I RITIRI POST MONDIALI/3.KJERSTI PLATZER

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Kjersti_PlatzerFra gli atleti che lasciano al termine della stagione, anche il mondo della marcia registra un ritiro importante, ovvero quello della norvegese Kjersti Platzer che termina una lunga carriera iniziata sul finire degli anni ottanta.

Nata a Bergen (18.01.1972), gareggia nei primi anni con il cognome da ragazza, Tysse(anche suo fratello Erik pratica questa disciplina); in seguito assumerà dal 1995 il cognome del marito, il tedesco Stephan Platzer che la seguirà anche nelle vesti di allenatore. Atleta assai precoce gareggia appena quattordicenne alla prima edizione dei Mondiali juniores di Atene ’86 giungendo quinta nella 5km. Ricorderà questa esperienza come “divertente e formativa”. L’anno seguente ai Mondiali indoor di Indianapolis, si piazza decima nella 3km.Come spesso capita la marciatrice paga negli anni seguenti questa precoce esuberanza con infortuni muscolari che ne frenano l’evoluzione tecnica che, in una specialità così particolare, è fondamentale. Solo nel 1992 riprende con una certa costanza, anche se è con il matrimonio e la nuova guida tecnica che la sua carriera riparte.

In poche stagioni migliora sensibilmente il suo personale nella 10km. portandolo da 45:12 del 1995 a 42:44 nel 1998. Riassapora pure le grandi competizioni anche se i riscontri non sono esaltanti: ai Mondiali di Stoccarda ’93 giunge trentanovesima e due anni dopo a Goteborg è quarantesima. Ferma per maternità nel 1997 rientra l’anno seguente e per lei i Campionati Europei di Budapest sono la svolta,come ha recentemente ribadito: “Quello è stato il mio inizio,essendomi resa conto che potevo ottenere risultati internazionali di un certo rilievo“. Nella gara che vede un indimenticabile doppietta per i colori azzurri con Annarita Sidoti all’oro in 42:49 e l’argento di Erika Alfridi in 42:54, si piazza nona con il tempo di 43:49. L’anno seguente registra una svolta importante per la marcia femminile internazionale con il passaggio,nelle grandi competizioni,alla distanza dei 20km. pareggiando la canonica distanza maschile.

Ai Mondiali di Siviglia ’99, che questa volta vedono una doppietta cinese con Hongyu Liu (1h30:50) e Yan Wang (1h30:52), è ancora nona impiegando 1h32:42. L’anno seguente la marcia femminile esordisce ai Giochi Olimpici ed a Sydney 2000 la Platzer scrive una delle pagine più belle della sua carriera conquistando in 1h29:33 la medaglia d’argento,seconda solo alla cinese Wang Liping, prima marciatrice olimpionica in 1h29:05. A proposito di questo risultato la norvegese ha affermato che è stata “una medaglia straordinaria,conquistata con pazienza e migliorandosi con costanza ogni anno“. Purtroppo la malasorte era in agguato e nel 2001 il marito, poco prima dei Mondiali di Edmonton, viene colto da un aneurisma celebrale. In quel periodo ovviamente l’unica sua preoccupazione è stata la guarigione del consorte che fortunatamente avviene.

Passano in secondo piano le squalifiche agli Europei del 2002 ed ai Mondiali del 2003. Ad Atene 2004 la seconda partecipazione olimpica, la vede piazzarsi dodicesima con il tempo di 1h30:49. La Platzer considera questa gara, affrontata finalmente con serenità, l’avvio della parte finale della sua carriera che la vede ancora protagonista ai massimi livelli. Arrivano così due quarti posti, rispettivamente agli Europei di Goteborg 2006 ed ai Mondiali di Osaka 2007.

Agli sgoccioli della sua carriera, ormai trentaseienne, compie il capolavoro alla terza gara olimpica: a Pechino2008, in un clima da tregenda, con una pioggia battente, marcia a suon di personal best, in 1h27:07 ed è argento,otto anni dopo Sydney, superata solo dalla fuoriclasse russa Olga Kaniskina, oro in 1h26:31. Un risultato che la Platzer considera il più bello e speciale, ottenuto con il sostegno della sua famiglia e dopo tante battaglie. La squalifica ai recenti mondiali di Berlino non l’abbatte più di tanto e svaniti i problemi muscolari successivi a tale gara, si congeda trionfalmente dal proscenio internazionale con la vittoria a Saransk, nella finale del Challenge IAAF di marcia.

Vale la pena di citare i 30 titoli nazionali vinti nelle varie distanze della marcia. Ora per la norvegese inizia la sfida della vita “normale”come responsabile vendite per l’Adecco. A chi gli ha chiesto il segreto delle sua longevità ha risposto: “Prima di tutto essere molto pazienti,avere il coraggio di andare avanti nei momenti difficili e rimanere puliti,senza cedere ad alcuna tentazione,…non avendo timore di diventare mamma,nel corso della carriera“. Come darle torto ?

 

fonte: IAAF – fonte foto: racewalking.org

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