ITALIA SUPER IN BATTERIA, USA SQUALIFICATI

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Lashawn Merritt sul podioStaffetta 4×100, Italia prima, Giamaica seconda. No, non è un sogno fatto stanotte da Cerutti né uno scherzo di cattivo gusto del sito IAAF, è il risultato della terza batteria di stasera a Berlino. Chiaramente i giamaicani si presentavano in formazione rimaneggiatissima senza Bolt e Powell, ma resta la soddisfazione del risultato e soprattutto quella di aver visto finalmente una staffetta azzurra convincente ed esprimersi al massimo delle proprie possibilità. Dopo tante delusioni, la più grossa proprio stamattina, finalmente un piccolo raggio di sole (è proprio il caso di dirlo, visto il giorno di tempesta a Berlino) illumina la spedizione azzurra. Inoltre, anche se non è certo corretto esultare per le disgrazie altrui, ma qualche ora dopo la gara arriva una notizia che potrebbe cambiare il destino degli azzurri: gli Stati Uniti sono stati infatti squalificati per un’irregolarità nel terzo cambio. A questo punto solo Giamaica e Gran Bretagna appaiono nettamente superiori a tutte le altre concorrenti, ma per il terzo posto sul podio la caccia sembra adesso aperta, con Trinidad&Tobago e la Francia di un oggi mostruoso Lemaitre leggermente favorite.

Gara anonima ed undicesimo posto finale, invece, per Giulio Ciotti, in una finale di salto in alto pesantemente condizionata dalla pioggia battente caduta nel tardo pomeriggio, che ha causato anche uno spostamento di 40 minuti di tutte le gare. Nonostante il solerte lavoro degli addetti, grandi difficoltà per gli atleti fin dalle prime misure, con svariati errori anche a 2.18 e 2.23. Altezza passata da un Ciotti apparso spento e privo di esplosività, forse appagato dalla finale raggiunta, solo al terzo tentativo. La successiva misura di 2.28 si rivelava insormontabile per lui e per altri 8 dei 12 finalisti, ma a questo punto la gara decolla ed i quattro “superstiti” si ritrovavano poi pure a 2.32, dove si decide la gara: il russo Rybakov tira fuori tutta la sua esperienza e salta al primo tentativo, imitato dal cipriota Ioannou che però ha commesso un errore in più in precedenza. Il polacco Bednarek e il tedesco Spank (sostenuto da un tifo accesissimo) passano entrambi alla terza e vanno a braccetto a prendersi entrambi il bronzo. A questo punto nessuno ha più benzina in corpo e si assiste solo ad una lunga sequenza di errori a 2.35, con solo il polacco a sfiorare l’impresa nel suo secondo salto.

La gara più attesa della serata, i 400 piani, vede confermati i pronostici con la vittoria di Lashawn Merritt (nella foto), che aggiunge così il titolo mondiale a quello olimpico chiudendo con il primato stagionale di 44.06. Ancora una sconfitta per il suo rivale Wariner, che giunto al rettilineo appaiato al connazionale si è poi trovato a corto di energie ed ha dovuto cedere, la fotocopia di quanto avvenuto l’anno scorso. Davvero incredibile quanto successo a quest’atleta, che fino a poco prima di Pechino veniva da quattro anni di dominio totale sulla specialità e sembrava destinato a infrangere il record del mondo di Michael Johnson (suo manager ed agente), e invece si trova ora a recitare il ruolo dell’eterno secondo. La causa principale degli ultimi insuccessi è sembrata a tutti separazione dal leggendario allenatore Clyde Hart, ma nemmeno il recente rappacificamento sembra aver cambiato le cose. Dietro i due dominatori stavolta non c’è un compagno di squadra a completare lo sweep (come amano chiamarlo loro), ma un duo di giovani caraibici: Quow di Trinidad e Tobago, che va a prendersi il bronzo in 45.02, ed Henry delle Isole Vergini.

Altra gara di sprint, ed altro duello annunciato, uno dei più classici dell’atletica mondiale. Nei 200 femminili va di scena l’ennesimo capitolo della sfida tra Allyson Felix e Veronica Campbell-Brown. La statunitense, partita nettamente con i favori del pronostico, ha confermato la tradizione che la vede vincente ai mondiali (mentre l’avversaria ha vinto le ultime due Olimpiadi) e nel rettilineo ha vinto la resistenza della rivale chiudendo in un discreto 22.02. Sempre uno spettacolo vedere correre quest’atleta, un vero esempio di pulizia tecnica ed eleganza. Dietro la Campbell, seconda in 22.35, completa il podio l’eterna bahamense Ferguson, che a 33 anni torna su un podio mondiale ad otto anni dall’oro di Siviglia 2001.

Nell’ultima gara a concludersi, poco dopo le undici di sera a causa del ritardo dovuto alla pioggia, arriva una delle più grandi sorprese dei campionati: è infatti la 21enne Dani Samuels ad aggiudicarsi il titolo mondiale di lancio del disco. L’australiana ha trovato al quinto giro un lancio di 65.44, oltre due metri e mezzo il suo personale prima di Berlino, a superare la rumena Grasu che, nettamente in testa alla classifica sin dal secondo lancio con 65.20, pregustava ormai la medaglia d’oro. L’ultimo lancio della cubana Barrios provocava un attimo di brivido, ma si fermava a 65.31. Deluse le due favorite della vigilia, Sadova e soprattutto Brown Trafton, mai in gara e ferme l’una all’ottavo l’altra al dodicesimo posto. Una competizione sicuramente condizionata dal ritardo e dall’umidità elevatissima, anche se ad onore degli organizzatori va detto che la pedana di lancio sembrava perfettamente asciutta.

Il fatto che oggi non fosse la giornata migliore per lanciare era già emerso dalle qualificazioni del giavellotto maschile, dove un fastidioso vento leggermente a favore per il primo gruppo e un diluvio a metà turno per il secondo gruppo hanno reso la vita assai difficile agli atleti. Penalizzati soprattutto questi ultimi, che hanno dovuto eseguire il loro terzo turno di lanci in condizioni ormai improponibili, tanto che nessuno è riuscito a migliorarsi. Nessun problema comunque per i big, anche se né Pitkamaki Thorkildsen superano la misura di qualificazione e devono quindi ricorrere ai ripescaggi. Al contrario di quanto fatto dal giapponese Murakami, dal lettone Vasilevskis e dal cubano Martinez. Quest’ultimo ha dovuto ripetere la misura due volte, dato che il suo primo lancio è stato annullato per un suo superamento della linea di pochi cm, con l’atleta che aveva ormai già esultato e ricevuto l’applauso del pubblico.

Altrettanto movimentate, ma non per il tempo, le semifinali degli 800 metri. A metà della prima batteria, infatti, Kaki inciampa e trascina con sé a terra Som mentre Lewandowski deve quasi fermarsi compromettendo la sua gara. La IAAF riammetterà poi gli ultimi due per una affollatissima finale a 10, lasciando fuori il sudanese, “caduto per conto suo”. Una decisione che farà sicuramente discutere, dato che l’olandese non sembra esente da colpe in quanto successo.

Per il resto, da segnalare l’eliminazione in semifinale dei 1500 donne di due delle favorite, la russa Alminova e la keniana Langat, vittime di un grave errore tattico che le vede imbottigliate in un difficile sprint finale dopo una corsa a ritmo lentissimo.

Nessuna vittima illustre invece nelle qualificazioni del salto in lungo donne, condizionate anch’esse dalla pioggia battente come quasi tutto il resto della giornata.

fonte foto: Shanghaidaily.com

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