DEMOCRATICHE IN-DECISIONI

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Se nell’ultimo intervento di politica federale ero stato abbastanza ottimista per aver visto finalmente un consiglio dinamico e libero da sudditanze psicologiche verso chicchessia, questa volta, se le voci che mi stanno arrivando sono giuste, potrei ricredermi e di parecchio.

Il probabile problema del prossimo consiglio nasce proprio da quel dinamismo tanto lodato di cui i consiglieri avevano dato prova nell’ottobre scorso. Una decisione era passata con 9 consiglieri a favore e 8 contro, incluso Arese che aveva deciso di partecipare al voto.
Si dice che in democrazia la maggioranza vince ma quando la democrazia sembra essere più di forma che di sostanza può capitare, e sembra che capiterà, che i nostri consiglieri saranno chiamati a votare nuovamente sulla stessa materia.
Entro nello specifico. La delibera riguardava l’inserimento di un’imposta di 1 euro per ogni concorrente qualificato all’interno delle gare su strada. La norma approvata, contro cui Arese e il suo braccio destro Rossi hanno votato contro, sembra che verrà rivotata per deciderne la sua sospensione. Quindi in un consiglio si approva una norma ma, visto che a qualcuno non è piaciuta, nel consiglio successivo si voterà per la sua sospensione. Tralasciando la brutalità della cosa, voglio invece invitare tutti a riflettere su un punto e cioè: se si crea il precedente nel quale se una decisione non piace a qualcuno si rivota al contrario per bloccare quella decisione, che credibilità avrà il consiglio federale? Che tipo di confronto democratico si prospetterà? Chi riuscirà a gestire le future “faide normative” che vedranno approvare e poi sospendere le delibere di maggioranze indesiderate?

Viene da chiedersi perché Arese e Rossi si accalorino così tanto intorno a questa cosa. Io ho due possibili risposte. La prima è che questa è la prima volta che il volere di Arese viene bocciato e quindi questa pratica del riproporre una decisione già presa viene utilizzata solo adesso perché non ce n’era stato bisogno fino ad ora. La seconda, che peraltro non esclude la prima, è che l’argomento specifico, per qualche motivo che noi non conosciamo, stia molto a cuore ad Arese e al suo fido braccio destro.
All’di la dell’ambito politico e procedurale ci sono comunque considerazioni importanti da fare nel merito.
Prima considerazione: l’euro non serve per offrire il Campari ma per finanziare le attività dei comitati sul territorio che diversamente dovranno ridimensionare l’attività locale per scarsità di fondi.
Seconda considerazione: alcune regioni già adottano questo tipo di imposta per cui la norma non fa altro che rendere omogeneo un comportamento già esistente in molte zone d’Italia.
Terza considerazione: il coordinamento dei presidenti regionali è d’accordo con la norma approvata per cui viene da chiedersi, ancora una volta, il perché di tanta avversione da parte di Arese & Co tanto da forzare il consiglio federale a sottoporsi ad una votazione a dir poco inusuale.

C’è poi l’aspetto surreale – ma economicamente rilevante – della vicenda. Nel malaugurato caso in cui la sospensione venga approvata in consiglio, accadrà che i comitati regionali in cui questa norma era già presente (Lombardia ad esempio), subiranno una mancata entrata di denaro già prevista per tutte le gare su strada inserite a suo tempo in calendario. In più, se il danno non basta, abbiamo anche la beffa perché l’euro in più che il comitato regionale non avrebbe perché bloccato dalla sospensione federale rimarrebbe agli organizzatori della gara. Ricapitolando: imprevista mancata entrata per il comitato da una parte e imprevista mancata uscita (e relativo maggior guadagno) per i comitati organizzatori delle gare su strada. Per cui, se non ho fatto male i conti Arese si è schierato contro una tassa che avvantaggia la Fidal e i suoi comitati regionali per favorire gli organizzatori delle corse su strada. Continuo a non capire il perché Arese, presidente di Asics Italia e di Fidal Italia abbia una preferenza simile.

Chiudo con due domande finali sulle quali riflettere.
Premessa: il segretario Montabone pochi giorni fa a Firenze ha aderito all’invito da parte degli organizzatori delle maggiori maratone italiane parlando proprio della tassa approvata in consiglio federale. Esistono due video su youtube che documentano l’arte oratoria del Segretario della Fidal:
http://www.youtube.com/watch?v=YacKwViFtlM
http://www.youtube.com/watch?v=2DIvP_emNfw

La mie domande sono quindi: perché è andato Montabone a parlare? La Federazione è rappresentata dal Presidente, dai Vicepresidenti o al limite dai consiglieri delegati a quella determinata materia. Quindi, perché Montabone? Seconda domanda: come mai allo schioccare delle dita degli organizzatori di maratone si corre ad incontrarli e quando invece le società militari chiedono un incontro, questa richiesta rimane inascoltata?
Per la verità un incontro tra Fidal e Militari c’è stato ma solo per iniziativa e buona volontà del presidente della Fidal Lazio Marco Pietrogiacomi e dei consiglieri federali Milardi e Ottoz che alcune settimane fa e in via informale si sono fatti carico di organizzare e ascoltare le istanze di quello che è e resta il movimento strategicamente più importante di tutta l’atletica nazionale.

Continuate a leggerci, vi terremo informati.

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