L’equazione Fidal

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equazioneDirigenti mediocri che elaborano progetti mediocri che producono risultati mediocri. Questa è l’equazione Fidal. Lasciate perdere le chiacchiere i fatti sono questi: torniamo da Berlino con con una posizione imbarazzante nel medagliere ma ciò che più preoccupa è che questi risultati non sono che il prodotto ultimo (e previsto) di un’inconsistenza politica raggelante.

Alla mediocrità della gestione tecnica dedicherò il prossimo intervento qui, invece vorrei evidenziare la mediocrità della gestione politica nelle altre situazioni extra-agonistiche.
Non serve rovistare in nessun cassetto segreto per dimostrare quanto affermo; mi limiterò ad evidenziare quello che è già di pubblico dominio. Mi riferisco ad esempio alla mancata approvazione da parte del Coni del regolamento GGG, alla gestione di Andrew Howe e a “l’affaire Collio“. Qualche considerazione.

Questione Gruppo Giudici Gare: La Fidal decapita i vertici GGG e nomina un commissario al quale chiede di riprogettare il nuovo corso del gruppo giudici. Il risultato è la produzione di un testo talmente irregolare che il Coni non approva il regolamento chiedendo alla Fidal precise modifiche. Credo sia un caso senza precedenti. Pasticciare un regolamento tanto da non ricevere l’approvazione del Coni è cosa grave ma ancora più grave è lo sfacciato tentativo di tenere la cosa nascosta. L’inghippo è diventato di pubblico dominio solo perchè Atleticanet ne ha dato notizia rompendo le uova nel paniere agli incerti, arroganti manovratori federali che cercavano di sistemare la cosa con la massima discrezione ed il minimo danno di credibilità.

Andrew Howe: gira e rigira non riescono a venirne a capo. E non ci riescono perchè non ne hanno le capacità. Periodiche riunioni definitive e ogni volta l’annuncio che da questo momento in poi… ma poi tutto rimane com’è…o peggiora. Non mi permetto di dire se è il settore tecnico ad influire negativamente sull’atleta o è la mamma o l’atleta stesso, ma posso senz’altro rilevare che è palese l’incapacità dell’apparato politico nel gestire il problema.
Forse mettersi in affari con la nuova società per azioni “Fidal servizi spa” li ha un po’ condizionati ma accordarsi per gestire al meglio un atleta non è come una trattativa per comprare o vendere e quindi non si può agire con le stesse modalità. Andrew Howe non è un sacco di patate e la mamma non è il fattorino che le consegna alla Fidal!

L’affaire Collio: Rieti, riunione provinciale prima di Berlino, gara di 100 metri. Collio corre la sua serie in 10″22 mancando il minimo per i mondiali di un solo centesimo. Ma basta un abracadabra e la serie si trasforma in batteria con relativa apparizione della finale. Si parte per la finale che Collio vince col tempo fantasmagorico di 10″06. Minimo per i mondiali largamente acquisito se non fosse per il piccolo problema che, a detta dei tanti presenti, la partenza era chiaramente falsa. La provvidenziale assenza del controstarter fa il resto e alla fine la Fidal, senza tanti problemi acquisisce il risultato (l’atleta giustamente fa lo stesso) e passa oltre pubblicando un comunicato molto pacato (nonostante la storicità dell’evento) seguito da un accurato quanto opportuno silenzio.

Ricapitolando: settore tecnico improduttivo (ne parlerò in dettaglio a breve), serie lacune in ambito normativo-regolamentare e gravi limiti gestionali nelle problematiche specifiche. Il tutto ben coordinato con la sistematica ricerca di nascondere o minimizzare errori e responsabili. Ho menzionato tre episodi ma non sono questioni episodiche. Sono esempi di un modo di fare sistematico e consolidato. E’ l’equazione Fidal, l’equazione dove la mediocrità ha un valore elevato.

Il Presidente Arese ad ogni debacle tuona e aggiunge “ma da adesso in poi…” oppure “andranno prese delle decisioni e da li in poi…” o anche ” dovremo fare delle scelte dure ma poi…”. Ogni volta chiede un’apertura di credito ai suoi consiglieri. Continue richieste di fiducia promettendo che da li in avanti andrà meglio. Sembra quasi un bimbo disubbidiente che, senza crederci promette solennemente che non lo farà più sapendo poi che non avrà la forza di rispettare quell’impegno. Se avrete la pazienza di aspettare, nel prossimo articolo ne fornirò i dati precisi.

Chiudo con un ulteriore motivo di disappunto e cioè il colpevole silenzio dei consiglieri federali. A fronte di privati mugugni da parte di diversi di loro, fino ad ora non c’è stato un solo consigliere che abbia avuto il coraggio di manifestare apertamente la propria posizione. Paradossalmente c’è una larga maggioranza in consiglio che ha paura di inimicarsi quei pochissimi elementi che tra un sguardo truce e una mezza promessa tengono in scacco tutta l’atletica nazionale.

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