Campionati Italiani Master 2010 Ancona 19-21 Febbraio Appunti di viaggio di Nani Prampolini

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Quest’anno impegni extrasportivi mi richiedevano la domenica libera, mi sono quindi orientato a partecipare al pentathlon il venerdì e il sabato sono ripartito alle 3, i miei appunti saranno molto personali: spero comunque che i miei cinque lettori non restino troppi delusi.

Ancona la conosciamo bene, dopo cinque anni consecutivi. Alle 10 del venerdì arrivo puntuale al pala indoor, devo ritirare la busta, confermare un’ora prima e spuntare. Ritengo corretto essere precisi, il sistema automatico semplifica molto le procedure, avremo i risultati in diretta, e stampabili subito, grazie al Sigma, il sistema informatico della Fidal. Certo chi arriva in ritardo è escluso, ma in Italia non impareremo mai ad essere precisi. Un’organizzazione puntuale aiuta una manifestazione così complessa, tutte le gare a cui ho partecipato io, sette in totale, si sono svolte in orario. I tempi di chiamata alla conferma e di entrata in campo erano esposti chiaramente. Ho avuto solo un leggero problema alla prima gara, i giudici ci hanno fatto entrare in campo a soli cinque minuti dalla gara di ostacoli, e in campo c’eravamo solo noi pentatleti. Ho chiesto un po’ di tempo per provare gli ostacoli, e il controstarter mi ha detto “Tra un minuto diamo il via, se vuole partire è meglio che si sbrighi a preparare i blocchi”. Diciamo che la gentilezza non era una sua dote.

Quest’anno ho cambiato categoria, sono M60, anche se compirò gli anni in novembre. Cambiano distanze e altezze degli ostacoli. Ovviamente non li ho provati, a Vicenza non abbiamo piste coperte, all’aperto fa freddo, Padova è lontana, il mio sembra un lamento. Parto con attenzione, solo sette appoggi fino al primo ostacolo, poi i classici tre passi. Giorgio Curtolo, favorito d’obbligo, mi schizza via: cerco di recuperarlo, arrivo secondo con 10”91, a otto centesimi da lui. Mi do 7, per non aver commesso errori. Nella serie prima Bongo Boranga era partito all’attacco e aveva sbagliato il primo ostacolo, errore da pivello.
Adesso salto in lungo. Al primo salto non riesco neanche a fare 4 metri, al secondo sì e decido di fermarmi. Ho poca autonomia, e ogni salto pesa. Boranga fa vedere di cosa è capace, 4.88 e dà una lezione a tutti. Mi do 6,5 per la mia prestazione, ma è sufficiente per andare in testa al pentathlon.

Adesso viene il peso. Finalmente la palla pesa solo 5 kg, faccio ancora fatica ad alzarla da terra, ma almeno riesco a lanciarla. Tre lanci discreti, in crescendo, finisco a 7,80, neanche ultimo. Curtolo da un’altra lezione a tutti, 12,48 e torna in testa, io scendo al terzo posto. Voto 7, per l’impegno.
Adesso passiamo al salto in alto. Diciamo che è la mia gara, almeno da master. Curtolo è in crisi, un ginocchio dolente, gli altri pure si fermano a 1,36. Entro in gara a 1,39, non voglio sbagliare, faccio alla prima anche 142, 145, 148, 151, 154. Così eguaglio il record italiano indoor di Curtolo. Mi agito e sbaglio 1,57. Non fa niente, va bene così, torno secondo e mi dò 8 per il risultato. Boranga si ferma a 1,51, e si rammarica di aver perso da me. Negli 55 Marconi fa 1.57 ed eguaglia il mio record M55. Bella gara. Adesso un po’ di riposo.

Adesso ci sono i 1000, qui si vede la mia impreparazione. Nonostante i buoni propositi, cronometro al polso, tabella di marcia da 1’ al giro, parto troppo forte, sgomitando con Boranga. Dopo due giri e mezzo sono finito, devo camminare, mi doppiano quasi tutti, finisco solo perché ancora non mi sono mai ritirato. Mi dò 4, non per il risultato, ma per come ho sbagliato, anche io da pivello. Finisco al sesto posto, dal primo all’ottavo sono meno di 500 punti. I punteggi sono stati un po’ schiacciati dall’adozione delle nuove tabelle WMA 2010, ma direi che vadano bene, sono più realistiche. Comunque mi sono divertito, le prove multiple sono sempre coinvolgenti, vedi poco le altre gare, ma stai un giorno con veri amici. Nelle altre categorie vedo Indra e Onofri vincere, come previsto.
E’ sera, andiamo a mangiare sostanzioso cibo marchigiano: le gambe sono provate ma tutto bene, ghiaccio sul tendine destro che urla un po’ e a letto presto.

Il sabato sveglia alle 6, partenza alle 7, al campo entro le 8, in pedana alle 8.40. Arriva pure Carla Forcellini, con il marito. Eravamo nella stessa squadra trenta anni fa, bello vederlo qua. E’ presto, sono nella pedana over 55, cominciano i nonni da 80 cm, vorrei arrivarci pure io a saltare a quell’età, ma qui cominceremo a saltare alle 10,30. Penso che le pedane andrebbero suddivise rispetto alle misure, non all’età. Oggi dopo il risultato di ieri sono il favorito, Curtolo prova a saltare, ma poi rinuncia per il problema al ginocchio, Di Natale non si presenta, Angelini neanche. Comunque saltare al mattino, il giorno dopo un pentathlon non è certo semplice. Si fanno 10 cm in meno di media. Negli M55 infatti Marconi fa solo 1.45 e la gara se la disputano a pari misura Parolin che vince su Molinaris a 1.48. Io pure salto 1.48, mi basta per vincere senza brillare. Nella pedana vicino, dei giovani, vedo i grandi saltare belle misure, Manfredini e Pistono, Segatel e Tonello, Parenti e Giadrini, Mastrolorenzi e Indra: sono tutti amici di questa specialità di chi cerca di andare contro la gravità. Illusi, ma determinati. A sovraintendere il direttore d’orchestra, Werter Corbelli.
Adesso mi riposo, faccio un pisolino. Quando mi rialzo crampi ai polpacci, ohi, ahi. Mi faccio subito un piccolo auto massaggio con olio, mangio e mi preparo per gli ostacoli.

Adesso arrivano tutti gli amici, i velocisti: sono troppi per nominarli tutti, ma un nome va fatto: Max Clementoni, un esempio per tutti per il suo modo di fare, in campo e fuori.
Negli ostacoli Curtolo manca, Montaruli è assente e anche qui sembro il favorito. Sono tutti belli pimpanti, quelli che non hanno fatto il pentathlon sono belli freschi, e chi lo ha fatto, come Angelini, al mattino è rimasto a letto, rinunciando all’alto per essere in forma oggi pomeriggio.

Sono alla settima gara, ma oramai è l’ultima: posso dare tutto quello che resta. Falsa partenza, che fatica rialzarsi dai blocchi. Poi partenza buona, parto sempre lento, ma aumento la frequenza tra gli ostacoli. So bene che la gara si decide nei metri piani finali e affronto bene l’ultimo ostacolo, non così Angelini che incoccia e fa un gran rumore, straiandosi a pelle d’orso: solo sbucciature per lui. Per me invece titolo, con un tempo migliore di quello degli ostacoli in pentathlon, prima gara. Quasi quasi peccato che non posso fare altre gare. Purtroppo devo partire, la parte conviviale di questa manifestazione questa volta è stata fortemente ridotta, ma ce ne saranno altre, a partire da Roma a giugno. Alla prossima!

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