INTERVISTA A LUCIANO BARRA

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Luciano-BarraFa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Così si potrebbe forse sintetizzare la vita professionale di Luciano Barra. Storico dirigente dell’atletica italiana che con il suo lavoro rese possibili le idee del Presidente Nebiolo e che sul finire degli anni ’80 conobbe la notorietà legando il suo nome al tristemente famoso salto allungato di Evangelisti a “Roma ’87”. Negli ultimi tempi Barra ha più volte fatto sentire la sua criticità nei confronti di questa dirigenza per cui Atleticanet ha deciso di intervistarlo per analizzare a 360° con lui l’attuale situazione.


[ANET] Partiamo dal presente. Dopo molti anni di silenzio la sua voce è tornata a farsi sentire con forte criticità verso questa dirigenza. Qual’è il suo giudizio su Franco Arese come presidente Fidal e sui dirigenti federali che compongono il consiglio attuale?

[L.BARRA] Purtroppo (e mi dispiace per i comprensibili motivi che mi legano ad Arese ed ad alcuni dei suoi Consiglieri) il mio giudizio è molto negativo. Lui ha tradito la fiducia di tutti quelli che nel 2004 pensavano di aver trovato l’uomo giusto per il futuro dell’atletica. Purtroppo oggi c’è chi rimpiange Gola! Io lo incontrai ad Atene durante i Giochi del 2004 e dopo la sua elezione a Cuneo (vivevo a Torino per le Olimpiadi Invernali) gli detti tutto il mio appoggio e poi gli consigliai due cose: doveva andare a vivere a Roma e doveva tagliare il cordone ombelicale con l’ASICS perché questo sarebbe stato un impedimento di disponibilità ed un contrasto d’interessi grave, ed è quello che si è avverato, solo il CONI non vuole accorgersi di questo. Poi, come avevo fatto con Gola, gli ho mandato tante proposte/progetti – mentre Gola le leggeva, gli piacevano, ma poi non era in grado di metterle in opera perché non aveva una squadra – lui non ha fisicamente il tempo e l’interesse di leggerle. Perché? Perché per attuare molte delle cose proposte servono tempo e dedizione, che lui non ha. L’altro giorno nella celebrazione di Nebiolo la parola dedizione è stata ripetuta tante volte, ma manca nel dna di Arese. L’altro errore che lui ha fatto alla sua seconda elezione, pur di avere un plebiscito, è stato quello di non proporre all’assemblea una squadra che potesse risollevare le sorti di un’atletica sempre più in declino. Invece ha sacrificato uomini bravi e si è preso un Consiglio, forse il peggiore degli ultimi venti anni, con Vice Presidenti e Consiglieri che cercano di fare gli impiegati. Non parliamo poi delle nomine fatte a Segretario Generale ed a Direttore Tecnico, indipendentemente dalle singole persone…


[ANET] Sta girando sul territorio e tra le società una sua indagine conoscitiva preparata da lei. Ci può dire con precisione di cosa si tratta, quando saranno disponibili i risultati e il tipo di utilizzo che intende farne?

[L.BARRA] Ho fatto – insieme ad altri amici – questa indagine conoscitiva perché continuavo a sentire un ritornello “L’Assemblea ci ha eletto ed è con noi”. Avevo anche il dubbio che le critiche che da me mosse dopo i Mondiali non fossero condivise dalla base. Allora ho inviato a 400 società – cioè all’80 % dell’elettorato – una lettera con un questionario ed ho avuto circa 150 risposte (che sono ancora chiuse e sigillate). L’indagine è stata fatta in maniera trasparente al fine di evitare che potesse essere manipolata (anonima, schede siglate da tre persone, buste anonime etc.). C’è una Commissione di Garanzia presieduta da Enzo D’Arcangelo. Le buste verranno aperte questa settimana. I risultati saranno noti a metà Novembre. Allora sapremo veramente come la pensa la base e di conseguenza si potrà procedere.

 

[ANET] Su 400 società hanno risposto in 150, lo ritiene un campione rappresentativo?

[L.BARRA] Statisticamente parlando, la risposta è si, percentuali di questo genere forniscono dati  considerati attendibili per la scienza statistica. Ma, numeri a parte, un aspetto ancora più importante va evidenziato su questo tema: l’atletica italiana degli ultimi anni è stata disabituata a dialogare; ad essemblea quadriennale conclusa, le società vengono tagliate fuori da ogni situazione e non hanno modo di esprimere pareri o fare richieste. Questo metodo che si è deciso di utilizzare è innovativo per il nostro mondo ed è quindi normale un certo timore nel rispondere (anche se parliamo sempre di un’indagine anonima dove non si  può sapere  quale società ha risposto una cosa o l’altra). Ma è un metodo sensato e corretto perchè una federazione agisce per conto e nell’interesse delle società. Questo genere di consultazione, con i dirigenti giusti, potrebbe diventare uno standard per il futuro.

[ANET] Affrontiamo qualche vicenda passata. Il suo nome è legato all’ “affaire Evangelisti” e alle attività di doping molto in voga tra gli atleti degli anni 70/80. Cosa può dirci in proposito.

[L.BARRA] Gli anni ‘80 sono stati una stagione di transizione dell’atletica mondiale. Da un’attività quasi dilettantistica ci si è mossi convulsamente verso l’atletica dei professionisti. In quegli anni tecnici, atleti e dirigenti in Italia e nel mondo più o meno consapevolmente sono stati tutti trascinati, ognuno per il suo ruolo, all’interno di un vortice nel quale tutti guardavano al fine senza valutare con attenzione i mezzi. In quegli anni, con Nebiolo presidente, ho ricoperto il ruolo di segretario federale e di suo assistente Onorario alla IAAF. Ruolo prestigioso ma anche pieno di problematiche, non ultima quella di avere la responsabilità formale di diverse azioni e scelte relative a quel periodo.
E’ però triste che dopo venti anni d’onorato lavoro alla FIDAL ora qualcuno cerchi di usare in maniera impropria queste storie pur di annacquare i miei interventi critici. La sostanza dei fatti è chiara. Io mai sono stato trovato responsabile del caso del salto in lungo. Se la Commissione CONI mi avesse trovato responsabile mi avrebbero, giustamente, licenziato dal CONI! Le conclusioni sono agli atti della Commissione. Mi sono dimesso per salvare qualcun altro di cui, al CONI di allora, si voleva la testa. Ma poi non capisco, se fossi stato sostanzialmente responsabile, come avrebbe potuto la Giunta del CONI la settimana dopo autorizzare la continuazione delle mie attività internazionali nella IAAF e nella EAA? Come potevo alcuni mesi dopo essere il primo degli eletti al Consiglio EAA e poi qualche anno dopo essere nominato Dirigente Generale di tutta l’Aria Tecnica Sportiva del CONI?
Tutta la storia del doping va vista nella prospettiva di quei tempi. Chi menava la danza, atleticamente parlando, erano l’URSS e la GDR. Tutti guardavano a questi due Paesi come l’esempio da seguire. La “rosea” ha fatto paginate sulla scuola di Lipsia e su quelle dell’Unione Sovietica. I nostri tecnici sbavavano dietro le teorie tecniche dell’Est Europeo e poi abbiamo visto cosa accadeva lì. E vogliamo paragonare quanto avvenne in quei Paesi, ed in molti altri, con quanto avveniva in Italia? Ma scherziamo? E poi in Italia sono diventati tutti verginelli illibati!
L’emotrasfusione? Forse si dimentica che fino al 1985 era permessa. Ad Helsinki nel piazzale esterno allo Stadio Olimpico oltre alla statua di Nurmi ce n’è una di Lasse Viren – 4 medaglie d’oro Olimpiche – colui che ha santificato l’emotrasfusione! Vogliamo parlare di alcuni ciclisti Italiani emotrasfusi?
Cosa voglio dire: che sicuramente in Italia allora è stata usata farmacologia per aiutare alcuni atleti. Ma non si può fare di tutta un’erba un fascio, soprattutto per rispetto ai tanti atleti che hanno vinto grazie alla loro dedizione ed ai loro sacrifici. O fa solo comodo interpretarla così?
Poi sostanzialmente ricordo che quando io ero già fuori della FIDAL, il CONI fece delle ricerche nelle varie Federazioni per vedere se erano state comprate sostanze vietate. Alla FIDAL non fu trovata una fattura che una!


[ANET] In definitiva si sta dissociando da quello che accadde in quegli anni?

[L.BARRA] Non è una questione di rinnegare o confermare quello che è accaduto. Il punto è muoversi in avanti anche perché le responsabilità formali e morali di quel periodo sono state accertate da decenni. E’ un dato largamente conosciuto e universalmente accettato che ogni (lunga) carriera professionale, compresa la mia, è fatta di cose buone come anche di errori. Chi cerca il dirigente senza errori o, all’opposto evidenzia solo gli errori di quel dirigente è chiaramente in malafede. Non fa errori chi non fa niente. Tutti sappiamo che durante la vita lavorativa si accumulano attività e passività. L’obiettivo, per ognuno di noi, è quello di cogliere un utile e non la perfezione che è notoriamente irraggiungibile!


[ANET] A proposito della sua vita lavorativa. Cosa successe dopo “Roma ’87”, quali sono stati gli incarichi ricoperti dagli anni ’90 in poi? Con quali risultati? Lei ha concretizzato il suo “utile di bilancio”?

[L.BARRA] Si sembra strano, ma dopo Roma ’87 ho ricevuto solo incarichi più importanti con la massima fiducia di chi me li ha dati. Sono stato rieletto 3 volte nell’EAA e come responsabile della TV e del Marketing ho portato i contratti da 2 milioni di franchi svizzeri a 50 milioni. Sono stato nominato Dirigente Generale dell’Area Tecnica del CONI da Mario Pescante e Lello Pagnozzi con responsabilità diretta sulla Preparazione Olimpica ed in 5 Giochi siamo passati ad 55 medaglie a 111. Ho servito 7 anni nella Commissione di Coordinamento del CIO per i Giochi di Atene 2004 su nomina del Presidente Samaranch rinnovata dal Presidente Rogge. Sono stato nominato in un momento di crisi, da Mario Pesante, Vice Direttore Generale del Comitato Organizzatore dei Giochi Invernali di Torino 2006. I risultati in tutti questi casi sono lì noti e davanti a tutti. Il “mio utile di bilancio” è che dovunque vado in Italia ed all’Estero sono guardato con rispetto ed ammirazione. I pochi “qaquaraqua” – uno o due Consiglieri vecchi amici! – che cercano di denigrarmi troveranno che le loro meschine calunnie gli si rivolteranno addosso.


[ANET] Dal passato proviamo a guardare il futuro. Cosa vede all’orizzonte dell’atletica italiana?

[L.BARRA] Ma nell’attuale situazione vedo il nulla più assoluto. L’attuale dirigenza annaspa senza idee e senza un programma. Negli ultimi mesi si è parlato di atletica Nazionale solo 3 volte: in occasione del trentennale del Record di Mennea, per l’onorificenza data a Fiasconaro e per la celebrazione dei 10 anni della scomparsa di Nebiolo. Ora ho saputo che si stanno vendendo il Golden Gala – dopo aver accettato delle condizioni capestro dagli Organizzatori che porteranno alla FIDAL una perdita di oltre 2,5 milioni nei cinque anni – alla CONI Servizi. Alla FIDAL il Golden Gala , che non gli è mai costato una lira, gli pesa, questo di per sé già permette di giudicare la Federazione. Le grandi manifestazioni servono per far crescere la propria struttura e promuovere l’atletica e la Federazione. Io che con Nebiolo, e pochi altri, ho creato il Golden Gala sarò quindi vigile, attento fino all’estremo. Quest’anno si celebrano pure i 30 anni!
Ho girato parecchio negli ultimi mesi ed ho trovato l’humus dell’atletica Italiano più positivo di quanto mi fosse stato dipinto. Questo è il momento delle idee e dei progetti. Se l’Indagine Conoscitiva darà certi risultati costituiremo un qualcosa (forse anche un Governo Ombra) per produrre idee, programmi e progetti. Io spero che Arese, ed il suo Consiglio, non continui a trincerarsi dietro “il potere ce lo abbiamo noi e quindi non disturbateci” perché altrimenti sarà peggio. Visto che ora celebriamo il ventennale, si potrebbe arrivare ad una situazione come l’abbattimento del Muro di Berlino. Sarà la folla dell’atletica ad abbatterlo ed a travolgere la chiusura mentale e quest’aridità d’idee.

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