Quell’oro tanto atteso

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NeriusFinalmente è arrivato, un oro per la Germania che attendevo per veder esplodere l’Olympiastadion e provare sulla mia pelle le sensazioni di un tifo impazzito per l’atletica.

Il merito è stato tutto di Steffi Nerius che ha acceso la miccia della vittoria al primo turno di giavellotto, una misura che il pubblico ha subito capito essere buona per il podio. Un lancio che ha avuto il merito di infiammare gli spalti, piacevolmente rumorosi benché non proprio colmi come si dovrebbe. A Berlino è montata un po’ di polemica per i prezzi salati dei biglietti, oscillanti tra i 30 ai 135 euro a giornata, un po’ troppo per l’atletica sulle piazze europee.
Fortunati comunque quei tedeschi presenti sulle tribune dello stadio quando l’ultimo lancio della Spotakova, seconda dietro la Nerius, ha fatto impennare verso il cielo il giavellotto che oggi non ne voleva proprio sapere di volare oltre l’argento.

Già a metà lancio il pubblico si è lasciato andare ai festeggiamenti, sugli schermi dello stadio l’immagine della ragazzona tedesca con la fascetta in fronte che salta e corre verso i suoi supporter. Steffi è  campionessa del mondo, prima medaglia d’oro per la Germania! Da quel momento un lungo giro d’onore, passa sotto la mia postazione si inchina ad un gruppo di tedeschi con bandieroni e trombette,  il rumore è assordante e toccante al tempo stesso. Brava Nerius, grazier per aver innescato questo spettacolo.

La giornata era partita molto bene già dalla mattina, grazie alle buone sensazioni arrivate da Matteo Galvan sui 400 e Antonietta Di Martino nell’alto, in una prova particolarmente seguita dal pubblico di casa, con una  curva  carica di supporter di Ariane Friedrich, beniamina di casa e tra le favorite per il successo finale. Tutti con il desiderio ardente di veder volare la tedesca che in realtà regala un solo salto, ampiamente sufficiente all’entrata in finale. Da parte mia un occhio particolare va ai movimenti in pedana di Antonietta Di Martino. La campana appare decisa, solo una piccola sbavatura su 1,89 preoccupa un po’: ma è solo un momento, perché poi arrivano due bei voli a 1,92 e 1,95, finale e sorrisi regalati allo staff tecnico azzurro ed ai fotografi italiani a bordo pista.

Più complicata la qualificazione di Matteo Galvan: prima della partenza dichiaro il mio pronostico ai colleghi Marco Sicari e Alessio Giovannini, 45,61. Troppo ottimista? Neanche tanto, Matteo va da personale nonostante un passaggio lento ai 200, 45.86 per concludere al quarto posto. Le possibilità di passaggio sono risicate, quando d’improvviso arriva la notizia della squalifica del francese che lo precedeva, Fonsat. Bene così, Matteo fa i suoi salti di gioia, passaggio del turno messo in cassaforte e testa alla temibile semifinale. Sono contento per lui, ragazzo che merita davvero!

Sempre giro di pista, sempre grande soddisfazione per una delle mie favorite: Sanya Richards finalmente si toglie la soddisfazione di vincere un oro mondiale, al termine di una gara corsa con determinazione sin dai primi passi. La vedo partire come un treno, nel suo sguardo si legge la voglia di vincere, di non sbagliare. All’entrata in rettilineo è prima e molti americani vicino a me urlano e sventolano vessilli a stelle e strisce, la Richards alza le braccia, sorride, è suo l’agognato titolo mondiale! Un gran personaggio, dispensa sorrisi per tutti, poi in segno di rispetto ed amicizia si ferma ad applaudire in prossimità del podio dei 100 femminili: la imita anche Shericka Williams e ne nasce un bel siparietto con le premiate, complimenti reciproci.

Arriva il momento dei 3000 siepi: mi posiziono in linea con la riviera, per seguire al meglio uno dei momenti più delicati della gara. Sono favoriti tre keniani, anche se un gruppetto di francesi vicino a me mi ricorda la presenza di Tahri, francese temibile. Io francamente penso non ci sia storia, i keniani mi passano davanti nella loro scioltezza ed agilità, fantastici. Poi quello che non ti aspetti: la volata finale sui 200 vede Tahri in recupero, Paul Koech appare in difficoltà. Le grida di incoraggiamento dei francesi vicino a me sembrano regalare al francese le energie necessarie per sprintare e soffiare il terzo posto al keniano: ancora una volta la Francia conquista la sua vetrina sulle siepi.

I 400 ostacoli mi fanno tifare per un grande campione sul viale del tramonto come Felix Sanchez: il dominicano aveva colto il giorno prima una bella finale, gioendo come un bambino, ma in finale la situazione è difficile. Arriva ultimo staccato e mollando, non importa, rimarrà sempre un grande. Vince Clement, veloce quanto poco aggraziato sulle barriere, lo vedo sfilarmi davanti e quasi non mi accorgo che ha delle barriere in mezzo da saltare, da quanto va veloce.

Infine Bolt: torna per i quarti e ancora soprende per la tranquillità con cui corre. Vedo gli altri impegnarsi, lui invece in è in allungo, corsa facile, appoggi sempre rapidissimi al suolo, ma andatura tranquilla. Inutile raccontare gli incitamenti e gli applausi che il fenomeno riscuote ogni volta che entra in pista. Bolt è il personaggio indiscusso di questi Mondiali, in molti e di ogni nazionalità mettono in mostra i colori giamaicani, bandiere, magliette, cappellini, un dettaglio che dimostri la simpatia per il re della  velocità mondiale. Sui 200 ci si aspetta un’altra risposta delle sue, e non ci sarà neanche il duello con Tyson Gay, una conferma ai disagi che l’americano aveva segnalato anche in conferenza stampa. Mi è piaciuto il fenomeno dell’Azerbaigian Guliyev, bell’azione incisiva e facilità per chiudere il suo quarto in 20.40, secondo me ha le carte in regola per centrare la finale. Staremo a vedere…


foto: Steffi Nerius festeggia il titolo mondiale (Foto Simone Proietti)

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