Con Arese la Fidal non va veloce ma solo di fretta

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Art.gds030909Leggo con qualche ora di ritardo l’intervista di Andrea Buongiovanni ad Arese sulla Gazzetta dello Sport di ieri e stento a crederci. Mi dico che un presidente di una Federazione sportiva non può arrivare a dire certe cose…e invece le dice. Ci ho fatto sopra qualche riflessione e ho voluto metterle nero su bianco.

La prima sensazione che mi arriva dalla lettura del pezzo è quella di una persona che ha fretta, una fretta indiavolata. Frasi del tipo “è inutile insistere la dove in tempi medio-brevi non otterremo risultatio anchenel mezzofondo e nella maratona c’è poco da fare. Meglio investire con specialità con più possibilità” sono a dir poco sconcertanti. Lo sconcerto si fa angoscia se vado a rileggere l’intervista che Atleticanet ha fatto a Eddy Ottoz quando vi si legge ad esempio che “Quasi tutti gli atleti che hanno alimentato la squadra nazionale fino ai Giochi di Atene sono stati filtrati, pesati, misurati e valutati nel Club Italia del 1988 e del 1989. Uno per tutti Stefano Baldini”. Insomma un approccio esattamente opposto. Da una parte l’incondizionata ricerca di risultati nel breve, dall’altra la progettazione di un movimento per avere risultati nel tempo.

Viene proprio da chiedersi se il signor Arese (a questo punto non mi sento di chiamarlo presidente) ha riflettuto sul fatto che curando l’immediato senza progettare il futuro, entro pochissimi anni non avremo azzurri di valore in ambito internazionale. Insomma, se mi si passa il paragone, Arese gestisce la Fidal quasi come il proprietario di una macchina (ma lui non è il proprietario della Fidal) che sta per essere venduta. La utilizza al massimo, la tratta male, se ne frega di fargli la manutenzione perché tanto tra poco non sarà più la sua. Questo, coordinato al fatto che lo stesso Arese ha più volte detto che questo giro di presidenza sarà anche l’ultimo per lui ci porta a pensare che stia gestendo la Fidal più per se stesso che per gli atleti, per i tecnici, per gli appassionati e non ultimo…per il Coni! Può il Coni permettersi di lasciare alla guida di una federazione un personaggio la cui urgenza di evitare personali brutte figure è anteposta agli interessi dei tesserati, della federazione stessa e del Coni?

A nome di chi parla quando ha fa queste dichiarazioni? E’ il suo pensiero o il pensiero concordato e condiviso del consiglio federale? Che le medaglie abbiano un peso nessuno lo mette in dubbio e, proprio per questo motivo, va da se che questo genere di patrimonio non dovrebbe essere sprecato e sfruttato bensì curato, programmato e strategicamente accresciuto nel tempo. Altro che medio-breve termine!

Continuo a leggere e continuo a strabuzzare gli occhi. Cito testualmente: “abbiamo una serie di stelline in attesa di cittadinanza”. Ma scherziamo? Queste sono le meravigliose strategie per risollevare le sorti dell’atletica azzurra? Stelline in attesa di cittadinanza? Tralasciando l’infelicità del termine stellina che fa pensare più a una soubrette da esibire che a ragazzi e ragazze che fanno atletica…ma a parte questo, sono queste le soluzioni? Ancora fretta, tanta fretta.

Chiudo con un’ultima riflessione: essendo Arese il Presidente non sarebbe più corretto assumersi almeno formalmente e pubblicamente le responsabilità degli insuccessi? Al contrario, per ogni problema  Arese ha una scusa o al limite un responsabile che va punito. Sempre una grande mancanza d’eleganza che qualche volta sfiora il limite della pusillanimità.


Clicca qui per scaricare l’articolo della Gazzetta dello Sport di Andrea Buongiovanni



fonte: Gazzetta dello Sport – Andrea Buongiovanni

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