BRUXELLES: IN TRE CENTRANO IL JACKPOT

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Richards_by_SProietti

In una serata non certo estiva, con temperature che toccano i 14° C e pioggia, giunge al termine la Golden League IAAF con il memorial Van Damme di Bruxelles. In tre erano rimasti a contendersi il jackpot, e tutti e tre compiono la missione, chiaramente non azzeccando sei numeri come siamo abituati a sentire in questi ultimi giorni, ma più semplicemente vincendo la propria gara.

La prima a farlo è Sanya Richards, che conferma il suo dominio totale sui 400 andando ad imporsi in un ottimo 48.83, tempo molto vicino al suo personale stabilito ancora tre anni fa. Staccatissimo il resto delle atlete, guidato dalla Ohuruogu. Ancora relativamente giovane (24 anni), la statunitense ha fatto quest’anno il definitivo salto di qualità e sembra destinata a sbaragliare la concorrenza anche nei prossimi anni.

Anche Elena Isinbaeva completa il cappotto sulle rivali. Stasera la Rogowska (quinta) non sembra in vena di miracoli e così un solo salto riuscito a 4.70 è sufficiente alla zarina per imporsi ed avere così almeno un milione (diviso tre) di buoni motivi per dimenticare la delusione di Berlino. Seguono per lei tre tentativi a 5.07, ma non è certo la serata ideale e in più in lei sembra esserci ben poca convinzione.

Completa il trittico dei grandi Kenenisa Bekele. L’ennesima vittoria netta la sua, tanto che si potrebbe quasi iniziare ad accusarlo di togliere interesse alle gare rendendole troppo noiose. Il pluricampione del mondo e olimpico passa in testa non appena la lepre, il keniano con base a Verona Esho, si fa da parte (invero un po’ troppo presto), e ci rimane fino al traguardo, chiudendo in un discreto 12.55.31. Dietro di lui in quattro battono il proprio personale, ma devono accontentarsi dell’illusione di avvicinarlo all’ultimo giro, per poi venire inesorabilmente bruciati dal suo sprint finale.

Due le italiane presenti in gara, coloro che ormai sono il simbolo della nostra atletica. Molto buona la prova di Elisa Cusma, che scende un’altra volta sotto i due minuti negli 800 vinti dalla statunitense Willard. 1.59.75 il tempo dell’atleta modenese, ennesimo sigillo di una stagione straordinaria che l’ha vista entrare definitivamente nell’élite della specialità.

Quinto posto invece per un’Antonietta Di Martino condizionata, come le sue colleghe, dalla pista scivolosa. Il suo 1.94 potrebbe far pensare ad una gara sottotono per lei, ma nemmeno le altre hanno brillato, tanto che un 2.00 è bastato alle solite Vlasic e Chicerova per aggiudicarsi primo e secondo posto.

La gara più attesa della serata, però, era un’altra: i 200 metri, e non può che essere così quando c’è Usain Bolt. Il solito show per lui, iniziato fin dall’arrivo nello stadio su una spider d’epoca scoperta, e proseguito sulla linea di partenza, dove ha mimato le mosse di un pugile, coinvolgendo anche stavolta Spearmon nella scenetta. Ma il vero spettacolo è in gara: ottimo già dalla partenza e in curva, nonostante un’insolita corsia 6 (scelta appositamente per proteggerlo dal vento), poi solito impressionante allungo in rettilineo e vistoso rallentamento finale. 19.57 il tempo finale: in altri giorni avrebbe fatto gridare al miracolo, ma oggi questo gigante venuto dalla Giamaica ci ha abituati a tutto. Secondo Spearmon, terzo il talento Guliyev, che si candida già ora all’oro di Barcellona 2010.

La miglior gara della serata, però, sono i 100hs femminili. Priscilla Lopes-Schliep nonostante un’ottima partenza non riesce a prendersi la rivincita di Berlino sulla Foster-Hylton, che la affianca prepotentemente ai 60 metri e poi riesce a finire davanti per un solo centesimo nello spettacolare testa-a-testa finale chiudendo in 12.48. Chi la rivincita se la prende è invece Carmelita Jeter, che a questo punto può iniziare con i rimpianti per uno stato di forma diventato eccellente solo dopo i mondiali. Per stasera può consolarsi con la vittoria sui 100 in 10.88, a precedere il consueto trio giamaicano Fraser-Stewart-Campbell.

Abbastanza deludente invece la corrispettiva gara maschile, dove Powell si impone in 9”90 su un Gay decisamente sottotono: “appena” 10.00 per lui.

Nella serata cade anche il record più longevo dell’atletica, ma trattandosi di una specialità assai curiosa e decisamente poco frequentata la notizia non è certo quella che occupa le prime pagine. Si tratta infatti del primato della staffetta 4×1500, che resisteva fin dal 1981 e viene battuto stasera dal quartetto kenyano Choge-Bywott-Gathinga-Rono. L’impresa (se così vogliamo chiamarla) non riesce invece a Gelete Burka in un’altra gara poco praticata, i 2000 metri. L’etiope resta solo troppo presto e non riesce a scendere sotto il tempo di Sonia O’Sullivan.

Niente da segnalare nel resto della serata, se non l’ennesimo ritiro di questa stagione dopo un lancio per Thorkildsen, a lasciare campo libero all’eterno rivale Pitkamaki. Appuntamento per tutti alla chiusura stagionale di Tessalonica (o Salonicco che dir si voglia) con le World Athletics Final.

Nella foto: Sanya Richards (Simone Proietti per Atleticanet)

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