Intervista a Eddy Ottoz

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eddyoggiLa prima persona che ha acconsentito ad intervenire sull’argomento gestione tecnica è Eddy Ottoz. Non credo ci siano bisogno di presentazioni sull’atleta, quello che però ci preme sottolineare è che, contrariamente a molti ex atleti, l’attività di Ottoz in ambito sportivo sia come tecnico che come dirigente è stata altrettanto “pregiata”. Al momento l’ex ostacolista azzurro è Presidente regionale della Fidal Valle d’Aosta e membro nazionale di giunta Coni. Il suo intervento ci è particolarmente gradito perché lo stesso Eddy Ottoz, negli anni d’oro dell’atletica era uno dei responsabili di settore. Ecco cosa ci ha detto.

AtleticaNet: Lei è stato responsabile del settore velocità nei primi anni ’90, gli anni delle migliori performances azzurre nelle grandi manifestazioni internazionali. A livello tecnico il rapporto tra valore degli atleti azzurri e quello del resto del mondo, si è modificato rispetto ad oggi? In altre parole, sono diventati più bravi loro o siamo stati meno bravi noi?

In realtà solo nel 1994/95 sono stato responsabile di velocità ed ostacoli. In precedenza ero responsabile solo degli ostacoli e il capo settore era il prof. Carlo Vittori. Se ci limitiamo al “rapporto”, esso è peggiorato, ma non così significativamente: i nostri migliori velocisti di oggi corrono mediamente un decimo, un decimo e mezzo più veloci di allora e il resto del mondo si è migliorato di un paio di decimi. Fanno eccezione americani e giamaicani, soprattutto i giamaicani, che sono stati capaci di fare un salto di qualità impressionante e si sono smarcati dagli statunitensi.

 

AtleticaNet: La sua attività di quegli anni era prettamente tecnica, com’erano strutturati i rapporti con i politici delegati al settore tecnico?

Fino al 1994 il settore tecnico ha goduto di un’autonomia operativa ben maggiore di oggi. L’autorevolezza di Elio Locatelli e dei vari responsabili di settore non derivava dall’incarico o dal pennacchio, ma era stata conquistata sul campo ed era riconosciuta dai tecnici degli atleti. Ciò facilitava non poco i rapporti all’interno dei settori. In buona sostanza le cambiali elettorali non venivano pagate con incarichi tecnici. Non si pativano disturbi, intromissioni o pressioni di natura politica da parte di consiglieri federali o da altri. Si dovevano fare solo i conti con il budget poiché i soldi sono sempre pochi, il che, se da un lato limita certe possibilità, dall’altro costringe ad un uso attento delle risorse a disposizione.

 

AtleticaNet: A livello pratico ci può fare un esempio di come una gestione accorta e ben calibrata è stata vincente in quegli anni?

Dopo i mondiali del 1987 fu chiaro che si stava chiudendo un ciclo, due generazioni di grandi atleti erano destinati ad uscire in breve di scena. Il progetto del Club Italia, che fu messo in piedi in pochi mesi e che si sviluppò nell’arco di due anni, riuscì a far ripartire la macchina. Quasi tutti gli atleti che hanno alimentato la squadra nazionale fino ai Giochi di Atene sono stati filtrati, pesati, misurati e valutati nel Club Italia del 1988 e del 1989. Uno per tutti Stefano Baldini, ma sono decine e decine. Con i tecnici dei ragazzi si fece formazione, ricerca, si alimentarono le motivazioni, tutti ebbero la possibilità di crescere. Il Club Italia avrebbe dovuto diventare la strategia strutturale della Fidal per seguire i migliori giovani, ma ci si accontentò purtroppo dei successi iniziali, ritenendo che la barca, una volta raddrizzata, fosse in grado di navigare da sola.

 

AtleticaNet: Atleticamente parlando, siamo destinati a diventare una piccola nazione o ci sono motivi per sperare in un rinascimento del nostro movimento?

Dipende dalle decisioni che saranno prese. C’è volontà e coraggio di assumersi dei rischi? C’è la disponibilità e la capacità di fare autocritica? C’è la reale intenzione di rifondare il settore tecnico rinnovandolo profondamente, prendendo atto che i gradi cuciti sulle spalline non sono sufficienti a garantire il rispetto della truppa, che i meriti si conquistano con i risultati? Si vuole, una buona volta, ascoltare i tecnici, le società, gli atleti, prima di prendere le decisioni importanti?

Se la risposta a queste e altre domande fosse affermativa si potrebbero raccogliere cervelli ed energie per ripensare l’atletica, guardare che cosa si fa di buono all’estero, che cosa potrebbe funzionare anche da noi, valorizzare anziché seppellire la nostra grande tradizione tecnica, smettere di piangere sulla scuola perduta, proibire lo scaricabarile, recuperare la capacità di visione. E lavorare. Costruire, insomma, il progetto di una nuova atletica, crederci e portarlo avanti con realismo e determinazione.

Diversamente continueremo con il piccolo cabotaggio, una pezza qua, una pezza là, una medaglia della marcia che sistema tutto e ci traghetta alle prossime elezioni, e via un altro giro, la giostra va.

 

AtleticaNet: Che lei sappia, esiste un qualche approfondimento o case studies sulle gestioni degli atleti da parte di altre nazioni? L’Italia fruisce o ha mai fruito di questi strumenti di analisi? Ne ha prodotti a sua volta?

Certo. Sarebbe utile per tutti, ad esempio, conoscere “realmente” come funziona lo sport school system statunitense, che non è estraneo, ad esempio, al successo dei giamaicani e di tutti i caraibici in genere, salvo Cuba che ha sin qui vissuto esperienze totalmente diverse.

C’è oggi un progetto, chiamato Project30, messo a punto tra ottobre 2008 e febbraio 2009 per la federazione americana da un brain trust di nove consulenti (tra cui Carl Lewis, Ralph Mann ecc.). Project30 parte da una profonda quanto coraggiosa autocritica della politica sportiva federale americana e traccia le linee guida per raggiungere a Londra 2012 l’obiettivo di 30 medaglie. Non casualmente uno dei punti del progetto riguarda le staffette…

Ci sono infine iniziative quali l’annuale Ralph Mann Biomechanic Seminar che da quindici anni sposta avanti con un metodo assolutamente innovativo la frontiera dei migliori tecnici statunitensi. Quando proposi alla Fidal, nel 1997, di impostarlo anche da noi (Ralph era disponibile), mi presero per pazzo.

Uno dei nostri difetti, si sa, è che sappiamo già tutto…

 

Disponibile da scaricare il progetto Project 30

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