Ricette per l’Atletica italiana – I voti

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Continua il fermento di idee nel panorma dell’Atletica italiana e dopo gli Stati Generali e il documento del movimento Ri…Atletica, riceviamo da Vittorio Savino il secondo contributo su alcuni aspetti della vita politica federale di sicuro interesse. In questo secondo intervento, Savino parla di un argomento molto delicato ed importante: i voti assembleari.

Una parte importante dello Statuto Federale è certamente quella che all’articolo 32 (diritto al voto), distribuisce i voti alle società affiliate.
L’attuale situazione assegna ad ogni società affiliata, con almeno 12 mesi di attività, 10 voti. Qui sorge il primo problema serio, infatti né lo Statuto, né il Regolamento Organico mettono in evidenza, in modo inequivocabile, che cosa si voglia intendere per attività.

Dieci voti a tutti è un bel bottino, specie per tutte quelle società che effettuano solo attività molto parcellizzata, che alla fine le vede differenziarsi poco, talvolta pochissimo da chi di attività ne fa tanta in svariate categorie. C’è poi la “botola” della riduzione dei voti nelle assemblee provinciali, qui infatti le società si vedono assegnare solo il 40% dei voti conseguiti dal lavoro svolto nella collocazione nella varie categorie, mentre resta per tutti il bonus di 10 voti per società.
Senza nulla voler togliere al fatto che a livello provinciale questo sistema “apre” le porte a forze nuove che altrimenti non riuscirebbero mai a farsi avanti, c’è il problema che talvolta, e le ultime assemblee provinciali sono state molto esplicite in questo, si vengono a creare pacchetti di voto di società da soli 10 voti, contro società tradizionali, capaci di interpretare un’atletica certamente più ampia e rappresentativa di chi ad esempio fa solo corsa su strada, o attività “monotematica”.

Il rischio potrebbe essere oggi, come domani, quello di vedere eletti Comitati Provinciali composti da sole società con 10 voti, in contrapposizione netta con società che hanno un impegno forte nell’atletica di base. Questo potrebbe significare la fine completa della promozione nelle provincie e di quell’attività minima che comunque ancora oggi esiste ed è vanto di tante zone d’Italia.

Da tempo ci gira un’idea, perché non avere una formula tipo “leghe”, in modo tale da avere sì una rappresentanza complessiva della nostra atletica (master, promozione, giovanile, settore assoluto, militari), unitamente ad atleti, giudici di gara, tecnici, dirigenti etc.
Naturalmente questo non dovrebbe necessariamente significare una crescita pletorica del Consiglio Federale, anzi un Consiglio frutto di una forte cura dimagrante non potrebbe essere che ben accetto. A tal punto un Consiglio Federale con un Presidente, pochi consiglieri ed i rappresentati delle Leghe, potrebbe essere ai vertici di una camera alta, sotto la quale si andrebbero a posizionare, in una sorta di Camera Bassa tutti i Presidenti Regionali, che certamente hanno il polso dell’atletica della periferia. Nel frattempo nelle Leghe si potrebbe avere, così come in molti altri sport in Italia, una discussione e gestione attenta delle specifiche valenze del settore, capace anche di fronteggiare gli attuali venti di tempesta che arrivano da Enti di Promozione e predicatori vari, tesi molto spesso, più a conquistare fette di potere, che realmente collegate a crescita dell’atletica leggera.

Forse troppi salti tutti insieme, ma di certo si sente la necessità di avere davanti strutture vere e non elezioni rachitiche, talvolta contaminate da strane “formule” risolutive. Un voto a tutte le società affiliate, più naturalmente i voti da dividere sulla scorta dell’attività specifica, che sono sacrosanti e che danno identità e spessore al reale lavoro delle società siano esse di base che di vertice. La possibilità alle società settoriali di esprimersi nel proprio settore (la lega), in modo veramente democratico, caso mai andando a costruire qui alleanze su specifiche necessità e “rivoluzioni” del settore.

Accanto al voto delle società, il voto per le altre figure di tesserati, i tecnici, gli atleti, i dirigenti, i giudici di gara, che potranno eleggere le proprie rappresentanze in ambito regionale e quindi esprimersi in Assemblea Nazionale, dove andranno ad eleggere i propri rappresentanti in seno al Consiglio Federale. Il tutto non per umiliare minoranze e rappresentanze specifiche, ma perché tutti trovino spazio in un’atletica sempre più partecipata.

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