Non solo Bolt

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Bolt2A Berlino Il fenomeno giamaicano catalizza le attenzioni, ma è l’atletica tutta a lanciare segnali di forte vitalità. Tre gare di finale combattute sino all’ultimo, prestazioni ottime, gli atleti di casa a scaldare l’entusiasmo del  pubblico  e l’affascinante arrivo della marcia sotto la porta di Brandeburgo. Lo spettacolo è cominciato.

C’è tanta atletica sotto il cielo di Berlino. In città si respira l’aria del Mondiale un po’ ovunque grazie all’invasione di tanti supporter variopinti ed appassionati provenienti  da ogni angolo del pianeta. Lungo il percorso di avvicinamento all’arena dell’Olympiastadion non mancano striscioni, immagini, cartelli che promuovono il mondiale, tra questi uno con l’immagine di Bolt trionfante a Pechino ed una domanda : “chi più veloce?”. A giudicare da quanto visto in pista la risposta sembra quasi scontata. Il fenomeno giamaicano gioca con gli avversari e chiacchera in corsa con l’amico Daniel Bailey, a meno di clamorose sorprese la medaglia d’oro sembra già sua. Il pubblico lo sa e gli sponsor anche, in città sono frequenti i richiami alla Giamaica ed al suo gioiello, nello stadio il pubblico non perde un movimento del più veloce al mondo. Lui lo sa e si diverte a scherzare e giocare, imitato anche da qualche collega, vedi Powell e Bailey. Ma non è solo Bolt a catturare l’attenzione, la gente da queste parti è competente e sportiva, e seppur non vi sia stato l’atteso pienone in tribuna, si sono spesso levati applausi ed incitamenti ad ogni risultato di rilievo degli atleti in pista.  Poi quando le prestazioni arrivano dagli atleti di casa tutto si manifesta con un boato fragoroso, come quello innescato da Ralf Bartels con il super lancio che lo ha portato sul podio. Sarà contento il tedesco per una medaglia tutt’altro che facile, la prima di una Germania partita sul piede giusto. Tre finali nella prima giornata tutte combattute e cariche di pathos. A cominciare proprio dal peso con lo splendido botta e risposta su misure eccellenti tra il campione olimpico Majewski e il “taglialegna” americano Christian Cantwell, stavolta capace di trovare la gittata più lunga, quella da oro, nella gara che ha chiuso la serata.

Poco prima le ragazze dei 10000 femminili avevano già acceso lo stadio con una volata finale incredibile, aperta dall’allungo di Meseret Defar, sembrata in grado di agguantare il suo primo oro mondiale sui 10000. Niente di tutto ciò, l’ultimo rettilineo ha mischiato le carte in tavola in modo imprevisto grazie ad una progressione straordinaria di Edit Masai ed al cedimento netto della Defar, a suggellare il primo punto a favore del Kenya, in un duello Kenya-Etiopia che durerà per tutta la rassegna. La nutrita delegazione keniana in tribuna sobbalza in piedi e sventola bandiere, per un successo tutt’altro che scontato.

Chi ha rispettato i favori del pronostico è stato invece il russo Borchin nella 20 km di marcia, gara spettacolare e di enorme spessore con belle sfumature di azzurro nel segno di Giorgio Rubino. Un quarto posto che lascia più contenti che delusi, l’aver mancato il podio è ampiamente compensato da una condotta di gara coraggiosa che consacra definitivamente il romano tra i migliori al mondo. Il coach Damilano dopo la gara riceve le congratulazioni di molti appassionati e si frega le mani, sa che la strada è quella giusta perché il suo allievo porti emozioni importanti in linea con la tradizione. Una gara impegnativa con un finale altamente spettacolare, la prima gara su strada della kermesse berlinese ha fatto centro. L’arrivo sotto la porta di Brandeburgo è televisivamente emozionante e coinvolgente. Un po’ più problematico è seguire la gara sul posto, da postazioni non proprio comode e affrontando la folla assiepata lungo la retta d’arrivo, compressa attorno dal villaggio d’accoglienza appositamente installato. Una piccola pecca che ci può stare in un’organizzazione quasi impeccabile, fatta di tanti volontari entusiasti e buone strutture.

Le altre emozioni azzurre di giornata prendono il nome di Nicola Vizzoni, Libania Grenot, Anna Giordano Bruno. Bravi tutti, compresa quest’ultima prima delle escluse da una finale che avrebbe meritato davvero. Da Collio, Cerutti e Di Gregorio ci si attendeva qualcosa in più in termini di risultati, ma l’importante è viaggiare forte tra qualche giorno in 4×100.

Ora l’attesa è tutta per la finale, riuscirà Bolt a raccogliere l’eredità di Jesse Owens nel templio che lo rese eterno?

 Foto: Bolt e Bailey se la ridono (Foto Simone Proietti)

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