Ricordando Maffei e la finale del lungo di Berlino ’36

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image00001Oggi, giorno della finale del salto in lungo maschile, lo storico Gustavo Pallicca ricorda per noi l’impresa di Arturo Maffei di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Quanto riportato sotto è un estratto del libro di Pallicca intitolato “Arturo Maffei. Un salto lungo una vita”.

Maffei alle Olimpiadi di Berlino 1936 si classificò quarto nella gara vinta dal mito della velocità statunitense, Jesse Owens. Ecco la cronaca.

Berlino, 4 agosto (martedi) 1936

Giochi della XI Olimpiade – Olympionstadion, ore 10.30 – qualificazioni gara salto in lungo maschile. Limite di qualificazione: m. 7.15. Atleti iscritti alla gara: 49 in rappresentanza di 29 Paesi. Atleti partecipanti: 43 in rappresentanza di 27 Paesi.

La mattina del 4 agosto, con una temperatura di 18° C. e con un tempo che non prometteva niente di buono, i quarantatre atleti partecipanti alla prova di salto in lungo si presentarono in pedana per sottoporsi alla prova di qualificazione, il cui limite era stato fissato a m. 7.15. Il più allegro di tutti era lo statunitense Jesse Owens che nel pomeriggio del giorno prima aveva vinto la medaglia d’oro dei 100 metri, e che non sembrava per nulla preoccupato per il programma che lo attendeva quel giorno: batterie e quarti dei 200 metri piani e salto in lungo.

La prova di qualificazione vide gli atleti, divisi in due gruppi, gareggiare su altrettante distinte pedane. Il primo gruppo, del quale facevano parte Owens, il francese Paul, l’italiano Maffei e i tedeschi Long e Bäumle gareggiò sulla pedana posta sotto la tribuna d’onore, mentre il secondo, che comprendeva fra gli altri il giapponese Tajima, il tedesco Leichum, l’americano Clark, il norvegese Berg e il nostro Caldana, fu impegnato sulla pedana posta dall’altro lato del campo sotto la tribuna dei “popolari”.

Mentre si svolgevano le prove di qualificazione Owens venne chiamato alla partenza della terza batteria dei 200 metri. Abbandonò quindi la pedana, si schierò alla partenza della sua batteria, corse, vinse in 21.1 e stabilì il nuovo record olimpico della specialità (record precedente: 21.2 di Tolan a Los Angeles); poi tornò ad unirsi al gruppo dei saltatori. Nel suo gruppo Arturo Maffei, come pure Paul e Bäumle, non ebbe difficoltà a qualificarsi al primo salto. Il Rapporto Ufficiale non riporta le misure degli atleti durante la qualificazione in quanto le misure venivano registrate ma non venivano rese pubbliche (infatti non figurano neppure nel Rapporto Ufficiale dei Giochi). I giudici si limitavano a segnalare, con bandierina bianca o rossa, se l’atleta aveva superato o no il limite di qualificazione richiesto. Dobbiamo quindi affidarci alle segnalazioni che ci sono state riportate dai cronisti dell’epoca, che tuttavia non forniscono alcun dato sul salto che lo qualificò per la finale olimpica il nostro Maffei. Nonostante ciò, essendosi l’azzurro inequivocabilmente qualificato al primo salto, si deve ritenere che egli abbia sicuramente saltato almeno m. 7.15.

Arturo ricorda di essere stato fra i primi del suo gruppo a saltare e di aver ottenuto la qualificazione con m. 7.17, risultato che deve essere considerato statisticamente “ventoso” in quanto durante le qualificazioni il vento soffiò a favore dei concorrenti in misura di 3.30 m/s. Per il resto le condizioni del tempo non erano preoccupanti. Il cielo era leggermente coperto, ma il terreno asciutto. Dopo il suo salto Maffei, utilizzando una “Mercedes” di servizio, fece immediatamente ritorno al Villaggio Olimpico dove si sottopose ad un massaggio ristoratore praticatogli da Brambilla, il massaggiatore di Beccali e degli altri atleti milanesi, in quanto Romigialli, massaggiatore ufficiale, e marciatore della Giglio Rosso, era rimasto allo Stadio Olimpico ad assistere gli altri atleti ancora in gara.

Meglio di Arturo in qualificazione si comportò Gianni Caldana che si produsse in un ottimo salto a m. 7.46w che gli consentì di qualificarsi agevolmente e di ottenere una delle migliori prestazioni di quel primo turno eliminatorio. Insieme all’italiano, in quel secondo gruppo, anche gli altri favoriti: Clark, Berg, Tajima e Leichum si qualificarono al primo tentativo. Quella che sembrava alla vigilia una semplice formalità per il primatista del mondo Jesse Owens, fu invece fonte di preoccupazione per l’americano e per i suoi dirigenti. Capitò infatti che Owens per eccesso di precipitazione, o forse per scarsa concentrazione, mancasse clamorosamente il primo salto. Prima di affrontare il secondo tentativo Owens venne avvisato dal tedesco Long, che il segnale posto lungo la pedana – un accorgimento usato dagli atleti per controllare la regolarità dei passi di rincorsa – era stato inavvertitamente spostato. Owens fece tesoro dell’avvertimento e arretrò di circa un metro il segnale, risistemandolo nella primitiva posizione; si produsse quindi in una veloce rincorsa ed in uno stacco perfetto che lo portò ad atterrare sulla sabbia a m. 7.15, misura che venne attentamente controllata dai giudici e che consentì al campione americano di raggiungere la qualificazione. Fu un gran bel gesto quello del tedesco – che pervenne anche lui alla qualificazione al secondo salto – segno di una onestà e lealtà sportiva che non trovava barriere nel colore della pelle dell’avversario. Il nostro Gianni Caldana fu testimone in campo di quell’avvenimento che raccontò solo alcuni anni dopo.

Ventisette saltatori non riuscirono a qualificarsi per la finale. Fra questi figuravano molti nomi illustri, segno evidente che la gara era stata molto dura ed il limite di qualificazione tutt’altro che agevole. Non si qualificarono infatti: l’estone Ruudi Toomsalu, il giapponese Masao Harada, lo svizzero Jean Studer, il lussemburghese Francois Mersch, l’ungherese Henrik Koltai, il filippino Nino Ramirez – uomo che vantava un primato di m. 7.64 ottenuto a Manila il 2 giugno di quell’anno – e il britannico George Traynor, solo per citare gli atleti che figuravano nei primi cinquanta posti della graduatoria mondiale stagionale.

La finale del salto in lungo iniziò alle 16.30 di quello stesso 4 agosto, proprio nel momento in cui Hitler, accompagnato da Goering e Goebbels, prendeva posto nella tribuna d’onore. Owens raggiunse i suoi sedici compagni in pedana, appena leggermente ansimante per la galoppata compiuta pochi attimi prima. Alle 15.45 infatti l’americano aveva corso la terza batteria dei quarti di finale della prova dei 200 metri, che si era aggiudicato facilmente nel tempo di 21.1, lasciando ad oltre sette metri di distacco il canadese McPhee (21.8).

Il Rapporto Ufficiale registra, all’inizio della finale, queste condizioni atmosferiche: “weather: slightly overcast sky; dry ground; wind velocity between 3.5 and 3.7 m/s on the track, the jumping being in the direction of the wind – temperature about 18.5° C.” (tempo: cielo leggermente nuvoloso; terreno asciutto; velocità del vento compresa fra 3.5 e 3.7 m/s sulla pista, la partenza dei saltatori avvenne in direzione del vento – temperatura intorno ai 18.5° C.). Le condizioni del tempo, sempre secondo il Rapporto Ufficiale, non mutarono durante gli ultimi tre salti di finale che vennero effettuati intorno alle 17.45. Le risultanze del Rapporto Ufficiale contrastano con le note riportate da alcuni giornalisti a proposito del tempo che caratterizzò quella finale.

Emilio De Martino nel suo articolo sul “Corriere della Sera” del 5 agosto, annota che alle 17.15 “cadono nuove gocce di pioggia”. Anche Maffei a distanza di tanti anni ricorda così le condizioni atmosferiche di quel pomeriggio: “una giornata buia, piovigginosa e fredda d’agosto.”

I sedici finalisti effettuarono i primi tre salti di finale sulla pedana posta sotto la tribuna di maratona, opposta a quella collocata sotto la tribuna d’onore. Sul Rapporto Ufficiale non è indicato l’ordine di salto dei finalisti. Dobbiamo quindi affidarci al “prezioso” resoconto trasmessoci da un cronista della rivista Leichtathletik, rivista che per l’occasione uscì a frequenza giornaliera anziché settimanale, la cui consultazione è stata possibile grazie alla cortese disponibilità dell’amico Roberto L. Quercetani che ne possiede l’intera collezione..

Registriamo così che il primo a saltare fu il tedesco Bäumle, che si produsse in un salto di m. 7.32. Arturo, e qui ci affidiamo ai suoi ricordi, saltò per undicesimo e fu autore di un ottimo salto a m. 7.50, andando subito ad eguagliare il primato italiano che lui stesso deteneva in comproprietà con il compagno di società (Giglio Rosso) Gianni Caldana. Jesse Owens, che prendeva una rincorsa di soli 30 metri, si presentò con un salto di m. 7.74 che migliorò di un centimetro il record olimpico di Hamm, subito imitato dal giapponese Tajima che con un bel salto di m. 7.65 si portò al secondo posto. Anche Long rispose da par suo e superò di quattro centimetri Maffei. L’italiano rimase comunque avanti all’americano Brooks ed al francese Paul, entrambi giunti a m. 7.34. Caldana non seppe ripetere il bel risultato delle qualificazioni e con m. 7.26 si collocò al dodicesimo posto, posizione che purtroppo rimarrà per lui quella definitiva.

Progressione in classifica dei primi sei atleti :

Classifica dopo il 1° salto:

1

Owens Jesse

Usa

7.74

OR

2

Tajima Naoto

Jpn

7.65


3

Long Luz

Ger

7.54


4

Maffei Arturo

Ita

7.50


5

Brooks John

Usa

7.34


6

Paul Robert

Fra

7.34


Jesse Owens al secondo tentativo allungò la traiettoria dei suoi salti e si portò a m. 7.87, risultato inficiato da vento superiore alla norma, ma comunque nuovo primato olimpico. Anche Long aggiunse ben venti centimetri al suo primo salto e con m. 7.74 si insediò al secondo posto, scavalcando Tajima che incappò in un salto nullo. Maffei effettuò ancora un buon salto a m. 7.47, ma venne superato dall’americano Robert Clark che con una eccellente prova a m. 7.60 rimediò al nullo in cui era incorso durante il primo tentativo. Il francese Paul non seppe progredire e quindi venne superato da Brooks, il terzo degli americani, che si migliorò a m. 7.41 insediandosi al sesto posto.

Classifica dopo il 2° salto:

1

Owens Jesse

Usa

7.87 w

OR

2

Long Luz

Ger

7.74


3

Tajima Naoto

Jpn

7.65


4

Clark Robert

Usa

7.60


5

Maffei Arturo

Ita

7.50


6

Brooks John

Usa

7.41



Il terzo turno di salti, l’ultimo della fase eliminatoria, vide Luz Long insidiare il primo posto in classifica di Owens. Fermatosi l’americano a m. image000037.75, il campione tedesco volò due centimetri oltre il suo primato europeo (m. 7.87 w) portandosi a soli tre centimetri da Jesse. Il carattere esuberante di Arturo Maffei trovava difficilmente il necessario sfogo durante il salto e quindi era naturale vedere l’atleta toscano agitarsi nei pressi della pedana alla ricerca di una difficile quanto necessaria concentrazione. Jesse Owens notò il comportamento anomalo del saltatore italiano, con il quale aveva stretto amicizia sulla pedana del campo di allenamento situato all’interno del Villaggio Olimpico, e, secondo quanto ci ha riferito lo stesso Maffei, gli si avvicinò e, riuscendo a farsi capire, lo invitò a stare più calmo e pensare solo a correre rilassato e non in maniera rabbiosa e contratta come lo aveva visto fare. Ed aveva aggiunto: “Tu salti molto bene; con la mia velocità ed il tuo stile, raggiungere gli otto metri e mezzo non sarebbe più un problema.” Nel frattempo anche Naoto Tajima si migliorò a m. 7.74, confermandosi saldamente al terzo posto.

Giunse nuovamente per Maffei il terzo turno di salto. I consigli di Owens di pochi istanti prima, ronzavano ancora nella testa di Arturo nel momento in cui entrò in pedana e si apprestò ad effettuare il suo terzo salto, l’ultimo del turno eliminatorio, dal quale dipendeva l’accesso alla finale. Non era facile in quel momento per Maffei cercare la migliore concentrazione ed al tempo stesso ricordarsi di correre in scioltezza per giungere decontratto al momento dell’impatto con l’asse di battuta e mantenere agilità e sincronismo di movimento in volo per una migliore riuscita del suo “tre passi e mezzo”. L’incitamento degli italiani presenti in tribuna da quel lato dello stadio e l’incoraggiamento rivoltogli dal principe Umberto di Savoia, che aveva abbandonato il suo posto in tribuna d’onore a fianco di Hitler, per scendere a bordo pista proprio per salutare Maffei, distrassero Arturo dalle preoccupazioni di ordine tecnico e lo riportarono alla realtà della gara. Avuta via libera dal giudice di pedana, Maffei, contraddistinto dal pettorale n. 347, raggiunse il punto di inizio rincorsa a circa 40 metri dall’asse di battuta e prese posizione secondo lo stile di partenza degli staffettisti quando sono in attesa del cambio. Dopo un attimo di concentrazione Arturo si slanciò lungo la pedana cercando, con l’uso di braccia e gambe, di raggiungere entro i venticinque metri dall’avvio, la massima velocità.

Fu durante quel tratto di rincorsa che i suggerimenti di Owens gli tornarono improvvisamente in mente ed allora, contrariamente al suo solito, limitò il suo impegno all’ottenimento di una corsa facile ed agile, riservando così energie da poter sfruttare al momento del salto, onde ottenere una completa elevazione ed eseguire con la più lucida coordinazione i suoi famosi “tre passi e mezzo” in volo. Quello di Arturo in quel brumoso pomeriggio berlinese fu un salto “ispirato”, nel quale l’atleta toscano riuscì a concentrare tutti gli elementi positivi della sua tecnica, affinata dagli impegnativi allenamenti svolti sotto la guida di Comstock, durante i quali si era sottoposto, anche a costo di grandi sacrifici, ai più impegnativi esercizi atti ad ottenere il massimo della elasticità. Gli ultimi passi della rincorsa di Arturo furono questa volta perfettamente in linea con la direzione della sua corsa e non registrarono quello spostamento di fianco dell’atleta, prima a sinistra e poi a destra, che in tante occasioni aveva caratterizzato negativamente le sue prove facendogli perdere velocità proprio nel momento dello stacco dalla pedana. La battuta effettuata con il piede sinistro fu energica e sicura. L’atleta si trovò ad oltre un metro e mezzo di altezza, con il ginocchio destro in avanti ed iniziò ad effettuare il primo dei tre passi e mezzo in volo, che non era altro che la continuazione della sua corsa. Le braccia dell’atleta, levate in alto quasi a cercare un improbabile appiglio nell’aria, accompagnarono ed agevolarono la delicata fase del suo salto ed esse si trovarono nella posizione più elevata proprio al culmine della parabola compiuta da questi, ed accompagnarono la sua fase discendente, al termine della quale il saltatore venne a contatto con la sabbia contenuta nella fossa di caduta. Ed infatti Maffei, ripetendo un gesto divenuto quasi automatico, proiettò le braccia in avanti, quasi parallelamente alle gambe, mentre queste si distendevano nel tentativo di ritardare il più possibile l’impatto con la sabbia al fine di allungare al massimo l’ampiezza del salto. Mentre le gambe di Maffei toccavano la sabbia, le sue braccia, dopo aver compiuto un ampio semicerchio, vennero proiettate all’indietro quasi a completare l’azione finale della spinta. Al momento dell’impatto Maffei chinò la testa in avanti portandola quasi a contatto con le ginocchia, che si piegarono sulla sabbia, lasciando così l’atleta in posizione genuflessa, prima che la forza d’inerzia ancora contenuta nella dinamicità del salto e non consumata nell’evento, lo spingesse a sinistra fuori dalla fossa di caduta. Maffei assecondò questa spinta non senza essersi prima voltato verso destra, nel tentativo di cogliere l’entità del suo salto dall’impronta lasciata sulla sabbia rispetto alle bandierine indicanti il primato del mondo e quello olimpico, poste sul lato destro della zona di caduta. L’azzurro si lasciò trasportare dall’inerzia fuori dalla “buca”, e si esibì in una sorta di balletto fatto di piccoli passi effettuati mentre si allontanava dalla zona di caduta, accompagnato dal premuroso atteggiamento di un giudice pronto ad intervenire in caso di caduta. Dopo alcuni istanti – quanti furono necessari al Dr. A. Bohmig, presidente della giuria del salto in lungo per ufficializzare il risultato dell’italiano – l’altoparlante dell’ Olympiastadion annunciò: “Maffei – Italia: m. 7.73 !”, aggiungendo poi che Maffei aveva eguagliato il record olimpico di Hamm che resisteva dal 1928 (N.d.A.: misura che era stata superata due volte da Owens).

Grande fu l’entusiasmo degli italiani in tribuna che applaudirono a lungo Maffei, il quale, al massimo della contentezza, rispose a quelle acclamazioni con ampi gesti delle braccia. La misura rappresentava il nuovo primato italiano e collocava Maffei fra i più grandi saltatori in lungo della sua epoca. Dal punto di vista della gara in corso, il grande exploit consentì all’azzurro di risalire dal quinto al quarto posto, scavalcando l’americano Clark che non aveva migliorato il 7.60 ottenuto al secondo salto. La posizione nella graduatoria provvisoria, vedeva quindi Maffei al quarto posto dietro Owens, Long ed al giapponese Tajima, dal quale era separato da un solo centimetro. Quel terzo turno di salti registrò il grande ritorno del campione europeo Wilhelm Leichum che dopo due nulli seppe esprimersi a m. 7.52 proprio nell’ultimo salto del turno eliminatorio, conquistando il diritto di partecipare alla finale, estromettendo così lo statunitense John Brooks che non riuscì a migliorare il suo precedente 7.41. Si concluse quindi la fase eliminatoria di una fantastica gara che si preannunciava foriera di altri grandi risultati.

La ricostruzione del salto di Maffei è stata resa possibile grazie all’esame di uno spezzone di pellicola (forse scartato dalla regista tedesca Leni Reifensthal durante il montaggio del film Olympia), venuto in possesso del prof. Luciano Fracchia che lo donò a Maffei in versione VHS, il quale me lo mostrò durante una delle mie numerose visite alla sua casa di Viareggio.

Classifica dopo il 3° salto:

1

Owens Jesse

Usa

7.87 w

OR

2

Long Luz

Ger

7.84 w


3

Tajima Naoto

Jpn

7.74 w


4

Maffei Arturo

Ita

7.73 w


5

Clark Robert

Usa

7.60


6

Leichum Wilhelm

Ger

7.52



Dieci atleti risultarono eliminati come si evince dalla tabella sotto riportata. La miglior misura ottenuta dagli atleti esclusi fu il m. 7.41 dello statunitense Brooks. Caldana, dopo il primo salto a m. 7.26, ottenne un modesto 7.16 per poi ripetersi a 7.26 nel terzo salto. Nella classifica finale ottenne la dodicesima posizione.

Brooks John

Usa

7.34

7.41

7.19

Paul Robert

Fra

7.34

6.93

7.08

Bäumle Arthur

Ger

7.32

7.21

7.13

Stenqvist Ake

Swe

7.30

7.13

6.68

Berg Otto

Nor

7.30

N

6.95

Caldana Gianni

Ita

7.26

7.16

7.26

Vasolsobé Josef

Tch

N

7.03

7.18

Richardson Sam

Can

7.13

N

N

De Oliveira c. Marcio

Bra

N

6.81

7.05

Togami Kanyuki

Jpn

6.28

N

N

I “magnifici sei” ammessi alla finale furono: Owens (7.87), Long (7.84), Tajima (7.74), Maffei (7.73), Clark (7.60) e Leichum (7.52). Maffei e gli altri concorrenti si trasferirono quindi con armi e bagagli sulla pedana posta sotto la tribuna d’onore dalla quale Hitler ed il suo seguito seguivano con estremo interesse le gare, per cimentarsi negli ultimi tre salti di finale. Questa procedura da tempo non viene più usata ed i sei salti di finale vengono sempre effettuati su di una stessa pedana. Il cronista tedesco annota che sul bordo della pedana non sono segnalati i riferimenti metrici dei 6 – 7 e 8 metri, ma vi sono solo le bandierine che indicano il primato mondiale e quello olimpico.

Si era così giunti alle 17.45 di quel pomeriggio denso di avvenimenti e prima che iniziassero i tre salti di finale partì una finale molto attesa dagli italiani, quella degli 800 metri nella quale era impegnato il nostro Mario Lanzi. Il grande spirito di cameratismo che animava gli atleti della nostra nazionale fece sì che Maffei per alcuni istanti si dimenticasse della sua gara e si portasse sul bordo della pista, lungo il rettilineo di arrivo, ad incitare Lanzi impegnato nella vana rincorsa del gigantesco negro americano John Woodruff avviato ad aggiudicarsi la medaglia d’oro davanti all’azzurro.

Contrariamente a quanto riportato con troppa superficialità da alcuni articoli apparsi tanti anni dopo in occasione della celebrazione del grande risultato di Maffei, il toscano non poté essere distratto oltre che dalla gara di Lanzi anche da quella di Ondina Valla, per il semplice fatto che la gara della bolognese si disputò il giorno dopo, cioè il 5 di agosto! Sono molte le notizie inesatte tramandatesi negli anni su questa gara, frutto di errate interpretazioni da parte dei cronisti e sulle quali ognuno ha aggiunto qualcosa di suo con il solo risultato di stravolgere la verità.

Così la presenza in campo del marchese Ridolfi nella sua veste di membro del Consiglio della IAAF – carica ricoperta dal 1934 al 1946 – che lo vide trepidante nei pressi della pedana del lungo dove era impegnato quello che sicuramente era il prediletto fra i suoi “protetti”, venne travisata con la versione, certamente più affascinante, che lo voleva addirittura nominato presidente della giuria per stare vicino al nostro atleta. Il marchese Ridolfi durante i Giochi venne più volte ripreso dai fotografi che ce lo mostrarono spesso nei pressi dell’arrivo vestito con la divisa ufficiale della IAAF – giacca rossa e pantaloni bianchi – e con il cronometro in mano. La giuria del salto in lungo, che controllò anche la gara del salto triplo, fu invece presieduta dal Dr. A. Bohmig. Il sig. W. Zipkat svolse funzioni di segretario di giuria, mentre i componenti della stessa, tutti di nazionalità tedesca come il presidente ed il segretario, furono i signori H. Pache, F. Reuter, J. Ropcke, J. Schmid e F. Steppat.

Alle 17.45 iniziò la finale che prevedeva per i sei atleti ammessi l’effettuazione di ulteriori tre salti. L’ordine di salto questa volta è noto in quanto gli atleti saltarono nell’ordine inverso alla posizione acquisita in classifica al termine dei primi tre salti. Iniziò quindi a saltare il tedesco Leichum, seguito dall’americano Clark, da Maffei, Tajima, Long e infine da Owens che concludeva il turno. L’inviato di Leichtathletik registra che spira un vento molto forte in favore dei concorrenti. Leichum non si migliorò, restando fermo a m. 7.38, ed anche Clark ottenne nuovamente la misura di m. 7.60 che non gli consentiva di progredire nella sua posizione in classifica. Maffei parve scaricato dai festeggiamenti successivi al salto del primato e non andò oltre un modesto m. 7.22.

Arturo racconta che in quel momento della gara fu disturbato dallo stimolo di un impellente bisogno fisiologico, al quale non riuscì ad ottemperare nonostante che il marchese Ridolfi gli consigliasse di liberarsene appartandosi e coprendosi con la coperta che gli organizzatori avevano distribuito ai concorrenti per consentire loro di ripararsi dal freddo che cominciava ad attanagliare i loro muscoli. Ma Arturo, certamente condizionato dall’ambiente, non seppe liberare la sua vescica con lo strattagemma escogitato da Ridolfi e quindi i suoi ultimi salti furono effettuati in non perfette condizioni generali. Il giapponese Tajima a sua volta effettuò un salto di m. 7.52 che non cambiò la sua classifica, mentre Luz Long si esibì in un altro bellissimo salto atterrando a m. 7.73. Jesse Owens tentò a quel punto di “uccidere” la gara; forzò ancor più la sua rincorsa, ma incorse in un salto nullo, l’unico compiuto nel corso della finale.

Classifica dopo il 4° salto:

1

Owens Jesse

Usa

7.87 w

OR

2

Long Luz

Ger

7.74


3

Tajima Naoto

Jpn

7.74 w


4

Maffei Arturo

Ita

7.73 w


5

Clark Robert

Usa

7.60


6

Leichum Wilhelm

Ger

7.52


I concorrenti affrontarono così il quinto e penultimo turno di salto, durante il quale – è sempre il cronista tedesco che riferisce – il vento si placò un poco. Nessun miglioramento si registrò per Leichum (m. 7.25), mentre Clark aggiunse sette centimetri (m. 7.67) al suo miglior salto andando ad insidiare il quarto posto di Maffei, che a sua volta aveva nuovamente ritrovato la vena migliore effettuando un buon salto a m. 7.42. Ottimo anche il quinto salto di Tajima (m. 7.60), lontano tuttavia dalla migliore misura del giapponese.

La lotta si accese invece al vertice della classifica ed il duello fra il tedesco e l’americano contagiò anche gli spettatori della tribuna d’onore e si vide infatti Hitler agitarsi sulla sua poltrona e discutere animatamente con Goering e Goebbels. Luz Long raccolse tutte le sue energie e si produsse nel più lungo salto della sua carriera, raggiungendo m. 7.87, misura superiore di quattro centimetri al suo primato europeo, andando ad affiancare Owens in testa alla classifica. Maffei fu visto avvicinarsi a Long e complimentarsi con lui per la grande prestazione ottenuta. Ma la risposta dell’americano non si fece attendere. Owens si raccolse nella sua classica posizione di partenza e scattò velocissimo lungo la pedana che sfiorò quel tanto che era necessario per librarsi in volo, compiere in aria due passi e mezzo, allungare le gambe ed atterrare a m. 7.94, misura che gli restituiva la leadership della gara. Tutto era quindi rimandato all’ultimo turno di salti.

Classifica dopo il 5° salto:

1

Owens Jesse

Usa

7.94 w

OR

2

Long Luz

Ger

7.87 w


3

Tajima Naoto

Jpn

7.74 w


4

Maffei Arturo

Ita

7.73 w


5

Clark Robert

Usa

7.67 w


6

Leichum Wilhelm

Ger

7.52



image00002Iniziò come al solito Leichum e qui il tedesco fece ricorso a tutta la sua classe. La sua ottima velocità di base e la determinazione che accompagnò il suo gesto atletico lo proiettarono a m. 7.73 alla pari con Maffei. Clark confermò con m. 7.57 la sua regolarità in una gara che lo aveva visto anonimo protagonista. Maffei saltò ancora sopra i 7 metri e trenta (m. 7.39) e concluse la sua gara – unico concorrente – senza aver commesso neppure un “nullo”, a testimonianza di una grande padronanza dei suoi mezzi tecnici e di un eccezionale equilibrio psicofisico, che gli aveva consentito, anche nei momenti in cui l’atleta di solito tenta il tutto per tutto, di non scomporsi e di esprimersi al meglio della sue possibilità. Tajima tentò il colpaccio dell’ultimo salto ma commise un nullo; lo stesso successe a Long con grande disappunto per gli occupanti la tribuna d’onore. Owens non si dimostrò pago del successo che aveva ormai saldamente acquisito. Egli non volle deludere il pubblico dell’Olympiastadion e lo gratificò con una ultima eccezionale prestazione, la migliore mai ottenuta in Europa da un saltatore in lungo. Quando l’altoparlante dello stadio annunciò: “In pedana il n. 733, Owens, Stati Uniti!”, lo statunitense con calma, a piccoli passi, si portò sul fondo della pedana. Era calmo, disteso, sembrava non avvertire l’importanza del momento. Arrivato in fondo alla pedana si fermò; gli occhi erano inizialmente bassi, rivolti verso il suolo. Poi Owens alzò lo sguardo e lo mantenne fisso verso la buca di caduta per tutto il tempo che durarono i preparativi del salto. La fase preliminare fu identica a quella dei turni precedenti. La rincorsa veloce come le altre e grande lo stacco in battuta che dette al corpo dell’americano un formidabile impulso. La parabola sembrò a tutti subito più ampia ed infatti Owens atterrò a pochi centimetri dalla bandierina che segnalava gli 8 metri e tredici centimetri del suo record del mondo; il risultato fu eccezionale, m. 8.06, nuovo record olimpico ! Tanta era ancora la sua forza di inerzia che l’atleta, una volta toccata la sabbia, rimbalzò fuori della zona di caduta dimostrando che il suo salto aveva in sé ancora molta dinamicità e che se la sospensione fosse stata mantenuta più a lungo, la traiettoria avrebbe raggiunto limiti a quell’epoca impensabili per un essere umano.

Long fu il primo ad avvicinarsi al raggiante Owens ed a congratularsi con lui. Fra i due durante la gara si era stabilito un grande rapporto di amicizia e di stima, destinato a rimanere inalterato nel tempo. Infatti quando Owens nel 1943 venne raggiunto dalla notizia della morte di Long avvenuta il 13 luglio durante un’operazione bellica in Sicilia, si attivò in modo da entrare in contatto in Germania con la famiglia del suo leale avversario, alla quale prestò aiuti morali e materiali. I rapporti di amicizia fra Owens ed i Long rimasero molto saldi nel tempo tanto è vero che Jesse fu testimone alle nozze di Karl, il figlio di Lutz. Un tragico destino fu quello che accumunò i due grandi saltatori in lungo tedeschi, protagonisti di quella storica finale; infatti anche Leichum cadde durante la Seconda Guerra Mondiale, il 19 luglio 1941, mentre era impegnato sul fronte russo.

Classifica dopo il 6° salto e quindi classifica finale:

1

OWENS Jesse

1913

Usa

8.06 w

0R

2

LONG Luz

1913

Ger

7.87 w


3

TAJIMA Naoto

1912

Jpn

7.74 w


4

MAFFEI Arturo

1909

Ita

7.73 w


5

LEICHUM Wilhelm

1911

Ger

7.73 w


6

CLARK Robert

1913

Usa

7.67 w


7

BROOKS John

1910

Usa

7.34 w


8

PAUL Robert

1909

Fra

7.34 w


9

B ÄUMLE Arthur

1906

Ger

7.32 w


10

STENQVIST Ake

1914

Swe

7.30 w


11

BERG Otto

1906

Nor

7.30 w


12

CALDANA Gianni

1913

Ita



Grande fu la soddisfazione di Maffei per l’eccezionale risultato conseguito, ma altrettanto viva fu l’amarezza per aver mancato il podio olimpico per un solo centimetro. Questa amarezza a distanza di tanti anni da quell’avvenimento è ancora presente nella memoria del “grande vecchio” ed essa riaffiora in tutta la sua crudele realtà ogni qualvolta si torna a parlare di quell’avvenimento e della circostanza che ha impedito ad Arturo di inserire il suo nome nel Gotha dei medagliati olimpici.

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La delusione per aver mancato il prestigioso obiettivo si fece ancora più cocente a fine stagione quando il 30 agosto a Torino, durante l’incontro Italia – Giappone, Maffei si prese su Tajima una sonora rivincita battendolo per 7.21 contro 7.06.

Queste le progressioni dei sei atleti finalisti:

Owens Jesse

Usa

7.74

7.87 w

7.75

N

7.94 w

8.06 w

Long Luz

Ger

7.54

7.74

7.84 w

7.73

7.87 w

N

Tajima Naoto

Jpn

7.65

N

7.74 w

7.52

7.60

N

Maffei Arturo

Ita

7.50

7.47

7.73 w

7.22

7.42

7.39

Leichum Wilhelm

Ger

N

N

7.52

7.38

7.25

7.73 w

Clark Robert

Usa

N

7.60

7.54

7.60

7.67 w

7.57


La Regola che disciplinava la velocità del vento venne stabilita dalla IAAF subito dopo la fine dei Giochi Olimpici di Berlino, anche se essa venne applicata durante le gare della XI Olimpiade. Le varie Federazioni furono però lasciate libere di omologare o meno a fine stagione i risultati ottenuti con il favore del vento. La FIDAL omologò quale nuovo primato italiano la misura di m. 7.73 ottenuta da Arturo Maffei in data 22 dicembre 1936.

Questi i commenti della stampa italiana:

“Si svolge infatti sulla pedana che trovasi di fronte alla tribuna d’onore la gara di salto in lungo nella quale siamo presenti con Caldana e Maffei.

Il toscano Maffei nell’ultimo balzo di eliminazione è riuscito a raggiungere m. 7.73. La distanza raggiunta eguaglia il primato olimpionico che Hamm aveva stabilito nelle Olimpiadi del 1928.

Il risultato ottenuto dall’italiano è veramente notevole. Egli ha compiuto la rincorsa assai velocemente, ha battuto sulla pedana con precisione ed ha compiuto la forbice in modo spettacoloso. E’ caduto in maniera perfetta e deve questa a sua qualità stilistica se il risultato ottenuto supera di ben ventitre centimetri il primato nazionale che gli apparteneva.”

Scrisse Emilio De Martino sul “Corriere della Sera”:

“Ore 17.15: nuove gocce di pioggia. Nessuno se ne cura; siamo ormai abituati. La nostra attenzione è diretta verso l’altro lato del campo ove si sta svolgendo il salto in lungo. Vi partecipano gli italiani Caldana e Maffei. Maffei è pronto a scattare e con un salto bellissimo cade sulla sabbia dopo il volo, pressapoco sulla linea della bandierina bianca che segna il limite del primato olimpico. E’ un balzo superbo, e poco dopo l’altoparlante comunica infatti che Maffei ha eguagliato con m. 7.73 il primato olimpico che resisteva dal 1928 (n.d.A.: era prassi all’epoca dare questa comunicazione anche se c’è da far notare che nella stessa gara di Berlino Owens aveva già stabilito al primo salto il nuovo primato olimpico con m. 7.74). Il pubblico scatta in un grande applauso. Gli avversari dell’italiano, con il negro Owens in testa, sono i primi a congratularsi con lui. Vediamo Maffei agitare festante il braccio agli amici che l’applaudono dalle gradinate. Per noi italiani il risultato è splendido. Il primato nazionale di m. 7.50 è stato migliorato di 23 centimetri. Nessuno poteva pensare ad un successo così significativo.

Maffei ha l’alto onore di piazzarsi quarto, con m. 7.73, dietro un terzetto di assi capitanato dal negro-fenomeno Owens che non si accontenta di essere l’uomo più veloce del mondo, ma vuole essere anche quello che salta più lontano. Owens che coglie una medaglia d’oro al giorno, ha raggiunto i m. 8.06 demolendo un nuovo primato del mondo (n.d.A.: vedi nota successiva). Secondo è il tedesco Long con m. 7.87; terzo il giapponese Tajima con m. 7.74. Per un solo centimetro Maffei non ha la gioia di vedere salire sul pennone la sua bandiera.”

Da “La Gazzetta dello Sport” del 5 agosto:

“Il campione di colore Owens ha demolito il massimo mondiale del salto in lungo (n.d.A.: il giornalista non tenne ovviamente conto del salto di m. 8.13 effettuato da Owens ad Ann Arbor il 25 maggio del 1935 la cui omologazione avvenne proprio durante i Giochi di Berlino). Non glielo approveranno a causa del vento. Ma la verità incontrovertibile è costituita dal suo salto di oltre 8 metri. Il tedesco Long aveva eguagliato la sua impresa precedente raggiungendo la distanza di m. 7.87. Il vincitore dei 100 metri si è fatto incontro al rivale che la folla osannava, gli ha sorriso allargando la bocca e mostrando i suoi denti d’avorio, gli ha stretto la mano, ha preso la rincorsa ed ha superato il massimo mondiale. Di fronte ad atleti di questa statura Maffei, corretto, a punto, fine nelle linee e rapidissimo nello sforzo ha realizzato due successi notevoli: ha superato il precedente massimo nazionale ed ha eguagliato la distanza olimpica (Hamm, Stati Uniti ai Giochi di Amsterdam del 1928).

Gli azzurri dell’atletica leggera hanno come presentato le loro carte da visita. La folla ha applaudito, superando simpaticamente la evidente sorpresa. Ha applaudito a Lanzi, a Maffei e molto a Cerati. Applaudirà ancora. Lo sentiamo.”

Ancora un commento della stampa:

“Nella finale del salto in lungo il tedesco Leichum è riuscito a raggiungere m. 7.73 ed in tal modo si è classificato al quarto posto alla pari col nostro Maffei.

L’affermazione azzurra in questa gara è di grande valore. Da quando si disputano le Olimpiadi una sola volta eravamo riusciti ad andare in finale: a Parigi nel 1924 con Virgilio Tommasi; ma siccome l’italiano era riuscito a raggiungere un limite eguale al sesto classificato, nella prova decisiva l’italiano passò al settimo posto.

Scrisse Luigi Ferrario su “La Domenica Sportiva”, settimanale illustrato de “La Gazzetta dello Sport”:

“Sempre nel settore dei concorsi – quanta povertà di risultati ottenevano in passato i nostri atleti in questo campo – ecco Arturo Maffei conquistare il quarto posto con m. 7.73, cioè con un limite che supera di ben 23 centimetri il primato nazionale.

Gli atleti che si affermano all’estero meritano tutta la nostra ammirazione, ma quelli che all’estero migliorano i risultati ottenuti in Patria, vanno citati all’ordine del giorno, poichè dimostrano come il loro spirito di combattività è accresciuto di nuove energie, è potenziato dalla presenza di avversari valorosi e temibili.

Lo stile di Maffei è studiato in ogni particolare. Preciso nella battuta, sicuro nella traiettoria, potente in tutta la sua azione, egli, in fatto di stile, è a noi piaciuto – badate che la passione non ci offusca il pensiero quando ci troviamo di fronte a degli atleti italiani – quanto Owens per quanto del negro ammiriamo la compostezza, sia nella velocità che nel salto in lungo.”


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da “Arturo Maffei. Un salto lungo una vita” di Gustavo Pallicca – Edizioni Grafics – Capezzano Pianore (Lucca) – anno 1999 (esaurito)

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