetere l’exploit di Göteborg e giunse solo settimo, precedendo di poco l’altro azzurro, Giovanni De Benedictis
I concorsi fecero registrare il grande ritorno al successo del cubano Javier Sotomayor con l’ottima misura di m. 2.37 e un tentativo a m. 2.41, che sarebbe stato record dei campionati.
Per la sesta volta consecutiva in quindici anni Sergey Bubka che, nonostante i tendini logori e scarsa energia da spendere, conquista in titolo mondiale portando il record dei campionati a m. 6.01.
Festa cubana nei salti in estensione. Ivan Pedroso si conferma campione con la misura di m. 8.42, mentre Yoelvis Quesada batte addirittura il primatista del mondo Edwards (17.85 contro 17.69).
Bis anche per John Godina nel lancio del peso (21.44), ripescato con una wild card. Il tedesco Lars Riedel fece addirittura poker vincendo il suo quarto titolo mondiale consecutivo con un lancio a m. 68.54. Sorpresa nel giavellotto. Con un lancio a m. 88.40 vinse la gara il sudafricano Marius Corbett
Nel decathlon era assente lo statunitense O’Brien. Vinse con la terza prestazione di sempre (8837 punti) il ceco Tomas Dvorak, ad appena 54 punti dal mondiale di O’Brien (8891 punti).
In campo femminile da registrare la vittoria di Marion Jones sui 100 metri (10.83) davanti a Zhanna Pintusevich (10.85) e la vittoria di quest’ultima sui 200 in 22.32; terza in questa gara Merlene Ottey, campionessa uscente, alla sua sesta partecipazione ad un mondiale.
La prima donna aborigena ad aver vinto una medaglia olimpica (argento l’anno scorso ad Atlanta), Cathy Freeman, fece suo il titolo dei 400 (49.77) battendo Sandy Richards (Jam) e Jearl Miles (Usa).
Bis anche di Ana Fidelia Quirot sugli 800 metri (1:57.14) e sorpresa della portoghese Carla Sacramento nei 1500 metri (4:04.24).
Gara saggia di Roberta Brunet sui 5000 e gran finale dietro alla romena Gabriela Szabo (14:57.68), per una medaglia d’argento di grande spessore (14:58.29), a conferma del grande risultato di Atlanta (bronzo) sulla stessa distanza.
Vita sentimentale (e non solo) agitata quella di Lyudmila Engquist, nata Leonova e poi, dopo la nascita della figlia Natasha, maritata con Nikolay Narozhilenko. Con questo cognome vinse il mondiale di Tokio ‘91 battendo la grande Devers. Poi la storia sentimentale con il manager Engquist, l’accusa di doping, la squalifica per 4 anni, l’assoluzione (l’ex marito confessò di averla dopata a sua insaputa), due operazioni al ginocchio…e altro. Tutto questo a glorificare il nuovo titolo iridato dei 100 ostacoli, conquistato con il tempo di 12.50 sulla bulgara Svetla Dimitrova (12.58).
Sorpresa marocchina nella prova dei 400 ostacoli. Vince a sorpresa (ma non tanto dopo quanto visto in semifinale) Nezha Bidouane in 52.97, battendo le più accreditate Deon Hemmings (Jam) e Kim Batten (53.52), primatista del mondo.
Successo senza patemi d’animo quello della staffetta degli Stati Uniti (Gaines, Jones, Miller e Devers) in 41.47, a soli 10/100 dal primato del mondo; seconda come due anni prima la Giamaica, ma questa volta senza la Ottey.
Non ce la fecero invece le americane a triplicare l’oro della 4×400, battute dalle scatenate tedesche, (Feller, Rohlander, Rucker, Breuer) condotte alla vittoria da Grit Breuer, cronometrata in frazione a 48.8.
Ancora una giapponese, dopo la Asari di Stoccarda ’93, a vincere la gara di maratona. Questa volta è stato il turno di Hiromi Susuki (2:29.48) che ha battuto la portoghese Manuela Machado. Ottima quinta la nostra Ornella Ferrara, bronzo a Göteborg due anni prima.
Oro finalmente anche per l’Italia e ancora una volta il successo è venuto dalla marcia. La siciliana di Gioiosa Marea, Annarita Sidoti, nella gara sui 10 km in pista. La finale venne disputata il 7 agosto, dopo che il 4 si erano disputata due batterie di qualificazione.
Ammesse alla finale tutte e tre le nostre marciatrici: Sidoti, Alfridi e Perrone e vittoria di Annarita in testa alla gara dal primo chilometro. Tempo finale: 42:55.49. Tutte squalificate le tre concorrenti russe (la Ivanova, giunta seconda, addirittura dopo l’arrivo).
Sotto tono la gara di salto in alto. Titolo alla norvegese Hanne Haugland con 1.96, dopo lo spareggio a 1.99 con la ucraina Babakova, e settimo posto per la nostra Antonella Bevilacqua (1.93).
Nonostante un ottimo primo salto a m. 6.91, Fiona May non ce la fece a sostenere la riscossa della greca Niki Xanthou (6.94 al quarto salto dopo il 6.93 al terzo), ed al balzo vincente della russa Lyudmila Gallina a m. 7.05. Bronzo quindi per la nostra campionessa dopo l’oro di Göteborg.
Campionessa olimpica ad Atlanta, la tedesca Astrid Kumbernuss, ha confermato l’oro di Göteborg, con un lancio a 20.71 insidiato dalla sola ucraina Pavlysh con m. 20.66.
Difficile trovare una lanciatrice neozelandese fra le medagliste di una Olimpiade. Tanto meno di un mondiale. A interrompere questo digiuno ci ha pensato Beatrice Faumuina che ha scagliato il suo disco a m. 66.82, più lontano di tutte.
La seconda gravidanza impedì a Trine Hattestada (nata Solberg) di ripetere l’impresa di Stoccarda ’93. Questa volta con i figlioletti Joachim e Robin a incitarla dalla pedana, la norvegese è tornata alla vittoria in un mondiale lanciando il suo giavellotto a m. 68.78.
Era da Tokio ’91 che la tedesca Sabine Braun cercava di tornare ad indossare la maglia iridata. Prima la Joyner-Kersee (Stoccarda) e poi la siriana Ghada Shouaa (assente ad Atene), si sono frapposte al suo sogno di gloria.
Ad Atene la tedesca è tornata al successo nella gara di eptathlon (6739 punti), battendo una agguerrita Denis Lewis (Gbr) salita a 6654 punti.
Dei medagliati italiani, e dei migliori classificati, ho parlato negli incisi delle rispettive gare. Per il resto non è stato un “mondiale” da incorniciare. Gloria per le squadre di maratona nella classifica di Coppa del Mondo. Gli uomini (Goffi, Leone e Ingargliola) si sono classificati al secondo posto dopo gli spagnoli, mentre le ragazze (Ferrara, Fiacconi e Fogli) hanno conquistato il terzo posto dietro a Giappone e Romania.


Siviglia 1999

A Siviglia furono migliorati due primati del mondo. Michael Johnson completò il capolavoro iniziato ad Atlanta nel 1996 (primato dei 200 metri in 19.66, a detronizzare dopo diciassette anni il nostro Pietro Mennea), stabilendo anche il record del mondo dei 400 metri piani. L’americano corse infatti la distanza in 43.18 alle 20.45 del 26 agosto, passando in 21.22 ai 200 e in 31.66 ai 300 metri e chiudendo l’ultimo 100 in 11.52. Solo alla vigilia dei mondiali di Osaka, apparve all’orizzonte della specialità l’uomo capace di fare meglio di Johnson: Jeremy Wariner!
Il secondo primato venne dalla gara di salto con l’asta, specialità che faceva la prima volta ingresso nel programma dei campionati. A stabilirlo un’altra statunitense di lontane origini toscane: Stacy Dragila che entrando a m. 4.15, con 15 salti riuscì a salire fino ai m. 4.60 del primato, fallendo poi tre tentativi a m. 4.65.
L’Italia tornò da Siviglia con quattro medaglie: un oro e tre argenti. Sicuramente un bottino migliore di Atene, ma inferiore a quello di Göteborg del 1995.
Il metallo più prezioso andò a Fabrizio Mori, splendido protagonista dei 400 ostacoli corsi in 47.72. La gara conobbe momenti di grande tensione non prima e neppure nel durante, ma nel dopo, in quanto i francesi mossero reclami circa il passaggio dell’ostacolo da parte dell’azzurro. Il problema venne risolto grazie anche all’intervento dei filmati della RAI che permisero ai giudici di constatare la regolarità comportamentale del nostro ragazzo.
L’argento andò al collo di una delusa Fiona May, delusa non tanto per il risultato quanto per il modo con il quale l’atleta di casa, Niurka Montalvo, cubana diventata spagnola per matrimonio, era arrivata al successo grazie ad un ultimo salto misurato a m. 7.06 dopo che la punta della scarpetta di Niurka aveva sicuramente oltrepassato il bordo estremo della pedana di battuta, ma – a detta del giudici addetto al controllo – non l’aveva scalfita.
Vani i ricorsi presentati dai responsabili azzurri.
Gli altri due argenti, uno dei quali poi tramutatosi in oro dopo la squalifica per doping del russo German Skurgyn, vennero dalla strada. Ivano Brugnetti, fu autore di una gara meravigliosa sui 50 km ma nulla aveva potuto contro il russo, che approfittando della squalifica al 40 km di Robert Korzeniowski aveva colto un successo insperato. Il controllo doping fece giustizia e dopo alcuni mesi l’oro venne attribuito all’azzurro.
La gara di maratona aveva visto il successo di Abel Anton, uomo di casa, ma il siciliano Vincenzo Modica con un finale vigoroso seppe conquistare un secondo posto di grande prestigio. Determinante la sua prestazione, insieme a quella di Giovanni Ruggiero (25°), Daniele Caimmi (10°), Danilo Goffi (5°) e Roberto Barbi (20°), per far aggiudicare all’Italia la Coppa del Mondo di specialità.
Gli Stati Uniti in totale conquistarono 17 medaglie (11 d’oro, 3 d’argento e 3 di bronzo), 13 la Russia (6/3/4) e 12 la Germania (4/4/4).
Velocemente, per ragioni di spazio citerò la storica doppietta di Maurice Greene sui 100 (9.80) e i 200 metri (19.90), mai realizzata da alcun velocista prima di allora e il terzo successo consecutivo di Wilson Kipketer nella prova degli 800 metri (questa volta per i colori della Danimarca) in 1:43.30.

Stupì il concorso dell’asta senza lo zar Sergey Bubka il cui regno era durato la bellezza di 15 anni (1983-1997). La gara vide il successo di Maksim Tarasov alla misura di m. 6.02. Continuò la serie delle affermazioni nel lungo del cubano Pedroso (8.56) al terzo successo consecutivo.

Il ceco Tomas Dvorak confermò di essere lui il re delle prove multiple. Due titoli consecutivi e il primato del mondo nel decathlon stabilito il 3 e 4 luglio a Praga in Coppa Europa, erano li a testimoniarlo.
Era partita con l’obiettivo di conquistare 4 medaglie d’oro. Un infortunio sui 200 metri la costrinse a contentarsi di un oro (100 metri) e un bronzo (salto in lungo). Parliamo di Marion Jones.
Due delle atlete che salirono sul podio dei 100 ostacoli: Devers (1°) e Engquist (3°) potevano vantarsi di aver sconfitto, oltre alle avversarie, un ben più agguerrito nemico: il cancro!
Non fu questo male, bensì un attacco cardiaco, a far scomparire nella notte fra il 6 e il 7 novembre del 1999, Primo Nebiolo. L’uscita di scena del grande dirigente sportivo lasciò un vuoto incolmabile nel mondo dell’atletica leggera e dello sport in generale. Sembrerà paradossale ma quel vuoto ancora oggi, a distanza di dieci anni dalla sua morte, è palpabile, almeno per quelli della mia generazione, in ogni atto e in ogni circostanza che ci riconduca su un campo di gara. Impossibile poi trovare negli attuali dirigenti, un termine di paragone con questo uomo che, nonostante le critiche che gli piovvero addosso, era riuscito a dare dignità e diffusione al nostro sport del cuore.

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