19.72, tanti auguri Pietro Mennea

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

MenneaIl 12 settembre 1979, il più grande velocista italiano di sempre conseguiva alle Universiadi di Città del Messico il record mondiale sui 200 metri. Pensieri, ricordi e celebrazioni a trent’anni esatti da quella meravigliosa impresa.

 

Quattro cifre fisse, immobili, quasi sacre nella loro successione, che mi hanno accompagnato per tutta la mia infanzia e adolescenza. Per me appassionato di velocità Mennea era sempre esistito e quel 19.72 era un qualcosa di irraggiungibile, un capitolo omerico dell’era moderna, un po’ come le galoppate di Zatopek, il giorno dei record di Owens, il salto infinito di Beamon. Un qualcosa che mi rendeva orgoglioso di essere italiano, perché sì quello era il frutto più prelibato che aveva prodotto l’invidiata “scuola italiana della velocità”. Un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove Mennea e compagni ubbidivano e si confrontavano con uno staff di prima grandezza, orchestrato da quel grande tecnico che era Carlo Vittori. L’ho incontrato qualche giorno fa a Rieti il Prof., arrabbiato e scocciato da questo buio pesto che attanaglia l’atletica italiana. Ha ragione Vittori nella sua disamina, quello che accadeva nell’apice della sua carriera è cosa che oggi, ahimè, sembra volata via come sabbia al vento.

Il rapporto che si instaurò fra Pietro e Carlo fu speciale, intenso, spigoloso, fondato su rispetto e fiducia reciproca. Mennea era una forza della natura, dal punto di vista mentale oltre che fisico, in grado di sopportare ogni genere di lavoro. Lui stesso riporta nel suo libro “19.72, il record di un altro tempo”, che quel record fu il risultato di 11 anni di duro lavoro quotidiano, 350 giorni all’anno fatti di allenamenti interminabili accompagnati dalla voce di Vittori, spesso in quello splendido paradiso che era la scuola di Formia.

Ma si sa, Mennea non aveva certo il fisico di un Don Quarrie o di un Carl Lewis, lui certi risultati doveva conquistarli con la fatica. Per tanti anni quella magica combinazione di numeri messa insieme alle Universiadi rimase una chimera per tanti superman delle piste, americani, giamaicani, europei, tutti a caccia di quel gioiello tricolore che faceva bella mostra nell’albo dei record mondiali. Carl Lewis era uno dei miei idoli, ma quando si trattava di 200 speravo che sua maestà rinunciasse a prendersi quel tempo, “Figlio del vento fallo resistere ancora”. Poi Joe Deloach, Mike Marsh, Frank Fredericks,  Michael Johnson, in tanti per circa 17 anni provarono ad impossessarsi di quel tempo. Proprio il Michelone texano nell’estate del 1996 ad Atlanta, tra Trials ed Olimpiadi, riuscì prima a limare quel record e poi a rivoluzionare i limiti umani sul mezzo giro, aprendo una breccia cronometrica, in cui finora solo il lampo Usain Bolt è riuscito a infilarsi.

Pensare che ancora oggi quel 19.72 sarebbe valso un argento mondiale ed olimpico fa effetto e dà un’idea della grandezza di quell’impresa sportiva, forse la più grande dello sport italiano. La dimostrazione che il sacrificio e la forza di volontà possono regalare alla fine qualcosa di importante, nello sport come nella vita. E questo è probabilmente l’insegnamento più grande e più bello nella storia sportiva della “Freccia del Sud”. Un barlettano umile e a volte scomodo per le sue dichiarazioni schiette ed aspre, un uomo che diede tutto per l’atletica in quegli anni, e che poi è riuscito a conquistare con lo stesso piglio i suoi successi anche fuori.  

L’ultima volta che incontrai Mennea fu circa un anno e mezzo fa, a Roma, per la presentazione del suo libro che celebra il grande giorno. In quell’occasione erano presenti  due leggende dell’atletica mondiale come Lee Evans e Tommie Smith, grandi amici di Mennea, accomunati al barlettano per aver ottenuto anch’essi record mondiali a Città del Messico, sia pur nella kermesse olimpica del 1968. Una giornata che ancora ricordo con estremo piacere, per l’intensità dell’incontro a cui parteciparono altri grandi nomi come Gianni Minà e Sandro Donati, per la passione con cui si parlava di sensazioni ed emozioni in pista, di aneddoti di quell’impresa, di vita vissuta da campioni leggendari, simboli vincenti anche nella vita quotidiana. Il videoclip conclusivo sulle sue gare ce l’ho ancora negli occhi, esaltante! Ma uno dei messaggi più importanti Mennea lo rivolse ai giovani, a chi sogni deve averli e deve provare a raggiungerli con l’impegno ed il sacrificio. Quel record era il suo sogno e lui ebbe la caparbietà di cercarlo fino all’ultimo.

Oggi Pietro Mennea è uno stimato avvocato e dottore commercialista, un esperto nel campo del diritto applicato allo sport, presiedendo tra le altre cose anche una fondazione (www.fondazionepietromennea.it) a suo nome, finalizzata ad aiutare chi è più sfortunato, a tornare a far sognare chi soffre e si sente travolto dalla vita. La vendita dei suoi libri, le aste periodiche degli oggetti a lui appartenuti, sono solo alcuni dei modi per contribuire alla lodevole causa. Aiuti che si materializzano grazie a quelle magiche quattro cifre, le stesse che sono state portate in giro per la Penisola in questi due anni di avvicinamento al trentennale con la presentazione del libro.

Tra le tante manifestazioni in ricordo di quel 19.72 mi preme ricordare quella di un amico, Mario Biagini, Presidente del Comitato Provinciale Fidal Roma, per il quale Mennea è sempre stato un idolo indiscutibile, tanto da farlo piangere chissà quanto in quelle sfortunate Olimpiadi del 1976 a Montreal. Lo scorso maggio eravamo io e lui in macchina verso una delle tante gare a Rieti, pensavamo ad un modo per celebrare i 30 anni dal record, un articolo, un libro… Mario ebbe la scintilla: una giornata di gare solo sui 200 metri per tutte le categorie, sotto gli occhi del campione! Un’idea che ora è divenuta realtà: a Roma il 22 settembre, ore 15, Stadio delle Terme di Caracalla, siete tutti invitati per salutare l’italiano più veloce di sempre (per le iscrizioni www.fidalcproma.it).

Auguri Pietro Mennea, grazie per quella prestazione e le emozioni di una carriera interminabile!          

Foto: Pietro Mennea (Simone Proietti)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *