Due minuti per la disfatta russa

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isiCrollano quasi in contemporanea le speranze di due protagoniste annunciate del Mondiale. In meno di due minuti e a distanza di pochi metri l’una dall’altra Yelena Isinbayeva e Gulnara Galkina capitolano nel peggiore dei modi. E’ questa una delle immagini che mi rimbalza nella testa in una giornata solo pomeridiana di questi Mondiali.

Un’occasione per passare la mattinata a visitare la città di Berlino, attraverso luoghi carichi di storia, dai fasti reali di secoli passati al dramma nazista finito neanche 70 anni fa. Per  strada noi dell’atletica siamo davvero tanti, ci si riconosce al volo, ciascuno con un dettaglio che richiami in qualche modo la regina degli sport. Passo davanti al negozio di un noto produttore di abbigliamento sportivo, ci sono gigantografie in vetrina a forma e somiglianza del nuovo re della capitale di Germania, così come si legge anche sui giornali, Usain Bolt. La sensazione è che in serata Berlino abbia anche la sua regina, Yelena Isinbayeva, impegnata nella finale di asta.

Il pomeriggio scoppiettante si apre sulle note di tromba dei supporter di Primos Kozmus. Lo sloveno è uno dei favoriti nella finale di martello e per non deludere la sua gente piazza subito un lancio oltre i 79 metri. I suoi fan sono in delirio, un po’ meno le mie orecchie a pochi decine di metri da loro. Giusto il tempo per assistere ai lanci di capitan Vizzoni, per correre in prossimità della partenza degli 800 femminili. Ci sono le semifinali ed una grande protagonista azzurra, Elisa Cusma. Impressiona la sudafricana Semenya, possente e nerboruta, è esaltante  la semifinale di Elisa, in testa, autoritaria. Lei è entusiasta, gioisce a modo suo sotto la linea di arrivo, parla tra sé, con le mani sul viso, è gioia pura quella che traspare nei suoi occhi quando mi transita davanti. Vai Elisa!

Poi va in scena il dramma russo: Gulnara Galkina parte da favorita per i 3000 siepi, ma non ha ancora fatto i conti con la spagnola Dominguez. La biondissima iberica è carica come una molla, io scommetto su una sua medaglia, il gruppetto di spagnoli dietro di me su qualcosa di più: “Venga Marta!” questo l’urlo poco prima dello sparo. Una profezia che diviene realtà dopo appena 9 minuti e 7 secondi, quando vedo arrivare Marta in gran fuga sul rettilineo conclusivo con la tipica fascetta rosa tra le mani. Gli spagnoli vicino a me impazziscono, lei urla e salta come un grillo, si abbraccia con gli amici accorsi a vederla, il sogno è divenuto realtà. Ma l’occhio va anche alla grande sconfitta, Gulnara Galkina, parsa in condizioni strepitose nel turno di qualificazione, crollata nettamente nell’ultimo giro di una finale per lei da dimenticare. Fuori dal podio , la russa esce mestamente lungo il corridoio della zona mista. Neanche il tempo di assistere a questa inaspettata sconfitta che ne arriva un’altra ancora peggiore per la Russia. Yelena Isinbayeva inizia la rincorsa per il suo ultimo tentativo a 4,80, dopo aver sbagliato la misura di entrata a 4,75 ed il primo a 4,80. Non so ma qualcosa mi dice che non è la solita Yelena, lei carica va su e incredibilmente esce dal mondiale. Asticella impattata ancora una volta, il pubblico ha una reazione che sembra esattamente l’opposto a quella che fece seguito al record di Bolt. Un boato di dispiacere, la regina cede il passo alla polacca Rogowska, che incredula va verso la sua gente, è lei a godersi la passerella nell’Olympiastadion. Per la Russia una disfatta notevole, aggravata anche da una Lebedeva fuori dal podio nel triplo, con le cubane a far festa.

Per il 10000 maschile due istantanee mi vengono alla mente: Kenenisa Bekele che fa il verso della mitraglietta in direzione del nutrito gruppo di supporter etiopi al mio fianco, il re del mezzofondo ha confermato di essere il migliore con un secondo 5000 da 13.05. E’ fresco come una rosa, una macchina umana incredibile.  Poco più tardi taglia il traguardo anche il giovane americano Galen Rupp, è stremato, ha la bava alla bocca, non si regge in piedi. Un addetto al campo gli va incontro, lui barcolla vistosamente, viene portato via in braccio. I 10000 sono anche questo.

Infine la banda giamaicana sui 100. In quattro per una finale, anche se in semifinale era apparsa superba la statunitense Carmelita Jeter. La giamaicana Fraser esce sparata dai blocchi, la vedo arrivare a velocità spaventosa, con gli occhi sbarrati, Kerron Stewart è in rimonta, prova a tuffarsi sul traguardo rischiando quasi di travolgere la connazionale: niente da fare, Fraser è campionessa mondiale, abbracciata dalle tre compagne di finale. Carmelita Jeter è contenta a metà per il suo bronzo, Veronica Campbell scappa via con l’umore sotto le scarpe. Sventolano ancora centinaia di bandiere giallo verdi sugli spalti, un’altra serata all’insegna delle frecce dell’isola di Giamaica.

Foto: Yelena Isinbayeva si dispera, è fuori dal Mondiale (foto Simone Proietti per Atleticanet)

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