DA DOVE RIPARTIRE?

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Riceviamo un nuovo contributo da parte di Marco Tamberi attuale tecnico di uno dei giavellottisti azzurri più promettenti. In questo pezzo, il tecnico marchigiano racconta una sua esperienza di formazione all’estero, evidenziando al contempo i limiti del movimento dei tecnici in Italia. Buona lettura.

Scrivo queste poche righe mentre mi trovo ancora in Finlandia dove ho partecipato ad una conferenza mondiale sul lancio del giavellotto. Presenti, in qualità di relatori, leggende del giavellotto come Lusis ( c’e’ bisogno che dica chi è?!!), campioni come Pitkamaki ( campione del mondo nel 2007), Korius (olimpionico), Hohn Uwe ( ex record mondiale con 104 metri e fischia), Stefy Nerius (camp. Mondiale Berlino 2009) e gli allenatori di Pitkamaki, Nerius, Ingberg ( da più di 15 anni tra le top 10 mondiali) e Torkildsen (camp. Olimpico 2008, camp. Mondiale Berlino 2009), ingegneri biomeccanici che da anni studiano specificamente il gesto tecnico, ortopedici di chiara fama internazionale specializzati nella prevenzione di spalla e gomito (finlandesi e americani) ecc.

Insomma uno di quegli eventi che uno che allena in lancio del giavellotto non può perdere per nessuna ragione al mondo!!! Si vive assieme a queste leggende dell’atletica mondiale per tre giorni quindi, oltre alle relazioni, a colazione, pranzo, cena e dopo cena si parla solo ed unicamente di giavellotto. Mi sono potuto permettere ore di conversazione con l’allenatore di Torkildsen, di Pittamaki ed altri, ho potuto far visionare loro i lanci di mio figlio (che alleno) ed avere il loro parere. Sono venuti ad ascoltare un po’ da tutto il mondo, qui di seguito i paesi che hanno partecipato ( quasi tutti con presenze sostanziose): TURCHIA, DANIMARCA, FRANCIA, OLANDA, BELGIO, REGNO UNITO, PORTOGALLO, SPAGNA, GERMANIA, USA (!!!), SVIZZERA, SLOVENIA, ISLANDA (!!!), SVEZIA, FINLANDIA, CIPRO (!), NORVEGIA, LITUANIA, AUSTRALIA (!!!), CANADA (!!!), INDIA (!!!), IRLANDA, NUOVA ZELANDA (!!!), ESTONIA ma, udite udite, ERO L’UNICO ITALIANO PRESENTE!!! Attenzione, non tutti erano “emissari” delle varie federazioni nazionali (sarebbe stato comunque auspicabile che la nostra avesse mandato qualcuno, anche se attualmente non esiste un responsabile specifico per il giavellotto): molti erano semplicemente allenatori di club che hanno deciso di partecipare a loro spese o grazie all’aiuto della squadra di appartenenza. In fondo il costo dell’intero periodo, compreso alloggio e pasti, era di € 270,00: cifra che, se non l’allenatore, anche un piccolo club può sostenere ( i voli low-cost ormai costano poco più di un biglietto dell’autobus). Per spiegare meglio l’approccio di tutti i presenti al congresso voglio fare un esempio. L’allenatore di Torkildsen e come lui gli allenatori della Nerius, di Pitkamaki e Ingberg hanno tenuto una relazione di circa un’ora a testa ma sono stati presenti e molto attenti in tutti i tre giorni del congresso: immagino perché interessati ad ascoltare pareri ed esperienze diverse dalle proprie.

Insomma se in Italia si stravince tutto lanciando il giavellotto poco al di là della punta dei piedi un motivo c’è: noi sappiamo già tutto e non abbiamo bisogno di confrontarci con nessuno … Da noi spesso l’allenatore è geloso del proprio orticello e non condivide nulla con nessuno, non capendo che anche gli altri (in Italia ovviamente) fanno lo stesso ed il risultato è una ottusa chiusura che genera ignoranza. Certo, ognuno di noi ha i suoi “piccoli segreti” ed è normale che li tenga per se, ma per il resto la condivisione ed il confronto non possono che aiutare la crescita di tutto il movimento e, di conseguenza,anche del proprio atleta. Certo, anche la federazione nella figura del responsabile di settore dovrebbe essere coinvolta. Come esempio posso portare la mia esperienza personale: sono 3 anni che alleno mio figlio (che ha fatto il record italiano junior quest’anno giungendo 4° ai campionati europei) e non ho ancora avuto il piacere di avere uno scambio di opinioni con qualche responsabile indicato dalla FIDAL …

Ma siccome penso che ognuno debba guardare prima ai propri errori e poi a quelli degli altri insisto dicendo che trovo comunque abnormi gli atteggiamenti rancorosi fin qui espressi solo ed unicamente nei confronti della classe dirigente: mi vien da dire che, come per la politica, anche per l’atletica chi governa è l’esatto specchio di chi rappresenta. Stravolgere la classe dirigente ( e quali sono le reali alternative?) senza che la base modifichi profondamente i propri atteggiamenti non porterà a nessun risultato se non quello di dover ricominciare ancora una volta tutto da capo. Ritengo invece opportuno stimolare chi tiene le redini del gioco ad una attenta analisi di quanto accade, perché si possano trovate soluzioni che portino ad una netta inversione di tendenza: in fondo i risultati sportivi sono innanzitutto figli della cultura specifica che un paese riesce ad esprimere (Giamaica nella velocità, russi e svedesi nei salti e così via). Voglio infine sottolineare che, se le critiche mosse finora fossero fondate, se il non funzionamento della macchina “atletica italiana” fosse tutta imputabile alla dirigenza, non dovremmo essere in grado di ottenere risultati apprezzabili in nessuna disciplina. Ma non si spiegherebbe poi come nella marcia, che comunque fa parte dell’atletica leggera, continuiamo da decenni ad essere uno dei primi paesi al mondo (se non il primo) e non con un solo atleta ma con un intero movimento … non credo proprio che sia una questione di morfologia o di razza. Forse si potrebbe cominciare da lì a capire perché le cose funzionano … e bene!!!

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