Usaaaiiiin Bolt! Grazie fulmine giamaicano

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Bolt-9.58Lo stadio trabocca di gente, siamo tutti in piedi in attesa dell’evento numero uno di questi Mondiali. I supereroi dei 100 sono dietro ai blocchi, le telecamere vanno a caccia dei loro volti, delle loro espressioni, dei supporter più variopinti presenti sugli spalti.

In tanti sventolano le bandiere giamaicane, re Usain Bolt qui è amatissimo, anche dai tedeschi. Un giamaicano dalla stazza di un bisonte dietro di me urla per l’ennesima volta nella giornata il  nome del suo beniamino nella maniera tipica: “Usaaaaaiiiin BOLT!” con quel Bolt pronunciato secco e veloce a dar l’idea della rapidità. Ci si aspetta qualcosa di grande dal ragazzo di Trelawny, parso spaventosamente tranquillo anche in semifinale. Gli statunitensi sperano in una risposta di Tyson Gay, anche loro sono parecchi in tribuna ma meno rumorosi. Parte la presentazione dei finalisti, ognuno di loro rivolge un personale saluto al mondo davanti alla telecamera: Bolt e Bailey guasconi e Tyson Gay serio come al solito, Asafa Powell si mette il numerino di corsia davanti alla bocca, anche lui ha imparato a scherzare. Dietro ai blocchi, parte una musica austera, la concentrazione è massima, lo stadio pieno fino all’orlo ammutolisce d’un colpo. Qualcuno urla in extremis “come on Usain!”, poi lo starter dà i comandi di partenza: ai vostri posti, pronti… sparo! Forza ragazzi, correte più veloci che potete! Il pubblico si infiamma, Bolt fa il resto: va forte più che mai, corre come su un tapis roulant, le spinte sono rapide, i passi immensi. Faccio fatica a percepire l’impatto del suo piede al suolo, l’azione è rapida ed incisiva più che mai. Gay si allontana sempre di più, no non c’è sfida che tenga. E’ Bolt il primo a tagliare il traguardo, un boato incredibile mi travolge prima ancora che l’occhio salti sul tabellone luminoso: 9.58!!! Continuo a seguire la corsa impazzita di questa leggenda dello sport, lui fa mille versi al pubblico, emozioni uniche, indescrivibili! Tra le tante immagini che mi tornano in mente, c’è anche quella di Jesse Owens. Lo avevo contemplato nel pomeriggio nel poster che fa da sfondo alla scarpa che indossò in quelle Olimpiadi del 1936, in questo stesso stadio l’antilope d’ebano fece la storia e divenne leggenda. Leggenda… anche Bolt ora lo è.

Torno con lo sguardo ai battuti sotto il traguardo, sono lì esterrefatti, Gay alza le spalle, contro quest’uragano non si può nulla! Nel frattempo sul tabellone appaiono i risultati, Gay 9.71, l’americano sorride, l’aria è di rassegnazione, ma è battuto a testa alta con il record americano. Un gruppetto di amici lo chiama per prendere la bandiera USA, lui accorre e si fa fotografare con le stars and stripes, ma l’attenzione è tutta per Bolt e per Asafa Powell. Già, l’eterno deluso stavolta è contento per un bronzo insperato, finalmente anche lui può godersi il giro d’onore, senza remore. Nella conferenza stampa dopo la gara si lascia anche andare ad un bel siparietto con l’amico, alla notizia dei 100000 dollari di premio per il record di Bolt, Powell reclama la sua parte. Bolt risponde facendo segno di no, e poi sul finale scherza per la sua bottiglietta d’acqua che non trova più sulla scrivania: “where  is my water bottle? I want my bottle!”. Assolutamente straordinario, un personaggio unico, un campione immenso, una serata che per sempre un umile appassionato come me terrà sempre nel cuore. Grazie Bolt, Grazie Olympiastadion!

Foto: Usain Bolt verso il 9.58 sui 100 (foto Simone Proietti per Atleticanet)

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