Alla vigilia dei Campionati Italiani Indoor

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palaindoorLa stagione agonistica finalmente è ripresa soprattutto con le Indoor ed è stata oggetto di conferenza stampa del Presidente della FIDAL il 4 Febbraio a Milano. E’ venuta subito alla mente la stagione 2009 per capire cosa possa accadere quest’anno. Per l’Italia il 2009 è stato un anno veramente importante perché abbiamo avuto la fortuna di organizzare a Torino i Campionati Europei, assegnati all’Italia per la quarta volta dopo Milano 1978, Milano 1982, Genova 1992. Tutte edizioni di grande successo (con Milano 1978 in testa per risultati tecnici assoluti, per risultati degli Italiani e soprattutto per il pubblico che riempi l’allora nuovo Palasport, che aveva una capienza di 12.000 posti).

Quando si organizza una manifestazione nel proprio Paese vi sono cinque obbiettivi che si cerca di raggiungere: la promozione dell’atletica nel tuo paese, il raggiungimento di buoni risultati tecnici dei tuoi atleti, la buona organizzazione, la chiusura positiva dei conti economici e l’eredità, in senso di impianto e attrezzature che si lasciano. Da questo punto di vista Torino 2009 ha centrato in pieno i primi quattro obbiettivi, mentre ha fallito clamorosamente il quinto.

Andando nel dettaglio é indubbio che dal punto di vista promozionale l’avvenimento ha avuto un importante impatto. Basta citare alcuni dati come le 15 ore di diretta sulle reti RAI, 7 ore in chiaro ed 8 sul satellite, con un ascolto totale di 11 milioni, ma con un “picco” massimo di 800 mila, che non è molto alto. L’ascolto globale considerando anche le news (flash di notizie nei telegiornali intorno al minuto o poco più) porta ad una audience totale di oltre 26 milioni. Commercialmente dati del genere hanno un valore tre volte superiori al costo della manifestazione a dimostrazione quindi che vale sempre la candela organizzare grandi eventi. Anche come pubblico Torino ha risposto bene anche se non si deve dimenticare cha la capienza dell’Oval era veramente ridotta.

Dal punto di vista tecnico i risultati degli Italiani sono stati estremamente positivi, sia nel complesso che individualmente; basti ricordare su tutti Licciardello e Donato. La visibilità di questi due atleti in Italia ed in Europa è stata enorme. Peccato che per loro la stagione estiva – causa infortuni – non sia stata altrettanto fortunata. Ma tant’è.

Anche l’organizzazione è stata buona e non certo un meschino rapporto della EAA può cambiare questo giudizio. Questi rapporti il più delle volte sono scritti da persone che in vita loro non hanno mai organizzato nulla e che giustificano la loro esistenza (e relative prebende) criticando. Torino è stata organizzata bene, punto e basta.

Economicamente i dati ufficiali della FIDAL hanno indicato un utile superiore ai 260 milioni, che con le storie che girano sui deficit di grandi manifestazioni è da leccarsi i baffi. Complimenti a chi è riuscito a contenere i costi.

Peccato che invece di rinvestire questo importante utile nell’attività di alto livello, come sarebbe logico, lo stesso si è perso in rivoli tipo “organi statutari, impianti, economato e manutenzione, GGG, sanitario (controlli e Commissioni), organizzazione, master e al Golden Gala.” Qualche maligno dice che era impossibile investire nell’alto livello (allenamenti ed assistenza agli atleti) perché i programmi attuali – assistenza a zero e scarsi allenamenti collegiali (pensate che nel 2009 gli staffettisti veloci , 6° ai Mondiali, hanno fatto in tutto 9 gg. di allenamento!) – non lo prevedono.

Dove invece il saldo è estremamente negativa è nella legacy, l’eredità lasciata dalla manifestazione. Non poteva essere tutto positivo, direte.

I Campionati Europei Indoor Torino 2009 erano nati con un progetto ambizioso : quello di comprare una nuova pista indoor da mettere nel Palazzo Isozaki (12.000 posti a sedere). L’idea di dotare Torino di una nuova pista Indoor era giusta e giustificava anche il fatto di organizzare un Campionato Europeo, avrebbe portato a tre le piste Indoor in Italia, il minimo per una Paese come il nostro (6 piste in Spagna, 5 in Francia, 6 in Germania). Per questo la FIDAL aveva presentato la sua Candidatura sull’Isozaki (dove durante i Giochi Olimpici Invernali si era svolto l’Hockey su Ghiaccio) ed aveva tenuto fermo questo progetto fino a quando ha potuto. Poi il costo si è mostrato esorbitante per le casse del Comune, onerosa era soprattutto la sottostruttura che doveva elevare la pista rispetto al parterre , e si è ripiegato sull’Oval (progettato dall’Italianissimo Arch .Zoppini e che durante i Giochi Olimpici aveva ospitato il pattinaggio di velocità dove Enrico Fabris aveva vinto due ori ed un bronzo diventando l’atleta Italiano con più medaglie in una edizione di Giochi, davanti ad Alberto Tomba ed Eugenio Monti!).

Tuttavia per la nuova soluzione all’Oval non si è comprata una nuova pista e questo è stato un grande errore perché comunque il costo rispetto al progetto precedente era di molto inferiore, ma si è richiesta in prestito la pista di Genova, acquistata nel 1991 per i Campionati Europei del 1992, rigenerata nel 2008, e di proprietà del Comune di Genova che l’ha pagata ed immagazzinata graziosamente presso la Fiera di Genova. Già il fatto che il Comune di Genova sia stato così bravo a comprare una pista e quello di Torino no, dimostra che poi non è vero che i “zenesi” hanno il braccino corto. C’è chi li batte!

Ma questo è il meno, il bello, anzi per l’atletica Italiana il drammatico, incomincia adesso. Onde poter installare la pista nell’Oval di Torino la pista di Genova ha dovuto subire delle modifiche su cui non mi intrattengo perché non importanti. Il tutto per un modesto costo di 50.000 euro. Finiti i Campionati la pista è stata rinviata a Genova ( spero almeno con una lettera di ringraziamento) e lì immagazzinata.

Ad Ottobre quando si è incominciato a parlare dell’attività Indoor è saltato fuori – oltre al non aver stanziato come d’abitudine i fondi per l’attività Indoor a Genova – che la pista per essere utilizzata nel Palazzo della Fiera aveva bisogno di essere riportata allo stato precedente. Il tutto per un costo di altri 50.000 euro.

Sarebbe stato logico che questo costo spettasse alla FIDAL perché l’aveva fatta modificare per poterla utilizzare ai Campionati Europei. E’ come dire: mi faccio prestare un’auto e nel frattempo vinco all’Enalotto e la restituisco senza gomme? La cosa appare ancora più logica avendo fatto la FIDAL un surplus dai Campionati di Torino di oltre 260.000 euro. Ed invece tutto ciò non è avvenuto. C’è stato un tira e molla, la FIDAL è venuta incontro solo in parte alle spese ed il CR Ligure non si è sentito in grado di rischiare una spesa che gli sarebbe rimasta sul gobbone, è passato il tempo e non se ne è fatto nulla. E quindi a Genova quest’anno niente Indoor. E – chiedo io – nel futuro chi ripara la pista?

Spiace perché sono 40 anni che l’attività Indoor è iniziata in Italia. E’ partita Genova nel 1970 con una pista voluta da Nebiolo e costruita in un mese, a cui poi a metà degli anni settanta si è aggiunta Milano, dopo grande battaglia con il Ciclismo perché nel “Palazzo Rodoni” ci fosse anche l’atletica. All’accoppiata Genova/Milano , una volta crollato nel 1985 il Palasport, si è aggiunta l’accoppiata Genova/Torino con recupero del Palavela e grande lotta per togliere da quell’opera di Nervi quattro aerei da museo che vennero spostati a Bracciano, e quindi l’accoppiata Genova/Ancona. Ora abbiamo solo Ancona. Ecco perché va considerata veramente negativa la legacy lasciata dai Campionati Europei di Torino. Di fatto hanno cancellato una pista in Italia ma hanno creato un utile alla FIDAL! E nel futuro ? Inutile dire che per le battaglie scomode del passato c’era un’altra dirigenza a condurle.

Ora dopo il successo dell’attività Indoor del 2009 si è passati alla stagione Indoor 2010 tutta ad Ancona per i motivi su citati e con un Campionato Italiano con un orario da promozione atletica: tutto di mattina!

Ma che è servito il successo dei Campionati Europei di Torino se ora siamo finiti in questo modo?

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