Usain Bolt, happy birthday to you!

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Bolt-SpearmonUno stadio intero a cantargli il buon compleanno al termine della premiazione dei 200 metri, Berlino e il mondo intero sono impazziti per il giamaicano. Guascone ma mai offensivo, ironico e disponibile, Bolt ha voluto lasciare la sua impronta indelebile nello stadio che appartiene alla leggenda di Jesse Owens.

All’improvviso tutti in coro intonano “Happy Birthday”, lui con il dito fa il segno della lacrima sul viso, sarà anche l’uomo più veloce della storia ma anche lui ha un cuore e si emoziona. E’ in questo modo che il meraviglioso pubblico di Berlino ha voluto render omaggio al campione giamaicano, all’attrazione numero uno di questi Mondiali nel giorno del suo compleanno (anche quest’anno a ridosso di un trionfo in una kermesse planetaria come un anno fa a Pechino).

A Berlino dopo il record dei 100 di domenica scorsa, non si fa che parlare di lui, del simpatico ragazzone caraibico che ha stravolto lo sprint mondiale e, perchè no, la vita della capitale tedesca. In centro parecchia gente veste i colori della Giamaica, Usain Bolt ha colpito, ed anche una piazza carica di significati come Alexanderplatz, è occupata da un villaggio giamaicano con tanto di 30 metri di corsia per misurare la velocità di tanti curiosi e appassionati. Se alla vigilia si temeva qui a Berlino per l’influenza A, vista la concentrazione di persone provenienti da ogni angolo del pianeta, per ora l’unica patologia in circolazione è la febbre Bolt.

L’altra sera quando ha corso i 200 in 19.19, me lo sono visto arrivare contro come una palla di cannone. Ero posizionato in corrispondenza della linea di arrivo ed avevo preso come metro di misura il vicino di corsia Wallace Spearmon, duecentista nato, uno abituato a scendere sotto i 20 secondi. Bolt lo ha inghiottito già dopo poche decine di metri, Spearmon, incapace di opporre la minima resistenza, scivolava via quasi fosse un allievo alle prime armi, mai visto niente di simile a questi livelli. “Ma dove stai lasciando Spearmon?!? Che vuoi fare?!? Forza Usain!”, queste le mie frasi proferite ad alta voce che hanno accompagnato Bolt in rettilineo. Immagini indelebili nella mia testa, il giamaicano avanti a tutti che continua a spingere, a denti stretti, e poi quegli ultimi metri con lo sguardo fisso al cronometro. Dai suoi occhi che si accendono, dal suo braccio che indica il risultato, capisco che Bolt ha scritto un’altra pagina importante: una frazione di secondo per rivolgere il mio sguardo al cronometro e percepire un boato grandioso del pubblico, lo stesso di quattro giorni prima. Un altro record del mondo, voluto fino in fondo, 19.20 segna il tabellone. Cerco con lo sguardo gli avversari in segno di solidarietà, loro rintontiti come me sotto il traguardo aspettano l’ordine di arrivo. Cerco di carpire ogni minima sensazione, lo stadio è impazzito, una pioggia di flash accende le tribune, Bolt fa festa ballando e saltando a modo suo. Il tempo viene corretto a 19.19, il vento è -0,3 m/s, dati sempre più impressionanti. Le emozioni sono indescrivibili, ho la pelle d’oca e gli occhi lucidi, mi rendo conto di vivere per la seconda volta in pochi giorni momenti leggendari.

Momenti che hanno rischiato di non verificarsi, se solo fosse stata applicata già da quest’anno la regola della falsa partenza, novità dalla prossima stagione. Ad applicare tale regola infatti Bolt sarebbe uscito sui 100 in semifinale, mentre nei 200 la falsa partenza prima del record avrebbe potuto cambiare le condizioni della gara. Insomma, speriamo che la IAAF riveda certe posizioni su un regolamento fatto apposta ed esclusivamente per la televisione.
Ma per ora la realtà sono le imprese di Bolt, due progressioni che valgono anche tanti soldi. Due assegni speciali da 100000 dollari l’uno, poca roba a confronto con altri sport ben più remunerati, anche se questa è solo la punta di un iceberg fatto anche di tanti ingaggi di sponsor, meeting etc. Lui in conferenza stampa se la ride con Wallace Spearmon, tutto sommato gratificato dal bronzo. Più contenuto è Alonso Edward, il sorprendente panamense 19enne arrivato all’argento, vera sorpresa della gara.

Tutte le domande ovviamente sono per Bolt, lui si concede con disponibilità, così come farà con i suoi supporter il giorno successivo, firmando autografi per circa 45 minuti. Bolt è un esempio anche in questo, per nulla altezzoso quando avrebbe tutti i motivi per esserlo. Il tempo per un ultimo siparietto con i giornalisti che lo pressano “waaait a moooomeeeent please” pronunciato al rallentatore, poi via verso l’albergo. C’è da riposarsi per l’ultima fatica in staffetta e forse per un altro record, come a Pechino un anno fa. Un copione a cui il giamaicano sembra essere affezionato. Per quanto mi riguarda, grazie di tutto lampo giamaicano!

foto: Bolt scherza con Spearmon in conferenza stampa (Foto Simone Proietti per Atleticanet)

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