PESI E … MISURE

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Riceviamo da Marco Tamberi, tecnico del giavellotto la sua relazione che avrebbe dovuto presentare il 5 Dicembre a Schio durante una tavola rotonda dedicata al Giavellotto. La relazione non è stata presentata per una serie di motivi ai tecnici presenti per cui Tamberi ce l’ha inviata quale contributo inedito a supporto dei tecnici del giavellotto. E’ ovvio che saremo ben lieti, nel caso in cui altri intervenuti volessero inviare il loro materiale che pubblicheremo volentieri quanto giungerà in redazione.
Qui sotto sono riportate immagini della tecnica che negli anni ’80 ha portato il tedesco est Uwe Honn ad oltrepassare il muro dei 100 metri e quella di Zelezny. E’ evidente come si sia passati da un lancio che ricerca caricamenti esasperati sull’asse trasversale, ad uno in cui la velocità e le rotazione lungo l’asse longitudinale creano accentuati pre-stiramenti che riducono in maniera significativa il “tempo di lancio”.

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Tali differenze comportano anche modalità di preparazione completamente differenti: le qualità richieste dal lancio di Zelezny sono principalmente riconducibili ad risposta elastica dei gruppi muscolari interessati, quindi ad un riflesso miotattico, mentre nel lancio di Honn ad una risposta volontaria di contrazione muscolare.

Il filmato che ho realizzato, prendendo degli spezzoni qua e là su internet, è stato presentato a 10 persone che non seguono lo sport se non in maniera saltuaria. Ho chiesto loro un commento qualunque alla fine del filmato: la maggior parte ha sottolineato l’enorme differenza tra la leggerezza, l’eleganza, l’ espressione di elasticità e plasticità del lancio contrapposta allo sforzo dei sollevatori di pesi…. Certo è una estremizzazione del concetto e non vorrei essere frainteso: sono certo che il lanciatore di giavellotto debba migliorare, senza ombra di dubbio, la propria capacità di esprimere forza. E’ la quantità che si cerca di sviluppare rispetto alle altre attitudini che mi preoccupa non poco, e non solo…

Anche gli angoli utilizzati per lo sviluppo della forza e gli esercizi scelti sono per me un problema evidente. Sappiamo che forza max aumenta molto vicino agli angoli che utilizziamo per incrementarla: mi sembra ad esempio un controsenso allenare gli arti inferiori con lo squat quando la biomeccanica del lancio dimostra come gli angoli utilizzati siano praticamente agli opposti. In poche parole: alleniamo la forza max in un angolo vicino a 0° ma nel lancio abbiamo bisogno di forza max molto vicino ai 180°!!! E l’articolazione del ginocchio ha come estremi teorici proprio questi due parametri: da 0° a 180°…

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A tal proposito vorrei portare anche la mia esperienza di saltatore e di allenatore di salto in alto. Nel fosbury, in un salto di m 2,20 (peso corporeo kg 80 e velocità di 9 m/s circa) il picco di forza è pari a circa kg 650. Il picco di forza si ha, come nel giavellotto, non nella fase di spinta ma in quella di puntello (fase negativa o di tenuta). Qui sotto è riportata l’analisi delle forze sviluppate nell’impatto di un lanciatore di giavellotto che risulta essere del tutto simile a quella di un saltatore in alto: cio’ nonostante ho notizie di lanciatori da 74 metri che sollevavano fino ed oltre a 200 kg di squat!!!

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Ma i saltatori in alto non utilizzano lo squat per lo sviluppo della forza se non nel periodo introduttivo e con molta cautela: di lì in poi gli angoli sono molto, molto più aperti: dal ½ squat fino al ¼ di squat…

FILMATO: Stacco + Puntello

 

Infine voglio presentare una tabella comparativa delle medie dei test di forza di 5 lanciatori italiani con quella di Tokildsen e Pitkamaki nel periodo in cui lanciavano circa 85 metri. Gli atleti italiani presi in esame sono: Paolo Valt, Alessandro Baudone, Moreno Belletti e Daniele Crivellaro ( a cui vanno i miei ringraziamenti per aver fornito e messo a disposizione i loro test) . Vorrei sottolineare che altri giavellottisti italiani con P.B. simile hanno risultati nettamente superiori nei test citati.

STRAPPO SQUAT PANCA PULLOVER P.B.
MEDIA ITA 103,75 167,5 133,75 80,63 74,327
PITKA + TORKI 100 157,5 135 75 85,18
CORRELAZIONI + 3.7% +7.5% + 1% + 7.5% +14,6%
PITKA 2001 77.5 140 105 74,89
PITKA 2004 100 165 140 75 84,64
INCR. ANNUO 9% 5,5% 10%
4,3%

 

SALTA AGLI OCCHI COME GLI ATLETI ITALIANI SIANO MIGLIORI IN TUTTE LE ESRCITAZIONI DI FORZA (ECCEZZION FATTA PER LA PANCA DOVE SONO SOSTANZIALMENTE ALLO STESSO LIVELLO). VOLENDO ANALIZZARE SOLAMENTE QUESTA TABELLA SEMBREREBBE CHE LA PRESTAZIONE E’ INVERSAMENTE PROPORZIONALE ALLA FORZA SVILUPPATA!!!!

E’ ovvio che così non è: sono le modalità ed i tempi con cui è stata sviluppata la forza max, il suo rapporto con le altre capacità che hanno determinato valori così diversi nel risultato.

 

NON PERDIAMO DI VISTA IL VERO OBIETTIVO!!!

Lo sviluppo della forza non è fine a se stesso: la maggior tonicità del muscolo, la sua migliorata struttura deve avere come obbiettivo principale quello di ottenere una risposta elastica ottimale a stimoli/pre-stiramenti di maggiore intensità.

Per evitare sbilanciamenti profondi a favore dell’incremento della forza ed a discapito degli altri fattori prestativi, soprattutto nei periodi di maggior carico, suggerisco di testare continuamente le capacità dell’atleta: solo la costante verifica di tutte le qualità specifiche ci consentirà di lavorare senza correre il rischio di pregiudicare, con il lavoro svolto, le altre capacità indispensabili per il miglioramento della prestazione. Personalmente, ad un peggioramento del 3-5% di test specifici della risposta elastica, faccio corrispondere una riduzione della quantità di allenamenti dedicati alla forza max per poter ristabilire l’ equilibrio ideale tra le varie capacità (anche in periodi lontanissimi dalle competizioni). Il limite di questo metodo è di non poter incrementare velocemente la forza max: per contro ad ogni piccolo incremento corrisponde sempre un miglioramento della prestazione nel lancio del giavellotto .

Con quanto sopra descritto suggerisco un diverso approccio per miglioramento delle capacità specifiche dell’atleta: lo sviluppo della forza max è forse la qualità più semplice da migliorare se non si tengono in debita considerazione tutti i fattori negativi ad essa correlati. Solo un programma pluriennale può permetterci di raggiungere incrementi di forza max significativi senza che questi vadano ad intaccare le altre qualità indispensabili per ottenere miglioramenti nel lancio del giavellotto.

GRAZIE

 

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