I RITIRI POST-MONDIALI/8.PRIMOZ KOZMUS

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Primoz_Kozmus_by_Eckhard_Pecher“Non è stata una decisione facile,ma ho bisogno di una pausa e per questo ho deciso di chiudere la mia carriera sportiva. Le ragioni per smettere sono strettamente personali. Si tratta di eventi della mia vita privata:per questo chiedo rispetto per la mia decisione. Mi permetto un certo margine di tempo per ripensare al mio futuro e vedere se la mia decisione è irrevocabile. All’inizio della prossima stagione all’aperto i nodi si scioglieranno”. Con questo annuncio,decisamente a sorpresa, nell’autunno scorso lo sloveno, lanciatore del martello, Primoz Kozmus, olimpionico a Pechino2008 e Campione del Mondo a Berlino2009, abbandonava le competizioni.

A tutt’oggi non sono giunte notizie su eventuali cambiamenti di rotta; una puntata in suo omaggio pare doverosa, anche per una specialità troppo spesso negletta e per una sua, purtroppo,evidente pericolosità confinata ai margini come programmazione di molti eventi atletici.

Primoz Kozmus nasce a Novo Mesto (Slovenia, ma all’epoca ancora Yugoslavia) il 30 settembre 1979. L’atleta fin da giovane fa intuire le sue capacità e nel 1999, a vent’anni, porta il suo personale alla ragguardevole misura di 70.11mt., misura ottenuta a Palma di Majorca in occasione delle Universiadi dove si piazza quindicesimo. La stagione successiva a Sydney 2000, in occasione della sua prima esperienza olimpica, si ferma nelle qualificazioni. Come spesso capita per specialità tecniche di non facile apprendimento, la maturazione di Kozmus è lenta passando anche per risultati, a volte, non esaltanti. Nel 2001 giunge quinto a Tunisi, città che ospita i Giochi del Mediterraneo mentre nel 2002 agli Europei di Monaco di Baviera le qualificazioni, anche in questa occasione, si rivelano un ostacolo ostico ed insormontabile.

Il salto di qualità avviene nel 2003 a Zagabria dove porta il suo pb a 81.21mt., misura di eccellenza assoluta, confermandosi poche settimane dopo ai Mondiali di Parigi dove coglie la quinta piazza nella gara vinta dal bielorusso Ivan Tikhon, dominatore per altri due mondiali, prima di incorrere in un “incidente di percorso”(squalifica per doping). La conferma di una posizione stabile nell’elitè mondiale avviene alle Olimpiadi di Atene 2004 dove ottiene il sesto posto. Un infortunio lo ferma nel 2005. Tornato alle competizioni nel 2006 da prova della ritrovata efficienza vincendo la Coppa Europa/1.league a Thessaloniki(Gre) dove lancia a 80.38mt., ma agli Europei di Goteborg la settima piazza, conseguita con un lancio di 78.18mt., non lo soddisfa pienamente.

Dalla stagione successiva il martello di Kozmus inizia a volare raccogliendo i frutti di tanti anni di dedizione e di caparbia applicazione. Per lo sloveno arrivano medaglie importanti: nella Coppa Europa invernale di lanci, che si disputa a Yalta,vince l’oro con 77.99mt., preludio ad un’estate ricca di soddisfazioni. Ai Mondiali di Osaka conquista l’argento lanciando a 82.29, ad appena un centimetro dal personale, stabilito il mese prima. Le vicende che porteranno il martello ad una ribalta non desiderata alle Olimpiadi di Pechino2008 sono ben note, con la squalifica per doping dei bielorussi Devyatovskiy e Tikhon, argento e bronzo proprio alle spalle di Kozmus, questi vince una splendida medaglia d’oro, la più prestigiosa nella carriera di un atleta.

La scorsa stagione Primoz conferma la sua leadership, a conferma di una acquisita sicurezza nei propri mezzi, coronata con la medaglia d’oro ai Mondiali di Berlino. La vittoria arriva lanciando l’attrezzo a 80.84mt., battendo il polacco Szymon Ziolkowski (79.30mt.) ed il russo Aleksey Zagornyi (78.09mt.). Proprio a fine stagione, a Celje,ritocca il suo personale portandolo a 82.58mt. Il suo allenatore, Vlado Klevo, si era detto sicuro che Kozmus potesse rimanere ai vertici per svariate stagioni programmando addirittura, nell’arco di tre anni, l’attacco al primato mondiale, l’annoso e “mitico” record di 86.74mt., del sovietico Yuriy Sedykh (agosto 1986). Un’ipotesi destinata probabilmente, a rimanere tale.

 

 

fonte: iaaf – eea / fonte foto: Eckhard Pecher

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