Stati Uniti, oro forza quattro

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Hooker_copyNella seconda giornata dei Mondiali indoor a Doha, prime medaglie assegnate e squadra americana protagonista con quattro vittorie ed un gran rientro di Lolo Jones. Imprese per Steve Hooker, Jessica Ennis e Olga Rypakova, Dwain Chambers brucia tutti sui 60.

 

Era almeno da un paio di stagioni che non arrivavano segnali così positivi dal “track and field” statunitense. Sarà un caso, ma sembra proprio che siano i primi frutti dei vari progetti di recupero del movimento atletico statunitense tra cui il famoso “trenta medaglie” per Londra 2012. Lì per risollevare la situazione sono scesi in campo i migliori, tra cui campioni di livello come Mike Powell e Carl Lewis, ed in effetti qualche risultato si comincia a vedere. Gli States avrebbero potuto snobbare come molti altri il Mondiale al coperto nella lontana Doha, e invece si sono presentati in gran spolvero, riproponendo atleti che sembravano perduti e lanciando qualche giovane dalle buone prospettive.

A sorprendere ed emozionare è stata soprattutto la graziosa Lolo Jones, la scorsa estate addirittura giornalista ai Mondiali di Berlino, ed oggi ostacolista rapida e grintosa per centrare una delle imprese più importanti della sua vita. Un’accelerazione impetuosa la lancia a cannone sulle barriere, una gara in solitaria per sfrecciare sulla linea di arrivo in 7.72. E’ il nuovo record dei campionati ed il ritorno di una campionessa ritrovata. Le avversarie rimangono dietro, con le canadesi Perdita Felicien e Priscilla Lopes-Schliep, staccate di un decimo abbondante, ad affiancare l’americana sul podio.

Ad inaugurare la pioggia di ori per gli Stati Uniti ci aveva pensato già dal primo pomeriggio il compatto superman delle prove multiple, Brian Clay. L’hawaiano ha difeso il suo titolo mondiale nell’Eptathlon guadagnato a Valencia due anni prima, quando divenne anche oro olimpico a Pechino. Sette fatiche per avere ragione del connazionale campione del mondo all’aperto, Trey Hardee. Alla fine tra i due sono rimasti solo 20 punti, con Clay bravo a resistere alla rimonta dello spilungone Hardee nel 1.000 conclusivo. 6204 a 6184 i responsi, con il russo Drozdov terzo e l’inossidabile Sebrle quinto.

Chi continua ad accumulare allori è anche il barbuto Christian Cantwell, faccia da boscaiolo e fisico “extra-large”. L’americano ha fatto filotto, aggiungendo il terzo oro al titolo al coperto di Valencia 2008 e all’oro di Berlino l’estate scorsa. E’ stato necessario un ultimo lancio a 21.83 per staccare un incontenibile Mikhnevich, autore di una serie notevole e primo fino a quel momento con 21.68. Terzo il tedesco Bartels con il nuovo personale.

Debbie Dunn è stata l’ennesima atleta a stelle e strisce a cogliere l’oro nel pomeriggio all’Aspire Dome, grazie ad un 400 impeccabile, in testa alla gara fin dalle prime battute. 51.03 il tempo conclusivo, con la russa Firova ed una rimontante Vanya Stambolova a completare il podio. Ma la gran delusa è la giamaicana Novlene Williams, ritirata dopo un contatto infelice a metà gara proprio con la russa Firova. Tra gli uomini è invece Chris Brown a primeggiare in 45.96, unico a scendere sotto il muro dei 46 secondi. A seguire si piazzano William Collazo e Jamaal Torrance, con l’altro americano Bershwan Jackson, deludente ultimo in 46.84 dopo un contatto fortuito con l’irlandese David Gillick.

Chi ha temporaneamente interrotto lo strapotere americano è stato il discusso e ancora fischiato Dwain Chambers sui 60 metri. Il britannico sempre al centro delle polemiche per i suoi trascorsi di doping, ha centrato l’oro mondiale dopo il titolo europeo di Torino 2009. Accelerazione sontuosa e spinte potenti lo hanno catapultato sul traguardo in 6.48, ben distante da Mike Rodgers e Daniel Bailey, i diretti inseguitori. 

Il ruggito britannico si è fatto sentire anche per la fenomenale cinquina di gare della simpatica Jessica Ennis, nuovo fenomeno delle prove multiple al femminile. La ragazza, già campionessa mondiale a Berlino nell’eptathlon, continua a grandi passi la sua marcia di avvicinamento verso le Olimpiadi nel suo Paese. Stavolta si è avvicinata addirittura al record mondiale, frantumando quello dei campionati e confermandosi come degna erede della svedesina Carolina Kluft. 4937 punti per finire neanche 60 punti dietro il record dell quasi ventennale primato della russa Irina Belova. Dietro la Ennis ha colto l’argento Natalya Dobrinska, con record d’Ucraina portato a 4851 punti, terza e staccata la russa Tatyana Chernova. 

Il mezzofondo ha finalmente regalato il sorriso all’etiope Meseret Defar, dopo le disfatte sul palcoscenico mondiale del 2009. 3000 metri corsi per buona parte a ritmi più che blandi, poi gli ultimi due giri in progressione, con etiopi e keniane ad infiammare la gara. Defar e Ejigu da una parte, Cheruyot e Sylvia Kibet dall’altra, con la Defar irresistibile in volata.  Solo Vivian Cheruyot le sta dietro, soffiando l’argento all’altra etiope.

Finale combattuto anche nei 1500 metri maschili, dove stavolta i colori protagonisti sono stati quelli di Etiopia e Marocco. A duecento metri dalla fine Iguider e Laalou sembravano avviati ad una storica doppietta, ma non avevano fatto i conti ancora con Deresse Mekonnen. L’etiope ha calato l’asso con un ultimo giro sotto i 27 secondi, sbaragliando tutti. Secondo è finito Iguider, terzo Haron Keitany, autore di un’imperiosa volata.

Nell’asta tutto facile per il roscio australiano Steve Hooker, sempre più il numero uno mondiale della specialità dopo titolo olimpicoe mondiale all’aperto. L’oro è arrivato con tranquillità come da pronostico, poi l’australiano ci ha messo del suo, regalando uno splendido 6.01 al terzo tentativo. Quindi tre tentativi scomposti per il record mondiale a 6,16, ma lo zar Bubka può ancora dormire sonni tranquilli. I tedeschi Mohr e Straub hanno completato il podio.

In alto è volata anche la croata Blanka Vlasic, unica a superare i 2 metri sulla pedana dell’alto, in una gara che ha esaltato anche le gesta dell’iberica Ruth Beitia, ottima seconda, e della frizzante americana Chaunte Howard, entrambe a 1,98. Il fenicottero Vlasic ha poi provato a librarsi oltre i 2.05, ma non era giornata e forse neanche pedana. In molti infatti hanno segnalato una certa durezza delle superfici nell’avveniristico Aspire Dome, ne sanno qualcosa anche i saltatori in lungo. Salti sopra gli 8 metri sono stati una rarità ed alla fine il titolo è andato all’australiano Fabrice Lapierre con 8,17 ed un’azione tanto scoordinata quanto efficace. Secondo Mokoena con 8.08, terzo ancora un australiano Watt con 8.05. Gara piuttosto modesta, che non fa che aumentare il rammarico per l’assenza del nostro Andrew Howe. Una competizione che al di là delle prestazioni ha regalato emozioni a ripetizione soprattutto nell’ultimo turno di salti, con un botta e risposta tra i primi quattro e Salim Sdiri a farne le spese per tutti.

L’eccezione che conferma la regola è invece arrivata dal triplo femminile, con uno strepitoso triplo balzo della kazaka Olga Rypakova, capace di atterrare ad un incredibile 15.14. Niente da fare per la cubana Savigne, seconda con 14.86 e per la russa Anna Pyatikh terza con 14.64. E’ una prestazione tecnicamente tra le più importanti di questa seconda giornata, speriamo non sia l’ultima sulla pedana del triplo in questi Mondiali…   

RISULTATI

Nella foto: Steve Hooker, gran protagonista a Doha (Foto Simone Proietti per Atleticanet)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *