Nella quinta giornata di Berlino TANTE EMOZIONI E UN PO’ D’AZZURRO

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Cusma_berlino09_by_ProiettiElisa Cusma non compie il miracolo nella finale degli 800 e si piazza sesta in una gara dominata dalla sudafricana 18enne Semenya. Weissteiner e G. Ciotti qualificati per la finale. Grandi emozioni e tripudio dei padroni di casa per Robert Harting nel disco maschile. Rivincita di Foster-Hylton nei 100 hs. Il figlio d’arte Konchellah jr. imita il padre nei 1500. Si aspetta Bolt in finale dei 200. E’ veramente il Mondiale delle grandi rivincite.

Però non è un mondiale in grande chiave azzurra, anche questo bisogna ammetterlo.

La prima finalista su pista della spedizione azzurra, Elisa Cusma da Piumazzo (Modena), figlia del grande pugile degli anni ’70, non è andata oltre un più che onorevole sesto posto in una finale degli 800 femminili che ha chiuso le medaglie assegnate di una serata ricca peraltro di grandi emozioni.

La gara è stata dominata dalla nuova sensazione africana del momento, la 18enne sudafricana Caster Semenya, capace dopo venti giorni di tornare alla ribalta del mondo atletico dopo aver fissato uno strepitoso nuovo record sudafricano junior a 1’56”72 ai campionati africani juniores di Bumbous (Mauritius). Nella finale dei Mondiali Caster ha saputo fare molto meglio, dopo aver cotto le avversarie con uno strepitoso primo giro cronometrato in 56”83 (57”82 dichiarato per Elisa Cusma, pure sesta a metà gara).  Ai 500 m la giovanissima campionessa si è involata, inutilmente inseguita al solito dall’ucraina Yulia Krevsun, che ha pagato tale sforzo perdendo la medaglia nel finale, ed ha chiuso con un rettilineo imperioso in 1’55”45, nuovo record nazionale sudafricano. Alle sue spalle, dopo che Elisa Cusma aveva fatto sperare quasi raggiungendo la biondissima (tinta) inglese tascabile Jennifer Meadows, che andrà poi a prendersi la medaglia di bronzo con un nuovo personale di 1’57”93, si è scatenata una gran bagarre dalla quale è emersa la campionessa del mondo uscente, la keniana Janeth Jepkosgei, miracolosamente ripescata dalle batterie ove era stata danneggiata dalla stessa Semenya e qualificata per un soffio per la finale, col suo nuovo stagionale di 1’57”90, mentre come già detto la Krevsun si è fatta scavalcare negli ultimi 15 m e dall’argento è passata alla medaglia di legno, chiudendo con 1’58”00. Dopo la russa Maria Savinova, quinta in 1’58”58, ecco quindi la nostra Elisa, capace di battere al fotofinish con lo stesso tempo di 1’58”81 (stagionale anche per lei) la combattente di mille battaglie Mayte Martinez, già bronzo a 31 anni ad Osaka ’07. Elisa aveva corso una grande semifinale e aveva legittimato speranze di podio ma le è mancata l’abitudine a correre a ritmi molto elevati per lei. Comunque la sua annata è stata grandiosa, con la doppietta ai Giochi del Mediterraneo ed il bronzo europeo indoor di Torino, e si presenta al momento come una delle poche carte affidabili della nazionale azzurra su pista.

Della vincitrice resta da dire che sono circolate voci di una sospetta mascolinità, peraltro confermate dal portavoce della IAAF stesso in un’intervista ad ARD (tv pubblica tedesca) che ha annunciato che saranno eseguiti i test sul sesso “che richiederanno alcune settimane”.

Per i colori azzurri resta invece da evidenziare l’aver conquistato altre due finali, che si disputeranno venerdì. Silvia Weissteiner si è qualificata nei 5000 femminili con il secondo tempo dei ripescaggi grazie ad un settimo posto nella seconda batteria in 15’20”88, buon viatico per un discreto piazzamento dietro le immancabili gazzelle africane, che vedranno presumibilmente una ennesima sfida Etiopia-Kenya a contendersi l’oro (la Defar è apparsa poco in palla sui 10.000 ma ha vinto bene la batteria della Weissteiner davanti alla migliore delle keniane, Vivian Cheruiyot). Ha dato infatti forfait la turca di origini etiopi Elvan Abeylegesse, argento olimpico sia sui 5.000 che sui 10.000.

Giulio Ciotti ha saputo rinverdire i fasti di Helsinki 2005 (quando si piazzò quinto sfiorando il podio) qualificandosi per la finale dell’alto con 2,27 alla prima prova e venendo quindi ripescato (eliminato nell’altro gruppo il campione mondiale in carica delle Bahamas Donald Thomas con 2,27 alla seconda così come il campione di Helsinki ’05, l’ucraino Kr’imarenko, fermo a 2,24). In finale i favoriti saranno probabilmente i russi Yaroslav R’ibakov (già tre volte argento mondiale e bronzo a Pechino) e Ivan Ukhov, in testa alle graduatorie mondiali con 2,36.

Non brillante invece la prova dell’altro azzurro in gara, Matteo Galvan, che dopo aver migliorato il suo personale sui 400 con 45”86 in batteria ha chiuso all’ultimo posto la terza semifinale con un deludente 46”87. In queste semifinali da notare la grande impressione del campione olimpico Lashawn Merritt, che ha vinto la seconda in scioltezza con 44”37 davanti al sorprendente trinidegno Renny Quow (al personale con 44”53) mentre per la finale si sono qualificati nella prima serie vinta da Wariner con 44”69 tre europei, il britannico che studia in America Michael Bingham secondo col personale di 44”74, il francese Leslie Djhone e l’irlandese David Gillick ripescati coi tempi di 44”80 e 44”88.

Era una grande serata di rivincite, si diceva. La Giamaica ha ottenuto il suo terzo oro nella velocità ancora tra le donne, grazie all’ostacolista dei 100 Brigitte Foster-Hylton, magnifica 34enne che parla un inglese molto più accurato degli atleti connazionali. Brigitte aveva dimostrato nel pomeriggio una buona impressione, vincendo la seconda semifinale in 12”54 (+0,1) sulla canadese ex-campionessa mondiale Perdita Felicien (12”58), ma ancora migliore era stata l’impressione della campionessa olimpica di Pechino  Dawn Harper, capace di vincere in scioltezza la terza semifinale in 12”48 (+0,3), nuovo personale che migliora di 5/100 quello della semifinale dei Trials di quest’anno a Eugene e miglior prestazione mondiale dell’anno.

Tutto capovolto in finale, con la Harper che aveva subito un’incertezza fatale al primo ostacolo, la Felicien che rischiava di cadere al secondo ostacolo e chiuderà poi ultima al piccolo trotto in 15”53, e la Foster-Hylton che si involava ostacolo dopo ostacolo, inseguita da vicino solo dalla tozza canadese Priscilla Lopes-Schliep, che ha chiuso seconda in 12”54 confermando il bronzo di Pechino, e dalla connazionale coetanea Delloreen Ennis-London, al bronzo in 12”55 confermando il risultato di Osaka ‘07. Brigitte Foster-Hylton si è quindi imposta in 12”51 (+ 0,2), scatenandosi in una gioia incontenibile solo dopo aver rivisto l’arrivo sui tabelloni, e prendendosi così la rivincita per i tanti piazzamenti (2^ a Parigi ‘03, 3^ a Helsinki ’05) e le finali (già ottava alle Olimpiadi di Sidney del 2000, sesta a Pechino) cui aveva spesso preso parte da favorita senza mantenere le attese, proprio nella stagione in cui non aveva avuto nessuna vittoria nei meeting! Alle spalle del podio strepitosa la graziosa irlandese Derval O’Rourke, grandissima agonista, già campionessa mondiale sui 60 hs indoor a Mosca nel 2006 e bronzo agli Europei di Stoccolma all’aperto lo stesso anno, capace di migliorare lo stagionale di 12”95 prima in batteria con 12”86 poi in semifinale con un sorprendente 12”73 miglior tempo delle terze che l’ha qualificata per la finale escludendo Damu Cherry, cioè tanto per gradire la vincitrice delle prime due tappe della Golden League (compresa Berlino!), ed infine di giungere quarta in finale con un nuovo record irlandese di 12”67 che la pone già da ora grande favorita per gli Europei 2010, mentre solo quinta con 12”70 è giunta l’altra anglosassone dalla pelle chiara, la 23enne australiana Sally Mclellan argento a Pechino, vista da molti come la cofavorita con la Harper per la grande serie di vittorie con tempi molto buoni nei meeting europei del mese di luglio.

Per i tedeschi padroni di casa senza dubbio il capolavoro della serata è avvenuto ancora una volta in una gara di lanci, e particolarmente nel sesto lancio della finale del disco maschile, dove fino a quel momento stava dominando con una gara eccezionale (alla fine 5 lanci oltre i 67 m ed un nullo) il polacco Piotr Malachowski, argento olimpico a Pechino. Già al primo lancio il polacco aveva stabilito il nuovo record nazionale con 68,77, migliorando di 2 cm il risultato che lo aveva visto vincitore proprio in Germania, ad Halle, tre mesi fa.  Al quinto sembrava poi aver messo definitivamente in cassaforte la vittoria, superandosi ancora con 69,15. Ma fin dall’inizio alle sue spalle si era installato il beniamino di casa dalla lingua sciolta e dai modi teatrali (probabilmente fin troppo) Robert Harting, che vive in un sobborgo proprio della capitale tedesca, capace di uno stagionale di 68,25 al primo lancio ed altre tre volte in grado di lanciare oltre i 67 m. Nell’ultimo lancio a disposizione dei rivali di Malachowski per tentare di superarlo Harting ha trovato il miglior lancio della sua ancor fresca carriera, e con 69,43 ha stabilito il proprio personale e trovato una medaglia d’oro che senz’altro sarà festeggiata a dovere nella città di cui per una lunga nottata sarà senza dubbio il re, con un’esultanza contagiosa che dallo Stadio Olimpico si è immediatamente trasferita alla Porta di Brandeburgo e nelle tante piazze dove sono installati i maxischermi. Harting era stato argento ad Osaka e quarto a Pechino e con questo risultato balza nell’Olimpo del disco mondiale, dove già erano installati i due campionissimi baltici Gerd Kanter, estone, campione mondiale ed olimpico in carica, che alla  fine si è dovuto accontentare del bronzo con 66,88, e Virgilijus Alekna, lituano 37enne bicampione olimpico e mondiale, quarto come ad Osaka con 66,36. Buoni lanci anche dall’americano Casey Malone (66,02 al sesto), dall’ungherese Zoltàn Kòvàgò (65,17) e dal russo Bogdan Pis’chal’nikov (65,02).

La prima medaglia della serata era stata aggiudicata sui 1500 m maschili grazie al keniano figlio d’arte ma che corre per il Bahrein Gregory Konchellah alias Yusuf Saad Kamel, capace di trovare sul miglio metrico ciò che non gli era mai riuscito sugli 800 (miglior risultato in una grande manifestazione il quinto posto olimpico di Pechino), a differenza del padre Billy campione del mondo sia a Roma ’87 che a Tokyo ’91 e poi caduto tanto in disgrazia da finire addirittura in prigione per vicende di cronaca nera. In una finale che vedeva come favorito il giovanissimo ex-connazionale dell’89 Asbel Kiprop (campione olimpico in pectore a Pechino per la ormai certa squalifica di Rashid Ramzi), per cui si è sacrificato inutilmente l’altro campioncino keniano Augustin Kiprono Choge, a condurre per due giri al ritmo più congeniale al suo “capitano”, Konchellah jr. ha saputo far valere le sue doti di volata chiudendo un serratissimo rettilineo finale in 3’35”93, un soffio avanti al bravissimo etiope Deresse Mekonnen, campione mondiale indoor in carica e deludente a Pechino (2° in 3’36”01) ed all’altro ex-connazionale, il vecchio leone 35enne ora sotto le insegne Usa Bernard Lagat, dignitoso difensore del titolo vinto ad Osaka (e doppiato sui 5000) con un bel bronzo conquistato in 3’36”20 a spese proprio dei leoncini Kiprop (3’36” 47) e Choge (3’36”53). Solo settimo perché chiuso fin dall’inizio e mai in evidenza il francese Mehdi Baala con 3’36”99, poco in evidenza i tre marocchini al via (il migliore è stato Moustaoui sesto in 3’36”53).

La giornata ha visto anche la prima giornata di fatiche del decathlon, con l’ucraino Oleksij Kas’janov, a sorpresa in testa a metà gara con l’ottimo punteggio di 4555 davanti al alla novità cubana Yunior Diaz con 4512 ed all’americano Trey Hardee, in testa fino alla disputa dell’alto, dove pur migliorando il personale ha fatto solo 1,99 a fronte di 2,11 del cubano, con 4511. Ritirato l’argento mondiale in carica, il giamaicano Maurice Smith, mentre il vecchio campione ceko Roman Serbrle è al momento settimo con 4324 e il bielorusso Andrei Krauchanka è solo nono con 4290, malgrado un buon 2,11 nell’alto.

Da segnalare infine che nelle semifinali dei 200 Usain Bolt ha al solito “passeggiato” chiudendo vittorioso la prima in 20”08 (vento nullo) davanti al panamense Alonso Edward, accreditato per una presenza sul podio (20”22) ed all’argento ed ex-campione olimpico Shawn Crawford (20”35), mentre nella seconda si è qualificato brillantemente Wallace Spearmon vincendo in 20”14 (+0,3) sull’altro giamaicano Mullings (20”26), il terzo americano Charles Clark (20”27) e la sensazione fresco record europeo junior agli Europei di Novi Sad, l’azero 19enne Ramil Guliev, quarto e qualificato per la finale con 20”28, così come nella prima serie il francese David Alerte (20”45). Nota di rammarico per la mancata qualificazione alla finale del disco della campionessa mondiale in carica 41enne e padrona di casa Franka Dietzsch, lontana dal 61,08 che le sarebbe occorso con 58,44, mentre la campionessa olimpica Stephanie Brown-Trafton si è qualificata solo all’ultimo lancio con 61,23, undicesima misura. Brutta impressione infine per il cubano olimpionico e recordman mondiale Dayron Robles nelle batterie dei 110 hs, qualificato a stento per le semifinali con un terzo posto nella seconda batteria in 13”67, un soffio avanti al francese Lavanne che battendolo l’avrebbe eliminato. Bravissimo nell’ultima batteria l’ungherese Dàniel Kiss, vincitore col record nazionale di 13”34, già eliminati a sorpresa l’inglese Turner (13”73!), l’americano Aries Merritt (13”70!) e l’ucraino Demidyuk.

foto: Simone Proietti per Atleticanet

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