Bolt ancora record del mondo, Vlašic all’oro con umiltà

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
vlasicUsain Bolt continua a riscrivere la storia dello sprint mondiale correndo i 200 al ritmo del nuovo record del mondo. Dalle pedane una Vlašic più umile e concentrata vince l’oro nell’alto con Di Martino al quarto posto. Claretti e Gibilisco staccano un meritato biglietto per le finali di martello e asta.

E’ ancora Usain Bolt. Il ragazzone giamaicano corre i 200 in 19″19 iscrivendo definitivamente il suo nome tra i grandi dell’atletica di ogni tempo. La finale dei 200 è la gara più attesa della giornata e non delude. Meno clownismo tra i partenti ma la stessa certezza di partecipare ad una gara strana e per certi versi già corsa. Il primo posto è di Usain Bolt, tutti lo sanno, manca solo il tempo vicino al suo nome, ma nessuno ha dubbi su chi avrà l’oro. Primo sparo non buono per una falsa del francese Alerte in seconda corsia. Si torna sui blocchi e stavolta lo sparo è di quelli giusti. Bolt esce dai blocchi col miglor tempo di reazione (0.133) e inizia un’accelerazione davvero impressionante. Curva corsa benissimo e uscita sul rettilineo già in largo vantaggio su tutti. Qui il campione si irrigidisce un po’, spinge ancora e piomba sul traguardo in 19″20 subito corretto e ufficializzato in 19″19 nuovo record del mondo. Ottimo secondo posto del ventenne Alonso Edward che vince l’argento per Panama in 19″81 facendo segnare una progressione dal 2008 di ben 1 secondo e 15, in pratica è un altro atleta! Terza piazza per il figlio d’arte Wallace Spearmon in 19″85.

L’altra finale che ha catalizzato l’attenzione del pubblico tedesco e anche di noi italiani è stata quella del salto in alto femminile. Per noi c’era Antonietta Di Martino che nelle qualificazioni aveva dimostrato un buon stato di forma. Ma purtroppo per lei e per noi il parterre delle partecipanti a questa edizione era davvero qualificato. Si parte dall’atleta di casa, Ariane Friedrich, bionda, bella e sfrontata. Tutta la Germania era con lei e lei non voleva certo deludere il suo paese. C’era poi Blanka Vlašic, atleta croata dotatissima ma ultimamente un po’ in crisi. Forse un po’ di presunzione aveva inquinato mente e gambe ma in fase di qualifica si era vista molto focalizzata sulla gara, serissima e in piena forma fisica. A seguire da vicino la russa Anna Chicherova, la Slesarenko e la spagnola Ruth Beitia.
La gara entra nel vivo dalla quota di 1.92 dove, complice una progressione piuttosto selettiva (si passa subito a 1.96 e poi 1.99), perde subito la Slesarenko che fallisce l’1.96. Le migliori restano in gara anche se a 1.96 falliscono la prima prova Di Martino, Chicherova ed altre. L’1.99 è la quota della selezione dura dove resistono solo Vlašic, Chicherova, Friedrich (tutte alla prima), Di Martino e Beitia la quale appare la più in difficoltà anche per colpa di uno scarso controllo delle spalle in fase di stacco che ne destabilizza l’entrata. Si procede a 2.02 con Vlašic che supera la misura alla seconda prova, Chicherova addirittura alla prima mentre la Di Martino, dopo un secondo salto discreto, fallisce anche la terza prova uscendo di scena definitivamente. Per la Friedrich iniziano i problemi e solo la terza prova gli da l’accesso alla misura successiva. L’impressione è di un’atleta forse troppo sicura di se e non troppo concentrata. A 2.04 Vlašic, dopo il primo errore, pennella una seconda prova molto elegante mentre Chicherova sbaglia tutte e tre le prove ed esce. Per la Friedrich vale il detto “passata le festa, gabbato lo santo” visto che dopo lo spavento a 2.02 ritorna spavalda…e deconcentrata. Sbaglia le due prove e decide (direi non troppo saggiamente) di lasciarsi la terza prova per la quota di 2.06 tentando il tutto per tutto. Salta e sbaglia e un Vlašic ancora concentratissima vince la gara chiedendo i 2.10 che varrebbe il nuovo record mondiale. Va detto che con un oro mondiale al collo praticamente nessuno riuscirebbe a mantere controllo e concentrazione ma la Vlašic che forse ha imparato che l’umiltà e la moderazione sono armi vincenti, si prepara per le tre prove con la massima serietà. Ne escono tre salti piuttosto convincenti anche se tutti sbagliati e da li inizia la festa. L’adrenalina defluisce, l’atleta cede al pianto sui tappetoni poi vola verso il suo allenatore a prendere la bandiera nazionale. Li realizza di aver vinto davvero e soprattutto di essersi comportata da atleta vincente. Urla di liberazione e ancora lacrime. Commovente, trascinante…una vera festa di una vera atleta, complimenti a lei.
Tornando alla nostra Di Martino, non credo ci sia niente da recriminare se non una progressione molto dura e sfavorevole nelle misure delicate. Forse un 2.01 avrebbe cambiato di molto le carte in tavola ma per il resto la nostra rappresentante è stata brava e senz’altro all’altezza delle aspettative.

Facciamo un passo indietro e andiamo velocemente alle gare di mattino e primo pomeriggio dove altri tre nostri atleti scendevano in campo per guadagnarsi un posto in finale.
Il primo a gareggiare, praticamente poco dopo colazione è Giuseppe Gibilisco, che nonostante le mille traversie della sua carriera dimostra un carattere “tostissimo” riuscendo sempre ad essere presente nelle grandi kermesse internazionali. L’azzurro salta 5.65 alla terza prova e si va ad aggiungere al gruppo dei qualificati per la finale i quali decidono tutti di fermarsi a quella misura senza attaccare la vera misura di qualifica posta a 5.75. I quindici qualificati hanno deciso di fare sul serio solo in finale.

Subito dopo pranzo scendono in pedana le ragazze del martello. Nel gruppo A, quello che lancia per primo c’è Silvia Salis, nel gruppo B, Clarissa Claretti. Salis esordisce con un più che discreto 68.55 ma purtroppo questo lancio che risulterà il migliore dei tre, non sarà sufficiente per la qualificazione. Per la Salis rimane comunque una prova positiva in quanto svolta su livelli più che accetabili. Chi sorride un po’ di più è la fermana Clarissa Claretti che infila tra lanci uno meglio dell’altro fino ad arrivare alla misura di 70.01 che rappresenta la dodicesima posizione generale e quindi la qualifica per la finale. Grande soddisfazione per lei e la certezza che la finale sarà dura, molto dura.

Le altre due finali di stasera erano quella dei 400hs donne e dei 110hs uomini. Quest’ultima gara ci consegna un vincitore un po’ a sorpresa, si tratta dell’alteta delle Barbados Ryan Brathwaite che corre in 13″14 vincendo di strettissima misura sul duo americano Trammell e Payne, entrambi arrivati con 13″15. Il mondo di questo ragazzo di ventuno anni è cambiato in meno di un anno, a Pechino si fermò in semifinale giungendo addirittura penultimo.

I 400hs donne parlano ancora giamaciano. A vincere la prova è Melanie Walker nell’ottimo tempo di 52″42 seguita da una delle favorite Lashinda Demus che corre il rischio di impattare in pieno il decimo ostacolo e cadere. Al terzo posto la trinidegna Josanne Lucas.

Mentre scriviamo deve ancora concludersi la decima fatica degli eroi del decathlon, di questa gara ne daremo conto nel report di domani.
E, a proposito di domani, tutti davanti alla tv dalle 9 della mattina per seguire e sostenere il nostro marciatore e campione olimpico Alex Schwazer che affronterà la 50 km. A lui tutti i nostri in bocca al lupo!

foto: Simone Proietti per Atleticanet

Usain Bolt continua a riscrivere la storia dello sprint mondiale correndo i 200 al ritmo del nuvo record del mondo. Dalle pedane una Vlasic più umile e concentrata vince l’oro nell’alto con Di Martino al quarto posto. Claretti e Gibilisco staccano un meritato biglietto per le finali di martello e asta.

 

E’ ancora Usain Bolt. Il ragazzone giamaicano corre i 200 in 19″19 iscrivendo definitivamente il suo nome tra i grandi dell’atletica di ogni tempo. La finale dei 200 è la gara più attesa della giornata e non delude. Meno clownismo tra i partenti ma la stessa certezza di partecipare ad una gara strana e per certi versi già corsa. Il primo posto è di Usain Bolt, tutti lo sanno, manca solo il tempo vicino al suo nome, ma nessuno ha dubbi su chi avrà l’oro. Primo sparo non buono per una falsa del francese Alerte in seconda corsia. Si torna sui blocchi e stavolta lo sparo è di quelli giusti. Bolt esce dai blocchi col miglor tempo di reazione (0.133) e inizia un’accelerazione davvero impressionante. Curva corsa benissimo e uscita sul rettilineo già in largo vantaggio su tutti. Qui il campione si irrigidisce un po’, spinge ancora e piomba sul traguardo in 19″20 subito corretto e ufficializzato in 19″19. Ottimo secondo posto del ventenne Alonso Edward che vince l’argento per Panama in 19″81 facendo segnare una progressione dal 2008 di ben 1 secondo e 15, in pratica è un altro atleta!

Terza piazza per il figlio d’arte Wallace Spearmon in 19″85.

 

L’altra finale che ha catalizzato l’attenzione del pubblico tedesco e anche di noi italiani è stata quella del salto in alto femminile. Per noi c’era Antonietta Di Martino che nelle qualificazioni aveva dimostrato un buon stato di forma. Ma purtroppo per lei e per noi il parterre delle partecipanti a questa edizione era davvero qualificato. Si parte dall’atleta di casa, Ariane Friedrich, bionda, bella e sfrontata. Tutta la Germania era con lei e lei non voleva certo deludere il suo paese. C’era poi Blanka Vlašic, atleta croata dotatissima ma ultimamente un po’ in crisi. Forse un po’ di presunzione aveva inquinato mente e gambe ma in fase di qualifica si era vista molto focalizzata sulla gara, serissima e in piena forma fisica. A seguire da vicino la russa Anna Chicherova, la Slesarenko e la spagnola Ruth Beitia.

La gara entra nel vivo dalla quota di 1.92 dove, complice una progressione piuttosto selettiva (si passa subito a 1.96 e poi 1.99), perde subito la Slesarenko che fallisce l’1.96. Le migliori restano in gara anche se a 1.96 falliscono la prima prova Di Martino, Chicherova ed altre. L’1.99 è la quota della selezione dura dove resistono solo Vlašic, Chicherova, Friedrich (tutte alla prima), Di Martino e Beitia la quale appare la più in difficoltà anche per colpa di uno scarso controllo delle spalle in fase di stacco che ne destabilizza l’entrata. Si procede a 2.02 con Vlašic che supera la misura alla seconda prova, Chicherova addirittura alla prima mentre la Di Martino, dopo un secondo salto discreto, esce di scena definitivamente. Per la Friedrich iniziano i problemi e solo la terza prova gli da l’accesso alla misura successiva. L’impressione è di un’atleta forse troppo sicura di se e non troppo concentrata. A 2.04 Vlašic, dopo il primo errore, pennella una seconda prova piuttosto impressionante mentre Checherova sbaglia tutte e tre le prove. Per la Friedrich vale il detto “passata le festa, gabbato lo santo” visto che dopo lo spavento a 2.02 ritorna spavalda…e deconcentrata. Sbaglia le due prove e decide (secondo me non troppo saggiamente) di lasciarsi la terza prova per la quota di 2.06 tentando il colpo gobbo. Salta e sbaglia e un Vlašic ancora concentratissima vince la gara chiedendo i 2.10. Va detto che con un oro mondiale al collo praticamente nessuno riuscirebbe a mantere controllo e concentrazione ma la Vlašic che forse ha imparato che l’umiltà e la moderazione sono armi vicenti, si prepare per le tre prove con la massima serietà. Ne escono tre salti piuttosto convincenti anche se tutti sbagliati e da li inizia la festa. L’adrenalina defluisce, l’atleta cede al pianto sui tappetoni poi vola verso il suo allenatore a prendere la bandiera nazionale. Li realizza di aver vinto davvero e soprattutto di essersi comportata da atleta vincente. Urla di liberazione e ancora lacrime. Commovente, trascinante…una vera festa di una vera atleta, complimenti a lei.

Tornando alla nostra Di Martino, non credo si sia niente da recriminare se non una progressione molto dura e sfavorevole nelle misure delicate. Forse un 2.01 avrebbe cambiato di molto le carte in tavola ma per il resto la nostra rappresentante è stata brava e senz’altro all’altezza delle aspettative.

 

Facciamo un passo indietro e andiamo velocemente alle gare di mattino e primo pomeriggio dove altri tre nostri atleti scendevano in campo per guadagnarsi un posto in finale.

Il primo a gareggiare, praticamente poco dopo colazione è Giuseppe Gibilisco, che nonostante le mille traversie della sua carriera dimostra un carattere “tostissimo” riuscendo sempre ad essere presente nelle grandi kermesse internazionali. L’azzurro salta 5.65 alla terza prova e si va ad aggiungere al gruppo dei qualificati per la finale i quali decidono tutti di fermarsi a quella misura senza attaccare la vera misura di qualifica posta a 5.75. I quindici qualificati si faranno la guerra, quella vera nella finale.

 

Subito dopo pranzo scendono in pedana le ragazze del martello. Nel gruppo A, quello che lancia per primo c’è Silvia Salis, nel gruppo B, Clarissa Claretti. Salis esordisce con un più che discreto 68.55 ma purtroppo questo lancio che risulterà il migliore dei tre, non sarà sufficiente per la qualificazione. Per la Salis rimane comunque una prova positiva in quanto svolta su livelli più che accetabili. Chi sorride un po’ di più è la fermana Clarissa Claretti che infila tra lanci uno meglio dell’altro fino ad arrivare alla misura di 70.01 che rappresenta la dodicesima posizione generale e quindi la qualifica per la finale. Grande soddisfazione per lei e la certezza che la finale sarà dura, molto dura.

 

Le altre due finali di stasera erano quella dei 400hs donne e dei 110hs uomini. Quest’ultima gara ci consegna un vincitore un po’ a sorpresa, si tratta dell’alteta delle Barbados Ryan Brathwaite che corre in 13″14 vincendo di strettissima misura sul duo americano Trammell e Payne, entrambi arrivati con 13″15. Il mondo di questo ragazzo di ventuno anni è cambiato in meno di un anno, a Pechino si fermò in semifinale giungendo addirittura penultimo.

 

I 400hs donne parlano ancora giamaciano. A vincere la prova è Melanie Walker nell’ottimo tempo di 52″42 seguita da una delle favorite Lashinda Demus che corre il rischio di impattare in pieno il decimo ostacolo e cadere. Al terzo posto la trinidegna Josanne Lucas.

 

Mentre scriviamo deve ancora concludersi la decima fatica degli eroi del decathlon, di questa gara ne daremo conto nel report di domani.

E, a proposito di domani, tutti davanti alla tv dalle 9 della mattina per seguire e sostenere il nostro marciatore e campione olimpico Alex Schwazer che affronterà la 50km. A lui tutti i nostri in bocca al lupo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *