Nebiolo, l’atletica è con te

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

nebioloGiovannaOggi, 3  Novembre, a Roma, nel Salone d’Onore del CONI, si è svolta la commemorazione del più grande dirigente dell’atletica mondiale. La cronaca di una mattinata densa di emozioni, un abbraccio virtuale di tanti dirigenti e campioni azzurri con chi ha reso grande l’Italia dell’atletica.

Un ricordo era d’obbligo, un saluto a dieci anni dalla sua scomparsa necessario per riportare le menti a quell’atletica che contava, a quell’uomo che sudava quanto i suoi atleti per avvicinare il più possibile alla gente il suo sport preferito. Il Presidente del CONI Gianni Petrucci lo ricorda come “un grande tra i grandi, un uomo che ha improntato tutta la sua storia a far grande l’atletica nel mondo”, Mario Pescante come “l’uomo che ha fatto dell’atletica italiana uno spettacolo”. Questa in effetti è l’essenza di Primo Nebiolo, geniale dirigente quanto grande appassionato, uno che diede tutto prima all’atletica italiana e poi a quella mondiale.

La moglie, signora Giovanna, è lì al centro del tavolo, seduta al fianco del Presidente Petrucci, ha lo sguardo commosso e fiero al tempo stesso. Di fronte a lei c’è una sala assiepata di persone, come quegli stadi che Nebiolo amava veder colmi di gente alla pari del calcio.

Tra i presenti spuntano tanti campioni di un passato pieno zeppo di bei ricordi e di vittorie, di primati e di aneddoti con Nebiolo sempre al centro. Quelle facce con qualche ruga in più riportano alla mente momenti straordinari, meraviglie di un’atletica azzurra che vinceva a testa alta in giro per il mondo. Un video musicale, interrotto qua e là dalla voce di Paolo Rosi, condensa insieme le gare più belle, le immagini più significative dell’era Nebiolo, quella fatta da Mennea, Simeoni, Damilano, Dorio, Cova, Mei, Panetta, per citarne alcuni.

Molti di loro sono presenti in sala, è un piacere veder bisbigliare Sara Simeoni e Gabriella Dorio in prima fila, quasi fosse un raduno per l’ennesima trasferta della Nazionale. Non manca neanche Arese, il Presidente della Fidal arriva in ritardo ma è il primo ad apparire sullo schermo dei ricordi. L’indomabile Francesco Arese che taglia il traguardo dei 1500 con le braccia alzate agli Europei di Helsinki 1971 riscuote il suo meritato applauso, come atleta nulla da eccepire. Arese ricorda che Nebiolo fu suo testimone di nozze nel 1979 “un uomo carico di umanità che trasferiva agli atleti”, quasi come fosse un padre.

Una figura quasi paterna, questa è la sensazione che Nebiolo dava a molti grandi azzurri di quel periodo, che a loro volta si sentivano in dovere di dare il massimo quando Nebiolo lo chiedeva. Alberto Cova in una video-intervista ricorda quando su richiesta dovette buttarsi all’ultimo momento in un 5000 nel 1985 per evitare una retrocessione dell’Italia in Coppa Europa, rinunciando al meeting di Zurigo. Con quella vittoria guadagnò le prime pagine dei giornali così come Nebiolo gli aveva previsto.

A proposito di grandi meeting, in sala spunta anche il baffetto di Gigi D’Onofrio seduto a fianco di un altro uomo vincente della nostra atletica, Alfio Giomi. L’ormai ex Direttore del Golden Gala fece un bel regalo a Nebiolo nel 1998, quando nel giorno del suo compleanno coincise il Golden Gala con il record sublime di Hicham El Guerrouj nei 1500 metri. Non mancano ovviamente i CT di quel periodo, Giovannelli, Rossi, Locatelli.

In prima fila c’è anche il campione di salto in alto Dick Fosbury, leggenda della specialità. Poi scorgo due armadi tra il pubblico, i velocisti Stefano Tilli e Pierfrancesco Pavoni, due gioiellini della scuola italiana di velocità capeggiata da Pietro Mennea. Proprio Mennea ricorda Nebiolo in un video con belle parole, come un grande innovatore, ma anche come un dirigente “incapace di preparare a sua volta una classe dirigente alla sua altezza”. Un concetto che riporta al presente, con l’atletica attuale ormai solo ombra di quel movimento.

Gabriella Dorio chiede di “riportare l’atletica al ruolo che le compete”, poi i moniti di altri grandi come Roberto Frinolli “nelle grandi città adesso mancano nuclei di aggregazione attorno all’atletica”, e Carlo Grippo “oggi manca il divertimento di fare atletica”.

Insomma una giornata per ricordare i fasti di un passato glorioso e di un uomo geniale, ma anche un’occasione per confrontarsi su ciò che è adesso l’atletica in Italia e su cosa servirebbe per cercare di riavvicinare quei livelli. In sala ci sono anche molti grandi dirigenti di quell’epoca, alcuni ottimi dirigenti dei nostri giorni. Speriamo qualcuno di loro pensi a rimettere in sesto un movimento che tutto sommato, come mi ricordava ad inizio mattinata il collega Marco Sicari, porta comunque il 25% di share televisiva durante i Mondiali. Come per dire, il terreno è ancora fertile, va però coltivato per coglierne i frutti.

La conclusione è tutta riservata alle premiazioni degli azzurri presenti in sala. E’ d’obbligo a tal proposito ricordare tutti i campioni che hanno partecipato al saluto a Primo Nebiolo: Gabriella Dorio, Sara Simeoni, Stefano Mei, Roberto Frinolli, Giuseppe Gentile, Paola Pigni, Rita Bottiglieri, Carlo Grippo, Stefano Tilli, Pierfrancesco Pavoni, Mauro Zuliani, Roberto Tozzi, i marciatori Buccione, Bellucci e Mattioli (cui si è aggiunto anche Franco Bragagna, marciatore nonché voce dell’atletica per la Rai), Giuseppe Cindolo, Ennio Preatoni, Massimo Magnani, Erminio Azzaro, Sergio Lioni, Vittorio Visini, Marisa Masullo.

Tra gli assenti c’è Eddy Ottoz, bloccato a Torino dallo sciopero degli aerei. Con lui doveva arrivare anche una delegazione del Cus Torino per presentare un libro fotografico per commemorare i 10 anni dalla morte di Nebiolo. Pazienza, sarà per la prossima volta. Nel frattempo Presidente Nebiolo, continui a guardarci da lassù, vedrà, prima o poi la sua grande atletica tornerà.

Nella foto: Giovanna Nebiolo, al centro, saluta i presenti al Salone d’Onore del CONI (Foto Claudio Petrucci/Fidal)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *