Potenza riflessa

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tamberiRiceviamo da Marco Tamberi, tecnico di alcuni atleti azzurri, un’interessante riflessione relativamente alla forza. Qui di seguito il testo completo.

di Marco Tamberi

Nell’osservazione empirica delle prestazioni di atleti di varie specialità mi sono posto domande a cui, prima durante la mia carriera sportiva e poi in veste di allenatore, ho sempre cercato di dare una risposta . Da atleta mi sono limitato a prendere atto di alcuni dati di fatto dando delle risposte istintive ma, in veste di allenatore, ho dovuto e voluto cercare una risposta che mi permettesse di capire e di sviluppare un progetto allenante per gli atleti che seguo con passione ( tutte le considerazioni qui sotto riportate vanno correlate solo ed unicamente a quelle specialità che richiedano, nel gesto tecnico, un notevole pre-stiramento muscolare):

Perché, quando un atleta ottiene una performance di altissimo livello, ha spesso la sensazione di non aver fatto nulla?

Perché quando si ha la sensazione di aver veramente spinto con il massimo della forza possibile, spesso il risultato è men che mediocre?

Perché atleti in possesso di una enorme potenza* spesso si esprimono a livelli molto più bassi di quello che le loro performance farebbero presagire?

Perché atleti con potenza* nettamente inferiore riescono ad ottenere prestazioni di livello internazionale?

Perché nello stesso soggetto, uno sviluppo considerevole della potenza* non coincide sempre con un aumento della prestazione ma a volte la stessa risulta addirittura inversamente proporzionale a detto sviluppo?

*per potenza intendo, al di là della definizione canonica di rapporto tra forza espressa ed il tempo richiesto per esprimerla, le prestazioni ottenute con una contrazione volontaria del muscolo (sia con contrazione concentrica sia con contro-movimento)

E’ noto che un pre-stiramento muscolare, se di particolare intensità, attiva meccanismi riflessi che permettono al muscolo di reagire meglio e prima rispetto ad una contrazione volontaria, grazie all’inibizione della resistenza del muscolo antagonista, alla maggiore velocità con cui il sistema nervoso “ordina” la contrazione ecc.

La potenza* viene attualmente sviluppata concentrandosi spesso sull’ allenamento delle fibre FR dette ” intermedie” che, se correttamente stimolate, tendono ad assomigliare nei modi e nei tempi di contrazione alle fibre veloci FF. Ciò non vuol dire che si comporteranno esattamente come loro ma che la loro capacità di contrarsi più velocemente è allenabile e migliora in maniera considerevole.

In tutte le contrazioni muscolari le fibre vengono reclutate nel seguente ordine: prima le S (lente) , poi le FR (intermedie) ed infine le FF (veloci). E’ evidente che in una catena del genere poter contare su fibre intermedie più pronte e veloci significa avere un aumento considerevole della prestazione. Tutto quanto sopra descritto non giustificherebbe quindi nessun tipo di contro-prestazione nel caso dello sviluppo della potenza* e la stessa dovrebbe creare le premesse per un considerevole aumento della prestazione …

Ma, nelle pieghe dei libri di fisiologia ho trovato un’interessantissima eccezione. A conforto di quanto letto, qui di seguito quanto dichiarato dal prof. Dietmar Schmidtbleicher (professore All’Istituto di Scienza dello Sport dell’Università di Francoforte) durante l’ultimo convegno per tecnici organizzati dalla Fidal ad Ancona.

Insomma, nella risposta riflessa (con stiramento di particolare intensità) la contrazione muscolare si comporta in maniera anomala attivando le fibre muscolari con una sequenza esattamente inversa a quella della contrazione volontaria: prima vengono attivate le fibre FF poi le intermedie FR ed infine le lente S. Possiamo quindi spiegarci perché l’aumento della potenza* e della tonicità delle fibre intermedie influisca in maniera negativa sulla prestazione: all’inizio della contrazione le fibre FF, attivate per prime, saranno l’unica parte del muscolo a contrarsi; le fibre intermedie, non essendo ancora state stimolate, saranno una “ massa passiva” che ridurrà la capacità di contrarsi delle fibre FF. Maggiore sarà il tono delle fibre intermedie FR e maggiore sarà la loro resistenza alla contrazione delle fibre veloci FF . Insomma, nel caso di gesti tecnici che richiedano un sovra-stiramento muscolare, la potenza effettiva espressa non può essere misurata nè tantomeno sviluppata utilizzando “metodi tradizionali” essendo la stessa condizionata da fattori del tutto diversi da quelli che influenzano una contrazione volontaria.

Volendo creare una formula davvero semplice per esprimere questo concetto potremmo scrivere:

PR= P/FF- (R/FR+R/SO)

PR = potenza effettiva della contrazione da sovrastiramento muscolare (potenza riflessa)

P/FF = potenza riconducibile alla contrazione delle fibre veloci FF

R/FR = resistenza alla contrazione FF delle fibre intermedie FR

R/SO = resistenza alla contrazione FF delle fibre lente SO

Riportando tale informazione ad un gesto tecnico, ad esempio al lancio del giavellotto, si otterranno i seguenti risultati: la risposta al sovra-stiramento muscolare creata con il gesto tecnico permetterà al muscolo di reagire con tempi nettamente inferiori a quelli ottenuti con una contrazione volontaria e la sua potenza sarà direttamente proporzionale alla potenza espressa dalle fibre veloci FF meno la resistenza sviluppata dalle fibre FR ( intermedie) e S ( lente): maggiore sarà il numero espresso nella formula matematica e maggiori saranno le possibilità dell’atleta di utilizzare velocità di entrata superiori.

La biomeccanica ci dice che ad un aumento della velocità di entrata di 1 metro al secondo corrisponde un incremento della prestazione di circa 7 metri … Le difficoltà che l’atleta deve affrontare per aumentare detta velocità nel lancio del giavellotto non sono certo legate alla capacità di correre più veloce viste le bassissime velocità che si esprimono ( dai 5,5 a 6,5 metri al secondo per atleti top) ma al fatto che l’aumento della velocità di entrata è direttamente proporzionale all’aumento della velocità con cui l’atleta deve eseguire il lancio. Allenare correttamente la capacità della risposta riflessa, renderla più efficace possibile ( e non creare freni che la inibiscano parzialmente ) crea quindi i presupposti per un notevole incremento della prestazione. Per contro, quanti anni di preparazione ci vorrebbero per ottenere lo stesso incremento prestativo con una contrazione volontaria, ammesso che tale allenamento non pregiudichi in nessuna maniera le già ridotte capacità di velocità di entrata ( ed ho i miei dubbi)?!!!

Lo stesso principio può essere tranquillamente applicato al salto in alto o a tutte le specialità in cui la velocità condizioni in modo determinante la prestazione finale.

Siccome non sono uno scienziato ma molto più semplicemente una persona dotata di intuito e buon senso, spero che chi possiede mezzi e cultura specifica possa approfondire l’argomento. Per quanto abbia cercato conforto in pubblicazioni scientifiche, le mie conclusioni a volte si basano su deduzioni dettate dal buon senso e da valutazioni empiriche, non avendo ne’ gli strumenti ne’ la cultura specifica sufficiente per poter avvallare il tutto in modo matematico (ma l’osservazione dei fenomeni e l’empirismo a volte è stato foriero di grandi scoperte anche in campo scientifico).

Certo che, se le mie conclusioni venissero confermate dalla comunità scientifica, ciò ci dovrebbe indurre a modificare profondamente la preparazione atletica in tutte quelle specialità in cui si richiede l’intervento di questo tipo di forza che vorrei chiamare “potenza riflessa”: a ben dire io sto già seguendo questa strada con i miei 2 figli da 2 anni ed i risultati sembrano confortare tale scelta …

Nella speranza di aver contribuito in maniera fattiva allo sviluppo del nostro sport spero di ricevere in cambio, da tutti coloro che avranno letto questa relazione, un commento, un contributo che possa arricchire anche me. Leggerò attentamente tutto quanto vorrete scrivermi alla e-mail: prestiramento@libero.it

Grazie
Marco Tamberi

 

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